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Tasneem Alsultan, la divorziata saudita che fotografa matrimoni e guida il proprio destino

martedì, aprile 11th, 2017

Storie calme di donne inquiete/17

Sposata a 17 anni con un matrimonio imposto e combinato, a 21 aveva già due figli e a 27 è riuscita, mettendoci dieci anni, a divorziare. Oggi, che di anni ne ha pochi di più, fotografa matrimoni e storie d’amore. Sembra una legge del contrappasso e invece è una scelta di vita. Ma soprattutto è una scelta coraggiosa perché Tasneem Alsultan fa tutto questo in Arabia Saudita, uno dei paesi più conservatori e chiusi del mondo nei confronti delle donne.

Una donna saudita divorziata che fotografa nozze in Arabia. Già mi vedo il soggetto del film. E come nelle migliori vendette, silenziose ma implacabili, anche quella di Tasneem passa per un piano messo a punto con le stesse armi d’offesa: mi cancelli? Mostro le immagini. Mi chiudi tutto? Apro l’obiettivo.

E’ così che è nato Saudi Tales of Love, un progetto fotografico inaugurato sabato alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze, nell’ambito del Middle East Now festival, qui approdato con un curriculum che lèvati: pubblicato nella sezione “Lightbox” del Time prima ed esposto al festival PhotoKathmandu nonché a Paris Photo poi. Tasneem è stata inoltre selezionata tra i 10 beneficiari del Magnum Foundation Prince Claus, premio AFAC grant nel 2015, ed è stata inclusa tra i 30 fotografi da tenere d’occhio per il magazine PDN nel 2017. Fa inoltre parte di Rawiya, il primo collettivo di fotografe donne in Medio Oriente.

E’ stata Nicki Sventola, che gli assidui del blog ricorderanno dalla saga dancalica, ad intercettarla.

-Meripo’ è ora di occuparsi di Tasneem Alsultan e di prendere un treno per raggiungerla

Ed è stato così, nella città Di Dante e Beatrice, che due divorziate (cioè la Tasneem e la Meri eh, non la Sventola) agli antipodi del mondo, di cui una tenutaria di blog sentimentale e una fotografa di nozze, si sono ritrovate davanti a un succo di frutta e a due domande, quelle con le quali si apre la sua mostra:

“C’è bisogno del matrimonio per dimostrare che c’è amore? Abbiamo bisogno per forza di un marito per avere una vita piena?”. NO, OF COURSE, mi ha risposto lei dal profondo dei suoi immensi occhi neri, ridendoci su, finalmente.

“Sono una raccontatrice di storie, più che una fotografa, racconto l’intimità delle donne dentro storie e luoghi complicati, quelli del mio Paese”, mi dice ancora. Raccontare cose complicate – come le relazioni d’amore- in posti complicati come l’Arabia. Raccontare l’amore ovunque, in tutte le sue forme, belle, brutte, corrisposte, iniziate, finite. Raccontarlo in un posto in cui una donna ha senso solo nella tutela di un uomo.

Perché questa è stata la parola più forte e dirompente del nostro colloquio: il “sorvegliante”. Donne sotto custodia ovunque. “Ci ritorni anche dopo il divorzio, sotto la “tutela” di un uomo, sia padre, fratello, zio. La tua vita è sempre definita da qualcun altro: sarà comunque un uomo a stabilire cosa potrai o non potrai fare. Non puoi muoverti da sola. Mai. Devi inventarti una via d’uscita”. E la sua è stata la fotografia.

Da ragazza teneva un diario. Fino ai 17 anni, quando l’hanno costretta a sposarsi. Eccola qui, l’ultima pagina scritta:

Tasneem diario

“Fotografo le donne nella realtà, il matrimonio non è la realtà”, mi dice ancora. “Ho fatto foto in 100 matrimoni in 21 Paesi”. Fotografa le women in love fuori ma soprattutto dentro. Il riflettore che accende punta al viso ma poi intercetta l’anima.

Tasneem foto stilista

“Come madre single indipendente ho fatto pace con i sacrifici che ho dovuto fare. Ma sono anche riuscita a trovare la felicità da sola”. Nassiba, stilista di moda

Ed eccoli qui, gli occhi di Tasneem, quelli dietro l’obiettivo (ci sono foto più belle dal signor Google ma in quelle ha il velo e io la preferisco così, scapigliata, mossa, effervescente)

Tasneem Alsultan

Tasneem Alsultan, foto Meri Pop

“Le mie figlie mi dicono spesso -Mamma, non vogliamo sposarci, vogliamo solo avere figli, come te. Dopo aver visto la loro madre lottare dieci anni per ottenere il divorzio, hanno una visione negativa del matrimonio”.

