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L’amore dura tre anni e questo è il quarto

martedì, maggio 13th, 2014

Si ricorda all’utenza che “una zanzara dura un giorno, una rosa tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre”. Noi oggi qui compiamo il quarto. E siccome “c’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia” non oso neanche pensare la parola-chiave di questo appena trascorso.

Tutto ciò premesso ricordiamo anche che gli auguri al primo compleanno ce li fece anche Nomfup che oggi si occupa delle sorti del Paese ma che all’epoca si occupava anche delle nostre e così vi descrisse:

“Il primo compleanno di Supercalifragili, la blog-sister di Nomfup, è motivo di gioia infinita. Perchè lei è una tipa speciale speciale, che ha riunito un gruppo di tipe/i speciali che rendono la blogosfera italiana un luogo ameno dove stare e sognare e parlare e capire”.

Ora non lo so se si sia già pentito dunque direi di campare tranquillamente di rendita di quello. Nel frattempo ne abbiamo combinate in quantità industriale, aprimmo persino un bar e fatto una Woodstock. Considerando che tutto nacque per superare lo choc da stato civile infranto, e alla luce dei ritrovamenti e accompagnamenti avuti come risarcimento, direi che è ora di affermare con una certa forza che “Tutte le donne aspettano l’uomo della loro vita però, nel frattempo, si sposano”.

Impensabile dunque ringraziare uno per uno tutti quelli ai quali Meri Pop deve tutto ciò che deve, cioè quasi tutto.

Dico solo state in campana: perché un mouse e una tastiera possono cambiare il corso di una vita. Impugnateli con prudenza. E auguri a tutti voi, supercalifragilini.

L’occasione mi è gradita per aprire i festeggiamenti con l’Inno:

e con la torta:

Cent’anni di londritudine

martedì, gennaio 28th, 2014

24 gennaio

E’ stato scendendo dal Gatwick Express, approdate a Victoria Station, che Mariapà s’è avvicinata al tassinaro e gli ha detto

-London tassinar, portaci in albergo ma la strada te la dico io, maidiar

E che ci abbiamo scritto Giocondo, ho orgogliosamente pensato: che poi si, british british aplomb aplomb ma alla fine “Paese che vai tassinaro che te fa fa’ il tour of  Peppe che trovi” eh. Dunque meglio prevenire the imbroglio.

Bello, spazioso dentro come una limousine, solo un sedile passeggeri con ampio spazio davanti e vetro che separa the driver. Il taxi, intendo.

Ed è stato sbucando da un corner che mi si è parata davanti la magnificenza di centinaia di documentari reali acquisiti negli anni

-Meripo’, Buckingham Palace. Ho chiesto al taxi di farci fare la strada che percorrono le carrozze reali di tutto il mondo per i royal weddings fino alla Westminter Abbey

Ecco. In quel momento la Cenerentola che è in me si è accozzata alla Fata Smemorina che le sedeva accanto e ha sentito il taxi-pumpkin trasformarsi in royal coach. E ha sentito pure Smemorina bisbigliarle

-Meripo’ fai Ciao con la manina ai sudditi. Solo la manina, non tutto il braccio, wave, come l’onda

Insisto: la monarchia è sottovalutata. Il taxi procedeva a velocità da corteo reale io già assumendo l’aristocratica postura ch’entro mi rugge. E assicuro che piombare a (omissis) anni per la prima volta nel Regno di Sua Maestà produce un subitaneo ulteriore rincoglionimento ad età prescolare con annessa modalità Winx.

Lasciati i bauli in albergo e immidiatly precipitateci alla conquista del regno come William The Conqueror, Mariapà mi trascinava su una street nonmiricordo nella City infine additandomi l’orizzonte e dicendo

-Che c’è scritto lì?

e io

-Eat & Drink Bar

-No Meripo’, la targa sopra alla via

-Ommaigooood. Mi apparve questa:

Poppin's Court - Foto Meri Pop

Come non bastasse mi prendeva per il regale gomito e mi conduceva in un vicoletto limitrofo ove il gomito lo avremmo alzato immantinente

-Meripo’ questo è il più antico pub di Londra, siamo al Ye Olde Cheshire Cheese

Più che al pub, aprendo il legnoso portone, inciampavamo e precipitavamo dentro un racconto di Dickens: microstanza di legno, camino acceso, quasi buio, dickensiani rubizzi assisi ai due tavoli di legno, alcol a fiumi. Uniche due donne noi.

Sentivo a quel punto la stentorea voce di Mariapà ordinare

-Two gintonic, sir

Al mio strabuzzo di occhi aggiungeva

-More tonic than gin

Con il gintonic alle quattro del pomeriggio a digiuno facevo la mia reale entrata nel british avvinazzament. Appoggiata al dickensiano bancone come un vecchio minatore britannico durante lo sciopero contro la Thatcher, sentivo entrare in circolo, più che la swinging London, il sollievo alcolico.

