In sintesi: le donne del Pdl oggi hanno messo un annuncio a pagamento sul Corriere della sera. Titolo: “Sono una donna non sono una bambola”. Foto di tre donne pidielline sorridenti. Quindi invito al voto in difesa dei diritti delle donne. “Ci rispettiamo e vogliamo rispetto. per questo abbiamo deciso di votare convinte per il Popolo della Libertà”.
Tutto, tutto avrei immaginato tranne, un giorno, di dover dire: Nicole, non alzarti da quella sedia. Siamo dunque a questo: la Minetti come Rosa Parks. Che il cielo mi perdoni e soprattutto Rosa. Le ragioni per le quali non deve farlo le ha già spiegate la mia amica Angela qualche giorno fa. Senonché vedo che oggi, per la legge del contrappasso evidentemente, il giù a sua volta silurato Alfano le dà l’ultimatum: dimissioni domani.
Ora c’è da dire che persino Iva Zanicchi ha avuto il suo bel momento Rosa Parks: correva la tivvù del 25 gennaio 2011 quando un infuriato telefonico Silvio Berlusconi, dopo un’iradiddio a colpi di “cafone” con Gad Lerner nella trasmissione dall’eloquente titolo “L’Infedele”, chiudeva intimando “Invito cordialmente l’onorevole Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo incredibile postribolo televisivo». L’aquila di Ligonchio col cavolo che s’alzò né dalla sedia né in volo, con ciò vendicando generazioni di camerieri politici usa-e-getta.
Contestualmente Berlusconi spiegava che“Nicole Minetti èuna splendida persona, intelligente, preparata e seria»che «si è laureata con 110 e lode ed è di madrelingua inglese». Ora, dico io, perché la Regione Lombardia, che un anno fa dunque non poteva privarsi di un simile curriculum, dovrebbe farlo oggi? No, dico, ma perché non la private prima delle camicie di Formigoni, tipo?
Nicole, sei “una splendida persona, intelligente, preparata e seria”, “laureata con 110 e lode” e pure “di madrelingua inglese”. E quello che deve dirti che fare soloquandolodirò io è uno ma non è Silvio: è Giucas. Casella. Daje, resta seduta su quella caspita di sedia.
“Sarà aperto anche alle coppie di fatto, e quindi anche alle coppie omosessuali, il bando per poter utilizzare gli oltre 4 milioni del fondo anti crisi istituito dal Comune di Milano“.
L’ex vice presidente del Consiglio Comunale, quindi non un pizzeffichi qualunque, nonchè deputato del Pdl Riccardo De Corato ha definito questa scelta un’«inutile provocazione”. E fin qui ahimè niente di nuovo. Ma lo sapete st’inutile provocazione nei confronti di chi sarebbe?
“nei confronti del Papa il cui arrivo nel capoluogo milanese è atteso per venerdì primo giugno, proprio nel giorno di apertura del bando”. Non pago di questa fine analisi, De Corato ha così proseguito: «ci saremmo aspettati -dal sindaco e dall’ala cattolica del Pd – un intervento per indurre Majorino a rimandare la pubblicazione del bando che, fatto con l’arrivo del Papa a Milano, rappresenta una provocazione di chi governa la città nei confronti del Sommo Pontefice che viene a celebrare la famiglia a Milano».
Considerando i caspita di guai che ha per la testa il Santo Padre in questi giorni, indovini ora la gentile utenza l’elaborata risposta contenuta in un’unica parola di dodici lettere che, eventualmente, la cosa potrebbe suscitare nel tormentato animo.
Quindi oggi è la parola del giorno. L’invidia. Anche “ti denuncio”, se è per questo. Insomma il rilancio del Pdl dovrebbe iniziare da ”Gente che non prova invidia”. E da una causa.
Ora però l’elenco delle virtù del novello pidiellino sarebbe questo: «Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà. Gente che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità. È questo il popolo della libertà!”".
Sorvolando sul problema della paura del buio (che di norma si supera vero i 6-7 anni) e sull’evidente assenza di Sandro Bondi dal brainstorming che ha partorito l’ode, ditemi voi se può mai esistere o vi accompagnereste a uno che sta sempre nello stato emotivo “ebete”, senza provare mai passioni sia pur incazzose. Ma, nel caso, vi informo che quand’anche si andasse fieri di non aver mai provato un tubo, questa non sarebbe la prova provata di un’appartenenza al Popolo della libertà ma a quello delle amebe.
A proposito di quanto poc’anzi affermato ci è gradito comunicare all’utenza che forse alla Borsa “valori” qualcosa alla fine siamo riusciti a negoziarla:
ULTIMORA: BERLUSCONI, DORINA BIANCHI? PENSO SIA GIA’ PASSATA CON NOI (ANSA) – ROMA, 12 MAG – “Siamo sicuri che Dorina Bianchi sará con noi anche in Senato”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un’intervista a Radio Radio.
“Non mi interesso di queste vicende – spiega il premier a chi gli chiede un commento sul caso della senatrice dell’Udc e candidata del centrodestra al Comune di Crotone – Dorina Bianchi è un ottimo candidato per Crotone. Noi la sosteniamo e siamo sicuri che sará con noi anche in Senato perchè credo che le sue idee differiscano molto con i programmi di Casini e dell’Udc e penso che sia giá passata con noi”.
Dorì, ti avverto: se ti sei venduta pure il numero del parrucchiere vengo lì e ti meno. Meri
Dunque, una pattuglia di diciannove parlamentari del Popolo delle Libertà capitanati da Gabriella Carlucci, a 50 anni dal primo piede sulla luna, ha messo la prima mano su un libro. Sono giustamente partiti dai fondamentali: i libri di scuola. E si sono trovati davanti una “situazione vergognosa“: pagine piene di congiuntivi, preposizioni articolate, periodi di due righe senza manco uno spot in mezzo, participi passati, frasi principali e subordinate e persino perifrastiche.
Ci si sono messi di buzzo buono ma non sono venuti a capo di nulla: testi incomprensibili, roba che neanche Champollion con la stele di Rosetta. Finché hanno avuto l’illuminazione: chiaramente si trattava di messaggi cifrati. Cirillico. Messaggi comunisti.
Ed è stato allora che hanno deciso di ribellarsi: basta, “non possiamo più far finta di non vedere”. Che sennò dovremmo far finta che sappiamo leggere.
E insomma, a schiena dritta, seduti su ottocentesche seggiole fra arazzi e damaschi e con il lapis rosso e blu a roteare sulla pensosa testa, hanno infine stilato l’anatema contro i “tentativi subdoli di indottrinamento” per “plagiare” le giovani generazioni “a fini elettorali” dando “una visione ufficiale della storia e dell’attualita’ asservita a una parte politica”, il centrosinistra, “contro la parte politica che ne e’ antagonista”, ossia il centrodestra.
Gli risuonava pure quella canzone là, “meno male che Gramsci c’è”. “Noi non siamo più nelle officine”? Ettecredo: stanno tutti annidati dentro alle perifrastiche attive e passive dei libri di scuola. Un’indecenza.
Generazioni di menti plagiate dalla consecutio temporum invece che da “Amici”: ma che siamo impazziti?
E così gliene hanno scritte quattro, a ’sti avanzi di confino: la ricreazione è finita. Vi abbiamo scoperti, cari i miei furbetti del quadernino e dunque ci vuole una Commissione di inchiesta nella quale uno squadrone di esperti si periterà di setacciare rigo per rigo il covo dove si annidano le moderne cellule insurrezionali: punti, virgole e punti e virgola.
E dunque mo’ basta. Oh. Cacchio. Punto esclamativo. Ed eversivo.