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Agguanta na mela. E na valigia

lunedì, ottobre 7th, 2013

Cara Meri,

ho letto il tuo post al Giudice. Noi gli compariremo davanti fra dieci giorni, dopo undici anni di matrimonio. La maggior parte dei quali vissuti in due, il resto fino ad oggi anche con le sue “distrazioni”. Nonostante ciò non sono mai riuscita a dire Basta io e ho lasciato che alla fine lo facesse lui. Ora mi sento a pezzi. Che non so come ricomporre. Hai qualche suggerimento per il “dopo” visto che ormai il prima è andato?
Lucia

Cara Lucia,
io direi che si può ripartire da due prenotazioni: una dal pedicure e una all’agenzia di viaggi. La prima perché sono mesi che mi stanno a sbomballare dicendo che dopo il divorzio c’è il mondo ai nostri piedi e allora facciamo almeno che li si trovi presentabili. La seconda perché, senza aspettare l’udienza del divorzio, già per quella della separazione fu un viaggio che mi salvò. Che se ci sono i viaggi della speranza ci sono ancor di più quelli della disperazione. E quello aveva tutte le caratteristiche per rivelarsi il fiasco della vita.

Nella valigia avevo più fazzoletti di carta, manuali di auto-aiuto e boccette di Rescue Remedy che magliette e costumi, nonostante stessi partendo per Cuba. Eppure, ci sono anche qualificati testimoni che posso esibirti in ogni momento, fu una delle migliori idee della mia vita.

Intanto già a ventiquattr’ore dall’atterraggio al posto della boccetta di Rescue Remedy pasteggiavo col mojito e ti assicuro che la prospettiva vista da un bicchiere è senz’altro migliore di quella da una boccetta.

Poi ci fu il fatto che con me viaggiavano numero 19 sconosciuti che ancora oggi sono una delle migliori compagnie che mi sentirei di consigliare a chiunque. Certo conobbi anche il Professor Pi, il che ha poi prodotto altri tipi di conseguenze ma non stiamo a sottilizzare. Anche per via della mole.

E c’è poi che mentre cammini, ovunque, invece di sentire Capezzone al telegiornale senti tipo Guantanamera per strada. Il che, credimi, in certi frangenti fa la differenza. Al punto che quando tornai e mi riappalesai ai miei familiari, poi un giorno alcune amiche di mia sorella si riunirono a casa sua e mentre una si lamentava variamente di sventure maritali, una disse

-Senti, secondo me dovresti andare in eroboristeria, farti dare qualcosa

A quel punto si avvicinò mia nipote, anni 8, e disse

-Senti secondo me dovresti andare a Cuba

E lei -Perché tesoro cosa c’è a Cuba?

-Ah non lo so ma a mia zia ha fatto benissimo

Ammazza quanto l’ho fatta lunga. Vabbè Lucì fammi sapere. Quando parti.
Tua Meri

You Can’t Always Get What You Want. Ma a volte si

venerdì, ottobre 29th, 2010

E’ stato un periodo impegnativo. Dice ma ti sei fatta un mese di ferie. Si ma guarda dove stavo. E soprattutto a fare che.

E poi sono successe un sacco di cose. Ma tante, eh. Tante. Tantissime. Ecco, appunto.

E allora sono entrata nella stanza del Boss e gli ho detto: “Buongiorno”. E me ne sono riuscita.
Ma poi sono tornata un’ora dopo e gli ho detto:
“Buongiorno, boss, io ho bisogno di andarmene per un po’”.
Dice: dove?
Dico: non lo so. Ma ci vado lo stesso.
Dice: ma veramente…

Che non puoi avere sempre ciò che vuoi, dicevano, ma se manco provi a prendertelo è dura. 

E dunque dico: boss, io vado.
Dice: allora va bene.

E insomma tu ora mi stai leggendo ma io te l’ho scritto prima perché Meri Pop a quest’ora dovrebbe essere già per strada, direzione Umbria. Dove si è autoconvocata con uno sparuto gruppetto di pronte-pronti-a-tutto. Tipo Il Grande Freddo senza il morto ma col Grandissimo Freddo, che già fa solo 1 grado, lì. E con una scorta di viveri e legna per il camino. Fino a lunedì sera.

Che secondo me ogni tanto bisogna fermarsi un Pop, ecco. Ma da un’altra parte. E quindi andare.

Voi fate come se foste a casa vostra che infatti ve la siete già presa da un pezzo. Non fate schiamazzi e piano con l’alcol al Meri’s bar.