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Figline Express

domenica, settembre 15th, 2013

Non sembrando loro sufficiente trascinarci negli angoli più impervi e scomodi dell’orbe terracqueo, succede che le Entità Supreme, volgarmente detti “capigruppo” dei viaggi quivi raccontati, ci convocassero per questo weekend in luogo ugualmente estraneo alle coordinate usuali quantomeno della qui presente: Nichi Sventola, Nicostacci, il Professor Pi e Miss Tempesta (con la quale avrete modo di familiarizzare più avanti) convocavano la sottoscritta in quel di Figline Valdarno per il Grande Raduno Anulare dei Viaggiatori Avventurosi Loro Malgrado. Figline Express, senza Costantino della Gherardesca e manco la Marchesa.

-Maaaa che è sto Raduno, Professor Pi?

-Ma niente Meripo’, ci si vede con un po’ di amici, si mangiano du’ cose insieme, un po’ di saluti evvia

Figline Valdarno. L’occasione mi era propizia per scroccare un passaggio in macchina da Firenze al Professor Pi dal quale, visto che ci stavamo, mi facevo anche invitare a cena la sera prima, dimentica del fatto che avesse ancora copiose scorte di salsa di melograno avanzate dalla spedizione iraniana. Scorte che copiosamente saccheggiava per preparare un sontuoso fessenjun del quale poi narrerovvi la ricetta.

Giunti in quel di Figline in un campeggio insolitamente a quattro stelle, vedevamo affluire masse di pellegrini dalle strade adiacenti.

-Professor Pi scusa ma “un po’ di amici” quanti, di preciso?

-Milledugento Meripo’, vi siete iscritti in milledugento

Voglio qui lasciare a verbale per il maresciallo e i posteri che io non mi ero iscritta proprio a niente, avevo solo detto a Miss Tempesta che Sì, pensocheforsefacciounsaltoancheio

Dalla capienza del parcheggio si evinceva poi che la stima di milledugento era anche approssimata per difetto. All’ingresso ci accoglievano un poveruomo con accanto Superman, Batman e Paperinik.

-Meripo’, il tema di quest’anno sono i Supereroi

Chi è al corrente dei miei trascorsi con la Marvel (una storia lunga, ve la racconto un’altra volta) sa anche, ora, che la legge del contrappasso, che il Sommo proprio in questa terra elaborò, andrebbe inserita di diritto tra le leggi fondamentali della Fisica.

Gli spietati Indiana Jones che ci trascinano impietosamente ai confini della realtà erano dunque lì, nel senso a Figline, schierati all’accoglienza in abiti supereroici. Ed è dunque ora che si sappia a chi affidiamo le nostre vite quando andiamo a giro per il mondo:

Gente alla quale ci affidiamo in viaggio -Foto Meri Pop

Ecco. Io direi che potremmo anche chiuderla qui, la blogghecronaca. Se non fosse che poi Miss Tempesta -colei la quale si trova dall’altra parte del computer ogni volta che noialtri clicchiamo lo sciagurato tasto “prenota viaggio” infine pigiando Invio- si appalesava tra stand, capannelli, gruppi, assembramenti, così identificata:

Sua Maestà Scassaminx - Foto Meri Pop

Perché va detto anche questo: dietro un grande viaggio c’è sempre una grande donna. E noi ci abbiamo Sua Maestà Scassaminx. Chi vuol capire capisca. Contestualmente a lei venivano portati al mio cospetto i fondatori della benemerita associazione viaggiante, Paolo e Vittorio, il primo profeticamente evocativo, non a caso, di una strada: la via di Damasco. Ebbene, i Padri Fondatori sono normalissime persone perbene. Delle quali mai diresti, chessò incontrandole al bar o alla fermata della metro, che si portano sulla coscienza il passaggio definitivo e irreversibile da “turisti” a “viaggiatori disperati” di migliaia e migliaia di ignari concittadini.

Nel frattempo, slalomeggiando fra mostre di foto di viaggi, caccia al tesoro, tuffi a bomba in piscina e altri irriferibili momenti ludici si scivolava velocemente verso l’happy hour.

