Posts Tagged ‘moda’

Calzett numero 5

martedì, luglio 25th, 2017

Lei, giornalista anche di moda nonché amica di gran fascino e sobria eleganza, che considerava Supercalifragili e la quippresente piazzate abbastanza alte nella classifica del potenziale charme, ella dunque poco fa mi scrive:

-Meripo’ scusa ma facendo una ricerca su google sulle calze antisanguisuga… ho trovato un pezzo tuo, ma come può essere?

-Ancora non me ne capacito manco io. Ma tu dove vai, cara?

-In Madagascar. Il punto è che ho trovato il tuo pezzo ma non le calze. Ma tu le hai usate? Oddio Meripo’ questa conversazione è surreale, da Coco Chanel alle calze antisanguisuga…

-No, esse non mi attaccarono pur portando i calzini. Però avevo chiuso i pantaloni sotto con l’elastico (immaginate per un attimo la scena)

-Ma perché entrano pure da sotto?

-Sono le peggiori

-Inorridisco al solo pensiero. E anche un po’ a immaginarti con quei pantaloni Meripo’

-No guarda io l’ho rimosso proprio. Senti prova in farmacia, magari vanno bene pure quelle anti vene varicose

-Meripo’ scusa bastacosì. Noncelapossofare su questa china di conversazione. Comunque se per caso avessi notizie di quelle cose scrivimi.

-Va bene, ora chiedo in giro ai viaggianti

-Sì ma, ti prego, con discrezione

Tutto ciò premesso se avete notizie DI QUELLE COSE ANTISANGUISUGHE IN VENDITA A ROMA peffavore lasciate un cenno caritatevole qui sotto nei commenti. Con discrezione.

E tu, Coco, perdonaci se puoi.

Coco Chanel double

Maria Grazia Chiuri, la rivoluzione del saper fare

martedì, luglio 5th, 2016

Sarà che ormai la prima cosa che vado a vedere è la data di nascita, sarà che è perché è più o meno la fascia anagrafica della quippresente ma insomma diciamo che s’avanza una nutrita schiatta di donne ruotante intorno a ‘na certa che lèvati. Oggi tipo c’è Maria Grazia Chiuri. Che ne ha 52, di anni. Al timone di Valentino insieme a Pierpaolo Piccioli, sarà la prima donna alla guida di Dior. Donna, italiana, figlia di una sarta, mezz’età: e salirà sul trono di Francia.

Maria Grazia Chiuri

“Ho una formazione classica -dice di sé- e sono diventata designer in un tempo in cui era importante il saper fare. Poi sono arrivati il boom del marketing e la rivoluzione di Internet. Ci sono stati momenti di confusione. Alla fine, però, hanno vinto l’artigianalità e l’eccellenza ”

Maria Grazia Chiuri. La rivoluzione del saper fare italiano. La rivoluzione di quelle che S’è fatta ‘na certa.

 

Dell’insostenibile leggerezza del tessere

martedì, settembre 17th, 2013

Dice Meripo’ ma alla Settimana della moda a Milano ci hai mandato il più misogino e spietato? Embeh so’ capaci tutti a mandarci Anna Wintour.

dal nostro inviato alla Milano Fashion Week
Pecerin

Nei dintorni della Settimana della moda, la Grande Città e strapiena di ragazze sottili ed altissime. Sono le modelle in giro per casting e per sfilate, e chi non le conosce pensa che facciano parte di un modo privilegiato, inarrivabile ed etereo, dove imperano bellezza e ricchezza. Invece non è così: sfatiamo alcuni luoghi comuni.

Le modelle non sono tutte belle. Le modelle sono tutte alte e molto magre. Ma non sempre sono belle. Alcune hanno un viso molto attraente, altre no. Sanno valorizzarsi in una passerella, si trasformano davanti all’obbiettivo del fotografo, sanno camminare, voltarsi, sorridere e disporsi nel modo migliore. E’ il loro lavoro. Quando le vedete sfilare, o in un cartellone, fate fatica a riconoscere quella ragazza un poco slavata con la quale vi siete mangiati un panino in centro. Insomma, a meno che non abbiate una predilezione assoluta per le ragazze magrissime ed altissime, alcune vi piaceranno, altre no, come succede in qualunque popolazione femminile. Personalmente sono tanto magre che ho sempre paura che si rompano, per cui il formato non mi esalta più di tanto.

