Uno dei motivi per i quali è auspicabile ma altamente improbabile che ci si possa prima o poi capire
Lei
Delle volte la ragione se ne va da qualche parte laggiù e io faccio il contrario di quello che ho sempre fatto. Istinto puro. Pensavo fosse tradimento (di affetto, di abitudini, di prassi). Invece no. È come quando Camilla pur avendo un giardino a disposizione vuole esplorare quello che c’è al di là del cancello. Ecco, ho esplorato e m’è piaciuto
Italiani all’estero, dal suo esilio ci scrive la nostra Caroletta
Cara Meri,
ora che abbiamo raggiunto il quorum non è che mi aiutereste a raggiungere un po’ di buon gusto?
Mi spiego: abiti tunica fiorati su jeans a zampa su scarpe della nonna tacco 3 con frangetta alla Sarkozy. “Mamma do charme!”: quando la mia insegnante di francese, dalla quale mi aspetterei di ripassare il passé composé parlando di Carlà o degli abiti dell’ultima croisette, mi si è presentata vestita così, m’è caduto il mondo, anzi il guardaroba, addosso.
Homer Simpson style
No dico, è vero che qui in Europa “Unity in diversity” è il motto, che la diversità è bellezza, ma a dire il vero tutto sto United Colors of Benelux può diventare un problema grave.
Confesso: io sono in astinenza di stile. Sono seriamente preoccupata per la mia salute. La notte sogno le vetrine di Via dei Giubbonari (non più quelle di Via Calabritto!!!!) Segno che presto sognerò il rettifilo a Napoli?
Talvolta in questi casi avere dei mariti sensibili aiuta. Il mio mi ha portata a New York come si porta un bambino asmatico sul lago di Misurino. Il programma del viaggio era così strutturato: primi giorni in giro per musei e ultimi per negozi. Wow, fantastico! Mi sono detta. E mi sono detta “wow fantastico” pure quando lui mi ha detto: “Cara, stasera metti il tacco alto che ti porto al River Cafè”. Per chi non lo sapesse (io non lo sapevo) il River cafè è un ristorante sotto il ponte di Brooklin, che quando entri cominci a sentire nell’aria la sigla di Sex and the city e ti viene subito da ordinare un Cosmopolitan.
Insomma, ditemi voi se quella non era una serata “wow fantastico” giusto preludio di una due giorni di fashion sfrenato e che mi avrebbe portata alla guarigione sicura dal mio mal di Belgio?
E invece qualcosa è andato storto. Il tonno crudo dell’antipasto mi ha subito riportata alla realtà. Intossicazione alimentare per marito volenteroso, due giorni rinchiusi in albergo causa impossibilità del suddetto ad allontanarsi dalla toilette (scusa mia dolce metà ma lo dovevo raccontare), shopping rovinosamente annullato. Quando la cameriera è entrata in camera per sistemare, consorte in fase di delirio acuto ha trovato lato positivo alla cosa: “sai quante rock star ha visto la signora, stesi come me da una notte di bagordi in questa stessa stanza?”
Vaaaabbè, direi che forse farei bene a sposare il motto europeo, a comprare uno di quei camicioni a fiori e a smetterla di fare tante storie sullo stile (vi prego, se scrivo di nuovo una roba così lanciatemi una Jimmy Choo in fronte!)
Per fortuna intravedo all’orizzonte i saldi. Italiani.
Saldamente vostra Caroletta da Bruxelles
Dopo addio alle armi mi pare che oggi ci sia un’aria di addio al cazzeggio. Ne approfitto. Solo oggi, eh, non fatevi strane idee. Domani si ricomincia.
In pillole
E’ un film sul ricamo e sul cucito. Sull’arte di trasformare il tessuto e su quella di tenere insieme le parole.
Dunque, lei si occupa solo di ruches e cappellini, lui solo di versi finchè le loro anime di incontrano e non ce ne sarà più per nessuno.
