Posts Tagged ‘politica’

E ora a me chi mi sposa?

Wednesday, May 8th, 2013

Un anno fa se ne andava Maurizio Cevenini. Spero non se ne abbia a male la mia amica Carla se pubblico il Buongiorno che mi ha inviato stamattina: “Cara Meri, oggi un anno fa moriva suicida Maurizio Cevenini nostro amministratore e caro amico. Tu ne hai scritto,senza conoscerlo,fra le tue parole più belle. Riesci a trovare quella pagina e a riproporla?”.

E dunque riceviamo e volentieri ripubblichiamo:

Teoricamente non avrei dovuto conoscere Maurizio Cevenini: non l’avevo mai visto, nè incontrato, non era mio “amico” su Facebook insomma non esisterebbe un solo motivo, che sia uno, con il quale giustificare, invece, questa fitta che mi s’è piazzata qua da quando ho saputo che si è buttato giù da una torre.  Di un palazzo. Dal suo. Nel senso quello dove lavorava che però il suo lavoro coincideva con la sua vita. Un lavoro, il suo, che trasmetteva positività, condivisione, divertimento a praticamente tutti.

E il suo lavoro, incredibilmente, si chiamava politica. E dunque esiste una politica buona. Che si fa voler bene. Addirittura divertente. Una politica amica. Che va alla partita insieme. Che va alle cene del Bologna club Anzola dell’Emilia. Che fa le lotterie. Che sta accanto a te mentre dici Si, che il Cev era recordman di celebrazione matrimoni. Nel senso  che non solo li celebrava ma sostanzialmente era e rimaneva come un amico invitato.

Dico tutte queste cose di uno che neanche avrei dovuto conoscere perché son due ore che lo pedino su Facebook. La sua pagina, ora è un immenso album di famiglia 2.0. E tra tutti, chissà perchè, mi sembra che la frase che più di tutte lo racchiude è quella di un ragazzo che incredulo, smarrrito, addolorato, apre il Pc, cerca il suo profilo, clicca invia messaggio, apre e gli scrive:

“E ora a me chi mi sposa?”

Ecco chissà, un anno dopo, dove sei anche tu. E come stai e com’è oggi la tua vita. Ma soprattutto: poi lei è diventata la tua signora?

Del punto G e di quello P

Tuesday, January 29th, 2013

Cara Meri Pop,
questo è un Pse elettorale.
Io e mio marito ci siamo conosciuti durante una campagna elettorale (erano le amministrative del 2004, siamo partiti per il viaggio di nozze solo dopo aver votato al referendum del giugno 2006), quindi in famiglia gli anni si contano per legislatura.
In questi anni abbiamo attraversato già diverse tornate elettorali, senza contare i congressi di partito (il suo) perché quelli sono un’altra storia.
Ora, però, a poche settimane dal voto, mi accorgo che appartenere a due schieramenti diversi, per quanto della stessa area, altrimenti non lo avrei mai sposato, può turbare gli equilibri in famiglia.
Ad esempio, guardare il tg o i programmi di informazione insieme è pericoloso, perché prima o poi il commentino acido di uno dei due rivolto al proprio candidato o partito ci scappa. In queste settimane comincio quasi ad apprezzare i cartoni animati in dosi massicce.
E allora Meri Pop, tu che di affari di cuore e di politica te ne intendi, cosa suggerisci per affrontare queste ultime tormentate settimane prima del voto?
Un abbraccio,
Regina del grano

Cara Regina del grano,
(intanto rassicuriamo l’utenza sul fatto che Pse è Pronto Soccorso Emotivo,  che pure stavolta qualche annesso e connesso con Partito del Socialismo Europeo ce l’avrebbe) dicevo, dunque, Regina del grano, che sono tempi di semine difficili e di raccolti ancora peggiori. Specie sul campo dei sentimenti. Quanto a quello politico non si è mai vista una micragna simile come da quando tutti hanno deciso di scendere, salire, traslare in campo.