Le modelle non fanno una bella vita. Anzi, potremmo tranquillamente dire che fanno letteralmente una vita di schifo. Tolte quelle famosissime, si fanno un mazzo gigantesco girando come trottole e guadagnando il giusto, considerando che la loro carriera è brevissima. Anche perché, al contrario di quello che molti pensano,

Le modelle non guadagnano molto. Togliamo le top model, che sono una ventina. Togliamo anche anche quelle ben affermate che comunque guadagnano meno di un buon avvocato o commercialista di provincia. Quelle normali (il 99%) per un redazionale stanno sotto i 1000 euro, per una sfilata prendono qualche migliaia di euro, per una servizio pubblicitario stanno intorno ai 10000 euro. Considerato che l’agenzia si prende il 20%, le tasse e tutto il resto, si sta bene ma non si naviga nell’oro.  Senz’altro molto meglio diventare una commercialista (o la moglie di un commercialista), almeno per il guadagno e per la carriera molto più lunga. Ma non è facile perché

Le modelle non frequentano buone compagnie. Il mondo che gira intorno alla moda non è il migliore che esista. In particolare per quanto riguarda gli uomini. Secondo una mia personalissima statistica il 30% dei signori che sono in questo ambiente sono degli zotici arricchiti pieni di soldi che le trattano letteralmente peggio di una puttana. Un altro 20% è composto da autisti, accompagnatori, pseudoguardie del corpo che quando va molto bene non puzzano come capre, in tutti gli altri casi oltre ad avere un’intelligenza ed una cultura inferiore a quella di un segnale stradale emanano in ogni caso cattivo odore. Considerato che il restante 50% degli uomini di quell’ambiente è omosessuale, ne deriva la conclusione ovvia che

Le modelle non sono difficili da conquistare. Chi scrive è cresciuto in una famiglia della borghesia di provincia, con la solita educazione che ci si porta dietro per tutta la vita. Ebbene, io neanche volendolo riuscirei a trattare una ragazza come la maggior parte degli uomini di quell’ambiente trattano le modelle. Sarò (anzi sono) infame e mentitore, ma non riesco sinceramente ad essere maleducato (né con un uomo né con una donna) se non involontariamente (e sentendo il bisogno di scusarmi immediatamente dopo) perché proprio non mi viene. Essere cortese e rispettoso con le persone è un riflesso automatico che non so reprimere come la maggior parte delle persone cresciute in una famiglia con una madre “tradizionale” che fin da piccolo tartassa con i mantra “comportati bene”, “sii educato”, “stai composto”. Per cui se una persona normale si avvicina ad una modella, per lei è un principe azzurro; se poi può portarla magari a vedere qualcosa di gradevole nella città dove si trova, ancora meglio, perché molte modelle (specialmente quelle dell’Est europeo) sono persone colte e sensibili. Se infine si parla bene inglese, e si può anche chiacchierare, scherzare, ridere, è secondo me molto più facile riuscire ad accompagnarsi ad una modella che a qualsiasi ragazza mediamente carina. Tuttavia non è tutto oro quello che luccica perché

Le modelle vivono in un inferno. E il loro inferno ha un nome preciso: ingrassare. Le modelle non possono ingrassare, altrimenti perdono il lavoro. E’ facile giudicarle male da fuori, ma se a me dicessero “se non perdi venti chili perdi il tuo lavoro e tutti le cose piacevoli ad esso connesse, incluso il benessere economico che ti consente di spendere i tuoi giorni da bonvivant”, sono sicuro che li perderei anche se dovessi finire sottopeso.  Per questo andare a cena con una modella è davvero un problema. Quando leggete “io ho il metabolismo alto, mangio tutto quello che voglio e non ingrasso”, non ci credete. Non è vero. Le modelle non mangiano letteralmente niente. Quando va bene una insalatina scondita, ma spesso niente. Non bevono, ed a tavola sono una pessima compagnia perché chiaramente hanno fame, e diventano spiacevoli. Quando poi una stranamente mangia qualcosa, basta osservarla con occhio esperto e ci si accorge che immancabilmente entro qualche minuto dall’aver mangiato, va in bagno a liberarsi di forza del cibo inopportuno. Per chi, come tutti noi, è abituato a considerare la tavola un luogo socialmente importante, la cosa diventa veramente pesante, e non aiuta.