Dovesse riscriverla e cantarla Barbra Streisand questa storia, direbbe che sì I am a woman in love, sono una donna innamorata e farei qualunque cosa per averti nel mio mondo… tranne sposarti (la saggezza di questi non si batte).

Poi, alla fine, mentre mi accompagna alla porta le chiedo

-Ma qual è la cosa che ti sta piacendo di più dell’Italia?

E lei sorride ed esclama

-Guidare!

Che l’Arabia Saudita è l’unico Paese al mondo che non permette alle donne di guidare. Ma anche di viaggiare, studiare, lavorare all’estero. E dunque in linea di massima Tasneem ha preso la macchina a Milano, ci ha girato tutto il lago di Como, poi è scesa, risalita, ridiscesa, zigzagato e non è ancora scesa e sì, nella vita è così: quando ingrani la marcia giusta,  specie se ti è costato tanto riuscire a farlo, poi non permetti più a nessuno di farti scendere.

E allora buona guida, Tasneem.

El condor pasa. Nosostros no

giovedì, settembre 1st, 2016

Galapagos 1

‘Sta storia che “Meripo’ stavolta stai tranquilla che il viaggio alle Galapagos è tutto relax”, per quanto l’estimabile Nicki Sventola che l’ha fatto l’anno scorso sia donna di comprovata attendibilità, non mi aveva convinta fino in fondo. Diciamo che l’esperanza de escampar è durata fino a Madrid. Tre ore. Quando, fatta la tratta Fiumicino-Barajas, al varco della Policia el grupo che partiva da Roma veniva bloccato porquè no tienes la tarjeta de embarque del avion.

Inutile spiegare che la caspita di signorina Iberia di Roma aveva detto

-El ordenador sta scassado, no se preocupe che a Madrid non c’è problema anche se non avete la carta d’imbarco

La risposta di Madrid non si faceva attendere, contenuta nel vocione di una irremovibil poliziotta

-Col cavolo che passate senza la tarjeta

-Ma guardi che i nostri colleghi di Milano sono passati…
tentava di rilancio Pi con iniziale calma che però si vedeva che se stava scassando i cabasisi peggio del computador Iberia

-No se puede no se puede
insisteva quella

Era a quel punto che Carlo sfoderava il suo sorriso magico e tirava giù un fluentissimo spagnolo, Pi invece tutto il calendario dei Santi minori con incursioni in quelli ancora da beatificare.

Nada. Nada de nada

Intanto i minuti e le mezz’ore passavano. Con imbarco previsto alle 16,30 noi alle 16,10 stavamo ancora bloccati lì quando Pi, furente como el toro en la corrida, chiamava sul cellulare “Paola Darwin” del gruppo Milano, che gli assidui del quippresente blogghe ricorderanno per la partecipazione al viaggio nella Laustralia, e le tuonava

-Paola, por favor, voi che siete già all’imbarco fatevi fare hodeste cazz(omissis) de tarjete lì e portateceleqquà sennò estallo un casino che altro che la computadora di questi bischeri

Costì, alle 16,20 se presentiava dalla Policia la senorita dell’AirEcuadora con le tarjetes en bocca -davanti a tutto un consesso de poliziotti che intanto si erano radunati attorno al gruppo Roma- e ci faceva passare il caspita di posto di controllo mentre Pi, che ancora faceva florilegio di sconosciute imprecazioni di rito fiorentino, ne aggiungeva inedite altre di rito spagnolo

Y ahora el Pi que se alza en la lucha con voz de gigante gritando: Adelante! gritava pure

-VAMOS, CORREMOS che perdiamo il caz(omissis) di aereo

tipo una riedizione Intillimana di DE PIE MARCHAR QUE VAMOS A TRIUNFAR ma muy encazada

E aricostì, alle 16,31, stremati, sudati, in apnea, con la lingua di fuori e lanciando i bagagli a mano e le cazzarola de tarjete oltre el varco dell’embarco, salivamo per ultimi e al volo sul volo.

Condor delle Ande

El condor delle Ande

No ma poi a Nicki Sventola dos palabras gliele dico io eh.

