Posts Tagged ‘nostalgia’

Profumo di nonna

giovedì, marzo 28th, 2013

Nostalgia. Se dovessi riassumere che aria mi tira dalle parti della Pasqua io direi nostalgia. Nostalgia olfattiva. Chi è stato piccolo andando al paese dai nonni secondo me la riconosce dall’odore, questa nostalgia. I dolcetti di Pasqua, ovunque voi foste, vi resteranno nelle narici tutta la vita. Insieme, tipo, all’odore dei camini che si diffondeva nell’aria gelata (nel mio caso) in quel di San Pietro Avellana provincia di Isernia, mille metri sul livello di un mare che la maggioranza dei sampietresi non avrebbe visto mai. Insomma il giovedì Santo iniziavano i preparativi della partenza: macchine cariche non ho idea di cosa, come si dovesse emigrare senza ritorno, accurati preparativi di valigie attrezzate per spedizioni siberiane, improbabili regali ai nonni che inutilmente e orgogliosamente raccomandavano di “non portare nulla che qua c’è tutto”.

Si arrivava verso il tardo pomeriggio del gioveddìssanto pur partendo la mattina (non so come mai per percorrere 300 km. in macchina si prevedessero addirittura un paio di fermate di ristoro per strada). Va anche detto che essendo la destinazione il Molise, mai avvertito dell’avvenuta unificazione italiana e dunque mai incluso nelle connessioni ferroviarie (ve lo dico, ancora oggi lì si viaggia a un binario, a giorni alterni) e mai pienamente in quelle stradali e autostradali. Restando solo il cielo come via d’uscita (nel senso “che il ciel ci aiuti”) si confidava dunque “nella Divina Provvidenza” ancor più che nella Roma-Napoli e nella Statale6 direzione Venafro.

Che si fosse in dirittura d’arrivo ce lo diceva il cambio di odore che si poteva inalare abbassando un pezzetto di finestrino, apertura a bocca di lupo: col naso in fuori sniffante tipo Bracco da tartufo, si inziava a seguire la scia dei caminetti fumanti e di una strana commistione fra bracicolata e ciambellone.

E finalmente la festa iniziava il gioveddìssanto sera, dopo ore di transumanza, quando -opportunamente accolte dai nonni che accompagnavano l’avvenuto approdo con uno sbrigativo “Uè, guagliò”, che non erano tempi di vezzeggiativi o smancerie- ci si trascinava su per scale di pietra prima e legno poi con tutte le carabattole romane per approdare infine “nella stanza vostra” dove avremmo dormito tutti e 4 insieme (ciascuno nel letto suo, opportunamente riscaldato da una cosa chiamata “prete”, sorta di attrezzo di legno che teneva sollevate le coperte dentro al quale veniva posto un braciere.

Ecco, l’odore del braciere era il primo segnale della felicità. Seguito a ruota da quello che arrivava di nascosto dallo “stanzino”, un bugigattolo buio pieno di cianfrusaglie nel quale -in Quaresima- venivano nascosti e parcheggiati i dolci per la domenica di Pasqua: mostaccioli, ferratelle, peccellato.

A questo punto, guardando la qui presente foto, dovrebbe risultare abbastanza chiaro che a me le profezie di Gaia me fanno un baffo, provenendo direttamente non tanto dal cielo, come un’emula di Mary Poppins ombrellomunita dovrebbe, ma direttamente da Antarea, Cocoon.

La sindrome del cesto dei saldi

venerdì, gennaio 4th, 2013

Cara Meri,
non so che mi è successo ma dopo due anni era come se fosse rimasta solo la routine. Sai quando proprio non trovi neanche più un motivo di interesse? Troppe pantofole e Skysport già dopo pochi mesi, come si fa? Ho provato a parlargliene ma lui si è arreso subito: sono fatto così, se hai voglia di fare altre cose non te lo impedisco ma falle da sola. Alla fine l’ho lasciato. Dice: bene e allora? E allora c’è che qualche settimana dopo ho saputo che usciva con un’altra. Ci puoi credere che da allora è come se mi si fosse piantato un chiodo nel cervello? Mi manca. Mi manca tutto di lui. E improvvisamente mi sembra di rimpiangere persino le pantofole. E quelle interminabili, noiosissime domeniche su Skysport.
Come si supera la sindrome da nostalgia??
Goleada

Cara Goleada,
è probabile che la situazione da te descritta ricada non tanto nella sindrome da nostalgia quanto piuttosto in quella  “del cesto dei saldi”. Di che si tratta? Hai presente quando ci si ritrova gomito a gomito tra femminazze riverse in quei traboccanti cesti del tutto a 30-20-10 euro? E hai presente quando tiri su il maglioncino, lo scannerizzi, lo scarti e lo riposi? E hai presente quando, come un lampo, appena l’hai poggiato si azzecca furtiva la bionda mano accanto, lo tira su e se lo cucca? E beh nonostante tu abbia tra le mani il cachemirino lilla inseguito da ottobre, ora a un terzo del prezzo, improvvisamente hai voglia solo di quello che avevi scartato e che altra femminazza s’è cuccato. Io non lo so perché succede ma succede.
Non ti mancano né le pantofole e né Skysport, tesoromio: ti manca solo di poter nuovamente scegliere.  Tutto ciò premesso domani iniziano i saldi. Femminazze, nell’impossibilità di capire che vogliamo dagli uomini cerchiamo di capire almeno che vogliamo nei cesti.
Meri

Il nostro amore sfinito2/ Nostalgia canaglia

venerdì, luglio 27th, 2012

Ve la ricordate, Gisa? (aò so’ solo quattro giorni fa, dai, su, Gisa… l’amore sfinito)

Cara Meri e cari tutti (Antonella, Framino, Paola, Marco GG, Serena, pecerin e anche tutti quelli su Facebook),
grazie! Mi sento sulla giusta strada dello sfinimento al punto che quando lui ha mandato il solito sms da mascalzone latino (perché poi questi ti mollano ma mica si tolgono dalle balle) gli ho risposto: “O sparisci spontaneamente o mi vedrò costretta a fidanzarmi con te perché ciò accada”.
Vostra Gisa

Cara Gisa,
premesso che qua abbiamo una squadra che in confronto
NCIS fa ridere, alle già note considerazioni sullo sfinimento, che solo può consentire la rimozione forzata di un amore o pseudotale che sembra impossibile dimenticare, aggiungo questo cameo del buon Romagnoli che ci illumina sulle sabbie mobili della nostalgia.
Vostra Meri

“La nostalgia è uno specchietto retrovisore ingannevole. Nelle auto a noleggio in America c’è scritto “Attenti, gli oggetti sono più vicini di quanto sembrino”. Attenti, le cose erano meno splendide di come le ricordate. Ma continuate a farlo, per riscrivervi l’autobiografia e convincervi che ci sono stati paragrafi oh, luminosissimi. Com’era buona la frutta, che sapore il primo bacio, casa, le radici, la scoperta di questo e di quello. Di che cosa stiamo parlando?
Non pensare al primo amore, pensa a questo, al prossimo, all’ultimo.”

(eccoveloqquà, Gabriele Romagnoli)