Posts Tagged ‘pecerin’

Uomini che odino le donne

Thursday, October 4th, 2012

E’ stato nel pieno del post prandiale, quando la palpebra facilmente s’accartoccia a uso pennica, che la mia amica Manu ha lanciato nella zuckersfera il missile terra-aria: “alla fine di una storia e’ peggio essere odiate o rimosse?”. Dopo cinque minuti la votazione era presto fatta e l’unanimità stabiliva che non c’è cosa peggiore che essere rimosse.

Archiviati i tempi del “dimenticami” noi dunque vogliamo uomini che odino le donne:   l’inascoltabile congiuntivo presente è decisamente la novità del Millennium, la trilogia di Stieg Larsson a noi facendoci un baffo. Noi direttamente Gramsci: odiamo l’indifferenza e anzi vogliamo farci odiare e per questo scomodiamo anche Anatole France: “Preferisco gli errori dell’entusiasmo all’indifferenza del discernimento”.

Quindi, uomini, non illudetevi: noi faremo di tutto per rimanere agganasciate nel vostro ricordo nella sezione divieto di rimozione. Perché sia chiaro: meglio un’odievole emozione che una rimozione.

Ed è stato giustallora, quando le certezze nostre sembravano alfin raggiunte, che il compagno Pecerin, che da qui trasvolò anche sul socialcoso, mise il sigillo della Cassazione cassandoci le certezze tutte:

“Ho una brutta notizia. Alla fine delle storie non venite nè odiate nè rimosse, semplicemente sostituite. Tipicamente con un modello più recente dalla carrozzeria più moderna”.

La Lisbeth Salander che è in noi a quel punto si è finalmente liberata e, unendosi anche al Giuseppe De Rita che è in noi, ha prodotto il vero punto della questione: qui non è questione né di essere odiate né rimosse. NOI VOGLIAMO SEMPLICEMENTE CONTINUARE A ROMPERVI I CABBASISI MENTRE STARETE CON QUELL’ALTRA. 

La zanzara dura 1 giorno, il gatto 13 anni, l’amore 3

Tuesday, June 26th, 2012

“Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia”.

Sto genio si chiama Frédéric Beigbeder (1965 – vivente, scrittore e critico francese) a riprova che ogno Paese ha il suo nostro Pecerin.

Ha scritto un agile volumetto dal titolo “L’amore dura tre anni”, 160 pagine, domani esce il film. Dice che, sostanzialmente già prima che abbiate finito il libercolo, qualcosa starà cambiando nel folle amore che vi pervade. Forse almeno il tempo del film po’ esse che però lo reggiate ed entriate e usciate dal cine ancora innamorati.

Il circolo vizioso è presto detto: “Non sono mai soddisfatto: quando una ragazza mi piace, voglio innamorarmene; quando ne sono innamorato, voglio baciarla; quando l’ho baciata, voglio andarci a letto; quando ci sono andato a letto, voglio vivere con lei in un appartamento ammobiliato; quando vivo con lei in un appartamento ammobiliato, voglio sposarla; quando l’ho sposata, incontro un’altra ragazza che mi piace”.

E, appuntatevelo, “L’uomo è un animale insoddisfatto, esitante tra diverse frustrazioni. Se le donne volessero giocare d’astuzia, gli si negherebbero, per farsi correre dietro tutta la vita”.

Me lo comprai alla quarta nonché definitiva separazione dallo stesso marito e quando esclamai “oddiocosìttanto?” compresi che stavo lentamente guarendo. E che le ricadute, inevitabili, avrebbero preso atto in partenza che di eterno, al massimo, c’è solo la fragranza di Chanelnumerocinque. Motivo per il quale io uso la 19.

 Infine, e qui parlo alle donne, un’avvertenza: non guardate i colletti delle camicie e lasciate perdere il cellulare, controllategli piuttosto la barba. Perché “l’unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta? Quando le dite “ti amo”, lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo. In cui i vostri “ti amo” non avranno più lo stesso sapore. Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l’amavo più”.

