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La leggenda del pianista sull’OceanDrive

martedì, gennaio 21st, 2014

Vi spunta fuori così, all’improvviso. Sbuca dietro l’angolo o vi irrompe sulla piazza. Vi raggiunge prima nelle orecchie poi alla vista. Tipo io correvo nell’intervallo del pranzo verso un miraggio di sportello postale senza fila, quando dal porticato di Galleria Alberto Sordi è spuntato un pianoforte. Pianistamunito. Sentivo il suono del pianoforte già da dentro alla Galleria e mi dicevo

-Ammazza Meripo’ come stai ridotta, senti le voci anzi i suoni

ed è stato quando ho spinto la possente porta a vetri (aò ma quanto caspita pesa?) che me lo sono trovato davanti. Chino a suonare, con un cappottone nero, incurante sia del traffico di Via del Corso e soprattutto dell’incombenza di Palazzo Chigi e quanto contiene alle spalle, guardie comprese. Dunque a quel punto mi dicevo

-Ammazza Meripo’ come sei ridotta, senti i suoni e vedi pianoforti a bordo marciapiede

Ho aguzzato la vista e l’ho rivisto: ci stava proprio. Con un cartello accanto, presumibilmente a rassicurare quelle come me: “Il pianista fuori posto”.

Mi sono bloccata, come gli altri a far capannello, in uno stato psico fisico fra il catatonismo e l’abboccaperta.

Questo per dire che se vi capita vorrà dire che non siete di fronte alla certificazione dell’esaurimento nervoso ma a Paolo Zanarella, compositore padovano che ha deciso di trasformare in sale da concerto i luoghi più impensati d’Italia. Il pianoforte a mezza coda se lo tira dietro lui, da solo, in un furgone, e l’ha fatto arrivare su una frana nel Cadore e sul Canal Grande a Venezia. Suona dove non si può e dove mai penseremmo.

Il pianista fuori posto - Foto Meri Pop

Perché lo fa? Non lo so. Ma mi piace pensare che suoni, Paolo, come i Giusti di Borges: per salvare il mondo. A sua insaputa.