Posts Tagged ‘Resistenza’

Nilde Iotti, il fascino dell’intelligenza

martedì, giugno 20th, 2017

Storie calme di donne inquiete/30

La prima donna -e pure comunista- a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato: venne eletta proprio il 20 giugno del 1979 Presidente della Camera (lo è stata per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata).

Ma Nilde Iotti è stata anche partigiana, staffetta, combattente, indomita, ha fatto parte del primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo e soprattutto è stata una donna che, nonostante i ruoli pubblici, non ha rinunciato all’amore nel privato (e l’ha pagato a caro prezzo, quell’amore, confinata in una soffitta). Con quell’amore illegittimo ha anche adottato una figliola.

Rinunciò a tutti gli incarichi per motivi di salute pochi giorni prima di morire. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso.

A un certo punto scrisse: “Le cronache di tutti i giorni ci dicono di violenze di ogni genere all’interno e fuori della famiglia, nella società, compiute da anziani su giovani e bambini, da figli contro i genitori, come se si stesse diffondendo uno spirito di rivolta, contro i sentimenti e i valori della persona umana. Quale cultura sta generandosi, forse anche per i nostri ritardi? È con inquietudine che mi pongo queste domande”.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.

Nilde Iotti

Irma, la Bandiera della Resistenza è donna

lunedì, aprile 24th, 2017

Storie calme di donne inquiete/ 21

Racconta Renata Viganò che quando nasce Irma il suo babbo sta in guerra e la mamma, disperata, guarda sta frugoletta femmina e a parziale consolazione si dice “Tu almeno tu non andrai in guerra”. Che la guerra era cosa da uomini. E invece Irma in guerra ci va. Nata a Bologna nel 1915 da una famiglia benestante avrebbe potuto evitarla, la guerra, anche abbastanza agiatamente. Ma quando di anni ne ha 23 entra nella VII Brigata Gap di Bologna con il nome di Imma e diventa una delle staffette più svelte, più attive, più coraggiose. A casa non sanno nulla. Il 7 agosto 1944 porta delle armi nella base di Castelmaggiore e tutto sembra andare liscio quando, sulla strada del ritorno, a Funo, casca nelle mani dei nazisti. Viene fatta prigioniera e incarcerata a San Giorgio di Piano. I suoi carcerieri sanno che lei sa, sa tanto. E vogliono saperlo anche loro. Iniziano gli interrogatori. Niente, Iniziano anche le torture.

“Le stavano sopra, la picchiavano, la torturavano -racconta la Viganò- e lei zitta. Ognuno di loro inventava una cosa nuova per farle male e se ne gloriavano l’un l’altro del loro talento, ma lei zitta”. “I torturatori le promettevano la libertà, la salvezza in cambio di quelle poche sillabe. Ma la piccola Irma non diceva niente, in mezzo ai suoi lamenti”. “Gridava quando il dolore era più grande della sua forza però non diceva niente”.

La mattina del 14 agosto la scaraventano sul marciapiede di fronte alla casa dei suoi genitori. “Uno -racconta Pino Cacucci in Ribelli- disse: “Ma ne vale la pena? Dacci qualche nome, e potrai entrare in casa, farti curare… Dietro questa finestra ci sono tua madre e tuo padre”. Mimma non rispose. La finirono con una raffica di mitra, e se ne andarono imprecando.”

Lasceranno per un giorno intero il suo corpo sulla strada, come monito per gli altri. Oggi quella via porta il nome di Irma Bandiera e porta il nome di quel silenzio. Un silenzio che grida forte ancora oggi.

 

Irma Bandiera

 

Addio, staffetta Gabriella

martedì, novembre 1st, 2016

Addio, staffetta Gabriella, cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Addio, staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa speravo di non dover sparare”.

Addio, staffetta Gabriella, che una notte a. Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza perché non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre, perseguitato dai fascisti.

Addio, staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiar le donne per prendersi il diritto di votare. E ancora si chiedeva “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Addio, staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Addio, staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di signorina rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “signorina ma non per forza”.

Addio, staffetta Gabriella, prima donna ministro della storia della Repubblica e instancabile “acchiappafantasmi” della commissione d’inchiesta sulla P2.

Addio, Tina Anselmi, che ci hai insegnato anche a essere donne coraggiose.

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E sempre grazie a Carla Trudu che mi regalò il libro di Anna Vinci dal quale sono tratte tutte queste perle preziose: “Tina Anselmi con Anna Vinci – Storia di una passione politica. La gioia condivisa di un impegno. Sperling&Kupfer”.