Barcollando come si conviene, arrivavamo alla Temple Church, con ciò ulteriormente precipitando da Dickens a Dan Brown, che qui ambientò alcuni terrifici passaggi del Codice Da Vinci. Tra il gintonic in circolo, lo zolfo nell’aria e il sacro Graal in mente ritenevo già bello che indennizzato l’approdo nell’Impero Britannico.

Vi risparmio la maratona del barcollo che di lì a poco sarebbe seguita, da Trafalgar Square, alla White Hall, a Westminster, Big Ben e London eye che sapientemente apostrofavo con un

-Uuuhhh la ruota di Nomfup! (perché il mio amico Nomfup la usa come fotina sui socialcosi). Evvabbè (And go well)

A quel punto Mariapà fermava un london taxi al volo ed esso accostava immidiatli inchiodanding dunque io esclamavo, come avessi trovato il Sacro Graal

-Mariapà… Si ferma!

-E’ il suo lavoro, Meripo’

Dunque, poi? Ah si, avevo chiesto, tra gli innumerevoli fantasmagorici musei, di poter vedere la tate Modern e poi magari gli altri eventualmente de necst taim. Prontamente Ella predisponeva visita in modo tale che ci arrivassimo, ovviamente, a piedi dal Millennium Bridge e soprattutto ivi prenotava un tavolo per le 20.30 Greenwich Medium Time al ristorante sulla terrazza.

Ecco, quando io mi son seduta lì sospesa a picco sul Tamigi con quel mozzafiato scenario ai piedi, io che al massimo volo con l’ombrello e governo bambini, ho capito cosa voglia dire, per un attimo, governare il mondo. E m’è piaciuto un sacco. A bag.

Tu mi fai giraaaaar

giovedì, febbraio 21st, 2013

In sintesi: le donne del Pdl oggi hanno messo un annuncio a pagamento sul Corriere della sera. Titolo: “Sono una donna non sono una bambola”. Foto di tre donne pidielline sorridenti. Quindi invito al voto in difesa dei diritti delle donne. “Ci rispettiamo e vogliamo rispetto. per questo abbiamo deciso di votare convinte per il Popolo della Libertà”.

C’è un unico problema: le tre donne non sono  militanti del Popolo della Libertà, ma immagini acquistabili online e utilizzabili a fini commerciali. Cioè si possono scaricare.

P.S. E’ un altro colpaccio di quel genio di Nomfup che già ieri aveva sMontato l’asse Merkel-Monti.

Mirella

venerdì, febbraio 15th, 2013

“Mirella”

Mirella - Foto Fausto Podavini

Mirella è una delle vincitrici del World Press Photo che, come osserva Nomfup, quest’anno è piena di fotografi italiani. E Mirella è “figlia” di Fausto Podavini, Roma.

Mirella, 71 anni,  ne ha passati 43 con l’unica persona che ama, affrontando tutto con lui, dalle difficoltà alle risate e ai momenti belli. Ma negli ultimi sei anni le cose sono cambiate: Mirella, oltre a vivere con Luigi, vive anche con il suo Alzheimer. E da allora la sua vita ha un unico scopo: prendersene cura.

Che l’amore ha tante facce. Anche quando viene preso di spalle.

Se Anna

venerdì, ottobre 5th, 2012

Se il regime russo avesse impiegato un decimo delle forze utilizzate per punire il concerto blasfemo (ma soprattutto anti-putiniano) delle Pussy Riot, oggi gli assassini e i mandanti dell’omicidio di Anna Politkovskaja sarebbero a cucire guanti in qualche sperduta colonia penale della Siberia.

Se Anna non fosse stata Anna Politkovskaja, cronista implacabile, animata solo dalla volontà di vedere, capire e raccontare, noi non saremmo qui a piangere la sua morte, non perderemmo tempo a ricordarla mentre gli alberi del cimitero Troekurovskij stanno facendo cadere, come da sei anni a questa parte, le ultime foglie sulla sua tomba. Andrea Riscassi ci aiuta a non dimenticare. Oggi qui. Poi qua.

E Nomfup non ci aiuta per niente a non volergli bene più del solito. Oggi qua.

Anna Politovskaja, donna non rieducabile.

Madonna che Nomfup c’è stasera

martedì, luglio 17th, 2012

E questa però non ce la dovevano fare: cioè, dico, nel video ufficiale di Madonna a Firenze compare -come ha scovato Nomfup– persino il loghetto de Repubblicapuntoit e non quello di Pop don’t preach?