Era a quel punto che cominciavano a farsi largo tra la folla cortei di vassoi, involucri, imballaggi, damigiane, fiaschi in una processione senza fine divisa per Regioni. La delegazione di Firenze si distingueva con

40 chili di finocchiona e 60 litri di Chianti

Ma insomma io da quel momento in poi e fino a notte fonda ne ho viste e ruminate cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi liguri da combattimento in fiamme al largo del pesto di Genova e della Focaccia di Recco,
e ho visto i raggi B di Bologna balenare nel buio dello stomaco vicino alla mortadella
e le mozzarelline di bufala della delegazione campana sparire in dieci nanosecondi dall’atterraggio sul tavolino
e non contenti, i liguri, scodellare pure interi cabaret di torta al cioccolato e pinoli
colate di Mojito eruttanti dal banco dei torinesi
c’era pure un bancone di cose dei milanesi ma ormai ero definitivamente andata e nonmeloricordopiù che ci fosse

E tutti quei momenti andranno perduti nella cellulite come lacrime nella Somatoline.
È tempo di Citrosodina

Rotolando nella macchina del Professor Pi, a tarda notte e con un filone da un chilo di pane toscano sotto al braccio (che -Meripo’ stranamente è avanzato, portatene un po’ a casa) andavo meditando di quando, non son ancora quattr’anni, per la prima volta -trovandomi in uno stato di incoscienza e disperazione apparentemente senza via d’uscita- cliccai il primo tasto “Prenota viaggio”, ignara del fatto che poi sta via d’uscita l’avrei effettivamente trovata. Ma portava nella migliore delle ipotesi dentro a una tenda da campeggio, porcamiseria, e comunque definitivamente dentro a un tunnel. Nel quale anche l’uscita Figline Valdarno è comunque un miraggio.

Avviso all’utenza

lunedì, gennaio 17th, 2011

Riguardo alle continue richieste del numero di cellulare di Nichi Sventola mi è gradito informarvi che la Sventola è, effettivamente, molto avvenente, ma è anche molto sposata. A un culturista. Nel senso uomo di molta cultura. Ma anche campione di karate. Che ha tenuto testa per 20 giorni ai feroci Afar. E’ del tutto evidente, miei cari utenti, che qualsiasi vostra curiosità sulla Dancalia potrà essere ampiamente soddisfatta tramite, eventualmente, il numero di cellulare dell’ambasciatore dancalo in Italia. Che però non ho. Nè credo esista. Però magari c’è una nipote del governatore dancalo. Chissà. Mo’ chiedo a palazzo Grazioli e vi faccio sapere.

Dancalia, Etiopia: where it all began

giovedì, gennaio 13th, 2011

28 dicembre 2010

Non credo ci possa essere qualcuno minimamente interessato a scoprire su questo blog le ineffabili e misteriose bellezze del Museo Etnografico o di quello Nazionale di Addis Abeba, fatta forse eccezione per il sexy scheletro di Lucy.

Nè credo possa interessare ad alcuno tra i miei 25 lettori l’approdo – nella meraviglia generale – in un albergo, a notte fonda, dotato di ogni confort con lenzuola pulite e asciugamani lindi e appaiati – addirittura- a numero 2 saponette di cortesia.

Escluso lo scambio di persone dunque ci appropriamo delle nostre suites in quel di Addis Abeba provenienti da numero 2 ore sul volo Roma-Istanbul cui facevano seguito, con 5 ore di scalo, altre 6 ore sul pregiato Istanbul Addis Abeba al cui imbarco Meri Pop  veniva così apostrofata dall’imbarcatore aereo della MammaliTurkish:
“Missis Meri Pop I presume…. uuuuhhhhh business class for youuuuu”
Perfettamente a suo agio nel lusso sfrenato di una poltrona matrimoniale uso bonsai superaccessoriata Meri Pop si faceva servire e riverire per tutta la durata della traversata, salvo poi chiedere al capitano e al Professor Pi di poter proseguire a bordo della prima classe tutto il resto del viaggio, attendendo i compagni a bordo una volta effettuata tutta la spedizione dancala.

Spedizione che si componeva di numero 18 partecipanti compresi due capospedizionieri nelle persone del sopracitato sempresialodato Professor Pi stavolta coadiuvato da notevole donzella, originariamente nominata Nicoletta, che Meri Pop più agevolmente ridenominava Nichi Sventola.

E dunque direi di passare direttamente al momento in cui, a bordo di 6 jeep Toyota Land Cruiser e 2 pick up, i nostri eroi dopo aver attraversato villaggi pietrosi e carboniferi, sbarcavano la sera del 28 dicembre in quel di Logyia, Dancalia inferiore, -122 metri sotto il livello del mare. Trattavasi di un discreto assemblaggio di desolate bidonville africane (ripeto: bidonville, no bouganville) in cui sapientemente i nostri drivers trovavano il modo di farci arrivare al buio pesto onde non aggiungere alla depressione dancala anche quella Logystica.

