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Maria Callas, la donna che diventò dea

martedì, aprile 17th, 2018

Due ore insieme a Maria Callas. Quando pensi che ormai non ci sia più altro da sapere, da ascoltare e da scoprire su una donna che è stata oggetto di attenzione e di ossessione quasi come la Gioconda. Due ore di brividi.

Se volete farvi questo regalo avete tempo ancora due sere, perché Maria by Callas resterà nelle sale cinematografiche solo oggi e domani. Ci sono andata ieri sera con Grace. Che ne è una cultrice. E per due ore siamo state le-due-lei anche noi. Perché la ricostruzione che ne fa Tom Volf è quella, soprattutto, delle due donne che abitarono dentro al corpo di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulos.

Una vita a inseguire se stessa: mentre Maria cercava inutilmente affetto, la Callas mieteva successi e cercava di compensarne le angosce. Mentre Maria veniva tradita un po’ da tutti, a iniziare dalla madre passando dal marito Giovanni Battista Meneghini (che la trascinerà anche in tribunale per il tradimento con Ari) ad Aristotele Onassis, la Callas sublimava e ne curava le ferite su un palcoscenico.

Due ore di emozioni e di commozioni. Che sono costate tre anni di ricerche al suo regista. Due ore di storia e di volti, dalla regina Elisabetta a Pier Paolo Pasolini, altro amore impossibile, Pasolini intendo.

Due ore di arte ma anche di moda, di fascino, di carisma, di vestiti impeccabili, di mai-senza-un-cappellino e di gioielli da abbagliare. A vestirle il corpo e a fasciarle l’anima fu Elvira Leonardi, sarta milanese nota con il nome di Biki, nipote acquisita di Giacomo Puccini ma soprattutto amica.

Dovessi scegliere una sola delle esibizioni che vedrete e che racchiude tutto questo, sceglierei la Casta Diva di Parigi 1958. Non sono riuscita a trovare il filmato a colori: il vestito è un rosso magìa che da solo vale il prezzo del biglietto.

A un certo punto del film compare una frase che è forse la vera chiave per capire perché fu -ed è ancora- la Divina. Perché a un certo livello il dolore non trova più neanche le parole. E deve trovare un rifugio. Nel caso di Maria Callas lo trovò in quel corpo magnetico e in quelle corde vocali che quando vibrano convincerebbero anche l’agnostico più incallito dell’esistenza del divino, appunto.

E la frase è “dove le parole finiscono inizia la musica”.  E dove finisce anche la musica inizia, e resterà per sempre, la Callas.

 

Se senti le farfalle nello stomaco potrebbe anche essere gastrite

lunedì, maggio 5th, 2014

Per circostanze non tutte dipendenti dalla mia volontà sabato scorso sono andata a vedere la mostra su Pier Paolo Pasolini con Grace e il professor Pi. Il connubio produceva un pomeriggio di grande frizzantinità, culminato infatti in una Coca Cola seduti a un bel bar mentre gli eventi atmosferici si accavallavano tutti insieme sulle nostre cabeze, piovendoci pioggia contemporaneamente a sole.

Dicevo di questa mostra, al Palazzo delle Esposizioni. Dove sostanzialmente si parla d’amore. Si d’amore: quello di Pasolini con Roma, con Laura Betti, con Ninetto Davoli, con il cinema, con la poesia, insomma tutti i tipi di amore che poi, atterrati nei cuori adatti, producono arte. Amori in cui, ovviamente, si soffre assai. Nel suo caso una serie di amori che culminarono in una sequela interminabile di querele , denunce e gogne pubbliche. Il tazebao che le riassume è lungo tipo tre pannelli. Nonostante ciò egli, PPP, amò parecchio.

Ma è stata su una delle lettere esposte, peraltro credo mai spedita, scritta a Flaiano, che ho trovato anche la risposta a una lettera che invece a me è stata spedita e recapitata ma alla quale ancora non avevo trovato risposta, essendoci posta la domanda “Ma cos’è, infine, l’amore?”

E dunque PPP scrive:
«Caro Flaiano, è la prima lettera del genere che scrivo, forse perché in questi giorni mi sono innamorato, o soffro di gastrite nervosa».

Ecco, cari. Non solo non è oro tutto ciò che luccica ma non è manco amore tutto ciò che friccica. Nel caso di specie, cioé nel rapporto che si sviluppò fra Pasolini, Laura Betti e Ninetto Davoli, la mostra offre materiale atto a scoraggiare chiunque dai menage a tre. Perché quasi sempre si parte dai menage e si va a finire alle mazzate.

Tutto ciò premesso insisto: anche se non siete appassionati di Pasolini andate, anche per immergervi in un mare di passioni e oscurantismi che, almeno io, a vederli tutti insieme lì ci si impressiona anche un po’.

Palazzo delle Esposizioni
Pasolini Roma
fino al 20 luglio 2014
A cura di Gianni Borgna, Jordi Balló, Alain Bergala