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Esther Zimmer Lederberg e quel Nobel nascosto nel piumino da cipria

mercoledì, luglio 12th, 2017

Storie calme di donne inquiete/ 33

Sei righe. Tanto le offre Wikipedia. Sei righe per Esther Zimmer Lederberg, una vita all’insegna dell’invisibilità, financo postuma. Una legge del contrappasso in piena regola quella che perseguiterà una delle più grandi microbiologhe, immunologa, pioniera della genetica.

Nasce nel in 1922 nel Bronx, New York e in un primo momento si orienta verso studi letterari. A un certo punto cambia idea e opta per Biochimica, incurante degli appelli a non farlo perché la scienza, si sa, è avara di soddisfazioni per le donne. Lei imperterrita prosegue e arriva alla Stanford University per un master in Genetica. Anni duri, durissimi. E’ ridotta talmente in bolletta che, racconterà più avanti, a un certo punto inizia a mangiare le cosce delle rane usate per la dissezione nei corsi di laboratorio (e lo so, animalisti abbiate pietà ma lo vedete pure voi come stava ridotta anche l’umana). Nel 1946 finisce il corso e si sposa. Il fortunato si chiama Joshua ed è un professore di qualche anno più giovane.

Da quel momento lei inizierà a vivere all’ombra di lui. Ma i fari che aiuteranno e ispireranno lui, quelli del genio e dell’intuizione, stanno prevalentemente nel cervello di lei.

Lei a un certo punto scopre un virus che infetta i batteri e inizia a mettere a punto, assieme al marito, una tecnica per trasferire i batteri da una capsula di Petri all’altra. Nei loro primi esperimenti i due useranno anche il piumino da cipria di lei per raccogliere e depositare i batteri in laboratorio.

Fatte tutte queste premesse, considerati i precedenti in zona riconoscimenti, dicano ora i miei cari 25 lettori: nel 1958 a chi verrà assegnato il premio Nobel per la medicina “”per le scoperte sulla ricombinazione genetica e l’organizzazione del materiale genetico dei batteri“? Sì, a lui.

A soli 33 anni, il 29 maggio del 1959, Joshua Lederberg sale sul podio dell’Accademia svedese e ritira il Nobel. Da solo. E, da par suo, nel discorso di accettazione la nominerà una sola volta.

I due, dopo alcuni anni, chevvelodicoaffare, divorzieranno nel 1966. Luigi Cavalli Sforza, nel 1974, dirà di Esther che la lunga collaborazione con l’ex marito le impedì di avere un lavoro stabile e indipendente, cosa che avrebbe meritato a pieno. Lei fonda e dirigerà fino al 1985 il Centro di Riferimento Plasmidi alla Stanford.

A piccolo parziale risarcimento la vita le riserverà nel 1989 un bell’incontro, quello con Matthew Simon che condivide con lei la passione per la musica. Si sposeranno nel 1993. L’11 novembre del 2006 lei morirà per un’infezione, di polmonite. Perché i danni dell’ingratitudine, malattia ugualmente dannosa, non sono però misurabili.

Esther Zimmer Lederberg

Er Nobel

venerdì, novembre 25th, 2016

Alla fermata dell’85

-Signò ma l’auti?

-Signora oggi è sciopero

-Ma n’artro ?? A sta cittá je dovrebbero dà er Nobel per la pazienza, artro che Bob Dylan