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Zerozerotette al servizio di Sua Maestà

martedì, settembre 18th, 2012

Soppiantiamo momentaneamente le gesta di Sandokan e della pirla di Labuan per urgenti comunicazioni riguardanti l’agente Zerozerotette. Le trasmissioni malesi riprenderanno nel pomeriggio. Perché oggi siamo qui con questo qua

E dunque arrivò anche il giorno di Zerozerotette al servizio di Sua Maestà. Scusate, è che la notizia che le tette della Granduchessa di Cambridge potrebbero essere all’origine di una potenziale crisi diplomatica, una Falkland all’amatriciana tra Stivale e Corona, nel senso quella inglese, mi giunge mentre sono sulla metro A e la mia vicina di posto è immersa nelle Cinquanta sfumature di grigio, della londinese E.L.James: una lettura algida e composta, come avesse tra le mani Alla ricerca del tempo perduto (magari il titolo del secondo potrebbe farle da chiave interpretativa del contenuto del primo).
L’altro segno dei tempi è che dove non poté Calderoli con le magliette blasfeme poté Alfonso Signorini con le tette. È giusto il caso di aggiungere che del primo abbiamo appena finito di pagare, dopo sei anni, i costi della scorta.

(segue qui)

Nina, aspettami ancora

venerdì, giugno 8th, 2012

Stavolta sono andata a conoscere un’altra amica. Ha quattro anni. Si chiama Nina. Abita a Pietrasanta. Insieme ad Andrea. E Francesco. Ed è una libreria.  Meripo’ ma che te sei rincoglionita scimunita? Po’ esse. E’ che per me Nina era Andrea e viceversa. Nel senso che su Zuckercoso io ho conosciuto lui e con lui una cosa che si chiama amoreperilibri. No, non passione: amore, proprio. Io i libri pensavo già di amarli di mio. Invece lui mi pareva deppiù. E mi pareva giusto. Soprattutto mi pareva strano. Che uno così, un giovine e discreto figaccione, facesse “il libraio” di una libreria nel senso proprio quella con gli scaffali di legno. Che come fa uno a campare con una libreria? Sei circondato da Feltrinelli, Mondadori e dall’Esselunga dico io arrenditi, no? No.

Vabbè mentre cercavo di venire a capo di sto mistero, tipo Champollion con la stele di Rosetta, dopo un po’ che ci si scribacchiava su Zuckercoso, chiedo ad Andrea una cosa da leggere dando poche sommarie indicazioni tipo impostazioni Garmin: provengo da Natalia Ginzburg e vorrei dirigermi su libro di donna ma non è che debba essere da Nobel della letteratura. E lui mi dirotta su “Ci sono cose che una non può fare scalza”. Cisonocosecheunanonpuòfarescalza. Allora sono uscita dal computer e sono entrata da Feltrinelli e all’omino gli ho detto: Senta, provengodaNataliaGinzburg e vorrei andare su un libro di donna che mi consiglia? E lui ha detto: più avanti a sinistra c’è la letteratura rosa. Ha detto c’èlaletteraturarosa.

Insomma allora io ho capito che dovevo prendere un treno e andare a vedè di persona. Così mi sono messa le scarpe belle (che ci sono cose che una non può fare scalza. E manco con le Birkenstock. Tipo toccare. I libri. E gli scaffali) e gli ho minacciato “Andrè, sabato arrivo”. Ho preso il ciuff ciuff e sono arrivata a Pietrasanta. Che sta in Versilia. Ma un’altra. Che per me la Versilia era Viareggio e Forte dei Marmi che a loro volta erano posti con solo ombrelloni e Capannine e un po’ però anche La pioggia nel pineto. Ma poca. Pioggia.

E ho fatto bene a prenderlo, il treno. E se potete prendetelo anche voi. E andateci, da Nina. Che non lo so dove la ritrovate una libreria che ha il nome di una nonna e la sua foto sull’insegna. (che Nina non è Zilli).

"E' nonna Arduina con le sue amiche al mare a San Vincenzo nell'estate del 47, quando l'Italia ripartiva. E speriamo porti fortuna anche a noi che partiamo".

Se potete andateci già questo weekend che c’è una cosa bella che si chiama Anteprime (da oggi a domenica). E se andate da Andrea poi ditegli di portarvi a pranzo al Giglio. (Che è il ristoro lì vicino e non l’isola, che io già mi vedevo spaparanzata a picco sul mare. E non solo io, sia chiaro).