E’ un film sulla poesia e già questo sembra un azzardo sufficiente: che qualcuno possa ancora pensare di tenere testa ai Vanzina con John Keats. Senonchè qui è ancora peggio perchè, si, la storia d’amore c’è, e che storia, e c’è la passione che arriva, travolge e spazza via ogni cosa senza mai scoprire una sola parte del corpo.
Questi due neanche si baciano: al massimo congiungono o appoggiano labbra, intrecciano mani, sfiorano visi, accarezzano vestiti.
Eppure neanche Tinto Brass è mai riuscito a trasmettere una carica erotica e passionale come quella che Jane Campion (quella di “Lezioni di piano”) fa passare in due mani che si cercano attraverso un muro, da dietro una porta chiusa, sul foglio che, scrivendomi devi prima baciare perchè io che lo ricevo possa, ribaciandolo, poggiare le mie labbra dove tu hai già poggiato le tue. Una pazzia. Appunto.
E’ un amore senza sesso e senza scampo, dal quale si uscirà solo con la morte e forse neanche più con quella.
E’ una storia di lettere scritte a mano che devono attraversare anche gli oceani. Non hanno l’immediatezza dell’sms. Non ti portano l’amore di adesso ma quello di un mese fa. Un amore pieno di niente, per come lo osserviamo ormai da qui.
Eppure quando sulla poltrona di ciascuno di noi è arrivata la notizia della sua morte, la sala è ammutolita e ha iniziato a disperarsi in quel grido senza fine di Fanny Browne in una scena che, da sola, vale il prezzo del biglietto. Una scena nella quale vorresti alzarti anche tu e far spegnere i suoi singhiozzi tra le tue braccia.
E’ un film su un amore che è l’ordito e la trama, su un ago che penetra con fatica nella tela ma che, quando riesce a farsi strada, costruisce un ricamo perfetto; è un film su un amore che non ha bisogno di toccare continuamente perchè “il tatto ha memoria”; un amore che è lavoro paziente, cura costante, attesa struggente, desiderio sempre acceso, domanda che ti appaga anche senza la risposta.
E’ un film che non finisce nemmeno quando esci dalla sala, che senti ancora addosso tre giorni dopo e sai che, in quel modo, ce l’avrai sempre. Scritto sull’acqua e scolpito nel cuore.
Perchè di “una cosa” dopo queste due ore, adesso sei certa:
che “una cosa bella è una gioia eterna”.
E questo? Biondo. Biondo? Scolorito. Ommioddio ma ieri non c’era
Però parrucchiere no, fa troppo insicura dei propri mezzi. Parrucchiere
Cominciamo dai punti fermi: tacco 12. Non ho un tacco 12. Downshifting: tacco 10. Tacco 10 fisso. Ora le variabili
Jeans e maglietta tattica
Vestito Jessicarabbit
Chiamo e annullo
Jeans e giacca con maglietta tattica sotto
Vestito Jessicarabbit
Jeans e giacca con sexy top. Non ho un sexy top
Sms. Meglio annullare con sms
Vestito Jessicarabbit
Jeans e micromagliettina. Non ho una micromagliettina
Un’email, annullamento più professionale
Vestito Jessicarabbit
Pantaloni bianchi e sexy top. Non so dove ho messo i pantaloni bianchi e continuo a non avere un sexy top. Serve qualcosa dove nascondere i bigliettini di Marilla su “argomenti di conversazione e parole dalle quali tenersi alla larga perchè fanno vecchia babbiona”. Quindi bisogna fare anche un po’ di conversazione.
Vestito Jessicarabbit
L’email è professionale ma impersonale e poi me pare proprio ‘na cazzata, l’emeil. Sms. Poi per sicurezza chiamo anche ma come una che va di fretta perchè purtroppo io ho questa riunione
Vestito Jessicarabbit
Una riunione è poco. Ho un’unità di crisi. Si. Anzi io la crisi ora cel’ho proprio, anche senza l’unità. Chiamo Patù. Patù è impegnata in un’altra conversazione.
