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Freya Stark, Nostra Signora -e Lawrence di Persia- delle viaggiatrici solitarie

martedì, luglio 25th, 2017

Storie calme di donne inquiete/39

Quando mi ci trascinarono alle ore 13 di quattro 20agosto fa, checcertedate e soprattutto certiorari nonsidimenticano, credo di aver chitemmuortato per giorni. Ma Freya Stark, nella Valle degli Assassini, una delle zone più impervie dell’Iran occidentale, ci arrivò per prima e da sola, nel 1930.

E dunque Freya Madeleine Stark nata a Parigi nel 1893 esploratrice e saggista britannica, scrittrice, cartografa, approda da piccolissima ad Asolo, con la sua famiglia. La passione per l’Oriente esplode a nove anni quando uno zio le regala il libro delle Mille e una notte. Inizia a studiare l’arabo e a fortificare il corpo in vista di future spedizioni. Alta meno di un metro e sessanta, fisico minuto ma indomita: non si farà fermare da nulla, neanche da un terribile incidente avuto da ragazzina che le costerà metà della capigliatura, un orecchio e la palpebra destra e le lascerà anche una cicatrice che le attraversa la testa: risolverà con complicati toupé e strategici cappellini.

Freya Stark cappellino

Viaggiare è un piacere e un’arte, per Freya, ma soprattutto una necessità.

Nel 1911 si iscrive al Bedford College di Londra ma allo scoppio della Prima Guerra mondiale si arruola come infermiera in un ospedale da campo gestito dalla Croce Rossa Inglese sul fronte italiano dove assiste alla tragica ritirata di Caporetto.

Finalmente nel 1930 può mettersi sulle orme di Marco Polo e puntare alla Persia, alle “Valli degli Assassini”. In realtà la Valle è quella di Alamut che sarà proprio lei a geolocalizzare: e lì ci sono anche i Castelli degli Assassini che sarebbe più corretto definire dei suicidi perché uno, arrivato più morto che vivo lassù, alla sola idea di dover ridiscendere si vorrebbe direttamente buttare di sotto.

E visto che ci siamo informo l’utenza che sti Castelli erano il rifugio dei seguaci di tal Hasan-e-Sabbah, capo di un’organizzazione mercenaria che rapiva e uccideva personalità religiose e politiche. Sti tizi erano convinti che tali gesta li avrebbero portati in Paradiso, convinzione rafforzata dal fatto che Sabbah li imbottiva di hashish per compierle. Perciò furono chiamati Hashish-i-yun, da cui deriva la moderna parola “assassino“. Chi ve l’avrebbe mai detto, eh, fricchettoni miei, che alla fine sempre alle canne si torna, anche con l’etimologia? Che poi se lo fate dire a un bolognese torna proprio a essere i Castelli degli asciascini (per gentile concessione di Davide, che così li apostrofò appena si riuscì a riprender fiato una volta arrivati, sempre quel famoso ore 13 di quattro 20agosto fa).

Ma torniamo alla nostra Freya, che proprio lì si inerpica e da lì inizierà a viaggiare sempre da sola, al massimo con qualche guida locale, con ogni mezzo, a cavallo, a piedi, a dorso di mulo o di cammello, incaponendosi e addentrandosi dove nessun occidentale aveva mai osato.

Ma Freya non va in viaggio: va “alla ricerca dell’impossibile” e racconterà tutto in libri diventati veri e propri cult. Uno fra i più belli è proprio “Le Valli degli Assassini”, con la prefazione di Alberto Moravia.

Freya Stark

Freya viaggia seguendo una stella – afferma in uno degli articoli sulla rivista The Spectator – l’orsa maggiore che illumina il suo cammino dal 1927 al 1993, anno della sua morte,  Nel 1972 le viene conferito il titolo di Dame of the British Empire; il 9 maggio 1993 muore centenaria nella sua piccola casa di Asolo.

L’ultima spedizione la fa in Afghanistan quando ormai ci ha nacerta e nel 1970 pubblica The Minaret of Djam.

Freya Stark, il piacere e il desiderio di viaggiare -che non significa spostarsi da un posto all’altro- fatti donna. Freya che in qualche modo ci lasci anche una ricetta per viaggiare nella vita, anche se non ci si sposta da casa.«Viaggiare significa ignorare i fastidi esterni e lasciarsi andare completamente all’esperienza, fondersi con tutto quello che ci circonda, accettare tutto quello che ci succede e così, in questo modo, fare finalmente parte del paese che si attraversa. E questo è il momento in cui si avverte che la ricompensa sta arrivando».