A una prima, sommaria occhiata i precari ricoveri chiamati stanze si rivelavano – in più – essere stati sottratti da precedente gruppo. I due indomiti capospedizione si imbarcavano in un’estenuante trattativa  con i locali riuscendo a strapparne altre 10 singole uso mucchio.

Quanto allo stato di conservazione delle medesime stanze e delle suppellettili ivi contenute, comprese lenzuola in dotazione, basti evocare una sola parola che troneggiava sulla bombola spray che generosamente Rosetta faceva passare di stanza in tugurio: “BIOKILL”. Un alone di bianca evaporazione tipo Napalm si sollevava dalla amena cittadina di Logyia mentre il sopralluogo nelle annesse latrine faceva conquistare alle stesse la poll position del peggio sin qui avvistato. E, diciamolo, il primato verrà mantenuto sino alla fine, pur consapevoli che peggiorare è sempre possibile: maccheccavolo, qua stiamo proprio all’indescrivibilità. Noi ci rimarremo poche ore. Loro ci sopravvivono.

Il continuo passaggio di caprette tra gli approssimativi tavolacci del locale e fuoristante lounge bar conferiva finalmente il tocco “Avventure” alla spedizione dancala che nel frattempo si era arricchita di sedicenti cuochi, guide, annessi, armati e connessi.
Registriamo dunque la prima sontuosa cena in un hangar di lamiera ma ravvivato da n. 1 lampadina appesa e n.1 tendina in similplastica inarginante il dancalo ventone. Nel menù: spaghetti cottura africana con sugo di cipolle contenente tracce di pomodoro. Però buono. Buonissimo.

Alle ore 22 una gentile indigena ci avvertiva che stavamo occupando la sua camera da letto e, munita di uno stuoino di similraffia, lo esibiva comprovandolo come il suo personale giaciglio. E’ del tutto evidente che a quel punto la precedente biokillerizzata stanza improvvisamente risaltava nella sua essenza di suite imperiale.
Srotolato il sacco lenzuolo nel quale si avvolgeva tutta vestita, tipo Nefertiti, cullata dal contiguo ingombrante rigirarsi del dividente talamo Professor Pi, anch’egli avvolto nel sacco ma più verosimilmente stile salama da sugo, Meri Pop si inabissava in una fantastica dormita.

Di particolare interesse la colazione della mattina dopo delle locali mosche che dimostravano, una volta planate in formazione stile Frecce tricolori, di gradire particolarmente pane e Nutella e uova al tegamino: le nostre.

Acqua, sia chiaro già da qui, scordatevela. L’invenzione dei fazzolettini all’aloe si rivelerà determinante per la riuscita finale della spedizione. Meri Pop continuerà comunque imperterrita per tutta la durata del viaggio a cercare di aprire e svitare rubinetti che continueranno, qualora ve ne fossero, a emettere solo inquietanti rumori paragonabili a ripetute e ravvicinate crisi di aerofagia.

29 dicembre 2010Già alle 8,30 la temperatura si annuncia tipo Piazza della Signoria alle 14 del 20 luglio, anche Piazza San Silvestro in Roma: 35 effettivi, 42 percepiti. Obiettivo: Afdera, lago salato, dove un suggestivo scenario a base di una pozza di acqua calda rinvigorisce l’italico ardore degli spedizionisti.
Bagno en plen air. Si inizia il montaggio accampamento tendopoli mentre si registrano i primi cedimenti dei cuochi ufficiali cui viene affiancata l’esimia presenza di Stefano per sovrintendere alla potabilizzazione e bollitura dell’acqua al grido di “controllato il MICROPUR?”.

Siccome poi sono già cinque righe che non si verifica alcuna sciagura, si incaricano dei lesti ladri notturni di ravvivare l’ambiente sottraendo dal bagaglio di Nichi Sventola l’intera collezione Vinelli primavera estate.

Contestualmente, nottetempo, si scatena una tempesta di sabbia che metterà a dura prova la provata tenda del Professor Pi ospitante Meri Pop. La quale, sia chiaro, non chiude occhio, tormentata dalle secchiate di sabbia che sente abbattersi sulle pareti della precaria abitazione, ogni venti minuti chiedendosi “iovorreisaperechimel’hafattofareammè”.

Da qui in poi lasciate ogni speranza o voi che vi lavavate: si farà a meno, almeno per i prossimi 7 giorni, di acqua, luce e copertura telefonica. Benvenuti in Dancalia.