E’ del tutto evidente che, e qui parlo ai maschi, la vostra cartina di tornasole sarà egualmente appicicaticcia: e si chiama Depilzero.

Adotta un amore

Thursday, June 14th, 2012

Nasce il PDAAD, Partito dell’amore a distanza e il mio nuovo guru è Ulrick Beck che ci ha scritto sopra un tomo che -diamolo per letto- in sostanza fa capire che è meglio. Meglio dell’”amore di prossimità” (che già la parola mi sembra una cosa di rara tristezza).

Si parte da nobili domande: “Come si trasforma l’amore quando è talmente coraggioso e audace – o forse così tracotante e folle – da non farsi intimorire da confini? Quanta lontananza sopporta, di quanta distanza ha bisogno?” per finalmente approdare alla ciccia. L’ora della verità pare scatterà nel 2046, cioè domani. Quando si scoprirà che:

“Il partito dell’amore a distanza mostrerà come l’amore di prossimità mostri un “elevato coefficiente di ottundimento”. Le coppie che convivono più di 15 giorni al mese, si vedrà infatti, mostrano un tasso di divorzio molto più alto rispetto alle coppie che nello stesso arco di tempo praticano l’amore a distanza. L’amore di prossimità, infatti, è noioso e ha effetti vistosi anche sull’amore fisico, inflaccidisce gli organi della riproduzione ed estingue il dialogo”. Non abbiamo ancora notizie di eventuali ripercussioni anche sulla cellulite e il rilascio dei radicali liberi ma non dubito che qualche studio colmi anche questa lacuna a breve.

Questo quadro devastante sembra scritto da Pecerin invece è Beck, Ulrick Beck. Che altro vi devo dire?  Nulla. Ricordarvi che siccome siamo in prossimità si ma della dichiarazione dei redditi, fate st’opera buona: fate un’adozione a distanza. E adottate pure un amore. A distanza. Il prossimo, e la prossimità, ve ne saranno grati.

Vanità di vanità

Monday, May 28th, 2012

Segnalo all’utenza -con ciò assumendomi ogni responsabilità in merito a inevitabili ricadute sul già smisurato ego dell’interessato che però è con voi che ha il qui certificato debito di gratitudine eterna- che digitando sul motore di ricerca Google il nome “Pecerin” questi sono i primi risultati:

  • SuperCaliFragili » Search Results » Pecerin

    www.supercalifragili.com/?s=Pecerin

    3 giorni fa – Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po’ di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a

  • 8 mag 2012 – LEGGEREATTENTAMENTEST’AVVERTENZA In coincidenza con lo scatenarsi di tutte le allergie, riniti e varie di stagione riceviamo e
  • SuperCaliFragili » Blog Archive » Cara Cei, cosa ci fa soffrire di più?

    5 giorni fa – Pecerin Dice: May 22nd, 2012 at 18:15. Poi dite che lo str…. sono io. MeriPop Dice: May 22nd, 2012 at 18:57. Pecerin Santo subbbito

  • Rassegna storica del Risorgimento

    PECERIN VLADIMIR S. E a proposito della Svecina, Pecerin ricorda: A giudizio di Pecerin, i sermoni di Lacordaire assomigliavano più a magnifici articoli di

  •  

     

    The Pecerin Primula Show

    Saturday, May 26th, 2012

    Rendo noto che da giorni ormai una significativa parte di questa utenza vive sostanzialmente incollata ai post della tenzone Pecerin Primula come gli abitanti dell’isolotto di Sheaven ai televisori: l’isolotto nel quale abita Truman Burbank nel Truman Show, ovvero un gigantesco studio televisivo creato dal regista Christof.

    Parafrasando, credo che Pecerin sia il primo fedifrago seriale adottato da un blog. E come per Truman anche per Pecerin forse possiamo dire che:

    “Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici ed effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero. Non c’è copione, non esistono gobbi… Non sarà sempre Shakespeare, ma è autentico: è la sua vita”.

