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Jane Austen, quello che le donne non dicono. Ma scrivono

martedì, luglio 18th, 2017

Storie calme di donne inquiete/36

Quando esce quello che è considerato il suo capolavoro, nel 1811, in copertina c’è soltanto l’intestazione “by a Lady”. Scritto da una donna. Il libro si chiama “Orgoglio e Pregiudizio” e la donna è Jane Austen. Morta oggi 200 anni fa. Tanto per capire la lungimiranza degli editori aggiungiamo subito che il libro esce grazie al fratello che glielo paga, dopo che altri editori l’avevano rifiutato. Per “una donna” il cui volto, da oggi, verrà stampato sulla moneta nazionale, tanto per capire la strada che ha fatto da allora.

Jane Austen, la donna dell’ e-e (Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio) ma anche dell’o-o, che o la ami o la odi e se la ami non la molli più. Jane Austen che alla fine di romanzi ne ha scritti solo sei e di quelli dobbiamo campare. Altri non ce ne saranno. Eppure in qualche modo è come se li aspettassimo. Jane Austen che tutti e sei si concludono con il Matrimonio perché lì alla fine è sempre l’agognato approdo. Garantito da una che non si sposò mai. E possiamo discutere all’infinito, sul fatto che ciò sia antifemminista, antivero e antiattuale. Eppure, di nascosto, vergognandosene, c’è sempre nella vita un momento in cui la Cenerentolitudine si affaccia ed entro ci rugge. E noi il sogno del Principe lo vogliamo eccome. A costo di baciare rospi tutta la vita.

Jane Austen che per la prima volta al centro della scena mette sorelle, madri, amanti, amiche. Cioè le donne. Che gli uomini, come intuirà lei e dirà più in là Coco, possono indossare ciò che vogliono ma resteranno sempre un accessorio della donna.

Donne messe in guardia per tempo: donne che se si lasciano trasportare dal sentimento e trascurano la ragione andranno incontro alla sofferenza. Per tempo ma inutilmente. Che noi, Austeniane per ragione ma Masochiste per sentimento, se non si soffre non ci piace. Che il problema alla fine non è mai stato quello che le donne non dicono ma quello che dicono, lanciando il cuore oltre l’ostacolo prima e lanciando troppi chi t’è stramuorto dopo. Tutte Austeniane per ragione e Tucheseidiverso Almenotunelluniverso per sentimento. E non è mai stato neanche che le donne amano troppo: è che amano male.

Jane, tu ce l’hai scritto in tutti i modi. Ma mentre indicavi la luna noi guardavamo il signor Darcy e aspettavamo, con Mia Martini, quello di Minuetto. Che, siamai, “Rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre si'” perché alla fine
“Troppo cara la felicità per la mia ingenuità. Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”.

Jane, scusaci. E buon anniversario a te e a noi.

Jane Austen