Posts Tagged ‘Napolitano’

I facilitatori

martedì, aprile 2nd, 2013

E dunque mentre Napi chiamava i saggi al Colle, il professor Pi chiamava la qui presente per gli as-saggi al toscano montarozzo. Dopo un rapido giro di consultazioni (che fai a Pasqua?) al binomio si aggregava la coraggiosa Shylock, mia contigua condominial amica discendente dal Granducato del Tortellino. L’insediamento degli assaggi si avvaleva del fondamentale apporto dei sabaudi contributi dei Savoiardi, intesi sia come i due coraggiosi amici discesi dal Piemonte che come materia prima di superbi tiramisù.

Insediatesi dunque le due commissioni, Lasagne al forno e Taglieri Toscani, ci si rinchiudeva per giorni tre in loco non raggiunto da televisori, radio e quant’altro e schermato da medievali mura da qualsivoglia passaggio di onde telefoniche. Il rabdomantaggio col telefonino usato tipo mouse volante in cerca di spiragli di tacche veniva abbandonato dopo evanescenti tentativi di connessioni.

Così, rinchiusi nella medieval fortezza con l’unico conforto del continuo lavorìo di mascelle, ganasce e sinapsi, ci si sollazzò variamente. Ogni tanto qualche camminatore portava notizie da questo o quel contado in cui si verificavano nomine di saggi affiancati ai seggi, insediamenti di commissionamenti, transumanze di varie umanità e financo l’avvento dei “facilitatori”.

Ora voi capite che un Paese in grado di partorire la figura del “facilitatore” o è alla frutta o all’olio di ricino o alla Citrosodina. O anche a tutti e tre a giorni alterni.

Lì, nel Granducato di Toscana, noi si guardò tutto con un distacco la cui facilitazione ci pervenne dallo stappaggio di svariate bottiglie di Chianti, Rosso di Montalcino e altre facilitazioni delle quali ricordo a malapena il disegno dell’etichetta.

Shylock, per capire il clima interno -che della bufera di quello esterno sapete-, aveva recato con sé il libro di Alicia Gimenez Bartlett “Exit“. Exit è una villa di campagna immersa nella natura (per l’appunto) contornata da un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con gusto (ecchevvelodicoaffà che pure noi), quadri antichi, candelabri sul caminetto ove pervengono sei persone che non si conoscono tutte fra loro e condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e battibecchi. (eccoci eh) . Solo che loro sono lì per suicidarsi. Che Shylock in realtà la dovremmo chiamà Otelma, a sto punto.

Evitata la soluzione finale del finale, in tutti i sensi, decidevamo quindi di attenerci strettamente alle parti dei banchetti, colazioni ed escursioni (poche).

A malincuore, ieri, in contemporanea con le salite al Colle, noi si riprese invece la discesa dal toscan montarozzo. E si ritenne, non certo per mancanza di fiducia nei titolati saggi, che anche noi dovessimo schierare atti facilitatori. Il professor Pi, poco prima di scodellarci sul Frecciarossa, ci condusse dunque in un amarcord tour dedicato alla Shylock e ai suoi trascorsi di studente di architettura.

Giunti in quel capolavoro che è la Basilica della Santissima Annunziata nell’omonima piazza, accanto allo Spedale degli Innocenti, il professor Pi, dall’alto del suo agnosticismo militante, asseriva che c’era un unico modo per facilitare qualsivoglia iniziativa in questo Paese e ciò convintamente facemmo: “accendere un cero alla Madonna”.

Le inconsult’azioni

venerdì, dicembre 7th, 2012

Che vi devo dire a me tutto sto viavai da Napolitano mi ricorda ogni volta quel compulsivo agitarsi che di solito si innesca nelle prime tre cerchie attorno a una coppia in crisi. Mi è venuto in mente quando, tra l’entrata di Gianfranco Fini dalla porta e l’uscita di Bobo Maroni da Twitter (che si lamentava di non essere stato invitato da Napisan), la mia amica guerrigliera Chiara ha scritto su Zuckercoso che

“Adoro queste crisi di governo, tutto sto’ viavai da Napolitano… come ci inquadrano le Scuderie in sti momenti”. Chiara è l’organizzatrice di quella serata “tutti da Vermeer” alle, appunto, Scuderie del Quirinale della quale vi narrai.

Insomma dicevo che mentre il trafelarsi di telecamere per fortuna ogni tanto inquadra pure quel gioiello dlele Scuderie, a me continua a tornare in mente quella paziente, sottile, dannosissima opera di mediazione la maggior parte dellle volte non richiesta, che gli amicipiùccari si sentono in dovere di fare allorquando la coppia scoppia. Dunque lì si innesca un girone dantesco di sms, telefonate, colloqui, sondaggi, trivellazioni di balle e ffini in un crescendo di accanimento nei confronti dei due scoppiati. Quello che ascolta poi riferisce -male- a quello che non sa il quale, in confidenza assoluta, poi rivela all’altro che non capisce che a sua volta informa in viadeltuttoriservata l’altro-o o l’altra-a. Sussulti spesso inconsulti. Di norma la lungaggine dell’opera di mezzanìa è inversamente porporzionale al tempo effettivamente trascorso insieme dalla scoppiata coppia: rapporti di anni rischiano di esaurirsi nel subitaneo “hai fatto bene era una stronza” mentre aspiranti amori della durata di venti minuti effettivi vengono sviscerati per settimane con strascichi di mesi nei pettegoli conciliaboli della corte dei miracoli.

