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Io e te tre metri sopra al gelo

venerdì, settembre 4th, 2015

9-10 agosto Tongariro National Park

Aveva detto e scritto: “Portate cose adatte per la pioggia, ve lo ripeto: il problema non è il freddo”.
Aveva specificato: “Sì certo lì sarà inverno ma non come il nostro”.
Aveva finanche chiosato: “e comunque l’isola del Nord ha un clima più temperato, un po’ di freddo lo troveremo al Sud”.
Temperato un par de maori, porcamiseria: dopo i parchi sulfurei di Rotorua, i geyser, i supergeyser, i finti maori che facevano una danzetta de panza, arrivando la sera del 9 agosto -ripeto 9 agosto- verso il Tongariro National Park, già dalla macchina iniziavo a sentire un certo qual gelo.

Lui, Pi, alla guida, diceva “Ma no, è un’impressione. Dai, alzo un po’ il riscaldamento”. A venti chilometri dall’arrivo in quello che doveva essere un soggiorno nella foresta con trekking di boschi, la vedo, là, a bordo strada nella cunetta: NEVE. La neve.

Comprensibilmente agghiacciata gli dico
-Professor Pi scusa ma questa che è?

-Neve, Meripo’, si chiama neve: è un tipo di precipitazione atmosferica in forma di acqua che solidifica. E’ formata da una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio, tutti aventi di base una simmetria esagonale.

-E’ TUTTO QUELLO CHE HAI DA DIRE??

-Beh aggiungo che spesso i cristalli hanno anche una geometria frattale

Ma sì certo, continuiamo ad andare in giro per il mondo coi professori di matematica

-Scusa eh ma qui non doveva essere il posto più caldo?

-Si Meripo’ ma io ho statistiche dei viaggi precedenti, non la palla di vetro: non è che posso prevedere sconvolgimenti climatici inattesi.

Sconvolgimenti climatici inattesi. MENO SEI, porcaccialamiseria. Meno sei gradi, ovviamente nell’ostello più spartano della mappa dell’intero viaggio zelandico. Approdati nella stanza mi gettavo di peso contro il termosifone e ivi vi restavo aggrappata come un geco sul muro.
Tiepido.

-Professor Pi il termosifone è TIEPIDO.

-Sì, Meripo’, ma c’è il bagno in camera

Ecco ma a uno così tu che gli devi dire?

Intanto la squadra MasterChef (Paola e Rob) si recava in cucina per approntare una cena che, viste le inattese circostanze, Pi autorizzava a comporre con più portate. O meglio, mangiare come non ci fosse un domani:

-Addirittura un aperitivo con tartine al formaggio e birretta neozelandica
-Zuppa a scelta (pollo, funghi, zucca)
-Cosce di pollo alla birra
-4 costine alle spezie
-Insalata

Ci si immergeva infine nel gelido letto con la solita vestizione Antartica già sperimentata.

Quanto al risveglio della mattina dopo a -11, MENO UNDICI, fate conto di programmare una escursione al bosco della Tuscia viterbese d’agosto e ritrovarvi sul sentiero artico delle Svalbard a novembre. Il titolo del programmino iniziale era “Tama lakes tramping track”: 5-6 ore, 17 chilometri. Alla luce dei recenti e imprevedibili “sconvolgimenti climatici inattesi” chiedevo a Pi se anche quel programma avrebbe subito modifiche. Cioè restarsene al rifugio a bere thè caldo, OVVERO l’unica ipotesi sensata degna di uno scienziato che abbia ancora un po’ di logica residua funzionante.

-Beh andiamo lì e poi vediamo

NZ Tongariro 1

Tongariro Gelido Park (Foto professor Pi)

Andiamo lì e che caspita vuoi vedere? Cumuli di neve e ghiaccio a perdita d’occhio. Gelo ovunque. Avete presente la situazione Amudsen? Ma senza manco i cani da slitta: A PIEDI. Il nostro equipaggiamento da trekking estivo non sembrava impensierire nessuno degli astanti. Pi, ispezionando le suole delle mie cioce estive, riservava alla pratica un laconico

-Hai un buon grip, a posto

Il fu sentiero boschivo si presentava come una esile trincea scavata tra montagne di neve, fate pure riferimento letterario a Mario Rigoni Stern per “Il sergente nella neve”.

NZ Tongariro 2

Tongariro Gelida Way (Foto Meri Pop)

Impavidi e temerari i nostri si avviavano nel ghiaccio perenne come fossero a luglio al parco di Yellowstone. Ora vada per Ago che è atleta e uomo di montagna ma financo la calabrisella Nonna sembrava essersi sempre abbeverata alla scuola di Messner. E sì, anche la quippresente iniziava la spedizione nell’Artico con vento tagliente a raffiche. Inutile tentare di sollevare l’obiezione “Scusate ma dove caspita andiamo?”.

Andata giù alla prima lastra di ghiaccio, con meripoppica scioltezza tentavo il risollevamento affondando la mano col guanto di pile della famosa marca tecnica “La Zucca stregata” nella gelida e bagnata neve.

