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Ovunque proteggi

mercoledì, settembre 25th, 2013

Io non lo so se veramente l’avvento di Mister Rohani sia il segnale di un cambiamento, anche di un inizio di cambiamento, di un’apertura, fosse pure uno spiffero.

E’ che mentre lo guardo parlare dal palco delle Nazioni Unite non so perché ma non riesco a pensare ad altro che a un manifesto appeso in un chiostro ad Abanyeh, Islamic Republic of Iran, nel velato viaggio con il quale vi ho già ampiamente sbomballato. E’ che aveva richiamato la mia attenzione in quanto veicolato da un ombrello, oggetto principe del mio conflitto di interesse:

"Proteggiti da sguardi indiscreti" - Foto Professor Pi

La scritta in farsi, tradottami dal nostro Iraj Shai Architect, recitava: “Proteggiti da sguardi indiscreti” ed era un invito per le donne a rispettare la legge islamica che obbliga a coprirsi il capo e a non mostrare né forme né parti del corpo. Ma non pubblicizzato come un’imposizione di legge piuttosto come qualcosa che mi veniva consigliato nel mio stesso interesse: proteggiti. Quale parola è più avvolgente di “protezione”? E quale verbo è più paterno e materno o genitore1 o genitore2 di proteggere?

Beh ecco io ho pensato che uno dei segnali del cambiamento che mi aspetto, in quello splendido Paese che oggi è guidato da Mister Rohani, senza nulla togliere alle trattative sul nucleare sia chiaro eh, sarà anche il momento nel quale le donne avranno la libertà di proteggersi o farsi proteggere come ritengono. Ovunque. Non solo dentro la chiusura ermetica di un velo.

L’occasione mi è molto gradita per dedicare loro un po’ di pioggia di parole e note senza ombrello, quelle di Vinicio Capossela:

Pollo alla salsa di melograno

domenica, settembre 1st, 2013

In seguito a una nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai già alla nona puntata dei Giorni dell’Iran e io sto ancora a cinque, eccheè, stai andà troppo in fretta

ho ritenuto opportuno fermarmi un po’ con il programma per darvi la possibilità  di rimettervi in paro (sia chiaro che domani si ricomincia e interrogo, vedete di regolarvi). Quanto però all’altra speculare e altrettanto nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai ancora ferma alla nona puntata, so’ tre giorni, daje un po’

è con viva e vibrante ma soprattutto nutrita soddisfazione che vado dunque a proporvi una ricettina persiana facile facile che giusto oggi a pranzo mi ha cucinato il Professor Pi in quel del Granducato. Trattasi dei

Petti di pollo alla salsa di melograno, rivisitazione di un kebab di agnello in salsa di melograno addentato chissàddove.

Per 4 persone
2 petti di pollo tagliati a fette (-Meripo’ tagliati per il lungo per farne 4, vi capite solo voi)
Maizena q.b.
sale q.b.
olio e butto q.b.

Infarinate nella maizena le fette di petto di pollo. Mettete a scaldare in una padella un po’ di olio e burro. Rosolate le fettine. Salate e togliete dal fuoco.

A questo punto
1)Fatevi invitare ad entrare in Iran, se ci riuscite
2)Recatevi all’aeroporto con il numero di passaporto sbagliato
3) Fatevi comunque ammettere nell’Islamic Republic of Iran
4)Una volta sbarcati dopo 24 ore di viaggio, quando c’è un diretto Roma Teheran che ce ne mette 4, fatevi un trekking con impettata di sole alle ore 13
5) Cercate come potete di sopravvivere ai successivi sette giorni al caldo, al chador, al velo, all’autista, al bus, al ramadan, alle salite (è l’unico Paese al mondo in cui si sale soltantro, ma come caspita è)
6) Mentre vi trovate nel nord dell’Iran nel quale vi assicuro vi troverete solo voi, e mentre l’autista si sta perdendo per l’ennesima volta sulla statale Rasht-Qazvin, che per certificazione della Lonely Planet “è una spaventosa trappola mortale con qualche cosa di interessante da vedere qua e là” (e no, belli miei, non lo venite a chiedere a me perché uno parta dall’Italia per immettersi in un posto simile) dicevo mentre siete geolocalizzati sulla trappola, auguratevi che a Rita scappi la pipì in modo tale che Nasser sia costretto a fermarsi a Rudbar, nota per le specialità di “olive e aglio sottaceto”. A quel punto, mentre Rita espleta, voi fatevi trascinare dal Professor Pi dentro a questo negozietto

Venditore di salsedimelograno a Rudbar - Foto Professor Pi

e avvistate fuori un bidone che conteneva olii esausti, anche voi sarete esaustii, e assaggiatene le olive ivi contenute. Che dite? Che sono fosforescenti? Embeh segnalatelo all’Aiea.org, l’agenzia Onu sull’energia atomica, tanto al Professor Pi è inutile, dirà che

-Meripo’, boòne, non senti anche un retrogusto di aglio?

