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Un uomo in corriera

mercoledì, settembre 21st, 2011

20 agosto – da Normanton a Cairns settecentochilometri

La mattina alle 7,30 si accompagnava quindi Dario alla corriera. Scene inqualificabili nei saluti. Appaiabili a quelle dei parenti degli emigranti all’imbarco del piroscafo.

Baibai (Foto Meri Pop)

Si conforta l’autoimmolatosi prestandogli una Lonely Planet (“così quando arrivi non ti perdi”) e un litro d’acqua che lui, dignitosamente, rifiuta. Che Dario l’unico bene di conforto che pratica è il Mars: Dario è dunque un Marsiano.

L’ho visto nutrirsi quasi esclusivamente di questo concentrato di caramella mou e cioccolato, trigliceridi e glicidi, che non a caso negli anni ’40 era dato in pasto agli eserciti in guerra: in pasto al nemico, intendo, per ammazzarlo di diabete. E dunque nei momenti più impensati lui estraeva l’abominevole barretta e riusciva ad approvigionarsene e trovarlo anche dove non si riusciva a trovare manco la strada.

Dunque Dario in corriera  noi strizzati nelle gippone si parte. Dietro alla corriera. A tratti anche uno avanti, corriera in mezzo, uno dietro. Tipo staffetta del pullman della Roma in Trigoria-stadio Olimpico. Una tirata da paura: 700 chilometri in 11 ore, interrotte solo da poche soste pipì -giusto perché non potevano cateterizzarci, a noi donne- e un fondamentale caffè stop a Croydon. Che chi non conosce Croydon, voi gente di mondo?

Croydon, Laustralia (Foto Meri Pop)

Dai, stappa un Croydon, dove c’è il più antico negozio laustraliano pieno di memorie dell’età dell’oro ma che per fare un caffè sta tipo all’età della pietra che santocielo c’è voluta un’ora per farlo e un’altra per farlo raffreddare che sembrava piombo fuso.
Si prosegue sempre rincorrendoci con la corriera e a tratti sbracciandoci dalle jeep superandoli e urlando “Dariooooooo” tipo “Adrianaaaaaaaaaaa” di Silvester Stallone. Finché si giunge in un fantomatico confine tra due niente dove un cartello ci chiede: “Portate spore, semi, fuscelli? Subito alla disinfestazione, brutti zozzoni, chiudete i finestrini e passate lentamente ma senza fermarvi sotto le docce” con ciò costringendoci a passare in una specie di autolavaggio a spruzzo che però invece del Mastrolindo ci ha il DDT.

Seguirà poi un’altra sosta volante in un posto in cui c’è un albero di fico figo enoooorme (Big Fig Tree) che c’era pure la spiega di come caspita è nato ma quella chiedetegliela a Paola Pieroangela che io non ci ho capito un fico secco:

Meri Big Fig (Foto Professor Pi)

e poi ancora passaggio dal desierto alla vallata di Heidi, bellissima, tipo Val Badia, proprio, che mica lo so come ci è finita là in mezzo.
E insomma a un certo punto si svolta da questa pace e POF si precipita improvvisamente in quel di Cairns: una specie di Santa Barbara, California. In piazza c’è una piscina all’aperto, per dire. Che nell’Oceano che gli si spalanca davanti, chevvelodicoaffà, ci stanno i coccodrilli. Estuarini, si chiamano, quelli salati.

Cairns (Foto Professor Pi)

Impatto devastante. Macchine quante non ne abbiamo mai viste neanche in tutto il viaggio, clacson e, soprattutto, la prima, immensa, giallaerrossa insegna di McDonald.

Ci muoviamo come ebeti, nel senso più ebeti del solito e anche gli autisti risentono del Tropico dei Capricornuti, che questi ci strombazzano e ci ci mandano da tutte le parti. Siamo in una dimensione tipo lo sbarco del povero E.T. La prima tentazione è l’inversione di marcia. Perché, è chiaro, la Laustralia e il viaggio, in qualche modo, finiscono qui: da ora ne inizia un’altra. E, se je la famo, un po’ di vacanza. Mare, barriera corallina, Tequila bum bum.

