Posts Tagged ‘Raffaella Carrà’

No rain, no rainbow

giovedì, settembre 17th, 2015

19 agosto

Che alla fine io parlo parlo ma poi Pi non l’ho mica lasciato in ostaggio al villaggio maoro. Perché NON HO TROVATO NESSUN VILLAGGIO MAORO, porcamiseria. Ma a questo punto della maratona zelandica, a due giorni dalla traversata di ritorno in Patria, resterebbero in lista un bel po’ di posti e di secchiate di neve e acqua delle quali mettervi a parte e tra le quali scegliere.

Fuggiti da Milford Sound come sapete, ci si appropinquava in quel di Invercargill (sentite che nome) con destinazione Bluff. Ora che si può fare secondo voi a Bluff? Si tarocca, appunto. Cioè quelli di Bluff dicono di essere il posto più a sud del sud prima del Polo. E ivi hanno eretto anche un bel cartello, sotto al quale Pi ed io non abbiamo resistito ad apporci anche noi per la foto di rito. Anche perché non c’era molto altro da fare, essendo il posto ideale per mangiare cozze verdi e ostriche ma essendo chiusi tutti i posti dove poterlo fare.

A quel punto Pi diceva che, VISTO CHE ABBIAMO PASSATO TUTTA LA MATTINA IN MACCHINA (nel caspita di Milford Sound, tanto per ricordarvelo), si poteva fare un bel trekking improvvisato di un’ora e mezzo intorno al costone, passando per una foresta umida come un acquario. Maci, avendo spaccato gli scarponi ed essendosi preparato ad andare a mangiare cozze verdi dunque coi piedi messi al massimo sotto il tavolino di un’osteria zelanda, se lo faceva coi mocassino. Ripeto: il trekking nella foresta col mocassino.

NZ Bluff

Taroccamento a Bluff (Foto professor Pi)

Senonché invece il posto del sud più a sud è un altro e sta a Slope Point. Ci arrivavamo il giorno dopo non senza aver prima attraversato un pascolo recintato e pieno di fango fresco modalità Papua Nuova Guinea-Irian Jaya. Solito vento a cento all’ora, gelido.

-Professor Pi ma non ci eravamo stati ieri, al punto più a sud??
-Meripo’, in realtà il punto è un elemento qualunque di uno spazio topologico. E in geometria è privo di una qualsiasi dimensione.

Ma certo, insistiamo ad andare a giro per il mondo con Fibonacci. E comunque non si sa com’è ma sto spazio topologico sta sempre in mezzo al fango e al gelo.

Però. Però ve lo devo dire. Quando ci siamo finalmente arrivati e mi son messa lì, tre metri sopra l’ibernazione a guardare quel vuoto a perdita d’occhio davanti, ho preso la manona del professor Pi, la mia col solito guantone “La zucca stregata” e gli ho chiesto

-Ma qui siamo proprio proprio sul ciglio della fine del mondo?
-Si Meripo’, siamo sull’ultimo pezzo di terra prima di quelle a ghiaccio perenne

NZ Meri South Pole

Meri Pole (Foto professor Pi)

Ora sarà che per la sindrome di Stoccolma una si sdilinquisce pure coi rapitori e figuriamoci con Pi nonostante tutto ciò che v’ho già detto, però lì di fronte a quell’azzurro perenne, io sì mi sono emozionata. E certo la pioggia, il gelo, le pecore, il pascolo, il fango, le impettate. Però. Però.

Nella mia precedente vita andai due volte alle Hawaii. Intendo la vita in cui si viaggiava ancora come gente sana di mente. E mi colpì un gadget diffuso ovunque che diceva “No rain, no rainbow”. Che tutto sommato è un po’ la Nuova Zelanda in estrema sintesi. Perché in quel momento lì, su quello sperone di roccia battuto dal vento, mi è sembrato che valesse la pena tutto. E soprattutto la rain. Che, va detto, ci ha regalato per tutto il viaggio dei rainbow che lèvati.

NZ doppio arcobaleno

Double rainbow (Foto professor Pi)

Ci sarebbe poi da dirvi anche di quando si andò al Waipapa Point e ci si incantò di fronte alla maestosità del mare, del faro e del leone marino (il leone marino è quello a destra, Fibonacci a sinistra).

NZ leoni marini

Leone marino (è quello a destra) – Foto Meri Pop

E ancora una volta il momento tòpico dello spazio topologico si accompagnava in  macchina con il sempresuonante Cd Pink Martini di Ago che in quel momento suggellava l’attimo con “Tuca Tuca”. E con questo direi che basta.

