La parola di oggi è “saggi”. Anche “catoblepa” ma su catoblepa non ho nessuna testimonianza in famiglia. Invece su saggi si.
Qualche giorno fa se ne è andato lo zio Carlo. E mentre se ne andava si è portato via pure un pezzo della nostra bambinità, mia e di mia sorella. Era “lo zio matto”. Geniale. Zio Carlo la sua, di bambinità, e anche l’adolescenza, le aveva investite in un paesello di montagna e s’era fissato con le radiocomunicazioni delle quali è stato un antesignano. Immaginate la scena: cucuzzolo del Molise anni ‘50, sto ragazzo chiuso tutto il giorno nella stanzina ove incombono aggeggi autocostruiti che emettono incomprensibili gracchiolii. Giusto ieri ho incontrato il suo amico, suo di zio Carlo, Roberto che mi ha raccontato
-Ma ti ho mai detto di quando tuo zio costruì l’antenna con le canne di bambù?
-Eehh??
-Si, che tutti noi ci chiedevamo “ma dove l’ha rimediate le canne di bambù, che qui stiamo a mille metri e lui non si muove mai?” e io le guardavo con invidia
-Perché volevi fare pure tu il radioamatore?
-No, Meri, perché avrei voluto andarci a pesca
Ecco, per dirvi, quando con le canne al massimo ci si poteva andare a pesca. Quel periodo lì. E dunque vi dicevo che zio Carlo da quel cucuzzolo, adiuvato da canne di bambù in foggia di parabolica sul tetto, dopo estenuanti tentativi di trovare un modo per connettersi col resto del mondo laggiù dal cucuzzolo, tipo il “Doc” di Ritorno al futuro ma con l’età del giovin Martin McFly e senza la DeLorean, dopo ore e ore di tentativi otteneva solo un “CQItalia1LB ti sento” e poi era di nuovo “cccccssshhhhhhh cccchhhhhssssshh” fino al giorno dopo.
Ecco mentre tutta la famiglia sfiancata, incacchiata e incredula tentava inutilmente di stanarlo da quell’antro radiattivo nel senso attivo per le trasmissioni radio, arrivò un giorno nonna Giovannina (che oggi sarebbe la mia bisnonna) e, con la minestra ormai fredda sul tavolo, pregò tutti di calmarsi, poi si rivolse a mia madre e disse:
-Vai a chiamare Marconi. E digli che è pronto
Insomma, zio, è così che mi piace ricordarti: con l’aria stupefatta di “Doc” e di Martin.

E poi, siccome la vita è generosa e ci vuol bene, sapete in che via abita mia madre? In Via Guglielmo Marconi