Tutto ciò premesso arrivo al punto: deve essere, il fattore P incluso nel già affollato test di selezione d’ingresso degli aspiranti inquilini sentimentali nostri? Cioè voglio dire oltre a testare la stretta di mano (no moscia no sudata), l’uso del congiuntivo, quello dei calzini (no corti no bianchi che bianchi se li possono permettere solo Lord Wellington e il Papa e manco più i tennisti), il regolare ricorso a sapone e deodorante nonché all’ortopanoramica (vi ricordo il sempretantumverde studio sui “problemi erettili se gengive infiammate”), dico allora oltre al posizionamento nei confronti del G occorre valutare anche quello nei confronti del punto P, Politico?

Ci si può amare da fronti opposti? I cuorinfranti possono trovare sollievo nei cuorinfronti? La risposta, per quanto statisticamente risulta a questo sito è: dipende. Da che? Da quello che ce devi fa’. E’ un problema di durata. Nel senso se ci vuoi trascorrere insieme una serata, un weekend una trimestrale di cassa o la vita. E dunque ecco il risultante grafico che da queste supercalifragilistichestatistiche risulta a 27 giorni dalle elezioni:

QUOTAZIONI AZIONARIE (cioè che ce poi fa’) LUI-LEI POLITICAMENTE OPPOSTI
-Una botta e via: 10
-Sporadici incontri: 7
-Pomiciate via sms: 7
-Fidanzamenti: 5
-Matrimoni: 4
-Separazioni: assicurate

Tutto ciò nel caso di opposizioni bipolari. Funziona meglio lui destro-lei sinistra, il caso lui sinistro-lei destra ne conosco solo uno e hanno pure appena avuto una pupa ma lui è sinistro quanto lei destra: pegnente. Cioè si incontrano nella terra di mezzo. Il passeggino, per ora.

Appurato che gli opposti si attraggono ma in politica prima o poi si accoppano -e dunque meglio preferire tratte brevi di percorsi comuni- veniamo al caso di specie:

LUI-LEI STESSO SCHIERAMENTO PARTITI DIVERSI
Per quanto risulta a queste statistiche di blogghe siamo

-Una botta e via: 6 (con tre ore si fa appena in tempo a ripercorrere ultime due legislature)
-Sporadici incontri: 7 (un’ora se ne va col riassunto dell’analisi precedente)
-Pomiciate via sms: 9 barra 10. Skype  è di sinistra Whatsapp è di destra
-Fidanzamenti: 9 barra 10
-Matrimoni: non sa o non risponde
-Separazioni:  siamai

Tesoro caro, nonostante tu ricada nella fattispecie matrimoni (che però nel vocabolario della presente ancora non viene riabilitata) sei nella situazione ideale: eventualmente spegni sto tg quando fa le battutacce. E proseguite lo scazzo il diverbio altrove. Sì, lì. Precisamente in quel punto lì.

‘Un ci se lo immagina’a miha nemmen noi di finì alla Leopolda

Sunday, June 24th, 2012

Ovvia gente, avé’ visto che gl’è piaciuto tanto al Renzi sto blogghe che iccis’è applihato pe’ tutta la Leopolda?

Gli è che ‘l Renzi ha detto che «la domanda “ti candidi?” viene a noia anche a chi la fa. È una visione “marypoppinsiana” della politica. Dobbiamo superare il modello culturale Mary Poppins», perché «lo schiocco delle dita non riesce a nessuno”.

Oh, a di’ i’-vvero, ‘un ci se lo immagina’a miha nemmeno noi sta roba, ‘un ci s’era neanche figurato che si potesse finì alla Leopolda, nel mezzo di Fosbury e i Righeira, Veltroni, Obama e la Polaroid eh. Che sto blogghe gl’era nato come un gioho tra amici e nessuno si crede’a che finisse invece pe’ andà in giro pe’ kermesse di politici.
Noi vi si dice solo che s’è bell’e messo già via un bel po’ di messaggi d’incoraggiamento ricevuti. Quanto icchè la Mary Poppins ‘un serva alla politiha, prova’ela e poi vu-cci di’e. Eventualmente dopo icchè vu avete cantato Supercalifragili vu-cci di’è se serva più Meri o il Renzi alla politiha e chi ll’è più ribollita. (si scherza, eh)
 

 

(da Il Post)

 

Altro che Bersani, da solo con l’agendina…

Saturday, June 23rd, 2012

Visto il successo della prima puntata (650 accessi unici alle 9,30 del mattino di venerdì, non l’avevo visto manco quando ho parlato di Freddie Mercury, pensavo se fosse preso un colpo de “sun” pure il contatore del blogghe) proseguirei la saga di quelli che la mia amica Tiziana sul socialcoso ha definito gli eroici spazzini, persone che ripuliscono quotidianamente la parola “politica” da quelli che la sporcano e la umiliano quando non la mandano proprio aff a quel paese.

