Posts Tagged ‘Papa’

La rubrica

lunedì, marzo 19th, 2018

Appreso che la questione finiva male e che ci si separava definitivamente con il miodicuimarito, disse:

-Capisco che ora ti sembri un disastro. Ma considera che fra poco per star bene ti basteranno tre numeri nella rubrica

-Eh? Papà ma quali?

-Un idraulico di fiducia, un elettricista e un muratore

I papà andrebbero inseriti nei Lea, livelli essenziali di assistenza.

Lanciamoci così

giovedì, gennaio 23rd, 2014

“Papa: ad Angelus domenica lancerà colombe insieme a due bambini” (Ansa).
Basta che poi non facciano come con Morgan.

La lezione degli Oro Saiwa nel té

mercoledì, novembre 27th, 2013

Quando ero piccola mio padre faceva colazione con il té e gli Oro Saiwa. Metodicamente ogni mattina arrivava, si sedeva, prendeva la confezione dei biscotti e ne estraeva una colonnetta di 8 (erano incolonnati a sequenze), li sistemava come una specie di torretta sul tavolo poi ne spezzava ciascuno in due tenendolo con una mano tra il pollice opponibile e l’indice e il medio e li intingeva nel té uno per volta ripiegato a metà. Qualche volta si chiacchierava qualche volta no. Sempre, però, io osservavo questa scena, con particolare attenzione al momento nel quale l’Oro Saiwa veniva intinto nel té e tirato su morbido ma non troppo intriso.

Quel tempo di immersione richiedeva un calcolo preciso. Tirarlo su un attimo prima voleva dire lasciarlo troppo duro. Tirarlo su troppo tardi era la catastrofe perchè ricadeva a mappazza squacciandosi nel té e intorbidendo di pezzi, galleggianti come relitti in mare, quel biondo profumato lago di Tè Ati.

Mio padre, razionale e metodico non solo quando è alle prese con i biscotti, la maggior parte delle volte azzeccava quel tempo di immersione ma nella batteria di 8 almeno uno o due precipitavano ammollazzati e disintegrati nella tazza. Quando accadeva ero combattuta tra due sentimenti: il dispiacere del fallimento e il sollievo della bassa percentuale di errore.

Quel rito mi stava dando una grande lezione di vita che avrei ahimè però imparato solo precipitando ammollazzata e disintegrata non nella tazza di té Ati ma nelle difficoltà della vita: il tempo di immergersi in qualcosa e goderne va calcolato bene. Va in ogni caso precisamente azzeccato il tempo in cui ritirarsi. Perché la gioia del successo dell’immersione dista un amen dal fallimento dello squaccheramento.

Ciò vale anche e soprattutto quando si desideri molto qualcosa e lo si aspetti per tanto: anche il tempo dell’attesa ha un limite. Oltre il quale, pure se il successo dell’operazione ci aspetterebbe al varco, si rischia di trovare solo delusione.

Sto cercando di dire che se la soddisfazione del desiderio arriva a troppa distanza dall’innesco, essa la maggior parte delle volte si è nel frattempo trasformata in qualcos’altro: il tempo sognato dei fuochi d’artificio precipita nella tazza di una tiepida alzata di sopracciglio.

E’ questo che ho provato due volte negli ultimi due mesi. Uno stasera. Di fronte a quel patetico viale del tramonto di un uomo sconfitto solo da se stesso e non, come avrebbe dovuto essere, dalla pochezza delle sue idee e dalla sconsiderataggine delle sue azioni. E l’altra di fronte a un altro addio, sentimentale. Troppo a lungo trascinatosi.

C’è un tempo per ogni cosa, dice anche la Sacra Bibbia. Il tempo giusto per soddisfare un desiderio è uno solo: quello degli Oro Saiwa nel té. Pensiamoci. Quando saremo di fronte alla prossima colazione.

Se tanto mi dà ottanta

lunedì, marzo 11th, 2013

Oggi mio padre, quello del T9, compie 80 anni. Classe 1933, quella che è sopravvissuta a una guerra per poi accorgersi che non era solo quella la parte più complicata del percorso, non molto loquace e forse per questo con un innesco sempre perfetto nel tragitto bocca-cervello, dopo una vita nella quale si è preso le sue soddisfazioni umane e professionali, si è ritirato in campagna come Cincinnato (sia chiaro, solo nell’accezione dell’agreste coltivatore e l’unica dittatura che coltiva è quella della razionalità).

Consapevole dagli albori di avere una figlia razionalmente e dichiaratamente (soprattutto nel senso di adempimenti da dichiarazione dei redditi, contabilità, partita doppia e single e amministrazione generale della propria vita) piuttosto sgangherata, provvede a tuttoggi a porvi rimedio insieme alla santadonna di mia sorella con regolarità e discrezione.