    Senonché non sarà sempre Shakespeare ma Pecerin tradisce -pure- ottime frequentazioni di lettura e scrittura il che di questi tempi è roba. Come Truman, infine, anche lui “potrebbe andarsene quando vuole. Se fosse qualcosa di più di una vaga aspirazione, se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo. [...] Truman preferisce la sua cella”. Però, per ora, Pecerì nun ce lassà.

    Signore e signori, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.

    Bastardi senza gloria

    Friday, May 25th, 2012

    Dottor Pecerin, c’è posta per Lei.
    Sua Meri

    di La primula rossa

    (Dis)Preg.mo Dott. Pecerin,

    mi accingo a scriverle pur nella consapevolezza che sia tempo perso. Ma, viste le sue insistenze  a sottoporre il pietoso caso ad una valutazione professionale altamente qualificata, quale è quella di chi le scrive, non posso esimermi dal doveroso compito.

    L’avverto inoltre che questa consulenza potrebbe terminare da un momento all’altro, perchè attendo una telefonata che mi costringerà assolutamente ed improrogabilmente a correre al capezzale di altro bisognoso paziente. Sono certa che capirà, essendo esperto fruitore di fake call.

    Suppongo inoltre che lei si sia già premunito di tutti i paramenti del caso, atti ad assorbire ogni forma conosciuta e non di insulti ed improperi, perchè è quello che prevedibilmente si attende da me.

    Bene, se lo facessi, non farei altro che assecondare il suo apparentemente astuto piano, costruito a tavolino all’unico scopo di apparire per quello che non è: un GRAN bastardo.

    Vengo a dirle…

    L’universo maschile pullula di fedifraghi, traditori e frequentatori seriali di letti altrui. Ergo, il suo coming out non apporta alcun elemento di novità rispetto a quanto già noto da illo tempore, circa la fenomenologia comportamentale degli esseri a tre gambe.

    Il tratto bizzarro, e aggiungerei alquanto singolare, è dato piuttosto da questa irrefrenabile smania di urlare al mondo (femminile) le sue meschinità da letto, a descriverle con dovizia di particolari, fino a smascherare tutti i preziosi trucchi che l’hanno portata, sino ad oggi almeno, ad essere un uomo libero, ma soprattutto integro (ortopedicamente parlando…)

    Gli uomini, caro Dottor Pecerin, sono geneticamente programmati per negare fino all’evidenza ogni bassezza di cui sono capaci, ciascuno per quel che può.

    E questa sua bizzarria non rappresenta una rara alterazione genetica, quanto piuttosto una goffa creatura di laboratorio. Il trattamento che consiglio nei casi come i suoi, è quello di cessare immediatamente l’assunzione, sotto qualsiasi forma, dei film di Woody Allen. Nelle menti non adeguatamente attrezzate, la visione di tali contenuti produce un processo di identificazione patologico, una con-fusione identitaria, che porta il tapino a parlare e comportarsi come il celebre regista. Nei casi più estremi, alcuni individui, come lei ad esempio, arrivano a dire alle donne cose come “Ehi baby, non metterti con me, sono un bastardo” (cit., manco a dirlo, Woody Allen).

    Ora, perchè lei lo fa? Le ipotesi sono due. La prima è quella di cercare disperatamente di attirare su di sè attenzioni altrimenti non ottenibili dal mondo femminile, nel vano convincimento che le donne sono attratte dai cattivi ragazzi, che un po’ è vero, ma devono essere veri pure quelli. Altrimenti la disfatta alla Woody Allen, giusto per restare in tema, è garantita al limone.