Le modelle sono però piacevoli da frequentare. In quella misteriosissima e decisiva lotteria che si svolge prima della nascita con i geni che avremo nel nostro corpo, sono state fortunate. E si sono trovate in mano un tesoro che sentono sfuggire, e che devono fare fruttare prima che vada perduto perché ogni giorno perde valore. Mi trovo bene con le modelle, forse perché anche io, seppure in modi molto diversi, penso immodestamente di essere stato molto fortunato in quella famosa lotteria e posso intendermi bene con loro.

Ma non del tutto, perché dentro di me non c’è la terribile consapevolezza di dovere restituire quello che ho vinto così velocemente, consapevolezza con la quale non capisco come riescano a convivere.

E per questo delle modelle apprezzo più delle gambe lunghe e dei sorrisi perfetti l’infinito coraggio.

Di quello che ci passa per la testa

martedì, febbraio 19th, 2013

Uno dei motivi per i quali è auspicabile ma altamente improbabile che ci si possa prima o poi capire

Lei
Delle volte la ragione se ne va da qualche parte laggiù e io faccio il contrario di quello che ho sempre fatto. Istinto puro. Pensavo fosse tradimento (di affetto, di abitudini, di prassi). Invece no. È come quando Camilla pur avendo un giardino a disposizione vuole esplorare quello che c’è al di là del cancello. Ecco, ho esplorato e m’è piaciuto

Lui
Ah e poi sono andato a tagliarmi i capelli

(Grazie a Stefania, poeta, e Marina, pure)

Vidal Sasson (Foto Vogue)

La foto è tratta da qui

Hoops

sabato, gennaio 26th, 2013

Non so da dove partire per invidiarla. A sta ragazza qua.

Hula hoop bag - Chanel

Salvate la saldata Caroletta

sabato, giugno 18th, 2011

Italiani all’estero, dal suo esilio ci scrive la nostra Caroletta

Cara Meri,
ora che abbiamo raggiunto il quorum non è che mi aiutereste a raggiungere un po’ di buon gusto?
Mi spiego: abiti tunica fiorati su jeans a zampa su scarpe della nonna tacco 3 con frangetta alla Sarkozy. “Mamma do charme!”: quando la mia insegnante di francese, dalla quale mi aspetterei di ripassare il passé composé parlando di Carlà o degli abiti dell’ultima croisette, mi si è presentata vestita così, m’è caduto il mondo, anzi il guardaroba, addosso.

Homer Simpson style

No dico, è vero che qui in Europa “Unity in diversity” è il motto, che la diversità è bellezza, ma a dire il vero tutto sto United Colors of Benelux può diventare un problema grave.

Confesso: io sono in astinenza di stile. Sono seriamente preoccupata per la mia salute. La notte sogno le vetrine di Via dei Giubbonari (non più quelle di Via Calabritto!!!!) Segno che presto sognerò il rettifilo a Napoli?

Talvolta in questi casi avere dei mariti sensibili aiuta. Il mio mi ha portata a New York come si porta un bambino asmatico sul lago di Misurino. Il programma del viaggio era così strutturato: primi giorni in giro per musei e ultimi per negozi. Wow, fantastico! Mi sono detta. E mi sono detta “wow fantastico” pure quando lui mi ha detto: “Cara, stasera metti il tacco alto che ti porto al River Cafè”. Per chi non lo sapesse (io non lo sapevo) il River cafè è un ristorante sotto il ponte di Brooklin, che quando entri cominci a sentire nell’aria la sigla di Sex and the city e ti viene subito da ordinare un Cosmopolitan.
Insomma, ditemi voi se quella non era una serata “wow fantastico” giusto preludio di una due giorni di fashion sfrenato e che mi avrebbe portata alla guarigione sicura dal mio mal di Belgio?

