Posts Tagged ‘Obama’

Il vaccino non è un’opinione

martedì, ottobre 18th, 2016

Mentre Bebe Vio starà dando gli ultimi ritocchi al suo abito Dior per la cena alla Casa Bianca di stasera

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penso che mai avrei immaginato che nel 2016, mentre atterriamo su Marte, fosse necessario ri-obbligare le persone a vaccinarsi.
Mai avrei pensato che fosse necessario scriverci un libro, anche più d’uno.
Mai avrei pensato, quando l’ho conosciuto, che lo avrebbe scritto Roberto Burioni (che sarà che sulla rete circolano tante bufale ma per fortuna circola pure lui).
Premettiamolo subito: lo stimato professor Burioni, medico e ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano è amicomio. Anche se non l’ho mai incontrato. Ma abbiamo incrociato le lame e le tastiere variamente su tutt’altro, comprese le sventure sentimentali per le quali, ahimè, il vaccino (ancora) non c’è.

Tutto ciò non sarebbe stato comunque sufficiente a motivarmi nella lettura di 160 pagine sulle vaccinazioni, se non fosse che Roberto Burioni oltre a essere dottore professore e amicomio è, anche, un fascinoso seduttore 2.0 (non ho idea se lo sia pure altrove, lo si metta agli atti, marescià mi raccomando). E dunque sì, sono stata irretita e me le sono sciroppate tutte e 160 come stessi leggendo Jane Austen. Perché, in qualche modo, quest’uomo scrive anche come una donna: con la penna intinta un po’ nel miele e un po’ nel fiele. Sempre, in ogni caso, nell’alambicco. Il tutto provvedendo a ridividere le due grandi categorie il cui mischiume è oggi responsabile di gran parte dei disastri orbeterracquei: fatti e opinioni.

Mai avrei pensato dunque di appassionarmi alla storia dell’antivaiolosa (soprattutto perché a me ha lasciato l’orrido timbro non sul braccio ma sul fiancochiappa). E mai avrei immaginato, per esempio, che a portare a segno un colpo micidiale al terribile virus fosse stata una fascinosa donna, tal Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) “bellissima, elegante, intelligente, insomma quel tipo di donna di cui ogni uomo conosce la pericolosità” scrive Roberto (che quindi direi che sì, deve essere seduttore anche oltre il 2.0 ma marescià peccarità questa è un’opinione).

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Lady Mary Wortley Montagu

Colpita dal vaiolo a 26 anni -insieme al fratello che morì, Lady Mary Wortley Montagu sopravvisse ma rimase “deturpata nel volto perdendo la sua bellezza ma non la sua intelligenza”. Cosa che non le impedì di sposare un ambasciatore a avere un figlio. A Costantinopoli venne a sapere che le persone si difendevano dalla malattia “infettandosi in maniera controllata” (vi risparmio i particolari della traslazione di liquido da pustole di poco malati a piccole zone di pelle di molto sani).

Il marito, narra sempre il Burioni amiconostro, era molto “contrario a questa bizzarria e non avrebbe mai permesso che il diletto primogenito fosse sottoposto a questa pratica turca. Tuttavia -voi sapete come sono fatte le donne- quando nel 1718 dovette tornare in Inghilterra, la moglie colse al volo l’occasione e in sua assenza fece variolizzare con successo il figlio. Il padre ritornò a cose fatte e a quel punto -come fa da sempre ogni coniuge di sesso maschile di fronte a una simile situazione- si rassegnò e diede ragione alla moglie”.

Ecco. Guarda che tocca fare per vedersi dare ragione da un uomo.
Sdogano quindi volentieri la Vanna Marchi che è in me e ve lo dico: amichemie e amicimiei specie i dubbiosi e gli assatanati contrari, fatelo: burionizzatevi. Burionizzatevi con successo. Se non per me fatelo almeno per Lady Mary Wortley Montagu.

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Roberto Burioni
Il vaccino non è un’opinione
Mondadori

‘Un ci se lo immagina’a miha nemmen noi di finì alla Leopolda

domenica, giugno 24th, 2012

Ovvia gente, avé’ visto che gl’è piaciuto tanto al Renzi sto blogghe che iccis’è applihato pe’ tutta la Leopolda?

