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Nuovo Cinema Pontecagnano

Friday, June 22nd, 2012

Si chiama Roberto, a guardarlo non dovrebbe superare la trentina d’anni e non è niente affatto male (lo faccio presente all’utenza demograficamente compatibile).  Senonché Roberto vive a Pontecagnano Faiano (e questo lo specifico per l’utenza geograficamente compatibile), un posto “che stanno facendo morire”, sintetizza. Chiuso il cinema, nessuna offerta per i giovani, stimoli 2.0 zero, complesso anche girare per strada per via del fatto, anche, di strade groviera.

Non è che sia compito di Roberto riparar buche, ovvio. Ma a lui sta cosa non va giù. E che fa, a un certo punto? Prende un secchio e con gli amici suoi la riempie d’acqua. Poi, intorno, là in mezzo alla carreggiata sull’asfalto, allestisce un simil bordo piscina con sdraiette, tavola da surf, si mette in costume e ci si fa fotografare accanto. Con la scritta:
“Chi lo dice che a Pontecagnano non c’è la piscina?”

E siccome a questo evidentemente non gli piace campare in pace anche quella saracinesca abbassata al Cinema Nuovo lo sgastianisce (il termine lo usa mio padre che è molisano, confido sia chiaro anche per estensione territoriale). Potrebbe andare al cinema del paese vicino, tutto sommato. Meglio ancora guardarsi “Amici” in tv.

No. Che fa? Organizza con sti amici suoi, e qui compare anche una tal Roberta (ma l’utenza interessata non si scoraggi), e inizia a trasportare poltroncine di legno simil vecchio cinema davanti alla saracinesca abbassata, arruola un bibitaro con tanto di divisa da “birecochegelatipopcorncaffèborghetti” appeso al collo e aspetta i clienti a una fantomatica cassa alla quale stacca il biglietto. Gli spettatori si siedono e lì, davanti a una saracinesca abbassata, aspettano. Poi, pure lì, si fanno fotografare con la scritta
“Il film che non vedremo mai”.

Io ieri su sto Roberto ho visto un filmatino girato a Pontecagnano. Ed è a Roberto, e ad altri come lui, che ho pensato poco dopo vedendo scorrere altre immagini ai telegiornali, in un mix surreale che andava dalle votazioni al Senato per l’arresto del senatore Lusi a quelle dei vaffanculi di Grillo. Perché è a Roberto, e ad altri così, che bisognerebbe chiedere scusa: chi la politica la umilia e la calpesta e chi la manda tutta a quel paese.   

Perché se chiedete a Roberto
-Che stai a fa’?
è probabile che lui risponda
-Politica, faccio politica.

Una parola che mi fa impressione pure a scrivervela. Che in troppi hanno sporcato. E che migliaia di Roberti, ogni giorno, tentano di ripulire. Mettendoci la faccia. E il tempo. E una cosa che si chiama passione. E anche divertimento. Come se ogni giorno i Roberti mettessero da parte un tassello del loro personale tempo per una causa che è di tutti: oggi la riapertura del cinema, ieri la buca da riparare, l’altro ieri la finta partita di pallavolo nel mai aperto Palazzetto.

E quei suoi spezzoni poi, tutti insieme, quando si lavora così, ce li ritroviamo noi come cittadini tradotti in un servizio: il cinema che ripre, la buca che si ripara. Proprio come accadde a quello di quell’altro Nuovo Cinema. L’ultima scena. Quando Totò torna al paesello per il funerale di Alfredo e trova l’ultimo regalo del suo amico: un film con il un montaggio dei baci censurati da Don Adelfio.

E io, ve lo devo dire, a pensare a questi Roberti -e ce ne sono e pure parecchi- siccome ci ho pure un’età, un po’ mi sono commossa. Anche senza baci.