Posts Tagged ‘Meri’s Bar’

Quelli che

giovedì, ottobre 6th, 2011

Meri Pop, a 16 mesi esatti dalla prima volta che sei entrata nella mia vita (17 Giugno) io mi riprendo la mia (17 ottobre bypass).
Tutto sommato il tempo di organizzarsi!
TE AMO MERIPO’’!!!
Antonella

Cari, scusate, dove eravamo rimasti?
Ve lo ricordate, si, che eravamo quattro amici al bar che, avendo rinunciato a cambiare il mondo, volevano fa’ cambià almeno Antonella? Nel senso di abito. E farla uscì di casa? E che poi io lo dicevo che era meglio se restava dentro? E poi invece quella s’è messa vestito e cappello ed è uscita sul serio? E insomma era un anno fa che passò da “sto a terra” a “sto a Termini”, che nella vita è un attimo, eh.

Beh sapete com’è, che ieri sera ho trovato al Meri’s bar il commento 476  che vi ho messo lassù.

Insomma vi volevamo dire di non prendere impegni il 17. Ci si vede tutti qui, che Gimbo, al commento 475, stava riaprendo il juke box da solo con l’inno dei matrimoniabili:

e Ramòn stava a spolverà i bicchieri. Insomma il 17 facciamo il grande raduno né dei matrimoniabili, né dei singoli, né degli spaiati ma di quelli che un perdente trova sempre una scusa, un vincente trova sempre una strada: magari sono vicoletti, persin sgarrupati.
Ma, porca miseria, almeno non sono più vicoli ciechi.

Curly e la carica dei 400

lunedì, agosto 30th, 2010

Informazione di servizio: si avvertono le utentesse e gli utenti del Meri’s bar che al post n.400, raggiunto in data odierna, si sta festeggiando con liquore Ginjinha recato in dono dal Portogallo dalla nostra amica Curly, corredato di nutrita serie di tazzine di cioccolata. Affrettatevi.

Informo anche del fatto che l’amica Curly ha ricevuto un’irresistibile offerta lavorativa ed è in partenza per Brucsel dove raggiungerà la nostra amica Caroletta.  Aggiungo che l’amica Curly, che nella triade caratteriale Ferrarelle è indubbiamente in quota “effervescente”, ama il sole e un’altra serie di cose che a Brucsel non troverà facilmente. Se doveste incontrarla al Meri’s bar tenetene conto. E versatele qualcosa di forte. Ah, Curly ama anche Fossati.

La mia Africa

giovedì, luglio 29th, 2010

Dunque, è una storia complessa e non c’entra niente coi Mondiali di calcio quindi vediamo di saltare i preliminari e andare direttamente al sodo: qui chiudiamo da domani al 23 agosto.

Perché Meri Pop va in Africa.
Ce la porta il Professor Pi.
L’elenco destinazioni va per l’appunto dalla A di Africa, alla Z di Zambia e Zimbabwe passando per la M di Malawi e Mozambico, la S di Sudafrica e financo la V di Vilankulo. Ve lo giuro: Vilankulo, si chiama. Che una deve competere con Forte dei Marmi, Mauritius e ti chiedono: “E tu, cara, dove vai?” “A Vilankulo”. E comunque pure qua.Vabbè.

E d’altra parte se avventatamente vi lasciate trasportare dall’entusiasmo quando alla domanda “Dove ti piacerebbe andare?” voi mai e poi mai gli avete risposto “a Vilankulo” però in effetti gli avete detto – pensando di essere Karen Blixen– “Non ho mai visto l’Africa ma ho sempre sognato di farlo” e Vilankulo non c’è dubbio, ho controllato: sta in Africa; dunque dicevamo che, se  rispondete avventatamente, non vi potete lamentare quando poi vi manda il piano dei voli, l’elenco vaccinazioni e quello delle attrezzature richieste, ripeto: attrezzature.
E neanche quando l’itinerario viene condito con postille tipo “molto intenso barra travolgentemente impegnativo” che se la domanda fosse “come definiresti il nostro rapporto, tesoro?” sarebbe perfetta come risposta ma che certo applicato al concetto camion attrezzato, tenda, viveri, scorte, attraversamenti, guadi, qualche legittima inquietudine pur rischia di provocarla.

Tutto ciò premesso, nel consigliarvi prudenza ogniqualvolta rispondete a una domanda credendo di far parte del campione di Crespi da testare per la Valtur, vi informo che:

il Meri’s bar resta aperto però cercate di evitare risse, schiamazzi notturni e qualsiasi cosa rendesse necessario l’intervento della forza pubblica.

Resta aperta anche la casa ma, chiaramente senza il live-trip africano, che qui sarà già tanto se si riuscirà a mandare qualche cablogramma e dunque scordiamoci chiavette e computer al seguito o elettricità disponibile.