Auguri, staffetta Gabriella, signorina-ma-non-per-forza

mercoledì, marzo 25th, 2015

Auguri, staffetta Gabriella, cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Auguri, staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa pregavo di non dover sparare”.

Auguri, staffetta Gabriella, che una notte a Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza che non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre. Perseguitato dai fascisti.

Auguri, staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiare le donne a prendersi il diritto di votare per la prima volta. E ancora oggi si chiede “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Auguri, staffetta Gabriella, che ricorda quando Togliatti  -riguardo la decisione da prendere sul voto alle donne- disse: “Sentite prima quello che ne pensa De Gasperi”.

Auguri, staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Auguri, staffetta Gabriella, cattolica col botto che “tuttavia non ricordo di avere mai avuto uno di quei colloqui dei quali è purtroppo invalsa l’abitudine di vantarsi  veri o falsi che siano con cardinali ed eminenze grigie dalle quali si andava per avere qualche placet”.

Auguri, staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di “signorina” e il non aver avuto figli, rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “Signorina, ma non per forza”.

Auguri, staffetta Gabriella, prima donna ministro nella storia della Repubblica. E instancabile “acchiappa fantasmi” della Commissione d’Inchiesta sulla P2.

Auguri, staffetta Gabriella, che “con gli anni si diventa leggeri forse perché ci si avvicina all’ultimo approdo e ci si libera dei bagagli inutili, ingombranti e si conserva l’essenziale”.

Auguri, a te e a tutti noi, Tina Anselmi.

(questi auguri li pubblicai qui qua)

(e li ripubblico anche quest’anno, che non è mai troppo parlarne. Grazie a Carla, Carla Trudu, che mi regalò il libro da cui son tratte queste perle: “Tina Anselmi con Anna Vinci – Storia di una passione politica. La gioia condivisa di un impegno – Sperling&Kupfer)

Oh partigiano spazzola via

giovedì, marzo 5th, 2015

Enrico. Si chiama Enrico Angelini e ha 90 anni. Un giorno passa davanti a un muro imbrattato con una svastica. Chi di noi non ha avuto un muro con una svastica sul proprio cammino? Solo che Enrico torna indietro, prende acquaragia e spazzola e inizia a pulire. Perché sul muro di quella cascina, Raticosa di Foligno, lui ci aveva combattuto contro i nazisti, da partigiano.

Non so quanta notorietà ed enfasi abbia avuto fino ad oggi Enrico Angelini come combattente per la libertà. So che, qualora non fosse riuscito ancora a entrare nella storia come combattente armato della Resistenza, ci entra di sicuro da oggi. Armato di spazzola. Che la Resistenza si fa ogni giorno. E non serve aspettare occasioni epocali e mezzi adatti: basta una latta di acquaragia.

Enrico e la spazzola (Foto Foligno Oggi)

Auguri, staffetta Gabriella, signorina ma non per forza

martedì, marzo 25th, 2014

Auguri, staffetta Gabriella, cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Auguri, staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa pregavo di non dover sparare”.

Auguri, staffetta Gabriella, che una notte a Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza che non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre. Perseguitato dai fascisti.

Auguri, staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiare le donne a prendersi il diritto di votare per la prima volta. E ancora oggi si chiede “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Auguri, staffetta Gabriella, che ricorda quando Togliatti  -riguardo la decisione da prendere sul voto alle donne- disse: “Sentite prima quello che ne pensa De Gasperi”.

Auguri, staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Auguri, staffetta Gabriella, cattolica col botto che “tuttavia non ricordo di avere mai avuto uno di quei colloqui dei quali è purtroppo invalsa l’abitudine di vantarsi  veri o falsi che siano con cardinali ed eminenze grigie dalle quali si andava per avere qualche placet”.

Auguri, staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di “signorina” e il non aver avuto figli, rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “Signorina, ma non per forza”.

Auguri, staffetta Gabriella, prima donna ministro nella storia della Repubblica. E instancabile “acchiappa fantasmi” della Commissione d’Inchiesta sulla P2.

Auguri, staffetta Gabriella, che “con gli anni si diventa leggeri forse perché ci si avvicina all’ultimo approdo e ci si libera dei bagagli inutili, ingombranti e si conserva l’essenziale”.

Auguri, a te e a tutti noi, Tina Anselmi.

(questi auguri oggi qui e qua)