Stefano, da Escalaplano. Un posto del quale financo Wikipedia sa solo che sta più o meno intorno a Cagliari nonché a 338 metri sul livello del mare. Stop. Stefano, che poteva fare la carriera universitaria ma che con la sua laurea in Agraria invece decide che alleverà pecore. E api. Gran figo (ma qui l’utenza si rassegni perché credo sia già passato da scapolo ad ammogliato). All’agrario, dice, “ho imparato equazioni e numeri che, applicati a capre e pecore, daranno latte. Ma le api, le api no: fanno tutto da sole, senza matematica”.

Abbronzato, occhi profondi, sta appiccato lassù tipo un Heidi maschio dell’Ogliastra a fare miele che ora gli richiedono persino dal Giappone, che si vede che almeno quello non riescono proprio a fotografarlo e rifarlo.

Mo’ perché sto granfigo sta là nel deserto ? “Perchè basta con lo stress e il pil: ricomincio dal cuore, dalla voglia di lavorare e offrire prodotti unici, irriproducibili, nostri”.
Stefano lavora, e crea lavoro e soprattutto prodotti che se glieli certificasse Standard&Poor’s non je basterebbero le AAAA. Lo fa per dimostrare che non sempre il discrimine da seguire è “conviene-nonconviene”. Nella vita, in politica e financo in un’azienda.

“Dice che questi sono lavori usuranti” -ridacchia. “E come no, vero: mio nonno, per dire, è morto a 94 anni e fumava e beveva”.
Stefano sta lì a presidiare un territorio e a dimostrare che anche appiccati là, facendo bene il proprio lavoro,  si può fare “politica” e mettere in moto cose che servano anche agli altri. Non sta a chiedersi se conviene: si chiede se gli piace. Matto. E manco poco.

Il punto è che a guardarlo (che pure su questo ho visto il filmetto) e a sentirlo, mentre mi chiedo “ma ndo l’avete trovato?” purtroppo invece mi viene la voglia di prenotà un traghetto, una corriera e un asino e andarlo proprio a trovare. Pure co sto caldo. Perché in ’sto periodo buio della politica, a pensare a Stefano e agli Stefani e ai Roberti (che è quello di cui vi parlavo ieri) e agli altri dei quali vi parlerò, si intravede persino un raggio di sun.

Insomma sto figaccione vaga su questi pascoli e sulle arnie, accompagna e rigoverna, studia e migliora, si batte la mano sul cuore quando gli chiedi quale sia il segreto del suo lavoro e della buona politica poi, mentre un occhio va sempre sul pascolo, si ferma a un incrocio nella steppa e, sotto a un cumulo di pietre, allunga la mano in un anfratto e tira fuori una biretta.

In pieno sole la stappa, la schiuma fa splashhhhh e poco prima di berne il secondo sorso si gira e fa:
“Altro che Bersani, da solo con l’agendina…”

Nuovo Cinema Pontecagnano

Friday, June 22nd, 2012

Si chiama Roberto, a guardarlo non dovrebbe superare la trentina d’anni e non è niente affatto male (lo faccio presente all’utenza demograficamente compatibile).  Senonché Roberto vive a Pontecagnano Faiano (e questo lo specifico per l’utenza geograficamente compatibile), un posto “che stanno facendo morire”, sintetizza. Chiuso il cinema, nessuna offerta per i giovani, stimoli 2.0 zero, complesso anche girare per strada per via del fatto, anche, di strade groviera.