E’ chiaro che se siete in possesso di un vaucher per 3 settimane in qualsiasi villaggio Valtur del pianeta qui valutiamo permute.

Ricordatevi di chiudere le luci la sera quando ve ne andate, curate il cactus, Ramon e il furetto e date anche un’innaffiata alle piante.

Per casi urgentissimi di posta a posta o di posta melanzana prendete tempo con il vostro partner. E ricordategli che l’attesa aumenta il desiderio.

MSTAFAC – Spazio autogestito

martedì, luglio 27th, 2010

MSTAFAC = Modalità stamo tipo a fa’ a colla

Non vorrei che vi si impicciassero i file, fra il Meri’s bar, la cucina di Marilla e la bira e il calippo. Volendo potete proseguire qui lo scambio vintage se di là state stretti, che così lo trovate subito appena aprite e manco dovete faticare a scendere con la freccina.

 Io oggi devo comprare il Malarone, che lo capite da voi la situazione con questo nome, e poi andarmi a cercare la mantellina per le Victoria’s falls e i guanti da lavoro e devo ancora comprare le spugne lava piatti e pentole.
Oltre a cercare di capire come caspita mi è venuto in mente di dire “si”. E mica è la prima volta, eh, che prima lo dico e poi… Vabbè 

Voi fate un po’ come vi pare, tanto lo fate comunque. Ricordatemi prima di partire di lasciarvi le doppie chiavi.

 

Modalità stamo tipo a fa’ a colla

venerdì, luglio 23rd, 2010

Vabbè, ho capito. State in vacanza. E quelli che ancora si trascinano a leggere (perchè qui ci abbiamo le statistiche e lo vedo, pigroni, che leggete) poi non ci hanno manco la forza di scrivere. Stamo tipo a fà a colla.

E allora direi “bira e calippo” per tutti.  Al Meri’s bar, ovvio.

(Grazie a Luca)

Bright Star

martedì, giugno 22nd, 2010

Dopo addio alle armi mi pare che oggi ci sia un’aria di addio al cazzeggio. Ne approfitto. Solo oggi, eh, non fatevi strane idee. Domani si ricomincia.

In pillole
E’ un film sul ricamo e sul cucito. Sull’arte di trasformare il tessuto e su quella di tenere insieme le parole.

Dunque, lei si occupa solo di ruches e cappellini, lui solo di versi finchè le loro anime di incontrano e non ce ne sarà più per nessuno.

E’ un film sulla poesia e già questo sembra un azzardo sufficiente: che qualcuno possa ancora pensare di tenere testa ai Vanzina con John Keats. Senonchè qui è ancora peggio perchè, si, la storia d’amore c’è, e che storia, e c’è la passione che arriva, travolge e spazza via ogni cosa senza mai scoprire una sola parte del corpo.

Questi due neanche si baciano: al massimo congiungono o appoggiano labbra, intrecciano mani, sfiorano visi, accarezzano vestiti.

Eppure neanche Tinto Brass è mai riuscito a trasmettere una carica erotica e passionale come quella che Jane Campion (quella di “Lezioni di piano”) fa passare in due mani che si cercano attraverso un muro, da dietro una porta chiusa, sul foglio che, scrivendomi devi prima baciare perchè io che lo ricevo possa, ribaciandolo, poggiare le mie labbra dove tu hai già poggiato le tue. Una pazzia. Appunto.

E’ un amore senza sesso e senza scampo, dal quale si uscirà solo con la morte e forse neanche più con quella.

E’ una storia di lettere scritte a mano che devono attraversare anche gli oceani. Non hanno l’immediatezza dell’sms. Non ti portano l’amore di adesso ma quello di un mese fa. Un amore pieno di niente, per come lo osserviamo ormai da qui.

Eppure quando sulla poltrona di ciascuno di noi è arrivata la notizia della sua morte, la sala è ammutolita e ha iniziato a disperarsi in quel grido senza fine di Fanny Browne in una scena che, da sola, vale il prezzo del biglietto. Una scena nella quale vorresti alzarti anche tu e far spegnere i suoi singhiozzi tra le tue braccia.

E’ un film su un amore che è l’ordito e la trama, su un ago che penetra con fatica nella tela ma che, quando riesce a farsi strada, costruisce un ricamo perfetto; è un film su un amore che non ha bisogno di toccare continuamente perchè “il tatto ha memoria”; un amore che è lavoro paziente, cura costante, attesa struggente, desiderio sempre acceso, domanda che ti appaga anche senza la risposta.

E’ un film che non finisce nemmeno quando esci dalla sala, che senti ancora addosso tre giorni dopo e sai che, in quel modo, ce l’avrai sempre. Scritto sull’acqua e scolpito nel cuore.