    La seconda ipotesi invece, quella per cui propenderei nel suo caso, è quella cosiddetta del “can che abbaia perchè non morde”. Il proclamarsi infimo bastardo per mari e per monti cela, in questo caso, una volontà manipolatoria dell’altro sesso, dal quale si attende unanime il coro “ma nooo, tu non sei bastardo… sei molto meglio di come ti vedi”. Perchè, bisogna dirlo, qualche donna che ancora cade nella rete del gioco d’anticipo la si trova in giro…Proclamarsi grande tombeur de femme, oltre le proprie innate capacità da umil trombatoeur, per garantirsi qualche boccone di risulta.

    Si, è plausibile, questo le assicura comunque un posto tra i bastardi, ma tra quelli senza gloria…

    Driiiiiiin….. mi scusi, ma ora devo proprio andare, la clinica dei bastardi esonda di pazienti in attesa…

    Dottore Jeckyll e Mr firstAid: prontuario della scuse per darsi

    Thursday, May 24th, 2012

    Riceviamo e, pubblicando e leggendo, ci immunizziamo. E ricordate: mentre inorridiamo per il Pecerin che scrive, c’è un Pecerin in ogni uomo che, variamente travestito da altro, stiamo continuando ad amare, bramare e accanto al quale tranquillamente dormire.
    Vostra Meri Shelley

    di Pecerin

    Per mettervi a parte di questa ultima riflessione devo svelarvi qualcosa di me: sono un medico. E’ una professione difficile e sarebbe da sconsigliare ai giovani gaglioffi bonvivant, se non ci fosse un lato positivo che compensa tutti gli svantaggi: le scuse.

    Un medico ha scuse a prova di bomba ed io me ne accorsi non appena iniziai a lavorare. Avevo solo 24 anni e credevo ancora nell’amore ma mi resi conto che potevo depistare in maniera inaffondabile qualunque fanciulla troppo insistente. Potevo essere per lunghissime ore impegnato in ospedale e all’affermazione “ma io ti ho cercato, e mi hanno detto che non c’eri” rispondere arrogante ma che credi che per la prima svanita che chiama si mettono a seccare i medici in sala operatoria?; se volevo andare a trovare indisturbato chi di dovere bastava simulare una visita domiciliare; per il week-end c’era sempre il congresso al quale non sta bene portare le fidanzate poi sono nojosi si parla solo di malattie e via dicendo.

    Pur non essendo arrivato alla maestrìa di un mio collega più anziano che pagava un pensionato per stazionare nella sala d’aspetto del suo ambulatorio al fine di bloccare mogli o seccatori mentre lui all’interno sagrificava a Venere con l’infermiera, ho sfruttato ampiamente queste utili opportunità offerte dal mio lavoro.

    Con il tempo ho scoperto tuttavia che quello che di meglio garantisce in questo campo la mia professione non sono le scuse, ma le possibilità di fuga. Ovvero la possibilità di andarsene indisturbato, e salvando la forma, da un luogo dove non si vuole più stare.

    A questo punto bisogna fermarsi ed affermare una Verità, sgradevole ma indiscutibile e sacrosanta: stare a letto con una donna è molto piacevole, ma questo è vero solo fino a quando si fa sesso. Nel momento in cui il sesso finisce, e bisogna dormire, il discorso diventa completamente diverso. Una donna, per quanto bella, per quanto eroticamente stimolante, per quanto intellettualmente affascinante, dal momento in cui si addormenta diventa solo un ingombrante ed insensato corpo vivente nel letto che vi impedisce un sonno gradevole e ristoratore non meno di quanto farebbe qualunque altro mammifero.

    Questo non è tutto: la leggiadrìa, il fascino, il sex appeal che ci portano nel talamo di una donna sono pessime guide: ci sono ragazze bellissime con piedi così freddi da rammentarmi l’inevitabilità della morte, donne che ispiravano le fantasie più ardite russare come dei tromboni sfondati un secondo dopo essersi assopite, fanciulle dalle forme morbide, sode ed aggraziate fornite dalla natura infame di gomiti appuntiti come lance pronti a conficcarsi nelle parti più sensibili del mio corpo.

