Posts Tagged ‘Nicole Minetti’

Di quando con chi uscire te lo suggerisce Freddie

mercoledì, novembre 21st, 2012

Nonostante sul tema sia intervenuta persino Nicole Minetti, ad affiancarne l’aggiornamento olgettino, Love of my life resta, per quanto mi riguarda, la prova del nove dei miei sdilinquimenti amorosi. Questo capolavoro sta nell’album che nacque oggi del 1975, A Night at the Opera. E, sia chiaro, io sia Freddie Mercury che i Queen che l’album e la prova del nove l’ho conosciuti a esequie avvenute di Freddie, quindi tardino. Perciò con gli amori prima me la sono sempre cavata maluccio non avendo mai qualcuno che mi guidasse per capire che caspita mi stesse succedendo.

Ma da quando l’ho sentito la prima volta ho capito che sarebbe stato tipo Virgilio per Dante. E mi sono accorta che se conoscevo uno e mi veniva voglia di sentire questa o se sentendo questa mi veniva voglia di uno, beh allora occorreva approfondire la situazione.

Dice
-Meripo’, e quante volte è successo?
-Una sola
-Beh ma è poco per fare una statistica
-E beh no, visto che è l’unico che ancora permanga nella classifica titolari

Credetemi: se dovete uscire con qualcuno prima ascoltatevi questa. In tempo, eventualmente, per disdire. E chiamare quello vero.

Segnali dell’irreversibile declino dell’Universo: la Minetti come Rosa Parks

domenica, luglio 15th, 2012

Tutto, tutto avrei immaginato tranne, un giorno, di dover dire: Nicole, non alzarti da quella sedia. Siamo dunque a questo: la Minetti come Rosa Parks. Che il cielo mi perdoni e soprattutto Rosa. Le ragioni per le quali non deve farlo le ha già spiegate la mia amica Angela qualche giorno fa. Senonché vedo che oggi, per la legge del contrappasso evidentemente, il giù a sua volta silurato Alfano le dà l’ultimatum: dimissioni domani.

Ora c’è da dire che persino Iva Zanicchi ha avuto il suo bel momento Rosa Parks: correva la tivvù del 25 gennaio 2011 quando un infuriato telefonico Silvio Berlusconi, dopo un’iradiddio a colpi di “cafone” con Gad Lerner nella trasmissione dall’eloquente titolo “L’Infedele”, chiudeva intimando “Invito cordialmente l’onorevole Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo incredibile postribolo televisivo». L’aquila di Ligonchio col cavolo che s’alzò né dalla sedia né in volo, con ciò vendicando generazioni di camerieri politici usa-e-getta.

Contestualmente Berlusconi spiegava che Nicole Minetti è una splendida persona, intelligente, preparata e seria»che «si è laureata con 110 e lode ed è di madrelingua inglese». Ora, dico io, perché la Regione Lombardia, che un anno fa dunque non poteva privarsi di un simile curriculum, dovrebbe farlo oggi? No, dico, ma perché non la private prima delle camicie di Formigoni, tipo?

Nicole, sei “una splendida persona, intelligente, preparata e seria”, “laureata con 110 e lode” e pure “di madrelingua inglese”. E quello che deve dirti che fare soloquandolodirò io è uno ma non è Silvio: è Giucas. Casella. Daje, resta seduta su quella caspita di sedia.

Un uomo solo al comando

giovedì, gennaio 27th, 2011

Avevo già preparato un post che parlava dell’amore secondo le donne. Era pronto anche quello sul diario dancalo. Poi è arrivata quella montagna di merda delle intercettazioni.

Credo di non meritarlo e credo che non ve lo meritiate neanche voi. E così, come terapia d’urto, ho pensato che invece era ora di far scendere in campo qualcuno che vi riparlasse di amore, di sentimenti, di donne, di feste, sì anche di feste e non di festini, di cuore e soprattutto di bellezza, quella vera.

Se un uomo solo al comando del Paese ci tiene in ostaggio della tristezza e dello squallore del suo declino io gli rispondo con un uomo solo al comando della poesia.
E più lui cercherà di trascinarmi nel baratro dello scadimento e della vergogna più io cercherò di opporgli la bellezza.

Io a Silvio Berlusconi voglio rispondere con Giacomo Leopardi.

Signori, “La sera del dì di festa

“Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core”.

 (da “I Canti”)