Indoll’è codesto Laosse?

lunedì, gennaio 11th, 2016

Va detto che il Professor Pi l’aveva presa alla larga. Non potendo quest’anno partecipare alla spedizione natalizia aveva tentato una lusinga esotica con

-Meripo’ perché non ne approfitti e vai a farti un bella vacanza a Zanzibar? (sottotitolo implicito: Così la finisci di sfracassarmi i maroni quando ti porto a giro io?)

Che star spiaggiati su una sdraietta a Zanzibar sorseggiando cocktail è stato effettivamente il miraggio delle volte in cui mi trascinava per qualche impettata fangosa per l’orbe terracqueo, cioé sempre. Senonché, mi son detta, perché togliersi la possibilità di continuare a sfracassarglieli? Dunque, dopo attenta consultazione del programma e accampando scuse del tipo

-Mh mi pare un po’ troppo nojoso con tutto questo mare

optavo per una sana telefonata di piano B a Nicki Sventola che gli assidui ricorderanno per l’indimenticata spedizione in Dancalia, ella essendo in partenza per una “spedizione Surma” a base di inesplorate tribù etiopiche (per le quali qui si è già dato abbastanza). La Sventola iniziava a passare in rassegna tutte le partenze che permettessero una parziale sottrazione alle italiche abbuffate del triangolo 25-31-6 infine proponendomi la terna

Patagoniaterradelfuoco-Astuccipenici delle foreste-Laos

Laos. Più che altro per evitare gli astucci penici delle foreste e quelli scafandrici da assideramento patagonico.

Laos senza Professor Pi ma, attenzione, con la Profe C. Che sempre dal Granducato arriva. E sempre Profe è. E che così si annunciava

DRIIIINNNNNNN

-Son la Claudia. Unfoppeddittelo Meripo’ ma siam solo in cinque, o speriamo ‘un ci sian scassaballe. Noi comunque si parte, icche cc’è cc’è,

E va qui altresì annotato che l’unica reazione registrata nella maggior parte degli avventori ai quali si comunicava la destinazione era

-Laos. E ndo sta? (da Roma in su: E dov’è, il Laos?)

Ce lo hanno chiesto financo sulla EgyptAir i  viaggiatori che si stavano recando nei confinanti Cambogia, Thailandia e Vietnam. La profe C ci metteva a parte del fatto che, alcuni l’avevano chiamata per informazioni chiedendo soprattutto, di un Paese che di sbocco non ne ha manco mezzo incastonato come sta tra le foreste,

-E quanto mare potremo fare?

(Zanzibar, ma quanto sei sottovalutata?)

Per assimilare la performance a quella di Giochi senza frontiere la Sventola rilanciava

-Meripo’, ovviamente per dodici giorni farai solo il bagaglio a mano, giusto?

Ovviamente. Dodici giorni. Con temperature tra i 10 e i 37 gradi (di Bangkok). Compresi sacco lenzuolo -che nzisammai ndo te portano a dormire- e roba da trekking. Ovviamente. Dunque più che la preparazione di un bagaglio iniziava il gioco del Sudoku.

E dunque per la compenetrazione dei corpi tutto ciò che era fuori

Laos1

doveva andare a finire dentro

Laos2

E sì, signore e signori, alla fine grazie ad alcune forzature delle leggi fisiche che regolano la materia e l’espansione dei corpi (tipo sedersi sopra il bagaglio e schiacciare tutto compresi i pochi liquidi permessi facendoli squaqquerare ovunque), mi presentavo da mia sorella la sera del 24 (per poi partire la mattina del 25) alla cena di Natale vestita come Roald Amundsen alla vigilia della spedizione in Antartide, con almeno sei strati di vestiti addosso (per risparmiare spazo in valigia) e dirigendomi sulle tartine al salmone e sul capitone marinato con l’andatura barcollante dell’omino Michelin.

Immaginando il mio pranzo di Natale al terminal T3 di Fiumicino con il Camogli e la Rustichella tiepida dell’autogrill, mia sorella preparava un fagotto casareccio buonissimo che ovviamente dimenticavo sul tavolo della sua cucina. Con ciò apprestandomi a chiedere un pezzo del pane e lampredotto alla Profe C.

Poco prima del decollo del primo Egyptair da Roma (e vi assicuro che insomma di sti tempi poi uno proprio tranquillo tranquillo non sta mai) equipaggio prapararsi, spegnete i cellulari, motori su di giri e silenzio in sala, ecco che dagli schermi compare improvvisamente una moschea con scritte cubitali in arabo e una voce improvvisa dall’altoparlate inizia a invocare Allah.