Da Trieste in giù

lunedì, novembre 10th, 2014

Laura Boldrini: ora una donna al Quirinale. #datriesteingiù

(marescià si scherza eh)

Il nome della cosa

martedì, giugno 21st, 2011

Post di blog che, a leggerli, ti sembra di sentire lo speaker di Superquark.

E insomma ho trovato un uomo che infin ci fornisce un primo vademecum oratorio dall’inequivocabile titolo “Le parole a letto”.

Vado a illustrare: “Comunicare -scrive l’esimio collega- è fondamentale nella vita quotidiana, nella vita di coppia e a maggior ragione a letto”. Che “la connessione mentale rinforza la connessione fisica”.
Avercela. La connessione mentale, dico.

E dunque, egli ci informa di
Come passare dal sesso silenzioso al giocoso sesso parlato“:
1) “Un primo passo per favorire l’intimità è dare un nome ai genitaliattribuire vezzeggiativi al pene e  alla vagina è senza dubbio un passo per rendere caldo e familiare l’eros. Conferire agli organi sessuali un carattere e una personalità può approfondire il contatto con l’intimità dell’altro ed aiutare la comunicazione intima”.

Caro, scusa, ma dipende. Che una volta la mia amica Giulia mi raccontò che finalmente aveva trovato l’uomo semiperfetto. Senonchè il semi era che lui, appassionato di politica e di una ministra in particolare, chiamava la di lei “l’onorevole” e a lei veniva ma solo da ridere. Che la evocava anche per telefono “E come sta l’onorevole” “e che dice l’onorevole”.  Peggio andò a Marcella, che lui la cosa la chiamava “Stefania”: “e salutami Stefania” e “stasera fai venire pure Stefania” e “come si è vestita oggi Stefania”.Ma va anche aggiunto che lo stesso accadde a Giacomo, la cui di lei chiama il suo di lui “Sergio”. Che “conferire agli organi sessuali un carattere e una personalità” magari aiuta ma chiamarlo col nome di un altro barra un’altra, ti assicuro, NO.  

2) “Il secondo passo è chiedersi: “perché non ho mai chiesto cosa desideravo mentre ero a letto? Oppure perché non ho mai esternato quello che provavo? Impariamo ad esternare e comunicare di più”.

Senonché anche qui, amico mio, purtroppo dipende. Che c’è gente che non riesce a dimenticare di essere presidente di Consiglio di amministrazione manco quando è in braghe, calzettoni e Church ancora allacciate e alterna lo sguardo concupiscente sulla di lei lingerie a quello arrapato sugli aggiornamenti di InvestCenter per iPad. Che purtroppo quando cala il titolo poi cala pure Sergio. E lo vedi, si, come sta combinata la Borsa da una decina d’anni.

E ancora:
3) Il linguaggio romantico (quello fatto di poesia, dolci parole, romanticismo) si rivolge alla femminilità, mentre vocaboli più licenziosi ed inviti eccitanti fanno appello alla mascolinità. L’uomo ha costantemente bisogno di essere lodato e onorato per eccitarsi, non per altro  una frase come “mio eroe” ispira il cavaliere in armatura lucente che si nasconde in ogni uomo, contribuendo a portare alla luce la sua forza virile.

Scusate io mo’ non so chi frequentate voi, però solo l’idea di dire acchissoio “mio eroe” produrrebbe che il cavaliere me rompe tutta l’armatura lucente in testa.

4) “A letto le parole che accendono una donna sono soprattutto quelle che solleticano ed apprezzano quello che “è” , mentre l’uomo è più eccitato da parole e frasi che riguardano ciò che “fa”.
No comment

5) “Il segreto di un sesso felice sta nel dire tutto ciò che vi provoca piacere, senza però trasformare il rapporto sessuale in una lezione di guida”.

Di guida? Ma che davvero immagini, esimio collega, che ancora ci sia chi pensa di cavarsela con un pacchetto di coordinate destra-sinistra-divieto di svolta? Guarda che c’è gente che manco col Garmin e Google map ne viene a capo. 

Non lo so, magari a voi sto Prontuario risulta utile. Eventualmente fatemelo sapere. A me e all’onorevole. E pure a Sergio e Stefania, già che ci siete.
Intanto vi metto Benigni che magari lo trovate. Il nome della cosa.