Posts Tagged ‘poesia’

Tutto quello che vuoi

giovedì, settembre 21st, 2017

-Lei non ha mai scritto poesie?
-No, io non…
-Si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore

Si chiama “Tutto quello che vuoi” è un film e ormai sta uscendo dalle sale, a Roma lo fanno solo al Madison e di sera però se ancora ce l’avete a portata di poltroncina andate. Regalatevi due ore di poesia. Che non serve a niente, non si vende, non tira, non prende like su facebook ma è il posto in cui va a finire l’amore che non si sa dove mettere. Come dice Giorgio, l’anziano e un po’ svampito poeta al giovane Alessandro, coatto romano che lo bada.

“Tutto quello che vuoi: e fu quello il saluto. Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto”. E’ uno dei versi che il poeta scrive sulle pareti della propria casa. Scrive sui muri, come Alda Merini. Ci scrive poesie per fermare la memoria che gli sta scappando via, perché Giorgio ha l’Alzheimer, scrive per parlare d’amore, ricordare il passato che la testa non riesce più a trattenere. Magari andateci proprio oggi, che è un’ennesima GiornataMondiale ed è quella dell’Alzheimer. Andateci per ritrovare l’amore che non sapevate dove mettere e quello guardate un po’ dove è andato a finire.

Tutto quello che vuoi

Giorgio è uno straordinario e commovente Giuliano Montaldo. Si ride, ci si commuove. Andateci per amare chivvipare. Perché, come dice Giorgio, “nella poesia si ama chi ti pare. Nella vita si ama solo chi ti sta accanto”. Andateci perché è bello. E “non ci si abitua mai alla bellezza”.

L is for the way you look at me – L è per il modo in cui mi guardi
O is for the only one I see – O è per l’unica che vedo
V is very, very extraordinary – V è veramente, veramente straordinaria
E is even more than anyone that you adore can – E è molto più di quanto possa chiunque tu adori

P.S.
Meripo’ perché ci metti questa? Perché lo capirete quando sarete in sala

Tutto quello che vuoi
di Francesco Bruni
con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano

C’è chi scende e c’è chi sale

lunedì, febbraio 24th, 2014

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale e ora che non ci sei…
ho finalmente scoperto sto caspita di benedetto ascensore (Signor Montale si scherza, abbia pietà)

Ecco quella vera, dai:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue

Eugenio Montale

Pensiero stupendo

giovedì, marzo 15th, 2012

Beh, ci riprovo
(-Ho messo una poesia sul blog
-Sei scema? La poesia non tira
-Può essere. Ma aveva 900 accessi
-Azz)

Sono un pensiero
che non vuole mai
legare le tue mani
libere nel mondo,
anche se vorrei
che fossero solo mie.

Alda Merini

Leonardo da Vinci

Amori a distanza/ Ci siamo sempre amati

mercoledì, marzo 14th, 2012

Sdilinquiamoci. Che ogni tanto fa bene.

Ci siamo sempre amati come se fosse
per noi incontrarci impossibile.
Forse per questo tutto è stato tra noi vero.
Quando il sole sorge, la luna tramonta;
non possono stare insieme per un intero
giorno due fonti di luce: eppure
niente vale di più che il quasi – mistero
del loro lento, necessario inseguirsi.
Giuseppe Conte

Qui pure l’audio

(Grazie a Grace)

Via con l’Avvento 19/L’amore e l’intonaco di Alda

mercoledì, dicembre 21st, 2011

Dio mio, spiegami amore come si fa ad amare la carne senza baciarne l’anima.
Alda Merini

Oggi Alda Merini, quella che “niente mi pettina meglio del vento” e “ci sono notti che non accadono mai”. Per dire. Oggi Alda Merini anche perché dal 15 gennaio inizierà l’asportazione dell’intonaco da casa sua. Anche da casa mia. Ma l’intonaco suo è lei. Che le sue poesie sono nate tutte lì. (Qui l’appello).

Un uomo solo al comando

giovedì, gennaio 27th, 2011

Avevo già preparato un post che parlava dell’amore secondo le donne. Era pronto anche quello sul diario dancalo. Poi è arrivata quella montagna di merda delle intercettazioni.

Credo di non meritarlo e credo che non ve lo meritiate neanche voi. E così, come terapia d’urto, ho pensato che invece era ora di far scendere in campo qualcuno che vi riparlasse di amore, di sentimenti, di donne, di feste, sì anche di feste e non di festini, di cuore e soprattutto di bellezza, quella vera.

Se un uomo solo al comando del Paese ci tiene in ostaggio della tristezza e dello squallore del suo declino io gli rispondo con un uomo solo al comando della poesia.
E più lui cercherà di trascinarmi nel baratro dello scadimento e della vergogna più io cercherò di opporgli la bellezza.

Io a Silvio Berlusconi voglio rispondere con Giacomo Leopardi.

Signori, “La sera del dì di festa

“Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core”.

 (da “I Canti”)

E dovresti parlare ma non sai più che dire

lunedì, dicembre 6th, 2010

-Novità?
-No
-Tu?
-Nemmeno
-Quello?
-Scomparso. L’altro?
-Tace
-Mo?
-Leggo
-Cosa?
-Poesie
-Di chi?
-D’amore
-Vivo?
-Morto
-Prima o poi dovremo anche chiederci perché gli uomini che ci piacciono veramente o sono morti, o non ci vogliono o sono di un’altra.
-Tutte queste domande dobbiamo farcele oggi?
-No
-Allora ciao
-Ciao
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