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L’Aquila e i capelli di Maria D’Antuono

venerdì, aprile 6th, 2018

Si chiama Maria D’Antuono e aveva 98 anni quando fu  trovata viva dopo 30 ore sotto le macerie a Paganica, nel terremoto che nove anni fa sconquassò L’Aquila.

Appena l’hanno tirata fuori, dopo un giorno e mezzo trascorsi sotto ai calcinacci, oltre ai soccorritori ha trovato pure le telecamere e al giornalista che glielo chiedeva ha risposto: “cosa ho fatto tutto questo tempo? Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”.

Poi, è sbottata: “Ma almeno fatemi pettinare!”.

Ecco, al prossimo maschio che vi chiede di spiegargli una femmina, basterà parlare di Maria D’Antuono. Tre parole per capire che prima di schiantare una donna ce ne vuole e per spiegare perché le donne sono e saranno sempre la salvezza dell’umanità: almeno fatemi pettinare.

Dateci una spazzola. E vi solleveremo il mondo.

Cose che a un certo punto prendono una bella piega

martedì, gennaio 24th, 2017

VIET POP 5

E venne il tempo in cui il gruppo delle femminazze, dopo i giorni della fanga, vide finalmente la luce. La luce pulsata. Dell’insegna di un parrucchiere. Certo le risaie a terrazze, i montagnard, le minoranze etniche, le città coloniali, il museo di Ho Chi Minh, i H’mong neri blu e fioriti e i materassi a terra e il saccappelo. Ma poi viene pure il giorno che mobbasta eh. E quel giorno arrivava in quel di Bac Ha.

Lì, signoremie, in una stradina in cui ci accompagnava bel bello il professor Pi, il miraggio prendeva le fattezze di un parrucchiere vietnamita in cui, statemiattente, la piega… te la fanno da sdraiate:

Viet parrucchiere

Viet Libera e Bell (foto Professor Pi)

Pure con la copertina addosso e la poltrona letto imbottita. Il poro coiffeur thai, sorpreso nel sonnacchioso pomeriggio della fanga thai, veniva assalito da sto squadrone de italiche femminazze toste determinate e compatte, un attacco che manco gli elicotteri del tenente colonnello Kilgore di Apocalypse Now. Il pattuglione si doveva dividere in due negozi, per evitare che l’assalto venisse appajato a un atto di guerra ostile, a un’occupazione coatta e forzosa del territorio straniero.

Ora, perché, dicoio, perché non lo possiamo fare pure qua, che una deve arrampicarsi per risaie e melma per riuscire a farsi na piega relax, con massaggetto alla cabeza e pure lo scrub facciale incluso? Eh? Non vi dico la goduria. Ve la faccio proprio vedere.

Viet parrucchiere 3 Pi

Viet Coiffeur (Foto Professor Pi)

(Noterete il motorino sullo sfondo, garage coiffeur)
Marina mia perdonami ma non ho resistito. E t’ho tradita. Ma ritornerò in ginocchio sui ceci da te. In ogni caso quella accanto a me stava facendo una roba più da Centro Nasa che da parrucchiere, tipo un tiraggio spaziale (e Vidal Sassoon è arrivato pure là, Marinabella).

Viet parrucchiere 2

Tiraggio Thai, Sasson style (Foto Meri Pop)

Io sul lettino di pelle, mentre un miraggio a forma di parrucchiera giovanissima mi massaggiava, mi ci addormentavo proprio. Finché venivo risvegliata da una sferzata sulla cabeza tutta pungente: quella mi stava grattando tutto il capoccione con le unghie, le sue unghie, lunghissime. E le usava tipo pettine compulsivo. Una cosa, diciamolo, terribile. Però efficace.

Poi Edward mani di forbice, finita la rastrellatura, iniziava a impastarmi qualcosa in faccia. Tentavo un subitaneo rialzo dal lettino per dire “No No in faccia no” (non so in che lingua, dapperciocché ci si esprimeva solo a gesti) ma quella mi risbatteva energicamente sdraiata e rimpastava un qualcheccosa alternato a schiaffetti. Attimi che mi facevano rimpiangere i trekking nella fanga. Ma per pochissimo eh.

