Posts Tagged ‘Rai’

La maledizione del Mutandari

martedì, gennaio 26th, 2016

E lo so però pure noi facemmo mettere le braghe ai nudi di Michelangelo nella Cappella Sistina. Era il 1564, un anno dopo la fine del Concilio di Trento. Per fortuna Michelangelo era già morto. E fu proprio un amico suo, Daniele da Volterra, che poi passò alla gloria eterna come Il Braghettone, a imbracare il Giudizio Universale.

E la storia degli imbracamenti nostrani è lunga e religiosamente trasversale e arriva fino a quando fu un articolo dell’Osservatore Romano, nel 1956, a costringere la Rai di Ettore Bernabei a far indossare mutandoni alle ballerine in tv (e qui il malcapitato Braghettone si chiamava Filiberto Guala e si dimise subito dopo l’imbracamento) perché si era, nientemeno, violato il Concordato….

Certo però su questa cosa che si sono coperte le statue per non urtare la sensibilità dei nostri ospiti iraniani ci sono rimasta male. Gli assidui del blogghe che seguirono i resoconti de I giorni dell’Iran sanno -e agli altri lo dico- che quel viaggio resta sul podio dei viaggi più ricchi di fascino, di cultura, di umanità. Chi vada a conoscerli lì sa che la cultura millenaria dell’antica Persia, devastata, sfregiata, messa in pericolo da ottusaggini antiche e recenti, ancora è un grande baluardo e alberga -anche di nascosto e contro tutto e tutti- nel cuore e nell’essenza delle persone.

Nonostante la cultura millenaria, però, a chi vada lì è fatto divieto di andare a capo scoperto, di scoprire braccia e gambe, di truccarsi vistosamente, di fumare in pubblico, di portare riviste o pubblicazioni con immagini che possano risultare offensive o blasfeme dunque anche la sottoscritta ha girato venti giorni dentro a uno scafandro con 40 gradi all’ombra.

Di conseguenza mi aspetterei che, venendo loro qui, si potesse applicare il principio di reciprocità.

“L’allievo Tse Kung chiese: Esiste una parola che possa esser la norma di tutta una vita? Il maestro rispose: Questa parola è ‘reciprocità’. E cioè, non comportarti con gli altri come non vuoi che gli altri si comportino con te”, disse Confucio.

Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso. Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso, tu obblighi gli altri a rispettarti, incalzava il compagno Fëdor Dostoevskij.

Perché come potremo mai farci rispettare se siamo noi i primi a non essere convinti del nostro valore e delle nostre ragioni?

Che le statue non stanno lì per mostrare il brisbolino, le poppe o altri attributi (ma la Venere capitolina, o Venere pudica, lungimirante, è dal II secolo avanti Cristo che si copre):

Venere capitolina

Venere capitolina

stanno lì a testimoniare la nostra cultura, che è anche rappresentazione del corpo. Perché, chessòio, fosse Rohuani andato in visita a Firenze icché si faceva? Gli s’incartavano il Davide, il Perseo e tutta la loggia dei Lanzi?

Si conferma dunque che tutto il mondo è Paese. Ed è soprattutto mutanda, al massimo Mutandari.

Mentre te ne andavi

lunedì, maggio 6th, 2013

So che oggi la morte del secolo è un’altra ma è questa quella alla quale continuo a pensare da stamattina:
“Il vicedirettore della Testata giornalistica regionale della Rai, Paolo Petruccioli, si è suicidato stamani lanciandosi da una finestra degli uffici Rai di Borgo Sant’Angelo a Roma”.

E come non ce ne fosse già abbastanza per trasecolare è arrivato anche il seguito:

“prima di suicidarsi avrebbe spedito una mail alla moglie manifestando le sue intenzioni. La donna, secondo quanto si apprende da fonti investigative, avrebbe tentato di fare il possibile per evitare il tragico gesto. Sul posto è intervenuto il 118 di Roma”.

Non riesco a togliermi dalla testa quella “mail”. Non una lettera, non un biglietto dopo. La mail prima. Dovete perdonarmi ma è nel dettaglio che si annida il diavolo e anche la mia stupida fissazione: il tempo intercorso fra quella mail e il troppo tardi.

Un tempo che immagino brevissimo ma che nella mia mente si sta dilatando in profondità e disperazione. Perché cos’altro può esserci di peggio che perdere una persona cara così? L’attimo in cui cerchi di tendergli la mano, sia pure una mano 2.0, mentre sta aggrappato allo strapiombo e la presa che ti sfugge. Ecco, io è da ore che mi sento la mano sudata. E penso a quell’attimo. Mentre lui cadeva. E lei, in qualche modo, anche.

