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Vai a chiamare Marconi

Friday, April 12th, 2013

La parola di oggi è “saggi”. Anche “catoblepa” ma su catoblepa non ho nessuna testimonianza in famiglia. Invece su saggi si.

Qualche giorno fa se ne è andato lo zio Carlo. E mentre se ne andava si è portato via pure un pezzo della nostra bambinità, mia e di mia sorella. Era “lo zio matto”. Geniale. Zio Carlo la sua, di bambinità, e anche l’adolescenza, le aveva investite in un paesello di montagna e s’era fissato con le radiocomunicazioni delle quali è stato un antesignano. Immaginate la scena: cucuzzolo del Molise anni ‘50, sto ragazzo chiuso tutto il giorno nella stanzina ove incombono aggeggi autocostruiti che emettono incomprensibili gracchiolii. Giusto ieri ho incontrato il suo amico, suo di zio Carlo, Roberto che mi ha raccontato
-Ma ti ho mai detto di quando tuo zio costruì l’antenna con le canne di bambù?
-Eehh??
-Si, che tutti noi ci chiedevamo “ma dove l’ha rimediate le canne di bambù, che qui stiamo a mille metri e lui non si muove mai?” e io le guardavo con invidia
-Perché volevi fare pure tu il radioamatore?
-No, Meri, perché avrei voluto andarci a pesca

Ecco, per dirvi, quando con le canne al massimo ci si poteva andare a pesca. Quel periodo lì. E dunque vi dicevo che zio Carlo da quel cucuzzolo, adiuvato da canne di bambù in foggia di parabolica sul tetto, dopo estenuanti tentativi di trovare un modo per connettersi col resto del mondo laggiù dal cucuzzolo, tipo il “Doc” di Ritorno al futuro ma con l’età del giovin Martin McFly e senza la DeLorean, dopo ore e ore di tentativi otteneva solo un “CQItalia1LB ti sento” e poi era di nuovo “cccccssshhhhhhh cccchhhhhssssshh” fino al giorno dopo.

Ecco mentre tutta la famiglia sfiancata, incacchiata e incredula tentava inutilmente di stanarlo da quell’antro radiattivo nel senso attivo per le trasmissioni radio, arrivò un giorno nonna Giovannina (che oggi sarebbe la mia bisnonna) e, con la minestra ormai fredda sul tavolo, pregò tutti di calmarsi, poi si rivolse a mia madre e disse:

-Vai a chiamare Marconi. E digli che è pronto

Insomma, zio, è così che mi piace ricordarti: con l’aria stupefatta di “Doc” e di Martin.


E poi, siccome la vita è generosa e ci vuol bene, sapete in che via abita mia madre? In Via Guglielmo Marconi

Lost married

Friday, June 29th, 2012

Seguivo un blog che, seguendo lei che ci scriveva sopra, mi sembrava ogni volta di atterrare su un pianeta vicino ma sconosciuto, nel senso credo lei sia attorno alla trentina, nordista, prevalentemente single con momentanei dirazzamenti -si esce con la Lù e con la Clò- poi c’erano spesso nomi di aperitivi. Non un blog di quelli che ogni giorno apri. Dunque non tipo la crema idratante ma più il balsamo dei capelli non a tutti i lavaggi, ah il balsamo.

Senonché a un certo punto lei inizia a insinuare l’ipotesi  di un evento misterioso tipo “io poi fra un mese ci ho una cosa”. All’inizio ho passato in rassegna tutte le tipologie rintracciabili, dalle elezioni per il rinnovo del sindaco con sua candidatura fino al pagamento dell’Imu passando comunque anche per la nascita di un nipotino e il matrimonio dell’amica. Senonché invece si sposava proprio lei. E da lì è iniziato il countdown dei preparativi modalità una cosa fra amici.

L’ho seguita con l’apprensione di una zia. Nonché con quella del pregiudicato alla vigilia del processo d’appello. Finché il giorno prima mi so’ pure un po’ commossa nonostante dal riepilogo del loro amore compresso in un post facessero capolino parole quali “simbiosi”, “sempre”, “obiettivo”.

Ora però è dai primi di maggio che campeggia quella fotina stilizzata del D day, lo sbarco in Pianeta Coniugorum con un bel “Just Married”. Da allora niente. Tutto tace.

Alla fine del primo mese ho ipotizzato una Honey Moon coi controcavoli. All’inizio del secondo l’ho immaginata coniugata direttamente con Zuckercoso e soprattutto con le sue stock options e il suo conto in banca. Ora però siamo quasi all’inizio del terzo e mi reco quasi quotidianamente a verificare che il PC, Pianeta Coniugorum, emetta qualche segnale per comunicare con noi. Nulla.

Dice Meripo’ ma te fai un par de cavoli tuoi e li lasci in pace che ci hanno da fa’? Certo. Infatti mica lo so che è st’ansia. O forse si. E’ che certe volte mi sento come Doc di Ritorno al Futuro: non ho il plutonio necessario per far funzionare la macchina per andare avanti e indietro nel tempo. E dire alla Mimmi, o come caspita si chiama, che se l’uomo non separi ciò che dio ha unito ugualmente la donna non butti a mare ciò che ha fin lì costruito da sola per andare a fare altre cose insieme: le porti avanti tutte, semmai.

Ora sto blogghe, Mimmi, magari tu è una vita che lo volevi chiudere e arrivederciamoreciao. Però, senti a zia a sto pregiudicato che c’è passato già, facciamo che almeno un altro par de post ce li post, tanto per tranquillizzarci che per te da oggi non cambia nulla.

Che questo, a volte, è il punto: gattopardarsi. Non nel senso del maculato style ma quella di Tomasi di Lampedusa non l’isola. Cambiare tutto, tu, per non far cambiare nulla a lui. No, tesò: se questo è il caso, da oggi devi darti da fare perché non cambi proprio un cappero. Ok. Aspetto un segnale.

Che Just Married non sia Lost Married, eh.
Mimmi, be good…