Infine, tamponatami faccia e testa con un asciugamano, mi tirava su dalle spalle e mi rimetteva seduta facendomi prima scendere e poi traslare all’asciugatura, nella Mani di forbice del parrucchiere masculo. Il quale procedeva a una messa in piega senza manco una spazzola: solo a manate.

Che vi devo dire? Io dopo un’ora (che tanto durava tutta la procedura) mi sentivo rinata, siapure con le guance in fiamme (che sto scrub era stato tipo uno scuoiamento). Il conto era l’equivalente di due euro (o due birre, per usare il metro del Monguzzo anziché il duong). E quasi mi sembrava improvvisamente di aver avuto una grandissima idea, il giorno in cui mi ero iscritta a questo viaggio.

La morale è che, anche quando ci si trova sepolti da un mare di fanga (per non dire di altro) a volte basta svoltare l’angolo perché le cose prendano improvvisamente una bella piega. E ancora: sì, va bene l’amore. Ma certe volte pure un cazzarola de parrucchiere come si deve può fare il suo.

La signora dei capelli

sabato, settembre 5th, 2015

(interrompiamo la saga di Maori Pop per un annuncio importante)

Come spesso accade, è proprio quando non puoi più permettertelo che ne avresti più bisogno. No, non il fidanzato: il parrucchiere. Parlo per me ma assicuro che, nelle giornate No, spesso fa più una messa in piega di un pippone automotivante. In periodo di crisi economica la questione si aggrava.

Ma qui interviene un’idea che trovai geniale appena ne sentii parlare (dalla mia amica Alessandra, ve ne avevo parlato qui): si chiama “Un taglio solidale”, l’ha collaudato un salone romano che si chiama Riccio capriccio e permette alle donne che attraversano momenti difficili nel lavoro -cassintegrate, sottopagate, pensionate, precarie- di fare taglio e piega a 8 euro di cui 3 vengono donati al CAM, Centro Ascolto Uomini Maltrattanti, il primo in Italia dedicato ai maschi che vogliono smettere di essere violenti.

Io, che sono scettica dentro, all’epoca telefonai anonimamente per chiedere un appuntamento per una tinta, a prezzo pieno, il giorno di sto caspita di taglio solidale.

E mi risposero -Signora no, mercoledì abbiamo tutto il giorno impegnato per il taglio solidale. Possiamo prendere un altro appuntamento?

Presi. E andai. E mi venne incontro un’altra Alessandra, che è la capa (tosta) di tutta sta cosa. E mentre Ale mi strapazzava la cabeza (che è un donnone che lèvati) chiesi anche

-Scusate ma come fate ad accertarvi che effettivamente quelle che vengono siano persone in difficoltà?

E mi raccontarono che, al netto di tante vere verissime, in effetti ci fu anche chi si presentò scendendo dal taxi tutta addobbata e firmata, cosa che suggerì di aiutare il prossimo a essere più generoso. E meno str…. furbino, aggiungo io. (E questa, cari, è un po’ anche la differenza che passa tra i concetti di povertà e, come dice la mia amica Pat, di poraccitudine). Dunque ci si prenota con una scheda e insomma le istruzioni sono qui sotto e sul sito.

Allora, il taglio solidale riprende lunedì 21 settembre, è riservato alle ricercatrici precarie e ci si può prenotare FINO AL 13 SETTEMBRE (qui c’è il modulo per l’appuntamento).

Loro lo chiamano taglio solidale. Io lo trovo un gran modo per fare una piccola rivoluzione.

Taglio solidale

 

E se L’Accademia L’Oreal facesse la piega ai cuorinfranti?

martedì, agosto 5th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

A un certo punto, facendosi faticosamente largo tra la selva di sòle e grane, sull’email è comparso anche un

“Cara Meri Pop, l’aspettiamo quando vuole per prenderci un po’ cura di lei”

ed era firmato non dalla casa di riposo Villa Serena ma da L’Accademia L’Orèal. A un successivo approfondimento, escluso l’attacco hacker alla casella, si scopriva che la segnalazione della qui presente era stata fatta – da sempresialodato amico – in quota “blogger femmine che si occupano di grandi emergenze nazionali” delle quali – come ben noto – il cuorinfranto è senza dubbio fra le prime ma il capello è senza dubbio fra le seconde.