Sia chiaro che le coppie che se la vedono tra loro hanno, di norma, almeno una possibilità su cento di rabberciare la situazione a volte con esiti addirittura migliori dei tempi migliori. Chi invece si affidi a simili interventi non richiesti si gioca pure quella, oltre amicizie decennali.

Ora il punto è che, al contrario, nelle Consultazioni la vittima è il povero ascoltatore. Insomma io mica ho capito ogni volta che caspita succeda nelle stanze dei saliscendi di fronte alle Scuderie. Che si dicono? E il malcapitato che improvvisamente deve far fronte a entità fino ad allora probabilmente sconosciute, quali strategie di sopravvivenza deve adottare?

Ora però mi è di conforto sapere che almeno una cosa culturalmente apprezzabile, ogni volta, accade: mostrarci il perfetto stato e la plastica bellezza delle Scuderie. Quanto allo stato del povero capo dello Stato chiamato a simili maratone, a lui vada il nostro solidale pensiero.

Trinità di Monti

giovedì, novembre 17th, 2011

Abituati alle pantere dei ribaltabili, agli stacchi coscia da Empire Building, alla prevalenza del botulino, all’avanzamento del cretino, forse non sarà facile capacitarsi del fatto che la rivoluzione percepita veste Luisa Spagnoli 

Buon lavoro, signore.

L’aggiusto

venerdì, novembre 11th, 2011

Il passeggero del volo Milano-Roma che, borsa in spalla e snobbato dalle autoblu, in coda insieme agli altri si avvia all’imbarco

L’ospite dell’Hotel Forum nel quartiere di Roma che si chiama come lui

Quello che non sa raccontare barzellette

L’ uomo che aspetta la moglie al binario della stazione Termini


(da Mario Calabresi su twitter: Pero’ la foto di #Monti che aspetta la moglie al binario della stazione Termini e’ di una normalità rivoluzionaria http://pic.twitter.com/VhkXbkuK)

Tali persone pare stiano per salvare l’Italia.

(Borges mi perdoni)

I Giusti
“Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo”.

La ressa all’erto Colle

mercoledì, novembre 2nd, 2011

“Al Quirinale Tremonti, Terzo Polo e Pd, stasera salirà Alfano”.

La ressa all’erto Colle.
Gira su ceppi accesi il premier scoppiettando sta il cacciator brigando quell’uscio a conquistar

Della durata di un matrimonio e di quella di un Aifonio

venerdì, luglio 29th, 2011

Oggi i miei genitori fanno cinquant’anni di matrimonio. Con la condizionale. Più dieci di fidanzamento fanno sessanta. Per me sono cifre che rivestono lo stesso mistero e la stessa inquietudine delle manovre correttive del bilancio dello Stato, dei meccanismi della tassazione progressiva, della fenomenologia dello spread e dei Bund.

Osservo loro due arrivare a questo traguardo con la stessa ammirazione con la quale guardo mia sorella che chiude la mia dichiarazione dei redditi, quando viene a capo del mio faldone stremata. Ma soddisfatta. Per essere riuscita a dominare il caos e a prevalere sulle forze ostili.

Ed è difficile anche fare gli auguri a due eroi come questi: li guardo e penso che, in realtà, dovrebbero essere insigniti di una benemerenza tipo Cavalieri di Gran Croci. Ma parecchio grandi croci, infatti.

Io non lo so, dopo cinquant’anni insieme, che cosa resta in campo delle forze che si erano schierate in origine. Mi chiedo cos’altro duri oggi, cinquant’anni. La vita di un telefonino, per dire, è meno di uno. Mica perché si rompa, eh: è che però, spesso, viene sostituito per cessata novità. E certe volte ho l’impressione che pure l’amore sia stato agganciato, a nostra insaputa, al ciclo degli Iphone:  non hai ancora finito di capire come funziona il 3 che improvvisamente ti convincono che la vera figata è il 4.

Quindi, cioè, sostanzialmente i miei hanno ancora il telettrofono di Meucci?

Oddio. Vabbè, mo’ chiamo Giorgio e peroro la causa. E poi chiamo anche la Tim.

L’Italia non è né de destra né de sinistra: è de Berlusconi

lunedì, gennaio 24th, 2011

Piazza del Quirinale, esterno giorno.
Si avvicinano due ragazze con una macchinetta fotografica.

-Hola, puede tomar una foto, enfrente de la casa de Berlusconi?
-Maccerto. Però esta es la casa del presidiente della Repubblica
-Berlusconi es el presidiente della Repubblica?
-Nonnò, ancora no. El presidiente della Repubblica es Napolitano
-Berlusconi es en Napoli?
-No, no, Berlusconi è di Milano e sta a Palazzo Chigi, qua ci sta el presidiente della Repubblica llamado Giorgionapolitano.

Si allontanano perplesse dal set fotografico e si riavvicinano a Meri Pop

-Ma donde està la casa de Berlusconi?
-Està più giù, a Palazzo Grazioli, a via del Plebiscito
-Ah, vamos vamos
-Ma che non la volete la foto al Quirinale?
-No nò, gracias, hola.

Fanno per andarsene. Poi si voltano, mi danno un’altra occhiata e, mostrandomi la loro macchinetta:
-Quiere una foto para usted? (trad. Forse la vuoi tu, la foto, cara?)