    Se a questo aggiungiamo il fatto innegabile e conosciuto già dagli antichi che post coitum omne animal triste est capite che in simili situazioni resta solo una cosa da fare: andarsene.

    Ma come andarsene dalla senza essere maleducati e, soprattutto, senza pregiudicare un futuro revival?

    Ecco che arriva in soccorso la professione. Un medico è reperibile, e l’ospedale può chiamarlo in ogni momento se c’è un’urgenza. Dal momento in cui ho scoperto che esiste una fantastica applicazione per iPhone che si chiama “Fake Caller”, che simula a comando una chiamata dal telefono della clinica, assicurarsi un sonno tranquillo e solitario è diventato un gioco da ragazzi. Prima di appartarsi si programma la provvidenziale applicazione ad un’ora appropriata, al momento dello squillo si balza dal letto imprecando, si impugna il telefono con la faccia spiritata e poi è sufficiente dire un preoccupato arrivo subito, intanto intubatelo e cominciare a vestirsi furiosamente. Quando la fanciulla si desta e vi chiede cosa è successo? non bisogna rispondere, ma dire solo l’ospedale, l’ospedale! ed agitare una mano accanto al volto come per significare oddio lascia stare.

    Con la grandissima maggioranza delle ragazze questo è più che sufficiente; esiste tuttavia una minoranza di rompiscatole olimpioniche che si mette – nonostante l’emergenza -  a fare domande. In quel caso allora bisogna dare a queste seccatrici quello che meritano mormorando è un bambino! A questo punto tacciono tutte, e molte chiedono scusa.

    Dopo avere dormito serenamente da soli, in un confortevole e deserto letto che si trova in qualunque altro luogo, si deve essere gentili, e telefonare il giorno dopo per aggiornare la fanciulla sulla situazione clinica del povero malato. A quel punto mi regolo sul loro comportamento. Se non se la sono presa e hanno bevuto la storia racconto loro di mirabolanti imprese mediche al termine delle quali il povero paziente ha avuto miracolosamente salva la vita, anche perché nei momenti più difficili io sono riuscito a calmarmi pensando alla notte di amore che avevo appena trascorso, che mi ha dato serenità e mano ferma.

    Se, al contrario, fanno le sostenute ho una mossa fantastica: mentre loro si lamentano io faccio morire il bambino.

    Se ti lascio è normale

    Tuesday, May 8th, 2012

    LEGGEREATTENTAMENTEST’AVVERTENZA
    In coincidenza con lo scatenarsi di tutte le allergie, riniti e varie di stagione riceviamo e pubblichiamo un’altra dose di vaccino Pecerin. La presente valga, per tutti, come sostanza da assumere per sviluppare e potenziare, ove già non si fosse provveduto autonomamente, il sistema maschimmunitario: se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono.
    Vostra
    Meri Curie

    di Pecerin

    Qualche ingenuo può immaginare che conquistare le donne sia difficile. Sciocco: basta un aspetto fisico non deforme, una minima disponibilità di tempo e di denaro (ripeto: minima, soprattutto per quanto riguarda il denaro), una notevole faccia tosta ed è come rubare nelle chiese.

    Altri possono pensare che con le donne sia difficile starci, e questo è un poco più vero. Altri ancora possono immaginare che la parte complicata sia avere con loro una divertente attività sessuale, e ciò è ancora più vicino alla realtà, soprattutto dopo alcuni mesi di frequentazione. Ma pochi comprendono quale sia la fase più difficile nel rapporto con una donna: il lasciarla.