Gli è che ‘l Renzi ha detto che «la domanda “ti candidi?” viene a noia anche a chi la fa. È una visione “marypoppinsiana” della politica. Dobbiamo superare il modello culturale Mary Poppins», perché «lo schiocco delle dita non riesce a nessuno”.

Oh, a di’ i’-vvero, ‘un ci se lo immagina’a miha nemmeno noi sta roba, ‘un ci s’era neanche figurato che si potesse finì alla Leopolda, nel mezzo di Fosbury e i Righeira, Veltroni, Obama e la Polaroid eh. Che sto blogghe gl’era nato come un gioho tra amici e nessuno si crede’a che finisse invece pe’ andà in giro pe’ kermesse di politici.
Noi vi si dice solo che s’è bell’e messo già via un bel po’ di messaggi d’incoraggiamento ricevuti. Quanto icchè la Mary Poppins ‘un serva alla politiha, prova’ela e poi vu-cci di’e. Eventualmente dopo icchè vu avete cantato Supercalifragili vu-cci di’è se serva più Meri o il Renzi alla politiha e chi ll’è più ribollita. (si scherza, eh)
 

 

(da Il Post)

 

The Key Afar Show

venerdì, gennaio 13th, 2012

29 dicembre 2011
Si comincia la giornata con l’annuncio che “passiamo prima da New York poi andiamo dai Konso”.  Ora le mie conoscenze geografiche e il mio senso di orientamento sono pari solo a quelle di matematica, cioè il minimo sindacale per la sopravvivenza. Però sto New York in Etiopia mi era sin qui sfuggito. Soprattutto una volta arrivati in una specie di Grand Canyon dei poveri fatto a pinnacoli ove ci attendevano sciami di bambini vocianti. New York, lo chiamano il canyon, proprio perché quei pinnacoli sembrano “grattare il cielo”, spiega David. E con questo vi ho messo pure il grattino poetico, io non lo so che altro caspita volete da un blogghe, voi.

Esaurite le formalità fotografiche e di distribuzione palloncini colorati (Giancarlo), penne-matite-quaderni (Sven&C) e medicinali (Walter) ci si rincamminava su un sentiero per il quale scendevano, in fila indiana cariche come somari di fascine, frasche e figli , le prime donne Konso, fiere e inconfondibili tra gioielli multicolore sull’abito tradizionale bianco con la gala decoratissima. Senonché sull’abito ora è comparsa, da qualche tempo, anche una maglietta. E sopra c’è scritto “Obama”. La ritroveremo ovunque, sta maglietta: fra i Banna, Tsamai, Hamer. L’unica concessione a uno sponsor che è il nome  non di un presidente ma di una speranza di riscossa.

Dopo le contrattazioni di rito entravamo nel primo villaggio: donne e bambini ovunque, di uomo solo la guida. I maschi adulti, dice a un certo punto portandoci su uno spiazzo con al centro una pietra, prima di passare nell’età adulta per sposarsi devono superare la prova del lancio: prenderla, alzarla e buttarla dietro le spalle. Lui si esibiva nella prova indi invitava i maschietti nostri a fare altrettanto. Ed è così che schiere di omaccioni palestrati e aitanti, quali quelli al nostro seguito, alla sola parola “sposarsi” improvvisamente perdevano la forza anche solo per alzare non dico la pietruzza ma financo un braccio e si davano invece precipitosamente a gambe levate verso l’uscita.

Intanto si erano fatte le ore 13, nonchè 33 gradi: giusto il momento per sbocconcellare un panino in piedi per strada e irrompere col sole allo zenith nel mercato di KeyAfar. IL mercato della River valley.

