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La Grandebarrieracorallinatuttamaiuscola

venerdì, settembre 23rd, 2011

23 agosto – Great Barrier Reef

Il presente post è sconsigliato a un pubblico debole di stomaco. E debole in generale. Anche al pubblico, in effetti. Tutto.

La più grande struttura del mondo fatta da un unico organismo vivente. No, non è il cervello mononeurone del Trota. E’ la Grande Barriera Corallina tutta maiuscola come la direbbe Fantozzi: 2.600 chilometri di minuscoli polipi di corallo. Tanto grande che può essere vista persino dallo spazio. Ma non da Meri Pop e dai vostri eroi. Che questo vi devo dire: dopo aver attraversato il globo terracqueo, i fusi orari, i fusi viventi, guidanti e camminanti, dopo che è un mese che ve sto a rompere i cabbasisi co sto viaggio ecco noi siamo arrivati a Cairns, abbiamo preso la nave, fatti sti altri 50 chilometri a Oceano forza 3 e quando siamo arrivati c’era la tempesta perfetta.

Che naturalmente le altre barriere coralline dove va la gente normale stanno attorno all’atollo, Oceano piatto come l’Oliosasso, le mante che ti nuotano intorno, i pesci Nemo ti fanno ciao, Somewhere over the Rainbow nel sottofondo, insomma quella.

Noi iniziamo invece staccando un assegnino di 120 australian dollars a cranio alla società di navigazione la quale ci spiega che qui la barriera dista 60 km. dalla costa e ci vuole almeno un’ora e mezza per avvicinarsi. Dopodichè non è che ti ci scaricano sopra come la Costa crociere, che ovviamente è patrimonio dell’Umanità e sarebbe auspicabile non prenderla a pinnate. Però ci si avvicina parecchio e si raggiunge a nuoto. Si parte di buon mattino e, a 5 minuti dal via, il professor Pi sbianca, si eclissa sul pontile e consegna definitivamente la sua partecipazione alla Grande Avventura Corallina con il più Grande Svomitazzamento che la storia del mal di mare ricordi. Scatta una prima e unica foto, mossa in verità, alla balaustra e al sacchetto di carta e poi ciao.

La Grande Barriera sul pontile (Foto Professor Pi)

Calcolerà, una volta ripresi i sensi dieci ore dopo, che la gita gli è costata circa 15 dollari a vomitino. Il resto della ciurma resiste impavido, fatta eccezione per Mariella e Carlina che continuano a ostentare normalità nonostante il colorito generale, già a un terzo del viaggio, le faccia somigliare più a Mastrolindo che alla Sirenetta. Mariella stramazza nel corridoio a metà giornata, Carlina si aggrappa ad occhi chiusi, seduta, al tavolino e inizia a raggiungere il Nirvana come Sai Baba ogni tanto emettendo un “ooohhhhhhmmmmm”.  Il resto della barca, altra novantina di elementi, sono americani, giapponesi e scemi. Sbevazzano e mangiano a quattro palmenti assolutamente imperturbabili di fronte all’Oceano forza 3 che gli sta montando sotto al culo sedere.  

Il capitano si ferma per la prima tappa di snorkeling e immersioni: i Visigoti indossano mute, pinne, maschere, bombole, fanno un casino della miseria e poi, quando si affacciano per buttarsi, si rendono conto che la temperatura esterna è da foche, l’acqua è incacchiata come un puma in amore e la barriera manco si vede da quanto si deve nuotà per raggiungerla. Si buttano. Alcuni.

Io, chevvelodevodire?, ho con l’acqua la stessa dimestichezza che Di Pietro ha con l’italiano e Calderoli con il ragionamento. So che avevo promesso a tutti i miei compagni incoraggianti e ottimisti che, comunque, ci avrei provato. Ma non mi butterei de sotto manco se fossi inseguita da La Russa. Vado da Carlina e le dico “non ce la posso fa’” e persino lei che, ve lo ricordo, è quella che s’è fatta tutto il Mali trekking con la broncopolmonite addosso e altre cose che non vi posso di’ sennò non la fanno più partire, beh anche Carlina, che passa due terzi dell’anno a nuotare in quel dell’Elba e il terzo rimanente a nuotare per il resto del mondo -e oggi indossa per l’occasione un costume intero fiorito stile Sophia Loren a Capri- guarda perplessa nel gorgo scuro delle acque e dice “iccheqqua mica lo so se anche io ce la fo eh Meri”.

Non aspettavo altro: la Cassazione. Mi rintabarro al piano di sotto, sotto coperta, dove giace da ore anche il professor Pi senza coperta il quale, a barca ferma, riprende i sensi per un nanosecondo, prova ad alzarsi, contestualmente rinunciando e al mio “io non mi butto” dice “mi sa neanche io”.

E’ che io sta Grande Barriera Corallina l’aspettavo come un appuntamento con la mia grande barriera: la discreta fifa dell’acqua. E pensavo che fosse ora di superare un altro limite, quello. E’ che poi, a volte invece, non è che devi vincere proprio tutto tutto, eh.
In presenza di un legittimo impedimento anche un sano patteggiamento, a volte, ha il suo perchè.