    Mandare al diavolo una donna innamorata è infatti un’impresa quasi impossibile. Qualunque cosa tu dica, lei ti rimarrà tra i piedi. Se vai con un’altra, è solo per farla ingelosire; se non ci vai, è perché sei ancora innamorato di lei. Se non la chiami, non le passa per la testa che lo fai semplicemente perché non hai alcuna voglia di sentirla: immancabilmente supporrà qualche intricato quanto inesistente meccanismo mentale per cui tu, pur essendo innamorato di lei, non la vuoi chiamare. Penserà che hai paura dei tuoi sentimenti, che sei troppo attratto da lei, che non sei abbastanza coraggioso per avere un rapporto costruttivo, che sei infantile e non sicuro di te stesso. Ma mai le passerà in un distretto recondito del cervello il pensiero che – semplicemente – non hai più voglia di giacere con lei o perché ti è giunta a noja la sua compagnia, o perché hai per le mani una compagnia migliore (o comunque nuova, quindi migliore, in varietate voluptas come diceva Quintiliano). No. Te la ritroverai sotto casa, al ristorante, ad una cena tra amici. Ti scriverà lettere appassionate (tienile, se sa scrivere bene potrai riciclarle), ti invierà libri illeggibili con dediche da non leggere, dischi sdolcinati, ti lascerà nella segreteria telefonica ultimatum definitivi che, purtroppo, di definitivo non avranno nulla.

    Allora, viene la domanda: come togliersi dai piedi (senza infrangere il codice penale, ovviamente, qui non si contempla la Soluzione Parolisi) la rompiscatole di turno? Per molti anni ho navigato nell’incertezza. Dire ad una donna carina ed innamorata “mi piaci ma non posso stare con te” è qualcosa che le destabilizza e le porta ad insistere, dirle non mi piaci più peggio che peggio, si entra nella filosofia; dirle “non sono adatto a te” le porta al desiderio di cambiarti; affermare la banale scusa “sono troppo coinvolto e devo allontanarmi” è addirittura autolesionista.

    Ma quali sono allora le tecniche più efficaci per piantare una donna? La risposta non è per nulla facile, anche per chi – come chi vi scrive – ha una certa esperienze delle cose del mondo.

    La soluzione Andromeda sfutta una malattia venerea. Comunicare ad una fanciulla che si è contratta una perniciosissima infezione è in generale qualcosa che la allontana. Ma ha due controindicazioni. In primo luogo, se si sa in giro vi brucerete avventure future; in secondo luogo in alcune donne – tra le più fastidiose – alberga lo spirito di Florence Nightingale, ed il morbo le incollerà ancora di più a voi quali affettuose infermiere. E questo è un guajo.

    La prima grande scoperta che feci avvenne per caso, e mi portò a produrre la Soluzione Ghost. Durante una conversazione nella quale stavo propinando una quantità ciclopica di sciocchezze mi incartai sulle mie stesse parole. Alla mia fidanzata del tempo, non sapendo come rispondere riguardo ad una bionda con la quale ero stato visto in giro qualche mese prima, mi risolsi a dire che era vero che mi ero preso una sbandata per l’avvenente fanciulla, ma che purtroppo la bella sfortunata era morta in un incidente stradale. Ovviamente stava benissimo, e l’unica vittima sarei stato io se una delle due avesse saputo della mia affermazione, ma la cosa per fortuna non accadde. Da quel momento in poi capii che era sufficiente affermare di essere ancora innamorato di una morta per mettere in fuga anche la più insidiosa delle seccatrici. Se poi insistevano, raccontavo che quando facevo l’amore con loro mi appariva la defunta, e questo aveva – lo ammetto – una certa efficacia come repellente anche delle più ostinate. Con il tempo delineai con precisione la personalità e l’aspetto della poverina prematuramente mancata, disegnandola su di una mia ex dotata di un certo spirito, che ero convinto le avrebbe permesso di prendere con filosofia la cosa. Su questo, ahimè,  mi sbagliai: una volta accolse le confidenze di una fanciulla che si lamentava di questa tragedia occorsami, e lei comprese da alcuni dettagli che la morta era lei. Me la cavai con due ruote bucate e l’antenna annodata, e decisi di cambiare strategia.

    A quel punto ebbi una delle mie intuizioni, e misi a punto il capolavoro, ovvero la soluzione Ettore Majorana  Majorana era una giovanissima promessa della fisica. Un giorno si recò a Palermo, e semplicemente scomparve. Nessuno lo trovò più.