Ora accadeva che, provenendo da una strada sterrata e girato un angolo, dopo chilometri e chilometri di savane e terre e sabbie, improvvisamente ci trovavamo catapultati in una specie di Truman Show in salsa tribale: migliaia di persone addobbate con pelli, collari, collane, acconciature, scalpi, tatuaggi, costumi tradizionali affollavano a tappeto una spianata di colori, merci, suoni, odori, soprattutto puzze, che ci faceva restare pietrificati all’incrocio. E mo’ non è per dire ma guardate che io i fisicacci tribali che ho visto in quel mercato ma manco Vogue uomo se li sogna. Che di questo stiamo, fra l’altro, a parlà:

Key Afar anvedi che roba (Foto Professor Pi)

Mi voltavo con espressione più ebete del solito verso il professor Pi proferendo solo un
-Ma che, veramente?
-Veramente che, Meripo’?
-No, dico, ma che questi sono così veramente? O fra un po’ staccano e si rivestono normali?
Manco William Wyler di Ben Hur si sarebbe potuto inventare un set simile e manco Karen Blixen vi potrebbe raccontare contro che caspita abbiamo impattato in quel mercato.

Ve lo dico: non sono mai riuscita a togliermi di dosso la sensazione Cinecittà. Mai visto nulla di simile tutto insieme, come se in quella vallata si fossero date appuntamento tutte le tribù dal Pleistocene in poi: Hamer, Tsamai, Banna, Konso, Mursi, Masai e Vattelappesca.
Certo la frase chiave, alla nostra vista, era sempre
-Du bir
che non è un’ordinazione al bar di due Peroncini ma la richiesta di soldi per farsi fotografare (2 bir uguale 1 centesimo, circa). Una richiesta continua, estenuante, aggressiva. Quindici giorni di “bir, bir, bir”. Ma siamo noi che li abbiamo tirati su così: andiamo, scendiamo, fotografiamo, risaliamo. Una specie di flash mob continuo. Imbracciamo le Nikon e le Canon come fossero Kalashnikov. Giustamente ora pretendono un indennizzo. E comunque mi sa che le foto ormai sono la prima voce del pil della valle dell’Omo.

Key Afar, commercianti sull'autobus (Foto Professor Pi)

Intanto, nel mercato, continuavo ad aspettarmi che da un momento all’altro, su quell’Apocalisse di forme, suoni, odori e colori, si alzasse un urlaccio tipo
“STOOOOOP, MERCATOTRIBALEDUE, BUONA LA PRIMA”.

Key Afar zuccotti point (Foto Professor Pi)

Invece l’unico urlaccio stereo che mi perveniva aveva l’inconfondibile timbro del vocione del professor Pi duellante in trattativa con un guerriero Banna perchè la Meri Pop potesse acquistare un copricapo di zucca e perline (na specie di scodella rovesciata che usano per cappello): la richiesta di partenza, di 200 bir otteneva una grossa e profonda risata baritonale del Professor Pi che restituiva la ciotola, raccattava Meri Pop e si avviava verso la macchina, inseguito dal Banna e dalla ciotola e strattonato più volte fino a chiudere, sulla portiera della Jeep, a 100 bir.

Ora io vorrei solo sapere dove me la metto, sta ciotola di zucca. Ritengo a tuttoggi comunque non prudente chiederlo al Professor Pi. Che pure nel viaggio tribale sempre una signora sono.

Vide Osama quant’è bello, spira tanto sentimento

giovedì, maggio 5th, 2011

Uomini che riescono a dire ciò che veramente pensano solo grazie ai refusi:
BONDI, OSAMA E BERLUSCONI IDENTICO CARISMA E CAPACITA’

(ANSA) – ROMA, 5 MAG – Sandro Bondi nel corso di una intervista radiofonica dedicata alla presentazione del suo libro “La cultura è libertá ” edito da Mondadori ha sottolineato i tratti che accomunano il presidente del Consiglio e il presidente Usa: “Obama e Berlusconi sono due leader anti ideologici. Hanno in comune la capacitá di prendere decisioni e di orientarsi in un mondo profondamente cambiato e reso piú complesso dalla interdipendenza dei problemi a livello globale, grazie ad un indiscusso carisma, ad un sano realismo nell’esaminare la situazione reale e alla capacitá di adottare soluzioni ispirate ad alcuni fermi e indiscutibili principi di libertá”.