Era così che mi recavo in piazza Mignanelli che, per intenditrici dentro e fuori dal Raccordo anulare, da sempre è sinonimo di Valentino. E planavo in una magnificenza architettonica di palazzo vaticanense nel quale venivano formati, prima dei parrucchieri, i seminaristi. Mille metriquadri di illuminazione d’immenso, dai lucernari, dal total white e dai led, ora che non ci son più quelle dall’Altissimo. E son rimaste le antiche scale e le pregiate Aule, le iscrizioni e l’aura in qualche modo sacrale.

Senonché ora qui ci si occupa in ogni caso di benessere, di un altro tipo evidentemente, ma sempre di anime in pena si tratta. Le nostre. Le nostre di femmine inquiete erranti in ogni dove alle quali improvvisamente appare un’oasi. Un balsamo, appunto. Che non è fatto solo di cheratina.

C’è che all’Accademia hanno deciso di aprire le porte non solo ai mastri parrucchieri e alle occasionali disperate erranti ma a tutti. Non più solo Howgarts per addetti ai lavori ma “un posto nel quale trovare benessere in tutti i sensi” nel senso proprio di tutti e cinque, i sensi, questa sarebbe l’idea, mi ha spiegato il capo mago Fabio Nicolai.

E dunque leggere o presentare un libro, ascoltare musica, bere una tisana, farsi truccare o spazzolare. In una parola, fare in modo che chi esca di qua si senta più leggera in testa ma non solo perché ti hanno fatto la piega.

Perché questo è il punto: prima o poi dovremo inserire i parrucchieri e più in generale i maghi del benessere come azionisti a tutti gli effetti del rinnovato sistema di welfare italiano. Che alla fine la ricchezza di un Paese non si calcola solo in pil ma anche in ben tagliato capel. E, dipartimenti sanitari, chiedetevi: quanto Prozac in meno circola ogni volta che una tinta ben fatta scorre?

Ma proprio sul finale mi permetterei anche un suggerimento a quello che a tutti gli effetti è un po’ il marchio-simbolo dei prodotti di bellezza femminile: e se, vedete voi ogni quanto, riservaste qualche ora a prezzi stracciati per chi si trovi in difficoltà? Son certa che farebbe bene a tutti: a voi, a loro, al welfare e anche al pil.

Ecco: a volte ridare valore significa soprattutto ridare fiducia e dignità. E chi meglio di voi che avete coniato quel motivazionale “Perché io valgo” “Perché voi valete”?

Come affrontare la crisi e trovare una via di shampoo

venerdì, ottobre 25th, 2013

Oggi siamo qui.

Per dire che quando la crisi incalza, quella del parrucchiere rischia di essere una delle prime spese a saltare. Eppure è proprio quando non puoi più permettertelo che ne avresti più bisogno: per restituirti quell’immagine di te che forse anche tu hai perso dietro mille difficoltà e preoccupazioni.Dunque Taglio solidale: taglio e piega a 8 euro. Il terzo mercoledì di ogni mese, quando arrivare al quarto inizia a diventare difficile. Otto euro di cui 3 netti vanno al Centro di ascolto uomini maltrattanti. E se è vero che “c’è un posto nel tuo cuore dove tira sempre il vento”, alleggeriti sulla testa e un po’ anche nell’anima, può aiutare a correrci, dietro al vento. E sembrare una farfalla. Grazie a Riccio Capriccio. E a Donneuropa.

Riccio Capriccio

Last kiss

venerdì, settembre 20th, 2013

Già il fatto che per trovare i racconti della mia parrucchiera qui, su questo blogghe, dovete digitare nella ricerca la parola “punk” o in subordine “piccoletta punk” vi dà un’idea della distanza che teoricamente ci dividerebbe. Per il punk. Perché per la piccoletta mi taccio, che già sapete.

Eppure ci sono dei giorni nei quali non ce n’è per nessuno: è dalla mia piccoletta punk che devo andare per ritrovare la piega da far riprendere ai giorni. E anche ai capelli.

Dunque rendendomi conto che fra sette giorni ho l’udienza di divorzio e avendo intravisto ier mattina nello specchio sparuti fili d’argento far capoccella fra i neri e avendo anche realizzato che era da prima dei giorni dell’Iran, e dalla conseguente loro chiusura stagna nell’islamico velo, che non mi ci recavo, immantinente mi ci precipitavo. Dalla parrucchiera.

