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Ogni volta quando

mercoledì, dicembre 6th, 2017

Misuro il mio grado di invecchiamento dalla presenza, o dalla rarefazione, di “la prima volta che”. Perché si sarà pure fatta nacerta ma finché le prime-volte-che prevarranno su quella-volta-in-cui, il flavonoide -soprattutto quello mentale-non prevarrà.

Ed è stato così che la serata di ieri ha fatto balzare l’età percepita a un post adolescenziale maturo. Perché ieri sera per la prima volta ho visto un concerto di Vasco Rossi. E l’ho visto al cinema, insieme al mediatore musicale che me lo ha proposto, nuova figura di riferimento dopo quello culturale. Per scongiurare un altro momento Freddie Mercury mi ero preparata accuratamente. Il film è quello che porta al cinema lo storico concerto di Modena Park, che avevo bellamente saltato a piè pari non solo dal vivo ma anche nella diretta televisiva. Diciamo che per una che gli ultimi 40 anni li aveva passati prevalentemente su Mozart e Bach il rock faceva capolino prepotentemente ma sporadicamente, come quegli oggetti che ti incuriosiscono ma che non sai mai dove mettere.

Vasco Rossi da Zocca, quella e quello e quelli della zeta blesa che farebbe innamorare chiunque al primo ascolto. Ah i modenesi, che bella gente. (vero Bolè?). Senonché per me al massimo Vasco era Fiorella-Mannoia-di-Sally e però è stato anche la fulminazione su un’altra poltrona di cinema, quando Elio Germano ne “La nostra vita” canta a squarciagola “Anima fragile” al funerale della compagna. Emozioni indimenticabili di nacerta.

Epperò a pensarci bene Vasco c’era anche quando -ogni volta quando- uscendo dalle carte bollate del finematrimonio c’era bisogno di trovare “Un senso” a quel faldone che un senso sembrava non averlo.Poi, giusto sul recente, Vasco c’è stato quando questa estate con Grace abbiamo attraversato la Dordogna e l’Aquitania e il Cognac e ad accompagnarci c’era “Come nelle favole”, che ha giusto il ritmo di una traversata.

Perché, come dice lui, lui Blasco, nel film, alla fine “dentro ciascuno di noi c’è un po’ di Vasco”, di quella cazzuta fragilità, soprattutto. E attraversare quarant’anni di canzoni è stato come rileggersi quarant’anni di storia italiana e di storia di ciascuno. Come nessun libro potrebbe mai farci sentire. E ascoltare.

E restituirci le parole che non abbiamo mai pronunciato.

E le emozioni che non abbiamo fino in fondo vissuto.

E anche il coraggio che non abbiamo mai trovato e infine assolvere anche ogni Oggi non ho tempo-Oggi voglio stare spento.

E farlo ogni volta che viene giorno, ogni volta che ritorno, ogni volta che mi sveglio, ogni volta che mi sbaglio.
Vasco Modena

Per una che aveva puntato tutto su Bach stiamo proprio a oggivogliostarespento.

Ma senza perdersi d’animo mai.
E combattere.

Sigla