Non è che sia compito di Roberto riparar buche, ovvio. Ma a lui sta cosa non va giù. E che fa, a un certo punto? Prende un secchio e con gli amici suoi la riempie d’acqua. Poi, intorno, là in mezzo alla carreggiata sull’asfalto, allestisce un simil bordo piscina con sdraiette, tavola da surf, si mette in costume e ci si fa fotografare accanto. Con la scritta:
“Chi lo dice che a Pontecagnano non c’è la piscina?”

E siccome a questo evidentemente non gli piace campare in pace anche quella saracinesca abbassata al Cinema Nuovo lo sgastianisce (il termine lo usa mio padre che è molisano, confido sia chiaro anche per estensione territoriale). Potrebbe andare al cinema del paese vicino, tutto sommato. Meglio ancora guardarsi “Amici” in tv.

No. Che fa? Organizza con sti amici suoi, e qui compare anche una tal Roberta (ma l’utenza interessata non si scoraggi), e inizia a trasportare poltroncine di legno simil vecchio cinema davanti alla saracinesca abbassata, arruola un bibitaro con tanto di divisa da “birecochegelatipopcorncaffèborghetti” appeso al collo e aspetta i clienti a una fantomatica cassa alla quale stacca il biglietto. Gli spettatori si siedono e lì, davanti a una saracinesca abbassata, aspettano. Poi, pure lì, si fanno fotografare con la scritta
“Il film che non vedremo mai”.

Io ieri su sto Roberto ho visto un filmatino girato a Pontecagnano. Ed è a Roberto, e ad altri come lui, che ho pensato poco dopo vedendo scorrere altre immagini ai telegiornali, in un mix surreale che andava dalle votazioni al Senato per l’arresto del senatore Lusi a quelle dei vaffanculi di Grillo. Perché è a Roberto, e ad altri così, che bisognerebbe chiedere scusa: chi la politica la umilia e la calpesta e chi la manda tutta a quel paese.   

Perché se chiedete a Roberto
-Che stai a fa’?
è probabile che lui risponda
-Politica, faccio politica.

Una parola che mi fa impressione pure a scrivervela. Che in troppi hanno sporcato. E che migliaia di Roberti, ogni giorno, tentano di ripulire. Mettendoci la faccia. E il tempo. E una cosa che si chiama passione. E anche divertimento. Come se ogni giorno i Roberti mettessero da parte un tassello del loro personale tempo per una causa che è di tutti: oggi la riapertura del cinema, ieri la buca da riparare, l’altro ieri la finta partita di pallavolo nel mai aperto Palazzetto.

E quei suoi spezzoni poi, tutti insieme, quando si lavora così, ce li ritroviamo noi come cittadini tradotti in un servizio: il cinema che ripre, la buca che si ripara. Proprio come accadde a quello di quell’altro Nuovo Cinema. L’ultima scena. Quando Totò torna al paesello per il funerale di Alfredo e trova l’ultimo regalo del suo amico: un film con il un montaggio dei baci censurati da Don Adelfio.

E io, ve lo devo dire, a pensare a questi Roberti -e ce ne sono e pure parecchi- siccome ci ho pure un’età, un po’ mi sono commossa. Anche senza baci.

E ora a me chi mi sposa?

Wednesday, May 9th, 2012

Teoricamente non avrei dovuto conoscere Maurizio Cevenini: non l’avevo mai visto, nè incontrato, non era mio “amico” su Facebook insomma non esisterebbe un solo motivo, che sia uno, con il quale giustificare, invece, questa fitta che mi s’è piazzata qua da quando ho saputo che si è buttato giù da una torre.  Di un palazzo. Dal suo. Nel senso quello dove lavorava che però il suo lavoro coincideva con la sua vita. Un lavoro, il suo, che trasmetteva positività, condivisione, divertimento a praticamente tutti.

E il suo lavoro, incredibilmente, si chiamava politica. E dunque esiste una politica buona. Che si fa voler bene. Addirittura divertente. Una politica amica. Che va alla partita insieme. Che va alle cene del Bologna club Anzola dell’Emilia. Che fa le lotterie. Che sta accanto a te mentre dici Si, che il Cev era recordman di celebrazione matrimoni. Nel senso  che non solo li celebrava ma sostanzialmente era e rimaneva come un amico invitato.