Io dentro Nina mi ci sono persa. Pure se avevo il Garmin. E quando sono andata via mi sono sentita cantare nella testa Nina. No, non quella di De Gregori. Quest’altra che la amo molto e parla di quella guerra che forse ha visto anche nonna Arduina. E che dentro, guarda che sfiga, ci ha di nuovo “Dentro a un libro di Liala la serenità, Roma adesso è troppo avara, non ti ascolterà”.  Aò a me sta letteraturarosa proprio non mi da’ tregua eh.

P.S.
Però dice pure “…dove vai, dove sei, Nina, aspettami ancora”.

P.P.S
Ah e ad Andrea ho chiesto “Ma ora sul podio delle vendite di Nina quali libri ci sono?” e lui ha detto:
1) Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (che, si sappia, è stato presentato in anteprima da Nina quando ancora, al titolo, il 99% rispondeva “Set’abbracciochè??”)
2) Morte dei Marmi di Fabio Genovesi. Mo’ vi devo dire A) che il titolo, lo scrive proprio sto genovesi che invece è fortemarmino, l’ha scelto Andrea e B) che l’altra volta che gli ho chiesto Andrè che libro c’è da leggere? Lui mi ha detto: “Fabio Genovesi – Esche vive. E’ amico mio. Ma è bravo”. E infatti poi Fabio Genovesi è diventato Fabio Genovesi, no pizzeffichi.
3) La notte alle mie spalle – Giampaolo Simi che, manco a dirlo, “é di Viareggio. Ma è bravo”.

Togliamoci il peso

mercoledì, giugno 6th, 2012

-E’ un verme che, mentre mangi, ti mangia dentro. E più lui scava e crea il vuoto, più tu mangi per riempire quel vuoto.
-Vedere un mondo bello, dove la gente vive e tu, come uno spettatore, sopravvivi.
-Dover gestire un corpo che non ti rappresenta.
-E’ una condanna. Il tuo io è prigioniero in un corpo che non sente suo.
-È guardarmi allo specchio e chiudere gli occhi sperando di essere qualcun altro.
-È il vivere sempre ai margini, sperando di non farsi notare.
-È un ostacolo alla vita anche perché non ti fa vivere la vita.
-Una prigione dalla quale bisogna trovare la forza di uscire. 
-È come essere una mosca finita nella tela del ragno.
-È sentirsi “diversi”.
-È un lungo elenco di “non posso”. 
-E’ la mia “non vita”.
-È un bambino che sghignazza e dice “papà hai visto che ciccione?”, mentre il padre sorride accondiscendente.

E’ l’obesità. E’ una malattia. Che uccide più della fame nel mondo. E’ l’obesità così come la racconta chi se ne è ammalato. In un libro. Che Marina Biglia, presidente dell’Associazione Amici Obesi, ha scritto a quattro mani con Carlo Gargiulo (ilmedicodiElisir).

Si chiama “Togliamoci il peso” (Mondadori Electa editore, Pagine 183, euro 16)

Parla dunque di obesità. Cioè di una battaglia durissima. Che molti intraprendono e dalla quale ancora in troppo pochi escono vincitori. Ma io ne conosco un bel po’, di vincitrici. Le mie Sex and the ciccia. Capeggiate da una specie di tsunami travestito da donna che si chiama, appunto, Marina. Biglia. Che, per dire, è una che ci crede nelle cose. Che crede addirittura all’amore. Insomma una dalle cause impossibili. Epperò poi alcune le vince. Anche se non riesce a esserne soddisfatta mai.

“Un malato ed un medico -dice Marina del libro- i due fronti della barricata. Io malata instabile, a tratti disperata, a tratti in rinascita e lui, vituperato medico di base, che, a volte non sa esattamente cosa dirmi, ma che riesce ad intravedere soluzioni assolutamente proponibili. Perchè ha saputo andare oltre: ha saputo guardare ai malati attraverso i miei e i vostri racconti. E, se lo ha saputo fare lui, lo sapranno e lo potranno fare anche tanti altri medici come lui. E tutto questo con la speranza che più nessuno ci guardi con sufficienza, ma con la certezza che ci possano aiutare e non giudicare, solo in virtù di ciò che siamo: malati”.

Una gran donna. Che ora è molto meno gran ma solo nel senso del peso, che ne ha perso un bel Pop. E un bel libro. Io, perdonatemi, l’ho amata perdutamente tanto in quell’altro (e non se ne abbia Carlo Gargiulo, son robe da donne). Ma mi sono molto felicemente perduta anche in questo.

E dunque togliamocelo, sto peso. No, non quello del volumetto. L’altro.

E ora una canzone che le piace molto. Non quella che Rosalinarosalina a me piaci grassottina, che quella la schifa. Quella di De Gregori.