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Pensavo fossero corna invece era la matematica

venerdì, ottobre 17th, 2014

C’è che la mia amica Chiara invitommi alla Mostra dei numeri e io, dandoli spesso, capii che era arrivato il momento di misurarmici.

Intendevo recarmici con il Professor Pi, tanto per mitigare la frustrazione, e con lui improvvisare una visita “Matematica for dummies” senonché invece ieri sera il Professor Pi (il cui nome per esteso, lo ricordo all’utenza, è Professor Pi greco) trovavasi a svariati chilometraggi di distanza e dunque io mi portai lì con la mia amica Shylock.

Shylock di matematica ne sa ma signorilmente faceva finta invece di no.

Il primo segnale di incoraggiamento agli avventori arrivava proprio all’ingresso del Palazzo delle Esposizioni, ove è allestita, lì campeggiando una scritta a caratteri cubitali che recita:

“Non preoccuparti delle tue difficoltà in matematica: posso assicurarti che le mie sono ancora maggiori”. Firmata da Albert Einstein

Ora non starò a dirvi del fatto che, giusto a inizio di percorso, tentando di partecipare a un gioco interattivo di tiro bastoncini per individuare il 3,14 del succitato Pi greco, dopo esserci incaponite a lungo sulla pista di lancio senza individuare manco i pulsanti luminosi dell’1,2,3 tira, si avvicinava dopo un quarto d’ora uno della vigilanza a dirci “signorì, questo è rotto”.

Recuperata quasi completamente l’ autostima ci dirigevamo in lungo e in largo e in altezza e volume e in tutto il cucuzzaro attraversando indenni i campi magnetici della quadratura del cerchio, del numero aureo, del teorema di Fermat e della seie di Fibonacci, infine pervenivamo alla seguente spiegazione del bernoccolo della matematica:

Ed è stato a quel punto che dalla frustrazione si è passate al sollievo e un sorriso lieto si è finalmente dipinto sui nostri volti riscattando anni e anni di incomprensioni e amori scientifici non corrisposti:

-Il bernoccolo della matematica! E io che pensavo fossero corna

Se senti le farfalle nello stomaco potrebbe anche essere gastrite

lunedì, maggio 5th, 2014

Per circostanze non tutte dipendenti dalla mia volontà sabato scorso sono andata a vedere la mostra su Pier Paolo Pasolini con Grace e il professor Pi. Il connubio produceva un pomeriggio di grande frizzantinità, culminato infatti in una Coca Cola seduti a un bel bar mentre gli eventi atmosferici si accavallavano tutti insieme sulle nostre cabeze, piovendoci pioggia contemporaneamente a sole.

Dicevo di questa mostra, al Palazzo delle Esposizioni. Dove sostanzialmente si parla d’amore. Si d’amore: quello di Pasolini con Roma, con Laura Betti, con Ninetto Davoli, con il cinema, con la poesia, insomma tutti i tipi di amore che poi, atterrati nei cuori adatti, producono arte. Amori in cui, ovviamente, si soffre assai. Nel suo caso una serie di amori che culminarono in una sequela interminabile di querele , denunce e gogne pubbliche. Il tazebao che le riassume è lungo tipo tre pannelli. Nonostante ciò egli, PPP, amò parecchio.

Ma è stata su una delle lettere esposte, peraltro credo mai spedita, scritta a Flaiano, che ho trovato anche la risposta a una lettera che invece a me è stata spedita e recapitata ma alla quale ancora non avevo trovato risposta, essendoci posta la domanda “Ma cos’è, infine, l’amore?”

E dunque PPP scrive:
«Caro Flaiano, è la prima lettera del genere che scrivo, forse perché in questi giorni mi sono innamorato, o soffro di gastrite nervosa».

Ecco, cari. Non solo non è oro tutto ciò che luccica ma non è manco amore tutto ciò che friccica. Nel caso di specie, cioé nel rapporto che si sviluppò fra Pasolini, Laura Betti e Ninetto Davoli, la mostra offre materiale atto a scoraggiare chiunque dai menage a tre. Perché quasi sempre si parte dai menage e si va a finire alle mazzate.

Tutto ciò premesso insisto: anche se non siete appassionati di Pasolini andate, anche per immergervi in un mare di passioni e oscurantismi che, almeno io, a vederli tutti insieme lì ci si impressiona anche un po’.