Il problema serio è che però, davvero, in questo preciso istante io vorrei essere teletrasportata indietro, a Marree fra i pionieri del Klondike e la mitica pioneer woman, a Birdsville o William Creek. Si lo so che vi avevo scassato le balle lamentandomi del freddo, dei topi, del saccappelo, del professor Pi, del caspita di niente a perdita d’occhio e pure degli uccelli  dei volatili, delle alzatacce all’alba e della tenda ma il punto è proprio, devastantemente, questo: è lì che, ora, io vorrei stare.

Se conoscete uno bravo segnalatemelo. Di strizzacervelli, dico.

Non è nulla, caro

martedì, settembre 20th, 2011

19 agosto

Tutte le grandi catastrofi, di norma, iniziano con il seguente tipo di dialogo:
-Capo, scusa, si sente uno strano odore in macchina, puoi venire a controllare?
-Non è nulla, caro 

Nonènullacaro si manifestava all’incirca alle ore 9, lasciata Burketown da circa 60 chilometri. In realtà al rientro nella nostra, di macchina, giurerei di aver sentito il professor Pi nonènullacaro bofonchiare invece “maporc….”.
Il puzzo aumentava ma noi eravamo in un posto mozzafiato, questo:

Che robetta (Foto Meri Pop)

e dovevamo pensare, nell’ordine, a :
1)cascate
2)laguna
3)dune di sabbia
4)formazioni rocciose
5)pinetina con canguri saltellanti

Nonènullacaro, alla ripartenza, veniva monitorato con la radiola interna dal professor Pi che chiedeva “E la puzza?” e quelli “ormai ci siamo abituati” ma, fatta un’altra decina di chilometri, la gippona si rifiutava di prendere ulteriori ordini dal guidatore Mariella.
Escluso si potesse trattare di un caso di misoginia, si iniziava a valutare l’ipotesi che il nonènullacaro fosse invece unbelcaspitadicasino, come il “maporc….” aveva fatto presagire.
Si apriva il cofano e, dopo un consulto di cinque virili capoccione appozzatesi dentro, si diagnosticava:
-la frizione è andata.
Ago estraeva con nonchalance i 10 metri di corda da traino rossa e blù che aveva provvidenzialmente imposto di comprare a inizio viaggio, mentre con gli altri iniziava le operazioni di ancoraggio:

Rimorchiatori (Foto Meri Pop)

Nonostante l’evidenza dei fatti mi avventuravo comunque a chiedere a Pi:
-E ora?
-E ora la trasciniamo
-Quindi torniamo indietro?
-No, andiamo avanti
Ora io nel professor Pi, si sa, nutro la massima stima al punto che mi ritrovo in mezzo a un caspita di deserto del bush senza coperture telefoniche con una macchina in panne. Però ugualmente obietto:
-Scusa, ma indietro abbiamo 70 chilometri, davanti più di 200
-Infatti la trascineremo per i prossimi 200. In avanti

Le truppe, pur scettiche, annodavano il cavo. Poche, essenziali altre parole cadevano in un silenzio di gelo ma a 30 gradi Celsius:
-Tenete il cavo sempre in tensione e andate piano
Disposizioni che venivano infrante già al secondo chilometro, mancandone quindi solo 198 al traguardo. La nostra jeep era terza, chiudeva la fila della trainante e della trainata e la nuvola di polvere rossa che ci avvolgeva ci rendeva ormai simili a Marte. Si tentavano inoltre due affiancamenti da stuntmen per urlare da una macchina all’altra, abbassati i finestrini e busto in fuori, RAL-LEN-TA-TE-E.
L’andatura rallentata durava un altro chilometro dopodichè li vedevamo inchiodare. E “intrupparsi” (trad. tamponarsi), fortunatamente senza conseguenze escluse le carrozzerie e la sequela di irriferibilità uscite dall’esimia bocca del Capo Pi. Il quale, sceso come John Wayne da un cavallo imbizzarrito (che mo’ che ci penso ma un po’ non ci assomiglia? no, no al cavallo imbizzarrito, a John Wayne, dico. Vabbè) e chiamati a rapporto i due autisti, ribadiva che era meglio andare piano per 197 chilometri che spingere per 197 chilometri.
Le parti convenivano trattarsi di proposta irrifiutabile.