Perchè di “una cosa” dopo queste due ore, adesso sei certa:
che “una cosa bella è una gioia eterna”.

In un minuto:

 

In cinque:

Ode to a Nightingale

Anto, e se ci trovassimo come le star a bere vodka al Meri Bar?

giovedì, giugno 17th, 2010

Avvertenza: questo Pse, pronto soccorso emotivo, è lungo. Molto lungo. Non è nemmeno finito. E’ che deve arrivare fino a Milano. Mettetevi comodi e allacciate le cinture.

Meri Pop ha un’amica. A cui pensa ogni mattina quando esce di casa. Perchè la sua amica da casa non vuole uscire più.

E fa bene. Fa benissimo. Perché là fuori è brutto, è difficile, è in salita ed è pure pieno di teste di cazzo persone sgradevoli. Che non solo non ti fanno una carezza sulla testa ma se possono ti ci assestano pure una legnata, sulla testa.

Fai bene, Antonella. Perché fuori è una guerra. E pure Meri Pop, come Sally di Vasco Rossi e come te, non ha più voglia di fare la guerra.

Fuori è brutto. Fuori è sporco. Fuori piove. Fuori tu una mattina ti ci esci vestita bene e con un cappello color porpora, esci che sei viva e poi bastano dieci minuti seduta a un bar, con uno di fronte che ti parla, per perderti. Perchè là fuori si può morire, pensa, restando seduti a un bar davanti a un caffè macchiato.

 

(Lo sa pure Ligabue, per dire: Te sta dentro, che qua fuori è un brutto mondo, da 1,30′ a 1,55′)

Fai bene, Antonella, a startene dentro. Eccome se fai bene. E tutta ‘sta gente che continua a cercarti, a chiamarti, a mandarti messaggini. E tu hai voglia solo di essere lasciata in pace. Che, vi ho chiesto qualcosa? No. E lo so ma sono molesti. Insistono. A chi lo dici, è stato un inferno. Una già sta male e deve pure tenere questi fuori dai coglioni fuori. Lasciatemi soffrire bene, no?

Per dire, io me ne stavo sulla scalinata di Trinità dei Monti a piangermene in santa pace, faceva pure un freddo della miseria che era inverno. E quella è venuta a cercarmi fin lassù, che quando è arrivata in cima ci aveva l’asma, però non ha mollato manco per il cavolo e si è messa  a trascinare giù per un braccio un cappello color porpora che piangeva. Che io dicevo “se caschiamo adesso sai che scena che io mi devo anche soffiare il naso e non ci ho più manco una mano libera”.

Dico io, ma chi te l’ha chiesto? Ma quella non mollava e mi ha detto: “Qui ci vuole una vodka” che erano le 11 della mattina. E io piangevo e non le potevo manco dire “ma che sei scema” e lei ha detto “vabbè, una spremuta. Ma in un posto come si deve che oggi mica possiamo stare a lesinare sui bar”.

E si, che io i bar li volevo radere tutti al suolo. Ecco, manco io poi volevo più uscire e ti credo, guarda che succede quando esci. E se pensavo a uscire mi veniva solo da vomitare un certo, diffuso disagio. 

Fai bene, Antonella. Perché tu pensa che il giorno che poi mi sono decisa e ho aperto quella caspita di porta, fuori, per strada, ho incontrato Gasparri. Lo capisci, si? Tutta sta fatica e fuori c’era Gasparri. Che per carità magari mi poteva andare peggio ma è come se una che rifiutava il cibo e finalmente decide che ricomincia a mangiare poi incontra Fassino.

Però te lo devo dire: a quel punto ero così incazzata che mi è venuto un po’ da ridere. Poco, eh. Mooolto poco. Però è stato in quell’impercettibile movimento della bocca, leggermente distesa verso le orecchie, quando i muscoli presi alla sprovvista hanno mollato la stabilità dell’ingrugnimento, ecco, quando anche le rughe della fronte (solo di espressione, qua rughe niente, sia chiaro) si sono distese, io un po’ mi sono sentita meglio. Poco eh. Poco. Però poi a uscire ci ho preso un po’ gusto.

Antonella, io proprio non voglio dirti di uscire. Però c’è questa mia amica che vorrebbe offrirti una vodka. E altre che volevano ciacolare un po’ con te. Noi siamo qui, fuori ma soprattutto dentro ai bar. Di nuovo. A prenderci legnate ma anche a darne. E stavolta sotto al cappello color porpora abbiamo l’elmetto, eccheccazzo.

Però allora sai che facciamo? Che il bar lo apriamo qui sopra: il Meri Bar.

E noi, Anto, ci possiamo trovare come le star a bere vodka al Meri Bar.
Siamo aperti sempre. Ogni giorno, se vuoi. Che ne dici?