    Ecco, con le donne la cosa migliore da fare è scomparire. Di colpo, senza nessun preavviso, senza nessun discorso, senza nessun segno di crisi, bisogna andarsene. E’ indispensabile un numero di telefonino di una scheda ricaricabile, che si possa gettare via senza problemi, una segretaria molto sollecita che risponda in modo vago e negativo a qualunque richiesta. Può ajutare trasferirsi in un albergo o fare una vacanza di qualche giorno, mettere un sacco di posta finta nella cassetta davanti a casa vostra. Massimo quindici giorni, di assenza e di mancanza di qualunque contatto, ed anche la più adesiva si rassegna e vi mette nel dimenticatoio, consolandosi con qualcuno più presente.

    Orbene, voi potete immaginare quanto sia efficace questa tecnica per lasciare una donna, ma non potete di certo immaginare cosa succede se, in una sera solitaria, non avendo di meglio per le mani, vi viene voglia di rivedere la fanciulla abbandonata e provate a richiamarla. Voi non ci crederete, ma con un poco di faccia tosta potete pure ribadire in rete. Basta avvolgere nel fumo la vostra mancanza, accennando a fatti tragici e drammatici che non potete raccontare, e concludere con questa frase: me ne sono andato perché allora non avevo nulla da darti, se non la mia solitudine (si può sostituire naturalmente “solitudine” con “frustrazione”, “malinconia”, “sconforto”, “nevrosi”, “paura”, a seconda della interlocutrice, in generale è meglio non fare riferimenti al timore della retrocessione della propria squadra del cuore, ma non è detto)

    Voi direte: è una stupidaggine, ed avete ragione. Voi direte non significa nulla, ed avete ancora ragione. Voi direte non ci casca nessuna, e qui vi sbagliate. Perché, vi garantisco, non tutte, non la maggioranza, ma una minoranza non trascurabile (ovviamente nessuna di loro legge questo blog) si mette quasi a piangere e – incredibilmente – si concede di nuovo. Confermando la mia ben nota teoria secondo la quale le donne non credono l’improbabile, ma credono senza esitazioni all’incredibile. E per questo non dobbiamo mai mancare di dire loro “ti amo”.

    sah sah prova prova

    Thursday, May 3rd, 2012

    Su suggerimento del commentator Pecerin (“Mi pare evidente che, in analogia con il nostro Presidente del Consiglio, sei tu stessa che devi segnalare (attraverso l’apposito sito) al computer come funzionare bene”) mi apprestavo a contattare il sito della Spectre quando improvvisamente sto coso pare che abbia ricominciato da solo a linkare.

    Paura eh?

    Amore, morte e altri disguidi

    Monday, April 23rd, 2012

    Nonostante Repubblica di oggi ci renda edotti del fatto che esiste un “Sorpasso del maschio, nella salute batte la donna  – Domani vivrà più a lungo”, ecco appunto domani, intanto oggi riceviamo, sobbalziamo, trasaliamo e un po’ persino inorridiamo ma nonostante ciò pubblichiamo.

    di Pecèrin

    Mi rende giulivo il trovare in questo romanticissimo locus telematicus il doveroso approfondimento del rapporto che lega la morte con l’amore, due spiacevoli condizioni che appajono entrambe inevitabili per l’essere umano, e che presentano tra loro molte analogie, anche se la seconda solitamente causa meno disagio in colui che ne è colpito.

     Il rapporto tra amore e morte, in realtà, è esemplificato in maniera perfetta dal film “Love Story”, una pellicola che dovrebbe essere resa obbligatoria per l’educazione sentimentale dei giovanetti di ogni sesso. Per gli ignari, riassumiamo la pellicola.