Ha suoi tempi e ritmi che contemplano che anche per gli Ottanta’s gli auguri possano iniziare a pervenire non prima delle 11 del mattino. Ed è così che, contravvenendo alla modalità T9, mi sono manifestata direttamente con una telefonata dalla quale ho ricavato una serie di coordinate spazio temporali che, hai visto mai, potrebbero essere utili nel viaggio anche a noi giovanotti. Specie ora che, come dice il collega del Colle, collega di papà intendo, c’è molta nebbia in giro. E dunque alla domanda
-Papà allora come ci si arriva?
-Con la testa, Meripo’, con la testa prima che col fisico (che, sia chiaro, deve collaborare anche quello, ma senza navigatore anche il fisico andrebbe a scogli)
-Vabbè e quindi dovendo offrire una zattera a noi che vaghiamo nella nebbia cosa ci faresti trovare a bordo, oltre a un radar?
-La scritta “Se c’è rimedio perché ti affanni? E se non c’è rimedio perché ti affanni?”

Professorè, ma ora che c’è Internet lei a che serve?

lunedì, febbraio 11th, 2013

So che la notizia è del tutto secondaria rispetto all’impatto atomico della principale ma non riesco a non pensare che oggi, nell’era del 2.0, l’annuncio del secolo l’ha dato una donna -italiana- che sa il latino: Giovanna Chirri, vaticanista all’Ansa. Le cose le racconta bene l’Huffington Post e sono andate più o meno così: “Quando il Papa ha cominciato a sussurrare in latino il discorso di addio sono andata in panne: ho pensato che era assurdo. Sapevo, come tutti, quel che aveva scritto nel suo libro. Ma ero convinta che non si sarebbe dimesso (…). Sapevo della portata della notizia: ho cercato di contattare l’agenzia, di farla ri-verificare, anche se non avevo dubbi sul mio latino, poi a fare il flash ci hanno pensato loro. Ed è così che ho dato la notizia”.

E’ a quel punto che mi è tornata in mente una frase che sta scritta sui muri di Barbiana, nelle stanze che furono le aule di Don Milani:
“L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000: per questo lui è il padrone”

E poi me ne è tornata in mente anche un’altra, quando una volta un’insegnante mi raccontò che, entrata in classe, uno studente con aria di sfida le chiese:
-Professorè, ma ora che c’è Internet lei a che serve?
E lei rispose
-A insegnarti quello che devi cercare su Internet

Insomma mi sa che alla fine si può cercare di conquistare tutto nella vita: ma se sai un po’ di “latinorum” e “mille parole” sei già a buon punto.

Di cosa minaccia la pace nel mondo

venerdì, dicembre 14th, 2012

I “tentativi” di rendere il matrimonio “fra un uomo e una donna” “giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione” sono “un’offesa contro la veritá della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Così il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace. E ha così proseguito: “Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita”, con ciò condannando la “liberalizzazione dell’aborto” e la volontá di “codificare arbitrii” diretti a stabilire “un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia”.

Vogliate perdonarmi se così, fra una fettina di panettone e l’acquisto di un magnifico paio di calze rosse coi i cuoricini blù, mi metto qui a pontificare su @pontifex. E’ che a me, a leggere questi toni, mi è venuto un colpo al fegato.

-Meripo’ sono i grassi del panettone, direte giustamente. E po’ esse. Però devo dire che nonostante gli zuccheri, le uvette e i canditi sono stata assalita anche da una botta di amarezza. Perché non dubito che il Santo Padre possa pensare, anche con l’illuminato ausilio dello Spirito Santo, che il matrimonio omosessuale sia una ferita alla giustizia e alla pace. E’ che mi chiedo se sia proprio la più urgente.

Dico, cioè, che dovendo stilare una classifica delle priorità delle ferite alla giustizia e alla pace, avendo l’opportunità in tempo di Avvento di dare la linea a un mondo in guerra ovunque, piagato, sofferente, povero, malato, diseredato  sulle cose più immediate alle quali far fronte per arginare la rovina finale, ecco a me non verrebbe mai in mente, al primo posto, i matrimonio gay.

So di essere una signora un po’ eccentrica eppure penserei piuttosto al fatto che il 2% della popolazione mondiale possiede oltre la metà di tutta la ricchezza della terra e che il 73% del pil mondiale è nelle mani di appena 11 milioni di individui. E’ presumibile che quel 98% stia abbastanza incavolato e possa di conseguenza potentemente minacciare la pace, a suon di mazzate.

Insomma io credo siano una ferita e una bomba sociale più la distribuzione della ricchezza che quella degli amori.

Ora lo so che il Professor Pi dirà
-Meripo’ perché non l’hai scritto sull’Unità?
-Perchè, Professor Pi, oggi l’Unità.it è in sciopero.  E’ veramente la fine del mondo.

P.S. Grazie a Sabrina, Martino ed Enrico per le ricerche economiologiche