Dico tutte queste cose di uno che neanche avrei dovuto conoscere perché son due ore che lo pedino su Facebook. La sua pagina, ora è un immenso album di famiglia 2.0. E tra tutti, chissà perchè, mi sembra che la frase che più di tutte lo racchiude è quella di un ragazzo che incredulo, smarrrito, addolorato, apre il Pc, cerca il suo profilo, clicca invia messaggio, apre e gli scrive:

“E ora a me chi mi sposa?”

Ombre Rossi

Thursday, May 3rd, 2012

Mentre non funzionava qui m’è scappata sta cosa qua.

PremessocheDelioRossihasbajato io ve lo devo dire: mentre guardavo al ralenty l’allenatore che sbroccava mi s’è improvvisamente sovrapposta l’immagine plastica di un segretario di partito pressato da ogni dove che, daje oggi e daje domani, sbrocca pure lui. E finalmente abbracciando la linea che Annarella in persona  mi affidò un giorno incrociandomi di passaggio davanti alla portineria del Pd, momentaneamente scevra da occupanti No Tav o Si Qualcos’Altr - linea riassumibile in “Senti Nì je devi dì a Bersani che deve avè più polso e se nun so’ d’accordo i cacciasse tutti, oppure je meni”- ecco io vedendo qul ralenty ho plasticamente visto quel segretario pressato da estenuanti sessioni di Noncisiamismo, di Imbarazzismo, di Fotodivastismo, con picchi di Ombredalemismo e di Spostatiastocentrismo anzi a Stosinistrismo a un certo punto sbrocca pure lui e tira due pizze. Lì, tipo nel mezzo del central Direzionismo. (continua)

Ti amo

Thursday, April 5th, 2012

Bossi si è dimesso. Trota nei guai.

Trota all'amo

Che fine hai fatto da quando ti ho eletto?

Thursday, March 29th, 2012
Oggi siamo qui.
Caro parlamentare grazie a me eletto
(…)
sono quattro anni che ti cerco. Potresti essere uno di quelli che ha scambiato il parlamento per la Valtur e si è fatto il viaggio all-inclusive da un emiciclo all’altro o, tormentato dal rogito di una coscienza che da immobile si ridestava… immobiliare, aver deciso di placarlo cedendo il mio voto in cambio di qualche rateo del mutuo. O forse, siamo ottimisti, uno qualunque di quelli che inquadrano in tivù quando votate. A volte mi avvicino allo schermo e aspetto. Aspetto che tu mi dica che hai fatto fino ad oggi. Tu, che scendi dal seggio, guadagni il corridoio dribblando i commessi e ti avvicini alla telecamera, tipo il Funari dei tempi migliori. Poi prendi fiato e me lo dici: (segue)

Bertinotti o della prostatazione mentale

Wednesday, November 23rd, 2011

Cara Meri,
riguardo al
video che ti allego non trovi che ci sono circostanze nelle quali si farebbe meglio a stare zitti e nascosti?
Esse Bi

Bertinotti: “Ho lavorato una vita e ho diritto al vitalizio” (La Zanzara, 21/11/’11)

Caro Esse Bi,
mio nonno, che era muratore, quando qualcosa non gli tornava -pur essendo tutto apparentemente nella norma- diceva che “Il filo è a piombo e la casa è storta”.
Nel caso in oggetto, dovendo seguire il Berti note, forse davvero la sua sequenza logica Ho-lavorato-una-vita-e-ho-diritto-al-vitalizio non farebbe una piega (professor Pi, mi dia un cenno di conforto).
Ma il punto è proprio quello che sottolinei tu, caro Esse Bi: ma perché in questo Paese è impossibile  persino riuscire a serenamente invecchiare -ancorchè con la lauta pensione in quota “diritti acquisiti”- ma almeno in silenzio?
Come mai, nell’età nella quale ci si potrebbe precipitare gaudenti in ogni latitudine dell’orbe terracqueo ci si continua invece a precipitare davanti a un microfono?
Cos’è questa impossibilità di trattenersi? Cos’è questo continuo stato di prostatazione mentale?
Tua prostrata Meri