La mia piccoletta punk è appena rientrata da Londra dove ha fatto la sua gigantesca figura all’Accademia del taglio di Vidal Sassoon sbaragliando fior di femminoni da tutto il mondo. L’ho trovata sull’uscio con le braccia spalancate e le forbici già arrotate. Mi sono seduta, ho preso la rincorsa e le ho detto

-Fraunasettimanadivorzio

Lei non ha detto niente. Ha preso la mia capoccella fra le mani, l’ha scannerizzata per bene e massaggiata. Poi si è rivolta al capostaff (pischello ancora più di lei, che già lo è al limite dell’insostenibilità) e, con l’autorevolezza di un chirurgo all’assistente col bisturi, ha detto:

-Pearl Jam, Last Kiss

Le due ore successive sono state un cesello di forbici, pennello, sguardi e Last Kiss in repeat.

Così, senza dire neanche una parola,  ha finito togliendomi la mantellona come fosse un torero con la muleta, mi ha spazzolata e poi ha detto:

-Non ti ha -e non ti ho- tolto nulla. Ti sei solo alleggerita. Così voli meglio. Ciao Meripo’

Extreme Makelover

martedì, gennaio 31st, 2012

Capisci che la situazione è grave quando vai a farti la messa in piega per evitare che la sua prossima telefonata ti trovi con i capelli in disordine.

Mo’ torno, comunque, eh.

Dov’è la vittoria le porga la chioma

mercoledì, febbraio 9th, 2011

(San Valentino -5)

La mia piccoletta punk si è innamorata.

Me lo ha detto complicemente in un orecchio mentre affondava la mia pensosa e appena tinta capoccella in un lavabo. Tanto che all’inizio pensavo di aver capito male e ho tentato di offrirle un’altra possibilità.

“Non ho sentito bene, sei rimasta imbottigliata?”
“No, Meri, mi sono innamorata”
Uno dei problemi dei ventenni di oggi è questo tipo di diabolica perseveranza. Però è anche vero che, in vita mia, mai mi era capitato che durante lo shampoo, ma manco alla permanente o ai colpi di sole, il coiffeur ritenesse di mettermi al corrente della piega che stava prendendo non la mia testa ma il suo cuore. E dunque nello sbigottimento della seconda passata di Pantene ho rilanciato:
“Oggesù, e come è stata la dinamica dell’incidente? E soprattutto: ti sei -già- fatta male?”
Poi con crescente entusiasmo: “Meri, e tu lo conosci pure!”.
Io questa ragazza la frequento da poco e la adoro da sempre ma non mi sarei mai aspettata una chiamata in correità così presto. Ed è a quel punto che mi sussurra nello spumeggiato orecchio il nome e l’identificazione logistica del moroso rispetto alla mia frequentazione dei locali e dei negozi del quartiere. Al che, effettivamente, non mi resta che certificare la botta di fortuna.
“Ossantobalsamo per le mie orecchie. E mo’?”.
“E mo’ alzati che ti asciugo”
Che in effetti ‘sti ventenni sono pure abbastanza disincantati.
Accende il phon poi, cercando di sovrastare la portata eolica dei 2000 kw, mi illustra i dettagli del frontale. A quel punto, essendo passati neanche due mesi dal manifestarsi della prima sintomatologia, le chiedo:
“Ma quando dici innamorata intendi proprioooo??”
E lei: “Intendo quella cosa che è come i viaggi che fai tu: è scomodo, da paura e in certi momenti te ne pentirai pure. Ma purtroppo è tardi: perché tu, mo’, ormai vuoi andà solo avanti. E solo lì”.

Desperate hairwife

martedì, novembre 23rd, 2010

Sms dalla nostra corrispondente dal Regno di Sassonia-Coburgo

Cara Meri,
lo so che dovevo scrivervi del parrucchiere della Regina: ma NON CI SONO ANCORA ANDATA!
Credevo di essere una desperate housewife con trucco e parrucco potenzialmente perfetti, invece sono una desperate jobless con le doppie punte (pazzesco, era meglio essere una casalinga coi capelli da regina, ma purtroppo proprio non ci riesco. Sob)

Vi scrivo durante la pausa del master che stiamo seguendo io e tutte le mie doppie punte ma ora dobbiamo rientrare.

Vostra Caroletta di Bruxelles