E invece qualcosa è andato storto. Il tonno crudo dell’antipasto mi ha subito riportata alla realtà. Intossicazione alimentare per marito volenteroso, due giorni rinchiusi in albergo causa impossibilità del suddetto ad allontanarsi dalla toilette (scusa mia dolce metà ma lo dovevo raccontare), shopping rovinosamente annullato. Quando la cameriera è entrata in camera per sistemare, consorte in fase di delirio acuto ha trovato lato positivo alla cosa: “sai quante rock star ha visto la signora, stesi come me da una notte di bagordi in questa stessa stanza?”

Vaaaabbè, direi che forse farei bene a sposare il motto europeo, a comprare uno di quei camicioni a fiori e a smetterla di fare tante storie sullo stile (vi prego, se scrivo di nuovo una roba così lanciatemi una Jimmy Choo in fronte!)
Per fortuna intravedo all’orizzonte i saldi. Italiani.
Saldamente vostra
Caroletta da Bruxelles

Bright Star

martedì, giugno 22nd, 2010

Dopo addio alle armi mi pare che oggi ci sia un’aria di addio al cazzeggio. Ne approfitto. Solo oggi, eh, non fatevi strane idee. Domani si ricomincia.

In pillole
E’ un film sul ricamo e sul cucito. Sull’arte di trasformare il tessuto e su quella di tenere insieme le parole.

Dunque, lei si occupa solo di ruches e cappellini, lui solo di versi finchè le loro anime di incontrano e non ce ne sarà più per nessuno.

E’ un film sulla poesia e già questo sembra un azzardo sufficiente: che qualcuno possa ancora pensare di tenere testa ai Vanzina con John Keats. Senonchè qui è ancora peggio perchè, si, la storia d’amore c’è, e che storia, e c’è la passione che arriva, travolge e spazza via ogni cosa senza mai scoprire una sola parte del corpo.

Questi due neanche si baciano: al massimo congiungono o appoggiano labbra, intrecciano mani, sfiorano visi, accarezzano vestiti.

Eppure neanche Tinto Brass è mai riuscito a trasmettere una carica erotica e passionale come quella che Jane Campion (quella di “Lezioni di piano”) fa passare in due mani che si cercano attraverso un muro, da dietro una porta chiusa, sul foglio che, scrivendomi devi prima baciare perchè io che lo ricevo possa, ribaciandolo, poggiare le mie labbra dove tu hai già poggiato le tue. Una pazzia. Appunto.

E’ un amore senza sesso e senza scampo, dal quale si uscirà solo con la morte e forse neanche più con quella.

E’ una storia di lettere scritte a mano che devono attraversare anche gli oceani. Non hanno l’immediatezza dell’sms. Non ti portano l’amore di adesso ma quello di un mese fa. Un amore pieno di niente, per come lo osserviamo ormai da qui.

Eppure quando sulla poltrona di ciascuno di noi è arrivata la notizia della sua morte, la sala è ammutolita e ha iniziato a disperarsi in quel grido senza fine di Fanny Browne in una scena che, da sola, vale il prezzo del biglietto. Una scena nella quale vorresti alzarti anche tu e far spegnere i suoi singhiozzi tra le tue braccia.

E’ un film su un amore che è l’ordito e la trama, su un ago che penetra con fatica nella tela ma che, quando riesce a farsi strada, costruisce un ricamo perfetto; è un film su un amore che non ha bisogno di toccare continuamente perchè “il tatto ha memoria”; un amore che è lavoro paziente, cura costante, attesa struggente, desiderio sempre acceso, domanda che ti appaga anche senza la risposta.

E’ un film che non finisce nemmeno quando esci dalla sala, che senti ancora addosso tre giorni dopo e sai che, in quel modo, ce l’avrai sempre. Scritto sull’acqua e scolpito nel cuore.

Perchè di “una cosa” dopo queste due ore, adesso sei certa:
che “una cosa bella è una gioia eterna”.