Palazzo delle Esposizioni
Pasolini Roma
fino al 20 luglio 2014
A cura di Gianni Borgna, Jordi Balló, Alain Bergala

Lo scatto e il riscatto

lunedì, ottobre 14th, 2013

Con un suggestivo programma geogastronomico colazione a Parigi merenda a Firenze e cena a Roma, sabato sera si è appalesato a Termini il Professor Pi. Considerando che la cena la cucinavo io (che, lo ricordo ai neofiti, sono sempre quella sulla cui porta è stato apposto l’adesivo “Bacio meglio di come cucino”) ho ritenuto di dover procedere a una sorta di indennizzo quantomeno nel programma domenicale. Per la cronaca, comunque, la cena era filetti di pesce all’arancia, insalata, pastarelle. Completava l’offerta un antipastino di torta rustica di Roscioli dell’Esquilino.

Che stavamo a dì? Ah si, l’indennizzo della domenica. Decidevo di giocarmi il jolly puntando sull’evocativo titolo della mostra “La grande avventura” al Palazzo delle Esposizioni, 125 anni di National Geographic: un giro del mondo in 125 scatti per 125 anni. Dai pionieri agli astronauti. Naturalmente gli organizzatori che ci hanno messo come richiamo? Una delle foto più famose del globo terracqueo e cioè la ragazza afgana di Steve Mc Curry. Ma con l’occasione ho scoperto – sguerciandomi per leggere la didascalia, sorpassando file di umani corpi assiepati davanti- che una delle foto considerate più emblematiche, belle e suggestive del mondo è stata ripescata da un cestino. Che questo è successo: quella foto era una diapositiva scartata. La riprese dalla pellicolare mondezza tal Bill Garrett, direttore della rivista. E la fece diventare epica.

Dunque questo, mie care e miei cari scartati e messi da parte di tutto il mondo, vorrei oggi dirvi: si stia tutti pronti per lo scatto e per l’epico riscatto. Perché è molto probabile che proprio quel No, quel Nonseneparlaproprio, il Maddechèaò, sarà la nostra fortuna.

Se vi capita, comunque, andate a dare un’occhiata anche gli altri 124. Scatti. Fate questo viaggio. Fatelo perché magari succederà direttamente nelle sale espositive quello che spesso a me succede ramingando e arrancando a migliaia di chilometri di distanza: che uno parte in cerca di un luogo e si ritrova a fare il Wanted di se stesso. E dunque pure tutto sto sbattimento in giro alla fine ti porta all’impatto condominiale con quei pezzi di te che a casa comodo sul divano non avevi incontrato mai.

Che, come diceva Italo Calvino, “Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Con gli occhi di Newton non quello della mela

giovedì, maggio 2nd, 2013

Solo arrivata alla penultima sala mi sono ricordata la parola “moda”. Perché lui fotografo di moda sarebbe. Lui è Helmut Newton e appena l’avventore si avvicini alla cassa biglietti del Palazzo delle Esposizioni (dove lo troverete fino al 21 luglio ma io dico andateci subito) lo si avverte subito che, se avete minori al seguito, regolatevi che magari è roba forte.

Infatti lo è ma la mostra era piena di ragazzini che tutto mi sembravano tranne che turbati. Che a volte, all’adolescenziale crescita, può fare più male un comunicato del Moige che una foto di artistico nudo. Fatto sta che a me moda non è venuto in mente mai. Eros, thanatos, seduzione, arte e tutto il cucuzzaro invece si, mi sovvenne subito.

Ora però il motivo per il quale ve ne scrivo è che, arrivata alla sala non mi ricordo dove ci sono le foto relative all’Hotel Villa d’Este a un certo punto c’è la foto “Donna si sistema la calza” (non l’ho trovata googlando intanto a proposito di calze vi metto quest’altra):

Helmut Newton "Two pairs of legs in black"

Sullo sfondo della foto quell’altra ci sono delle torrette. E in un bel virgolettato sotto si racconta la seguente storia, che molti orizzonti aprirà alle utentesse e agli utentessi del quippresente blogghe.

“Il castello era di un nobiluomo la cui figlia si innamorò di un generale napoleonico. Per non farlo partire gli comprò un esercito privato di 400 uomini e sull’altura costruì delle torrette per fare in modo che potesse giocare alla guerra senza lasciarla sola”. Helmut Newton White women 1976.

Qualsiasi cosa stiate facendo per tenervi stretto un uomo sappiate dunque che avete precedenti che fanno di voi, in ogni caso, una dilettante.