Ripreso con animo lieto il cammino e con Ruby Tuesday a 63 la via, ci sciroppavamo sti altri100 chilometri a 35 all’ora, sempre nella nuvola rossa di Marte, finché l’esimio, aguzzando lo sguardo come un Sioux, avvertiva:
-quel cavo sta troppo in terra, rischia di spezzarsi
Devo aggiungere altro?
Altri 2 chilometri e TRAC, il cavo esalava l’ultimo filo.
“Ora sono volatili per diabetici”, chiosava Dario, il trainato.

E finalmente anche per me veniva l’ora del “machiccaspitamel’hafattofarammè, che manco ancora ho mai visto la costiera amalfitana??” quando Stino, con imperturbabilità epicurea e aplomb veneto, nel generale agitarsi, zitto zitto apriva lo zainetto e tirava fuori i suoi metri di cordino per il bucato. Non so se si è capito bene: tirava fuori il cordino per i pedalini. Poi chiamava la sottoscritta, sottovoce, dicendo:
-Meripop, dammi una mano
e dunque la vostra, in stile labellalavanderina, iniziava a torcerlo insieme a lui.

Stending rimorchiescion (Foto Meri Pop)

Ora io voglio sapere quanta gente conoscete che sia entrata a Normanton, Queensland, Australia, trainata da un cordino da bucato.

Entrata indimenticabile persino per gli aborigeni del luogo che, abitualmente rintanati, accorrevano ad osservare lo sbarco dei rossi marziani.
L’esimio si precipitava a telefonare alla società di noleggio Apollo denunciando il sinistro della navicella e usciva dal breve colloquio rinfrancato al grido di
-hanno detto di non muoverci da questo incrocio che fra un’ora, massimo un’ora e mezza saranno qui.
Non so perché queste 19 paroline evocassero nel nostro immaginario una scena tipo Apocalypse Now sbarco elicotteri di salvataggio con al seguito macchina di ricambio.

Le ore, intanto, diventavano due. E non si avvistava nessuno. Però si allestiva nell’attesa, sul locale bidone della spazzatura, unico appoggio rintracciabile nel raggio di chilometri, un frugale pasto a base di pane in cassetta un po’ ciancicato, avanzi di sottilette, di prosciutto e di mele.
Fattesi due ore e mezza l’esimio arichiamava e gli veniva spiegato che “I meccanici” erano in viaggio ma purtroppo si erano dovuti fermare all’ospedale di Normanton. Alle tre ore e mezza nuova, veemente telefonata, per sapere se sti meccanici erano direttamente trapassati nell’Aldilà. Finché alle 17  un carroattrezzi monoguidato faceva il suo ingresso trionfale in quel di Normanton, Queensland.
Il meccanico rimorchiatore, date un paio di superficiali occhiate nel cofano e sotto il cofano, senza proferire parole iniziava le operazioni di issaggio:

Oh issa (Foto Meri Pop)

mentre noi di corsa provvedevamo allo sbarcaggio. Bagagli, cassa viveri e uomini. Rassegnati a passare la notte in quel di Normanton.

Lo sbarco (Foto Meri Pop)

E, domanda, se 11 persone con relativi bagagli e casse viveri, albergano in 3 jeep ma 1 improvvisamente sparisce, come faranno gli 11 a proseguire in 2 jeep? Aò e che vi siete dimenticati la Greyhound Australia?

Parte di equipaggio, Dario autoimmolatosi con parte dei bagagli proseguirà in corriere fino a Cairns. Gli altri, 5 per jeep, si spareranno sti 700 chilometri domani, onde ricongiungersi sulla Barriera Corallina nell’ostello Backpacker: un letto, signori miei, vuol dire un letto. E un cuscino. Dopo 20 giorni di tenda io lo sto rincorrendo come il Sacro Graal, sto caspita di ostello di Cairns e intendo arrivarci con ogni mezzo. Domani.