Ma che siamo mpazziti?

Comunque vi volevo dire che tutto sommato sta palestrata non è che lasci proprio grandi tracce di sè. Al punto, per dire, che domenica la Tartamingia ha rivisto, ma a Roma, il professor Pi che non vedeva appunto dal MDNA day cioè un mese fa e gli è corsa incontro così salutandolo:

-Professor Piiii ma che bella sorpresa rivederla qui, si ricorda? L’ultima volta eravamo a Firenze (la Tartamingia pensa che quelli dopo i 30 anni abbiano tutti l’Alzheimer, ndr)
-Certo cara che mi ricordo
-Eh che momento indimenticabile, il panino col lampredotto

Bice che dice

martedì, luglio 10th, 2012

In due anni di anzianità del qui presente blogghe ho collezionato una discreta galleria di personaggi ai quali sono stata vieppiù appaiata a seconda delle suggestioni, delle carte di identità e della geopolitica dei conianti.

Senonché la mia amica Annie ha coniato, davanti al terzo bicchiere di Chardonnay, “la Bice Valori del next millenium”. Avendomi già suggerito Nomfup agli albori, albori miei non suoi che lui già aveva fatto dimettere un par di ministri, di fare una stending review del “Pronto, centralone?”, ritengo l’odierna chiusura di cerchio definitiva come la Cassazione.

L’occasione mi è dunque gradita per riproporvela. E al netto della cofana a bigodini, e di precedenti e successivi caschetti, trovo esaustiva della classe complessiva cui mi pregio essere appaiata la foto di questa vera e propria icona di charme.

Finché morte non ci riunisca

giovedì, aprile 12th, 2012

Nel loro quarto anniversario di matrimonio, nell’aprile del 1996, appena undici mesi dopo l’incidente a cavallo che lo paralizzò dal collo in giù, la moglie di Christopher Reeve (Superman), Dana, gli diede questa lettera. Restarono sposati fino alla morte di lui, nel 2004. Lei lo raggiunse nel 2006, per un cancro.

 Mio caro Toph, 

la strada che stiamo percorrendo è imprevedibile, misteriosa, profondamente stimolante, e sì, anche appassionante. E’ una strada che abbiamo scelto di intraprendere insieme e nonostante tutti gli imprevisti e gli ostacoli che sono arrivati io non ho rimpianti. In realtà, tutte le nostre difficoltà mi hanno mostrato quanto profondamente io ti ami e quanto sia grata di poter proseguire questa strada insieme.

Il nostro futuro sarà luminoso, mio caro. Perché ci abbiamo l’un l’altra e abbiamo i nostri figli.

With all my heart and soul,
I love you
Dana

(Presa da qui. Grazie a Nomfup che un giorno mi disse “Meripo’ conosci Lettersofnote?”)

#ioricordo e #ioringrazio

venerdì, gennaio 27th, 2012

Nomfup, quello, non fa dimettere solo i ministri inglesi: fa sobbalzà dalla sedia pure le Meri Pop italiane.

E ora direi che ci meritiamo un po’ di Gam Gam. Che parla del Salmo 23: “Anche se andassi nella valle oscura/ non temerei alcun male/ perché tu sei sempre con me”:

A chiunque la vogliate dedicare. Anche agli amici, tipo.

 
(Grazie a Massimo Faggioli)

Restituire il nome

mercoledì, dicembre 14th, 2011

Samb Modou, Diop Mor. Si chiamavano così i “due senegalesi” uccisi da un italiano a Firenze. Il resto lo abbiamo letto e riletto.

Samb Modou, Diop Mor. Non sono nomi facili e immediati da ricordare ma, presumibilmente, tanti di noi hanno in tasca un diploma di liceo e l’operazione è certamente alla nostra portata intellettuale.

Senonchè Samb Modou e Diop Mor sono stati per ore “due senegalesi”. E a un certo punto Nomfup, su twitter, comincia a scrivere a tutti i direttori di giornale e politici che cinguettano e gli chiede “direttori, che ci aiutate a chiamare per nome Samb Modou e Diop Mor?”. E Marilisa pure, nel frattempo, scriveva che, passate poche ore, già non erano neanche più la notizia di apertura dei siti di informazione.

E allora volevo dirvi che ieri i direttori e i politici e i cinguettanti e il popolo twittero quasitutto hanno iniziato a scrivere “Samb Modou, Diop Mor”. E anche io.

E penso che quando a uno non puoi più ridargli la vita puoi ridargli almeno il nome. E che ridare il nome è un po’ come tenerli ancora un pochino in vita.

Oggi Nomfup è diventato vice direttore di Europa. E Nomfup, ve lo volevo dire, si chiama Filippo Sensi.