Jeans e top sexy. Perchè non ho mai comprato un top sexy? Almeno ci potevo andare all’unità di crisi, dopo aver annullato l’appuntamento che la Vanoni lo sta dicendo dal 1970 che “accettare questo strano appuntamento è stata una pazzia”.
Perchè non ascoltiamo mai la Vanoni e continuiamo ad accettare questi caspita di appuntamenti?
Basta, una donna è donna quando decide: vestito Jessicarabbit. E poi annullo
Gli altri hanno Carolina di Monaco. Noi abbiamo Caroletta di Bruxelles
Ci sono modi e mode per affrontare il primo sole estivo.
Bruxelles adotta uno dei più agghiaccianti: appena la temperatura supera i 20 gradi scatta l’abbigliamento da spiaggia senza spiaggia.
Gente di ogni razza, età, gruppo sociale, idea politica, corre a sdoganare jeans tagliati a pantaloncino, ciabatte di gomma e borsona di paglia. Emergono dalle brume con l’abbronzatura cittadina a segno-di-canotta e si dirigono verso i parchi.
Puoi trovarli spiaggiati in una microaiuola a decine, centinaia, migliaia rivolti al sole come alla Mecca, noncuranti del buco. Il buco dell’ozono, intendo, che probabilmente campeggia esattamente sopra le nostre teste.
Sono scalzi o insaccati con calzettoni di spugna in sandali alla francescana, leggono, chiacchierano, fanno pic- nic con l’unico obiettivo di occupare scopo solarium piccoli spazi verdi cittadini adibiti a fioriera.
Particolarmente apprezzato, durante una rara pausa pranzo assolata, il rito della liberazione dei piedi dalle scarpe, tra tulipani e narcisi in fiore.
Solo che io non ce la faccio a stare scalza in un giardinetto o in costume su una panchina alla fermata dell’autobus.
Passi pure il bikini in riva al laghetto: ma in un’aiuola nei pressi di un incrocio?? Vi prego, aiutatemi.
dalla nostra inviata in Sex and the city 2, Rob May
Cara Meri Pop,
le ragazze sono tornate ma io non sono ancora andata ad incontrarle. E forse nemmeno ci vado, magari aspetto vengano a casa mia, chè ne ho lette e viste troppe che non mi sconfinferano.
Per esempio cos’è sta roba che Carrie e MrBig sono in crisi e lei ritrova Aidan mentre lui incontra Penelope Cruz?
Insomma, 6 serie di postmodernismo per poi veder toccare a lei la minestra riscaldata e a lui la Encantadora?
Vabbè, non voglio sconfinare. Il punto è che io le 6 serie le ho guardate soprattutto per i vestiti e il vero postmodernismo, per me, era nella vestizione ad opera della stravagante Patricia Field. Sì certo, le chiacchiere fra donne ecc, ma la regola infranta aveva per me il rumore dell’anta dell’armadio. Mai più donne incatenate alla vecchia regola della borsa intonata con le scarpe, il trionfo del colore, la vittoria della creatività sul pendant.
Ed è Carrie, ça va sans dire, che ha dato forma a tutto questo.
Ho sognato di indossare il suo tutù da 5 dollari non meno di quanto mi sia commossa davanti all’abito millefoglie di Versace da 79.000 dollari dentro il quale si addormenta sul letto a Parigi.
Mi ha convinto subito la T-shirt gialla con Mickey Mouse sotto la giacca crema mentre, ammetto, ho un po’ arrancato davanti al suo giacchino scozzese sopra la canotta di seta blu.
Che la moda in Sex & the City non è solo griffe: è visione, è fiuto, è frullato, è iconoclastia.
Insomma, Carrie mi ha dato ragione e mi ha reso più audace.
Epperò cara Meri Pop, sinceramente, ma sta roba che è?