Non so se vi rendete conto. Panico e terrore. Ma era la preghiera. La-pre.ghie.ra-sull’-a-e-reo. Ditemi voi se se po’ fa’ ‘na cosa simile.

Decollati alle 17 del 25 si giungeva a destinazione (cioè il passaggio di frontiera tra Thailandia e Laos) all’ora di pranzo del 27. Ripeto: due giorni per raggiungere un posto agguantabile, con un paio di cambi, in tipo dodici ore. No, non chiedetemi perché io abbia fatto prima ad arrivare in Nuova Zelanda. Era chiaro da subito, in ogni caso, che invertendo l’ordine dei capogruppo il prodotto non cambiava. Per cui, in omaggio a Flaiano, si confermava che la linea più breve che congiunge due punti, anche viaggiando, è l’arabesco.

E una sola domanda, giustappunto, si faceva strada finalmente anche dentro di me: ma sto caspita di Laos dove cazzarola sta?

Laos3

Luang PraPop

martedì, dicembre 22nd, 2015

Dunque volevo avvertire l’utenza che a Natale vi porto nel Laos. Il Professor Pi rimarrà invece nel Granducato, trattenuto da inderogabili impegni per gran parte delle feste.

Alle mie rimostranze, con profferte di Tiaspetto e varie, ha risposto prendendola un po’ alla lontana. E, sbarcato a Termini con sottobraccio il tomo “Due intrusi nel mondo di Einstein”, mi ha messa a parte di un epocale cambio di paradigma in cosmologia illustrandomi il passaggio da un unico universo che tutti condividiamo a una realtà frammentaria in cui ogni osservatore ha il proprio mondo. Allo stesso modo, sosteneva, anche noi potremo utilmente trarre vantaggio dall’epocale cambio di paradigma dalla condivisione dell’unico viaggio al viaggio frammentario.

Il passaggio potrebbe avere in entrambi i casi conseguenze di incalcolabile portata per la nostra comprensione dell’origine del cosmo ma soprattutto conseguenze incalcolabili per l’ignara sua bravissima collega che guiderà il viaggio in Laos.

Come ciò non bastasse si incaricava Nicki Sventola (che gli assidui ricorderanno come protagonista della spedizione in Dancalia) di aggiungere

-Meripo’, mi raccomando, stavolta solo bagaglio a mano

-Eeehhhh????

-Cara -ha detto in sostanza- son sei anni che ci sbomballi con questa storia della leggerezza, ora non è che puoi tirarti indietro di fronte a una cappelliera

Il testone del Professor Pi annuendo alla proposta (ettecredo, sono io che devo far entrare il corrispettivo di una spedizione in un anfratto lillipuziano) si considerava il ciondolamento del suo capoccione come la Cassazione.

E dunque, cari, sono due giorni che cerco di forzare il concetto di spazio quantistico: cioè quanto caspita di spazio servirebbe per far entrare la piramide di cose accatastate accanto al micragnoso Ghepard trolley? E quanto poco invece ne ho?

Non mi ero mai resa conto di quanto fosse labile il concetto di “indispensabile”. Manco quando riguardò l’altra metà dello stato civile. Che qua, comunque, son tutti bravi a fare i minimalisti con le cappelliere degli altri, eh. Anche nella vita, carimiei.

Vabbè ora vado a riprovare. Che qua, più che un bagaglio, sto facendo un Sudoku.

Laos Akha 3

 

Sulla Luganda Sventola bandiera bianca

mercoledì, settembre 7th, 2011

Cara Meri, scusa eh ma nel diario della Laustralia siamo già al 6 agosto: ma quando entra in scena Nicki Sventola?
Grazie
Giulio

Caro Giulio,
visto che qua ormai siamo sostanzialmente appaiati alla saga di Un posto al sole, richieste di notizie di personaggi via SMS compresi, allora vabbè Sventolo bandiera bianca e m’arrendo. Devo quindi informare l’utenza che Nicki Sventola non era nella Laustralia ma nella Luganda. Con il silver black Humba e i suoi famigli:

Humba (Foto Mario Catani)

Una compagnia che potrebbe aver gradito vieppiù della nostra in Dancalia, non ho dubbi.

Humba che non è quello del Crodino (Foto Mario Catani)

Mamy humba (Foto Mario Catani)

Mi auguro che potremo presto ritrovarla nella prossima saga, che ne so, in un bel safari nella Latoscana, tipo.
Baci
Meri