Dicevo è a sto punto che voi avvisterete nel negozio anche un abominevole altro contenitore in cui sta ammappazzata della roba ultravioletta la quale attirerà subito lo sguardo e le bramosie del Professor Pi il quale prima l’assaggerà immergendo un dito nella guazza e portandoselo voluttuosamente a contatto con le papille gustative, poi s’illuminerà d’intenso (per l’ultravioletto, immagino) e ne chiederà una chilata da riportarsi in Italia. L’uomo gliene mestolerà una cofana specificando che

-Anche se avete altri 20 giorni di viaggio a 40 gradi questa resiste.

Ed è così che, dopo che nel 1905 lo scienziato Albert Einstein intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell’atomo, così nel 2013 lo scienziato Professor Pi intuì la possibilità di arricchire della iraniana sostanza non l’uranio ma i nostrani petti di pollo.

Bene, a questo punto riprendete i petti di pollo, spalmateci sopra l’ultravioletta salsa di melograno

Iranian Salsadimelograno - Foto Meri Pop

che effettivamente pare aver resistito a tutto, impiattate e servite.

Così in una calda giornata di primo settembre in quel di Sesto Fiorentino, Culinaric Republic of Italy

Senti nell’aria c’è già

mercoledì, marzo 20th, 2013

Giusto due note a margine della odierna Giornata internazionale della felicità. E’ ben noto come i soldi non la facciano, la felicità, e dunque, devono aver pensato all’Onu, approfittiamo del fatto che ora ce ne sono ancora meno del solito per trarne qualche beneficio.

Il punto è, anche, capire che caspita sia la felicità. E siccome qui non è che possiamo riassumere secoli di speculazioni filosofiche in un post di sentimental per quanto stichespiralidoso blogghe, diciamo che secondo Wikipedia, la felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. Molto più prosaicamente ci pensarono Al Bano e Romina a stabilirne gli effettivi confini: felicità è un bicchiere di vino con un panino/ è lasciarti un biglietto dentro al cassetto/ è cantare a due voci quanto mi piaci.

Perché pure questo va detto, non so voi ma se io ritenessi già soddisfatti tutti i miei desideri non sarei affatto felice: sarei disperata. Tutto ciò premesso però uno spiraglio ve lo offro: da un paio di mesi a questa parte sta accadendo che persone a me vicine, o fisicamente o socialcosamente, stiano facendo scelte di vita ispirate non al raggiungimento della felicità ma alla “semplicità volontaria“.

Nell’inglish la chiamano “downshifting”, scalare una marcia, dedicare meno ore al lavoro (chi ce l’ha) per riappropriarsi del proprio tempo ovviamente adeguandosi al nuovo reddito: meno e meglio. Così come accade che alcuni di quelli che sono costretti dagli eventi a scalare una marcia dai propri stili di vita, inizino a farne un’occasione per affrancarsi dalla schiavitù dell’accumulo di oggetti e beni.  Sia chiaro: funziona se alla fine diventa una scelta, non se è la ratifica di una perdita.

Meno soldi ma anche meno stress e più gratificazione. Qualcuno, semplicemente, mi lascia i saluti sui socialcosi dicendo

-Meri, me ne vado da Facebook perché ho bisogno di ritrovare i miei tempi e vivere senza rincorrere a tutti i costi il gradimento degli altri.

Ecco, mi piace pensare che, volendo, siamo in grado di sottrarci anche alla dittatura del “mi piace”. E di quella delle cene di rappresentanza. E del “vestito adatto”. E degli status symbol. Vedete che poi sempre ad Albano e Romina si rivà: e, complice la crisi, magari riusciamo pure a fare a meno dell’edonismo culinario per tornare a un bicchiere di vino con un panino. E lasciarvi un biglietto dentro al cassetto. In luogo del presente blogghe.