Coveri ma belli

martedì, luglio 24th, 2012

Interrompiamo momentaneamente l’ansia da spreadizzazione per comunicare che giusto poco fa è entrato il mio amico Lucio nella stanza, siciliano, classe presumibilmente anni ’40 il quale, guardando scorrere su Rai3 la pubblicità di “Correva l’anno” con immagini anni ’50, ha esordito dicendo:

-Pensare che mia suocera, donna Caterina ormaipaceallanimasua, ogni volta che rivedeva questi filmati diceva
-Belli, belli quei tempi
e io di rincalzo aggiungevo
-E ti credo, eravate tutti giovani
E lei invece giungeva le mani e scuotendo la testa spiegava
-No, noooo, è che eravamo così poveri, così poveri… e così felici

Giusto ieri, invece, sul socialcoso cinguettante c’era un gioco a inventare #filmgriffati e a un certo punto uno ha scritto Coveri ma belli.

Ora non so se il declino dei tempi e soprattutto mentale mio sia tale da scivolare in un amen e a propria insaputa nel sistavameglioquandosistavapeggio eppure, per un attimo, io ho pensato che donna Caterina paceallanimasua aveva ragione.

Ognuno sprofondi dove può

venerdì, marzo 11th, 2011

L’Universo ha momentaneamente interrotto il proprio lento declino per, direttamente, sprofondare.

La cosa però non ha impressionato più di tanto i dirigenti del servizio pubblico della Rai, che per ore e ore, hanno continuato, sprofondati nelle comode poltrone di viale Mazzini e Saxa Rubra, a farci sprofondare nei divani contornati di Caterinebalivo, Paolesaluzzi, botox, ceroni, tacchi, Martinestelle e varie amenità.

Ora non dico che si dovesse addrittura fare una diretta, siamo pazzi, non dico che si dovesse addirittura interrompere la carrellata di siliconi pomeridiani ma, santiddio, almeno un’edizione straordinaria di un tiggì, ma davvero neanche a questo abbiamo più diritto?

Che ognuno sprofondi quindi dove può. Soprattutto per la vergogna.

Pse, pronto soccorso emotivo

venerdì, maggio 28th, 2010

Inauguriamo oggi il Pse, che non è il Partito Socialista Europeo ma il Pronto Soccorso Emotivo, servizio di tiramisù on-demand nel senso che basta chiedere.

Per la nostra amica Liz.

Caro Ispettorecoliandro,
la mia amica Liz, valente e navigata giovane giornalista, si è imbattuta pochi giorni fa nel suo strafico corpaccione nella sua esimia persona. Senonchè, da quel giorno, Liz sta fuori come un balcone risente positivamente ma molestamente dell’incontro ma non propriamente al riparo dalle conseguenze di quel crash test.
Ora, caro Ispettorecoliandro, a te che ti costa fare una cazzo di telefonata perchè non riservare un cenno di interesse a Liz? Tutto sommato lei si chiama come la Taylor e a te, diciamolo, t’hanno pure chiuso il telefilm perchè oltre Liz e me non ti si impipava di pezza nessuno ed è ora impossibilitata anche a seguirla attraverso la fiction, visto che per motivi di audience e di budget la Rai l’ha sospesa.

E se è vero che “quando un uomo con una pistola incontra un uomo con un album di figurine, l’uomo con l’album di figurine è un uomo morto” guardi che purtroppo è drammaticamente altrettanto vero che quando una donna con una cotta incontra un uomo con una svista, poi so’ morti di sfinimento pure tutti i colleghi nel raggio di cento chilometri, eh.

Colià, che dovemo fa’? Caro Ispettorecoliandro, alla luce di questa serie di considerazioni ma soprattutto tenendo conto del fatto che Liz ci sta fracassando le p avrebbe piacere di rivederla magari anche solo per una sana s un happy hour, ecco se gentilmente volesse mettersi in contatto con me con la redazione di Supercalifragili potremmo agevolmente risolvere il problema.
Cordialmente
Meri Pop

P.S. per il grafico: Ramon uffa, perchè questo caspita di testo non gira attorno alla foto? Si, si, si le ho fatte tutte, le operazioni corrette e invece accanto a quel marcantonio continua a rimanere tutto bianco e quello che è peggio tutto “in bianco”.