Salve a tutti. Sono la giovane older. Mia zia si sta rifacendo il trucco prima di uscire insieme a cena. L’operazione, come potete immaginare, potrebbe richiedere parecchio tempo. Così ho pensato di intrattenervi in questa lunga attesa. Visto che, come mi è sembrato di capire, questo è un blog di moda, donne e altre cose simpatiche, vi racconto una barzelletta cattivella che però potrebbe esservi utile prima o poi.
Due amiche si incontrano:
-Da dove vieni?
-Dall’istituto di bellezza.
-Trovato chiuso?
Ah, e visto che ci siamo e che mia zia ancora non è pronta, sapete qual è il colmo per uno scrittore?
Non avere voce in capitolo!
Vabbè qua non si vede ancora nessuno, ma non è che vi posso tenere in ostaggio altre 3 ore anche perchè questo libro di Geronimo Stilton ha solo 318 pagine e non so se a mia zia bastano per sistemarsi come si deve.
Dunque, premesso che le donne per amore sono capaci di fare cose che voi umani manco ve l’immaginate, nell’inquietante lista possiamo aggiungere anche una recente transumanza sentimentale a Bruxelles. Approfittiamone
dalla nostra corrispondente Caroletta di Bruxelles
Cavolo, certo Meri Pop dalla sua borsa può tirar fuori di tutto. Ma quando ha infilato la sua testolina nella valigia di tappeto e ne è riemersa con la minaccia: “almeno dicci che succede in Belgio e visto che ci sei scrivi qualcosa in cui compaia la parola moda”, aggiungendo vocaboli tipo “regina, chic, sex, benelux and the city” ho pensato avesse abusato di quello zucchero che va decantando in giro.
No, dico, ma voi siete mai stati a Bruxelles? Cioè di ispirazioni agli stilisti ne dà davvero poche. Persino i negozi di moda italiana vendono robe disegnate apposta per questa città. Sono capi che a Roma non avrei mai pensato di vedere neanche a Porta Portese. Forse rimasugli anni 90′.
Il fatto è che in questa città si incontrano i gusti di tutta Europa (paesi membri e non) che si uniscono ai non-gusti dei belgi dando vita a una miscela sapor indivia. E va poi considerato che mentre per un’italiana come me questo è il profondo nord, per una finlandese è il sud. Quindi capita di vedere in giro, in una tipica mattina grigiolina bruxelloise di maggio, una napoletana con sciarpa di lana e berretto nascosti in borsa passeggiare accanto ad una ragazza helsinkiana in hotpant e, al massimo, impermeabilino in voile di seta.
Uno dei must delle ragazze brussellesi (per comodità identificherò come tali tutte quelle che vivono qui anche se vengono da ogni dove) sono le ballerine senza calze, indossate in tutte le stagioni, anche quando nevica. Vengono sostituite con sandali alla schiava solo ai primi tiepidi soli di aprile, quando una che viene da Napoli tiene ancora il berretto nascosto in borsa. Inutile dire che la vendita dei cerotti antivesciche qui va alla grandissima.
Siamo decisamente lontani dai canoni glam parigini però qualcuna ci prova, a inseguire le ultime tendenze. Per dire: oggi sulla metro la mia vicina indossava gli zoccoli col tacco apparsi sulle passerelle primavera-estate di Chanel. Non so. Magari era solo una olandesina di passaggio.
Insomma, che si avvista qui oltre allo zoccolo? Casual, casual e sobrio. Mai nulla fuori posto, mai nulla di troppo eccentrico.
Persino i reali del Belgio si confondono nella norma. I normali del Belgio. Vivono in un bel Palazzo d’epoca, si, ma vuoi mettere il Quirinale? E’ che sto Palazzo reale qualcosa però mi ricorda. Non so. Ecco, forse un Ministero dell’Istruzione trasteverino bislungo, un’indivia belga. Appunto. Cavoletti.