NZ Tongariro 3

Tongariro Stremescion Trekking (Foto Meri Pop)

Un’ora. A questo supplizio ho resistito un’ora. Poi, dopo giramenti di testa e di cabasisi, e dopo aver inutilmente chiesto

-Scusate, ma esattamente quando pensiamo di arrenderci?

alzavo unilateralmente bandiera bianca e prima di svenire in braccio a Pi gli rantolavo

-Prof scusa ma io non ce la faccio più

Ello, invece della legittima incazzatura, mostrava addirittura una cosa che credo fosse un sorriso, o forse era una emiparesi da freddo, ma insomma avvicinandosi nella tormenta diceva:

-Meri, non ti preoccupare. Ti riaccompagno giù

Proprio così. Ha detto – e fatto- così. Sto dicendo che ha rinunciato a proseguire. E credo ci tenesse. Parecchio

A quel punto anche laNonna ne approfittava

-Beh se proprio tornate indietro voi, io certo non vi lascio da soli: vi accompagno…

Dopo un’altra ora di marcia indietro, di acrobatiche culate e scivolate, riaccompagnata laNonna all’ostello, Pi ed io ce ne tornavamo ad aspettare a bordo gelo che gli altri finissero il giro fin dove potevano. Ed è stato allora che, invece che al Centro Visitatori, mi ha portata in un vicino Caffè. Dove, lo dico, ho collezionato un altro di quei “momenti”, di quelle tesserine magari insignificanti che però sono quelle che mi ricorderò di più: Pi ed io davanti a due cioccolate bollenti (i neozelandi non avevo ancora capito capito perché le accompagnano con due mashmallow a bordo tazza, poi ve lo spiego) e un crumble di mele

NZ Tongariro 4

Tongariro Ciocco Moment (Foto Meri Pop)

qui:

NZ Tongariro 6

Tongariro Uonderful Baretto (Foto Meri Pop)

Ecco. Per quanto incredibile questo è stato un altro dei motivi che giustificava i ventimila chilometri.

 

Via con l’Avvento/Quando non c’era l’aria condizionata ma c’era il pianoforte

martedì, dicembre 9th, 2014

di Ramerrez

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo. Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Let it snow!


(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I’ll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.

Via con l’Avvento/ Let it be let it snow

martedì, dicembre 11th, 2012

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo. Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Ramerrez

Let it snow!

(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I’ll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.

Aò???

venerdì, febbraio 10th, 2012

Scusate, per motivi che mo’ è difficile riassumere e spiegare se non nell’ambito di una trattazione multi tomica e atomica sulla Profezia dei Maya, che evidentemente se stavano a ispirà anche a sti ultimi tre giorni miei, so’ entrata in un tunnellellelle che non era propriamente del divertimentooooo.  

E’ che ho chiuso una porta e dice che quando si chiude una porta poi s’apre un portone. E infatti. Solo che sto portone ancora sto a capì come se apre. Quindi, dal pianerottolo e con un collegamento di fortuna, vi volevo dì che intanto grazie che avete fatto finta che ve so’ mancata. Ma si sa, specie le donne, so’ campioni di finzioni.

Concludendo: la pacchia è finita. Aristò qua, con le catene e pure con le manette di pelouche nel caso servisse. Mi siete mancati.

Caro pino romano, Roma scapoccia

lunedì, febbraio 6th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa:

Caro pino romano, minuscolo sia pino che romano,
vengo a te con questa mia per scusarmi anche a nome delle querce e del sindaco. Dopo secoli di onorata carriera botanica e musicale, alla fine è arrivata la resa dei conti pure per te. Non so se già sai, ma intanto l’abbiamo saputo noi, che questo casino della neve a Roma è pure colpa tua. Che non ci sei abituato e non hai retto. Peccato. Perché mentre ancora resta insoluto l’interrogativo di ”come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati” intanto avevamo accertato che “i pini di Roma la vita non li spezza”. E invece la neve si. Vi piega, vi spezza, vi fa cadere sulle macchine, vi mette di traverso e poi i poveri sindaci sono costretti a prendere le pale, mettersi il pile e farsi il giro di tutte le televisioni. Peccato, davvero. (continua qua)

Ultima neve di primavera

sabato, maggio 15th, 2010

-Meripo’?
-Si?
-M’ha chiamato un amico mio. Dice che sta spiegazione che sta sopra sopra accanto al disegnino, quella de sto zucchero a velo, mica si capisce che è proprio zucchero
-Scusa e perchè, che gli sembra?
-No, ecco, mò non lo so se è il caso che ne parliamo qui sopra
-Tanto hai detto che i blog non li legge nessuno, no? Allora?
-E’ che dice che a lui sto zucchero a velo gli sembra che si parla d’altro
-Ma di che?
-Neve
-NEVE?
-Neve
-Ma quale neve, Ramon?
-A Meripo’, QUELLA
-QUELLA quale?
-Oddio Meripo’, quella de Morgan
-Ma che siete pazzi? E’ la canzone di Mary Poppins, quella di basta-un-poco-di-zucchero-e-la-pillola-vaggiù

-Ecco, capirai, aiutami a dire ci sta pure la pillola. Meripo’ lo devi cambià.
-Non ci penso proprio. Scusa eh ma come fa l’amico tuo a leggere questo blog che ancora non è online ma solo visibilità “privato“?
-Gli ho mandato i testi, per farli vedere pure a un osservatore esterno, Meripo’, obiettivo
-Ecco allora, Ramon, la prossima volta l’obiettivo scieglitelo sobrio. Buonanotte
-Essì capirai che buonanotte

Oddio. Certo mò però. Ci mancava lo zucchero a velo. Uffffffffffff