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Uccellacci e uccellini

martedì, settembre 13th, 2016

Galapagos 7

Darwin, dicevamo. Che, diciamo pure questo, alle Galapagos c’è stato 45 giorni. Ripeto. 45 giorni. Pensavo ci avesse passato la vita, a raccogliere erbette e catalogare fringuelli, uccelletti e penname vario.

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Foto Paolo Fina

Una roba che altro che i francobolli, sta collezione doveva avergli prodotto la barbona bianca e anche un certo discendimento di cabasisi. E invece lui quel viaggio lo fece a 22 anni e alle Galapagos ci restò poco più di un mese. Ma soprattutto ci andò come naturalista a bordo su una barca che era lì tipo per spionaggio industriale, per mappare e riportare confini geografici e idrografici.

Invece, mattugguarda certe volte, a cena sul brigantino Beagle gli servono cotal nandù. Tipo uno struzzo. Ma un nandù più piccolo di quello di cui gli avevano parlato certi argentini amicisuoi. E lì, sotto alla forchetta, a Darwin inizia ad accendersi una lucina in testa. Il nandù è simile a quell’altro. Ma non uguale. Mh. Ma come, si dice, non sono stati creati tutti uguali? E perché una specie cambia? Naturalmente Charles non sapeva nulla di dna, genetica, gameti, mutazioni (-Anvedi Meripo’ ti diletti pure di scienze? -Se, beatavvoi, ho chiesto a Paola, Paola Darwin, che m’ha spiegato via WhatsApp e ha molto rimpianto i suoi studenti a constatare quanto fossi zuccona io. Comunque non tutti i suoi studenti, non esageriamo).

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Foto Paolo Fina

Ma torniamo a Darwin Charles. Egli si stava dunque pappandosi, in sostanza, la svolta della sua vita. Serendipity, amici miei, serendipity. Mentre stai cercando una cosa ne trovi un’altra mejoancora.

Ora, diciamocelo, quali intuizioni che hanno cambiato la vita del mondo abbiamo avuto finora noi a tavola? Io, peccarità, ogni volta che sto davanti ai tortellini della Luci o alla Pavlova della Lorenza o al salotto papale della Ippolita o ai manicaretti delle amichemie ho delle intuizioni sull’effettiva esistenza del bene -quantomeno del buono- nel mondo. Ma Darwin trasforma l’arrosto in una prova biogeografica. I nandù sono diversi perché hanno avuto un antenato comune ma poi qualcosa li ha divisi e si sono trasformati nel tempo.

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Fregata. Nel senso il volatile – Foto Paolo Fina

E comunque, sia messo agli atti, lui lì a Galapagos ancora non ci ha capito un beneamato ca.. fringuello.

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Fregata maschio che gonfia la gorgia come richiamo d’amore – Foto Professor Pi

Vede (come anche noi abbiamo potuto fare) meraviglie assolute, tocca (non si può), raccoglie (maisia), inscatola (peccarità, vi arrestano).

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Yellow uccellin – Foto Emanuele

Poi manda tutto a casa. O meglio spedisce. A Londra. E quando torna apre le scatole e inizia un secondo viaggio: quello nella sua testa. Cerca, e trova, connessioni nuove tra cose vecchie. Trova link, diremmo oggi. Collega. Che poi è la ricetta dell’intelligenza: fare collegamenti, stabilire connessioni fra cose apparentemente diverse. Avvicinare ciò che sembra lontano.

E qui finalmente una cosa accomuna anche me a Charles: il secondo viaggio. Quello che anche io faccio ogni volta che finisce il primo, viaggio. Quando inizia, a casa e nella memoria, il viaggio nella testa. Per raccontarvelo. Che io, diciamolo, dovrei pagarvi. Perché a scrivervelo posso rifarmelo. In santa pace. A casa mia. Con la doccia calda, il letto comodo e senza i caspita di marshmallow.

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Gufo galapaguegno – Foto Paolo Fina

-Vabbè, dopo tutto sto pippone, in conclusione Meripo’?

In conclusione appuntatevi questo: “Non sopravvive la specie più forte o la più intelligente ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. Capito? Meno pippementali più datevenamossa.