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Mia. Nostra

martedì, maggio 12th, 2020

Che a dire quanto tutti le dobbiamo è cosa impossibile. Cosìccome raccogliere l’alta marea di lacrime di coccodrillo di chi la emarginò ieri negandole “l’ultima occasione per vivere”, ma anche quelle in mezzo, e la osanna oggi.

Oggi che sono venticinque anni senza. E che continua inutilmente ad avvertirci che gli uomini non cambiano e che la gente è strana.

A riascoltarle tutte si vede contemporaneamente passarci la nostra carriera sentimentale davanti. Costellata di piccoli uomini e gente matta forse troppo soddisfatta. E no, non finisce mica il cielo. Però certe volte si restringe.

Sulle “sere per elemosinare amore” in cui si rimediano solo sòle ci aveva messe in guardia dal 1973.  Eppure le attese continuano. “È un’incognita ogni sera mia/ Un’attesa pari a un’agonia/ Troppe volte vorrei dirti no/Il mio cuore si ribella a te ma il mio corpo no” e vedi mo’ che invece ogni tanto qualcuna jelafa e glielo dice No. E alla fine si ribella pure il corpo.

Anche quello di Mia Martini si ribellò. E decise che basta.

Lei non lo trovò, l’Almeno tu nell’universo. Ci sperò fino alla fine. Ma in tempi di solitudine e confusione ogni tanto ci ribrilla almeno quel “diamante in mezzo al cuore”.

Che è la sua voce. La nostra.

Io sono Mia

martedì, febbraio 12th, 2019

Quando i pompieri sfondano la porta di casa lei è stesa sul letto, le cuffie con la musica sulle orecchie. “L’espressione serena”, forse per la prima volta. È morta da due giorni e nessuno l’ha cercata, Domenica Rita Adriana Berté per l’anagrafe e Mia Martini per tutti noi. Scende così tristemente il sipario su una delle voci e delle anime più calde e al contempo oscure che la storia della musica ricordi. E’ il 1995.

Stasera RaiUno le dedica un film, Io sono Mia. Di quanto male le sia stato fatto sappiamo tutti. Di quanto bene ci faccia lei, e di quanto paradossalmente rischiari il nostro buio con il suo, meno. Mia Martini, quell’angolo malinconico e sofferente che risuona in ciascuno di noi appena la sua voce reca in prestito suono e parole.

Chi saprebbe racchiudere meglio di Minuetto lo stato dell’arte del perenne stare appese? Chi, se non le parole di Franco Califano, la musica di Dario Baldan Bembo e il graffio della sua voce? E il suo è un graffio perenne. Nella voce e nella mente. Sua e nostra.

Dove sei “Tu, piccolo uomo” che dal 1972 imploriamo di non andar via? E in quanti Almeno Tu abbiamo riposto nuovamente la fiducia che l’Almeno tu precedente si era portato via?

Potremmo riscrivere ciascuno il proprio il curriculum sentimentale quasi solo con l’elenco delle sue canzoni. Quelle alle quali ci siamo aggrappati, quelle che ci hanno stanati, quelle che ci hanno stappato le lacrime, quelle che ce le hanno asciugate. Ci ha scrutato nel cuore e ci ha restituito le parole per saperlo leggere anche noi Si chiama arte. E non muore mai. Perché, diceva Rainer Maria Rilke,
Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo, dell’essersi spinti, in un’esperienza, fino al limite estremo oltre il quale nessuno può andare”.

“Molti mi hanno chiesto cosa è successo in questi anni, dove sono andata a finire”. Ecco, cosa le è successo, dalla sua viva voce:

Mia, nostra

martedì, maggio 12th, 2015

Che a dire quanto tutti le dobbiamo è cosa impossibile. Cosìccome raccogliere l’alta marea di lacrime di coccodrillo di chi la emarginò ieri negandole “l’ultima occasione per vivere”, ma anche quelle in mezzo, e la osanna oggi. Oggi che sono vent’anni senza. E che continua inutilmente ad avvertirci che gli uomini non cambiano e che la gente è strana. A riascoltarle tutte si vede contemporaneamente passarci la nostra carriera sentimentale davanti. Costellata di piccoli uomini e gente matta forse troppo soddisfatta.

Sulle “sere per elemosinare amore” in cui si rimediano solo sòle ci aveva messe in guardia dal 1973.  Eppure le attese continuano. “È un’incognita ogni sera mia/ Un’attesa pari a un’agonia/ Troppe volte vorrei dirti no/Il mio cuore si ribella a te ma il mio corpo no” e vedi mo’ che invece ogni tanto qualcuna jelafa e glielo dice No. E alla fine si ribella pure il corpo.

Anche quello di Mia Martini si ribellò. E decise che basta.

Lei non lo trovò, l’Almeno tu nell’universo. Ci sperò fino alla fine. Ma in tempi di solitudine e confusione ogni tanto ci ribrilla almeno quel “diamante in mezzo al cuore”. Che è la sua voce. La nostra, voce.