In un minuto:

 

In cinque:

Ode to a Nightingale

L’appuntamento

giovedì, giugno 17th, 2010

Ossantocielo

Guarda che occhiaie

E questo? Biondo. Biondo? Scolorito. Ommioddio ma ieri non c’era

Però parrucchiere no, fa troppo insicura dei propri mezzi. Parrucchiere

Cominciamo dai punti fermi: tacco 12. Non ho un tacco 12. Downshifting: tacco 10. Tacco 10 fisso. Ora le variabili

Jeans e maglietta tattica

Vestito Jessicarabbit

Chiamo e annullo

Jeans e giacca con maglietta tattica sotto

Vestito Jessicarabbit

Jeans e giacca con sexy top. Non ho un sexy top

Sms. Meglio annullare con sms

Vestito Jessicarabbit

Jeans e micromagliettina. Non ho una micromagliettina

Un’email, annullamento più professionale

Vestito Jessicarabbit

Pantaloni bianchi e sexy top. Non so dove ho messo i pantaloni bianchi e continuo a non avere un sexy top. Serve qualcosa dove nascondere i bigliettini di Marilla su “argomenti di conversazione e parole dalle quali tenersi alla larga perchè fanno vecchia babbiona”. Quindi bisogna fare anche un po’ di conversazione.

Vestito Jessicarabbit

L’email è professionale ma impersonale e poi me pare proprio ‘na cazzata, l’emeil. Sms. Poi per sicurezza chiamo anche ma come una che va di fretta perchè purtroppo io ho questa riunione

Vestito Jessicarabbit

Una riunione è poco. Ho un’unità di crisi. Si. Anzi io la crisi ora cel’ho proprio, anche senza l’unità. Chiamo Patù. Patù è impegnata in un’altra conversazione.

Jeans e top sexy. Perchè non ho mai comprato un top sexy? Almeno ci potevo andare all’unità di crisi, dopo aver annullato l’appuntamento che la Vanoni lo sta dicendo dal 1970 che “accettare questo strano appuntamento è stata una pazzia”.

Perchè non ascoltiamo mai la Vanoni e continuiamo ad accettare questi caspita di appuntamenti?

Basta, una donna è donna quando decide: vestito Jessicarabbit. E poi annullo

Segnali di irreversibile declino dell’Universo/2

sabato, giugno 5th, 2010

Il copricesso di Hello Kitty. E’ sabato. Non ce la faccio. Quindi io no comment.

Con le pinne, fucile ed occhiali

mercoledì, giugno 2nd, 2010

Gli altri hanno Carolina di Monaco. Noi abbiamo Caroletta di Bruxelles

Ci sono modi e mode per affrontare il primo sole estivo.
Bruxelles adotta uno dei più agghiaccianti: appena la temperatura supera i 20 gradi scatta l’abbigliamento da spiaggia senza spiaggia.
Gente di ogni razza, età, gruppo sociale, idea politica, corre a sdoganare jeans tagliati a pantaloncino, ciabatte di gomma e borsona di paglia. Emergono dalle brume con l’abbronzatura cittadina a segno-di-canotta e si dirigono verso i parchi.

Puoi trovarli spiaggiati in una microaiuola a decine, centinaia, migliaia rivolti al sole come alla Mecca, noncuranti del buco. Il buco dell’ozono, intendo, che probabilmente campeggia esattamente sopra le nostre teste.

Sono scalzi o insaccati con calzettoni di spugna in sandali alla francescana, leggono, chiacchierano, fanno pic- nic con l’unico obiettivo di occupare scopo solarium piccoli spazi verdi cittadini adibiti a fioriera. 

Particolarmente apprezzato, durante una rara pausa pranzo assolata, il rito della liberazione dei piedi dalle scarpe, tra tulipani e narcisi in fiore.
Solo che io non ce la faccio a stare scalza in un giardinetto o in costume su una panchina alla fermata dell’autobus.
Passi pure il bikini in riva al laghetto: ma in un’aiuola nei pressi di un incrocio?? Vi prego, aiutatemi.