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Sei nell’animà e lì ti lascio abbastanza

Wednesday, January 16th, 2013

Insomma Bersani ha scelto Gianna. Nannini. Ascoltatevela che secondo me non so se vi metta addosso voglia di scendere in campo o salire in politica però un bel momento ve lo regala di sicuro. E di sti tempi non è poco.

Per me però Gianna è, da sempre, prevalentemente una e una soltanto: quella di “Sei nell’anima”. Già una che con quel titolo poi invece inizia con “vado punto e a capo” e “spegnerò le luci e da qui sparirai” fa ben comprendere lo spread fra intenzioni e realtà: starai pure nell’anima ma intanto vediamo come portarci avanti col lavoro per il control cancel.

Poi però dice una cosa che è “Quanta tenerezza, non fa più paura” e qui veniamo al punto: che certe volte le cose che fanno più paura sono proprio quelle che partono piano e senza fuochi d’artificio ma a un tratto t’hanno conquistato e manco te ne sei accorta-a accorto-o. E sono quelle nelle quali si rischia di più: perché quello-o quella-a te la ritrovi piazzata lì, nell’anima, e non sai manco come caspita ci sia arrivata-a arrivato-o.

Insomma succede che, sì, “Sei in ogni parte di me” ma siccome  tu quel “Ti sento scendere Fra respiro e battito” invece non l’avevi sentito proprio, datosi che ormai quello s’è piazzato “In questo spazio indifeso” e datosi che non avevamo attivato le difese Onu e datosi infine che “Inizia Tutto con te e Non ci serve un perché” allora già che sei nell’animà e manco me ne ero accorta tanto vale che ti ci lasci.

E dunque sì, “Sei nell’anima/ e lì ti lascio per sempre/ sospeso e immobile/ fermo immagine un segno che non passa mai”, senonché avendo dal vocabolario abolito -alla luce dei pregressi e per scaramanzia dei futuri- le parole “per sempre” e “mai” è chiaro che sei nell’anima, si, e lì ti lascio. Abbastanza.

S’io fossi essi

Sunday, December 2nd, 2012

Se io fossi Pier Luigi Bersani o Matteo Renzi avrei una dannata, fottutissima paura. Non di perdere: di vincere. Perché saprei che sto maneggiando una cosa delicata. Che si chiama speranza. Saprei che su di me centinaia di migliaia di persone vanno a investire non due euro ma un’attesa. E la speranza è merce delicata. E’ roba le cui oscillazioni possono mettere in ginocchio un Paese più di quelle dello spread. E la cui scarsità può condannarlo più severamente di Moody’s. La speranza è tipo un’energia non rinnovabile: tende ad esaurire ed esaurirsi. E come quelle energie deriva da risorse che ci hanno messo ere e Repubbliche a formarsi. Va maneggiata con cura. E rispetto. (il resto sta qua)

Altro che Bersani, da solo con l’agendina…

Saturday, June 23rd, 2012

Visto il successo della prima puntata (650 accessi unici alle 9,30 del mattino di venerdì, non l’avevo visto manco quando ho parlato di Freddie Mercury, pensavo se fosse preso un colpo de “sun” pure il contatore del blogghe) proseguirei la saga di quelli che la mia amica Tiziana sul socialcoso ha definito gli eroici spazzini, persone che ripuliscono quotidianamente la parola “politica” da quelli che la sporcano e la umiliano quando non la mandano proprio aff a quel paese.

Stefano, da Escalaplano. Un posto del quale financo Wikipedia sa solo che sta più o meno intorno a Cagliari nonché a 338 metri sul livello del mare. Stop. Stefano, che poteva fare la carriera universitaria ma che con la sua laurea in Agraria invece decide che alleverà pecore. E api. Gran figo (ma qui l’utenza si rassegni perché credo sia già passato da scapolo ad ammogliato). All’agrario, dice, “ho imparato equazioni e numeri che, applicati a capre e pecore, daranno latte. Ma le api, le api no: fanno tutto da sole, senza matematica”.

Abbronzato, occhi profondi, sta appiccato lassù tipo un Heidi maschio dell’Ogliastra a fare miele che ora gli richiedono persino dal Giappone, che si vede che almeno quello non riescono proprio a fotografarlo e rifarlo.

Mo’ perché sto granfigo sta là nel deserto ? “Perchè basta con lo stress e il pil: ricomincio dal cuore, dalla voglia di lavorare e offrire prodotti unici, irriproducibili, nostri”.
Stefano lavora, e crea lavoro e soprattutto prodotti che se glieli certificasse Standard&Poor’s non je basterebbero le AAAA. Lo fa per dimostrare che non sempre il discrimine da seguire è “conviene-nonconviene”. Nella vita, in politica e financo in un’azienda.

“Dice che questi sono lavori usuranti” -ridacchia. “E come no, vero: mio nonno, per dire, è morto a 94 anni e fumava e beveva”.
Stefano sta lì a presidiare un territorio e a dimostrare che anche appiccati là, facendo bene il proprio lavoro,  si può fare “politica” e mettere in moto cose che servano anche agli altri. Non sta a chiedersi se conviene: si chiede se gli piace. Matto. E manco poco.

Il punto è che a guardarlo (che pure su questo ho visto il filmetto) e a sentirlo, mentre mi chiedo “ma ndo l’avete trovato?” purtroppo invece mi viene la voglia di prenotà un traghetto, una corriera e un asino e andarlo proprio a trovare. Pure co sto caldo. Perché in ’sto periodo buio della politica, a pensare a Stefano e agli Stefani e ai Roberti (che è quello di cui vi parlavo ieri) e agli altri dei quali vi parlerò, si intravede persino un raggio di sun.

Insomma sto figaccione vaga su questi pascoli e sulle arnie, accompagna e rigoverna, studia e migliora, si batte la mano sul cuore quando gli chiedi quale sia il segreto del suo lavoro e della buona politica poi, mentre un occhio va sempre sul pascolo, si ferma a un incrocio nella steppa e, sotto a un cumulo di pietre, allunga la mano in un anfratto e tira fuori una biretta.

In pieno sole la stappa, la schiuma fa splashhhhh e poco prima di berne il secondo sorso si gira e fa:
“Altro che Bersani, da solo con l’agendina…”

Ombre Rossi

Thursday, May 3rd, 2012

Mentre non funzionava qui m’è scappata sta cosa qua.

PremessocheDelioRossihasbajato io ve lo devo dire: mentre guardavo al ralenty l’allenatore che sbroccava mi s’è improvvisamente sovrapposta l’immagine plastica di un segretario di partito pressato da ogni dove che, daje oggi e daje domani, sbrocca pure lui. E finalmente abbracciando la linea che Annarella in persona  mi affidò un giorno incrociandomi di passaggio davanti alla portineria del Pd, momentaneamente scevra da occupanti No Tav o Si Qualcos’Altr - linea riassumibile in “Senti Nì je devi dì a Bersani che deve avè più polso e se nun so’ d’accordo i cacciasse tutti, oppure je meni”- ecco io vedendo qul ralenty ho plasticamente visto quel segretario pressato da estenuanti sessioni di Noncisiamismo, di Imbarazzismo, di Fotodivastismo, con picchi di Ombredalemismo e di Spostatiastocentrismo anzi a Stosinistrismo a un certo punto sbrocca pure lui e tira due pizze. Lì, tipo nel mezzo del central Direzionismo. (continua)