     Il ricco Oliver (Ryan O’Neal) incontra Jennifer (Ali McGraw), di umili origini e di forte carattere. Nonostante le differenze sociali i due si innamorano profondamente e nonostante l’opposizione violenta del padre ricchissimo e potente di Oliver, decidono di sposarsi. A causa di ciò lui litiga irrimediabilmente con i genitori; lei è costretta a rinunciare ad una prestigiosa borsa di studio per recarsi in Europa. Vivono in ristrettezze economiche ma felicissimi, nutrendosi del loro immenso amore, mentre lei si mette a fare l’insegnante per sbarcare il lunario e lui fatica a potersi permettere l’università. Ad un certo punto le cose cambiano. Olivier si laurea in legge a Harvard e viene assunto in un prestigiosissimo studio legale.

    A questo punto, nella vita reale, Oliver si chiederebbe del perché continua a stare con una morettina insopportabile e petulante che inizia a rendergli la vita impossibile per avere figli, mentre ci sarebbero tutte quelle segretarie bionde e disponibili con le quali passare piacevoli momenti nelle serate di lavoro. Si chiederebbe anche del perché continuare a essere in rotta con i genitori, quando potrebbe acquistarsi una automobile sportiva e spassarsela con tutto il bel mondo di New York. Nella vita reale inizierebbero le bugie, le scuse, i finti impegni ed infine i litigi, le urla, sicuramente un costosissimo divorzio che lascerebbe irrimediabili strascichi.

    Ma quello nel film è l’amore perfetto, non quello della vita reale. E cosa succede? Che un attimo prima che la storia entri in crisi alla nostra Jennifer viene diagnosticata una leucemia fulminante, che molto rapidamente la toglie di mezzo lasciando il fortunatissimo ed innamoratissimo Oliver a godersi la parte più bella del matrimonio, ovvero la vedovanza.

     Ecco il rapporto tra amore e morte: nell’amore vero lei muore di leucemia prima della fine del secondo tempo, lasciando niente altro che un profondo rimpianto, un vuoto incolmabile e auspicabilmente una cospicua eredità. Questi sono gli amori felici.

    Invece, nella vita reale, bisogna prendere atto con disappunto e indignazione che le donne sono dotate di una salute di ferro. Perfette, sane, in forma smagliante scoppiano di salute. Neanche un’alterazione alle transaminasi, una tiroidite autoimmune, un tumore benigno all’ipofisi. Niente. Sanissime. E l’uomo come me che cerca l’amore vero a macerarsi l’anima aspettando la dipartita.

    Talvolta va pure peggio: qualche anno fa sono stato per un tempo non trascurabile con una ragazza, M. Un’artista bravissima, una donna bella ed estremamente affascinante, che ha avuto giustamente tutto il successo che meritava. Mi diceva tutti i giorni, ripetendomi questa frase come un mantrasappi che se noi due ci lasceremo io ne morirò. Sappi che non riuscirò a sopravvivere senza di te”. Ebbene, ci siamo lasciati, ed io ero preoccupatissimo di ricevere da un giorno all’altro la notizia della sua morte, che mi sarebbe molto dispiaciuta. Proprio qualche mese fa mi telefona dopo un lunghissimo silenzio, e mi dice che adesso vive a Milano. Io la invito ad un aperitivo, immaginando che mi debba parlare del sarcoma che l’ha colpita e che le lascia pochi giorni di vita. Mi preparo psicologicamente a incontrare un rudere umano, parcheggio addirittura l’auto in uno spazio per disabili, sicuro di trovarla in una sedia a rotelle.

     Immaginerete la mia delusione quando l’ho vista più bella di prima, splendida, ingrassata e dimagrita nei punti giusti e con un decoltè che mi ha fatto fermare l’orologio.

    come stai?” le chiedo. “bene!” risponde lei. Ma come, chiedo io, neanche un poco di emicrania, un mal di denti, una gastrite? “no”

    L’ho invitata a cena a casa mia. Ha rifiutato, dicendo che non ci casca più con quelli come me.

    Ha fatto bene.
    Perché non volevo approfittarne sessualmente.
    L’avevo invitata solo per avvelenarla con comodo.