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Last kiss

venerdì, settembre 20th, 2013

Già il fatto che per trovare i racconti della mia parrucchiera qui, su questo blogghe, dovete digitare nella ricerca la parola “punk” o in subordine “piccoletta punk” vi dà un’idea della distanza che teoricamente ci dividerebbe. Per il punk. Perché per la piccoletta mi taccio, che già sapete.

Eppure ci sono dei giorni nei quali non ce n’è per nessuno: è dalla mia piccoletta punk che devo andare per ritrovare la piega da far riprendere ai giorni. E anche ai capelli.

Dunque rendendomi conto che fra sette giorni ho l’udienza di divorzio e avendo intravisto ier mattina nello specchio sparuti fili d’argento far capoccella fra i neri e avendo anche realizzato che era da prima dei giorni dell’Iran, e dalla conseguente loro chiusura stagna nell’islamico velo, che non mi ci recavo, immantinente mi ci precipitavo. Dalla parrucchiera.

La mia piccoletta punk è appena rientrata da Londra dove ha fatto la sua gigantesca figura all’Accademia del taglio di Vidal Sassoon sbaragliando fior di femminoni da tutto il mondo. L’ho trovata sull’uscio con le braccia spalancate e le forbici già arrotate. Mi sono seduta, ho preso la rincorsa e le ho detto

-Fraunasettimanadivorzio

Lei non ha detto niente. Ha preso la mia capoccella fra le mani, l’ha scannerizzata per bene e massaggiata. Poi si è rivolta al capostaff (pischello ancora più di lei, che già lo è al limite dell’insostenibilità) e, con l’autorevolezza di un chirurgo all’assistente col bisturi, ha detto:

-Pearl Jam, Last Kiss

Le due ore successive sono state un cesello di forbici, pennello, sguardi e Last Kiss in repeat.

Così, senza dire neanche una parola,  ha finito togliendomi la mantellona come fosse un torero con la muleta, mi ha spazzolata e poi ha detto:

-Non ti ha -e non ti ho- tolto nulla. Ti sei solo alleggerita. Così voli meglio. Ciao Meripo’