Posts Tagged ‘matrimonio’

Finché il lama non ci separi

Tuesday, May 14th, 2013

Vi siete divertiti col gatto di Alemanno e col matrimonio di Valeriona nostra di vestito a sirena munita? Considerate che quelle erano le buone notizie. Perché non è aprile il mese più crudele: è maggio, il mese dei matrimoni.

Qualora ad aprile vi foste convinti che dopo i pre-diciottesimi nulla potrà più agghiacciarvi è bene dare un’occhiata alle infinite possibilità che maggio vi spalanca sin d’ora. In principio fu la pagina “Matrimoni” sul socialcoso. Iniziai a seguirne le tracce un anno fa mentre si era in dirittura d’arrivo delle nozze della mia amica Sandra. Dall’abito al posto a tavola passando per bomboniere, addii al celibato e arrivederci al buon gusto si aprì uno spaccato dei nostri concittadini che il Censis e l’Istat se lo sognano.

Ma è grazie alla mia amica Laura del socialcoso che vengo a conoscenza del fatto che, archiviati decenni di foto con i genitori e pletore di parenti, la nuova immagine con la quale consegnare ai posteri l’indissolubilità del vincolo è la foto con il lama. Non con il Dalai: proprio con la bestiola.

Voi che vi immortalavate sparando cuoricini di cartone, voi che regalavate giarrettiere e tagliavate cravatte, voi che sfilavate calzoni e voi che trasformavate l’Aventino in una risaia a cielo aperto, sappiate che tutto ciò è consegnato all’archeologia iconografica. E dunque, caro David Grossman, anche il” Che tu sia per me il coltello” deve cedere il passo al rinnovamento: da oggi solo “Che tu sia per me il lama”.

E ora a me chi mi sposa?

Wednesday, May 8th, 2013

Un anno fa se ne andava Maurizio Cevenini. Spero non se ne abbia a male la mia amica Carla se pubblico il Buongiorno che mi ha inviato stamattina: “Cara Meri, oggi un anno fa moriva suicida Maurizio Cevenini nostro amministratore e caro amico. Tu ne hai scritto,senza conoscerlo,fra le tue parole più belle. Riesci a trovare quella pagina e a riproporla?”.

E dunque riceviamo e volentieri ripubblichiamo:

Teoricamente non avrei dovuto conoscere Maurizio Cevenini: non l’avevo mai visto, nè incontrato, non era mio “amico” su Facebook insomma non esisterebbe un solo motivo, che sia uno, con il quale giustificare, invece, questa fitta che mi s’è piazzata qua da quando ho saputo che si è buttato giù da una torre.  Di un palazzo. Dal suo. Nel senso quello dove lavorava che però il suo lavoro coincideva con la sua vita. Un lavoro, il suo, che trasmetteva positività, condivisione, divertimento a praticamente tutti.

E il suo lavoro, incredibilmente, si chiamava politica. E dunque esiste una politica buona. Che si fa voler bene. Addirittura divertente. Una politica amica. Che va alla partita insieme. Che va alle cene del Bologna club Anzola dell’Emilia. Che fa le lotterie. Che sta accanto a te mentre dici Si, che il Cev era recordman di celebrazione matrimoni. Nel senso  che non solo li celebrava ma sostanzialmente era e rimaneva come un amico invitato.

Dico tutte queste cose di uno che neanche avrei dovuto conoscere perché son due ore che lo pedino su Facebook. La sua pagina, ora è un immenso album di famiglia 2.0. E tra tutti, chissà perchè, mi sembra che la frase che più di tutte lo racchiude è quella di un ragazzo che incredulo, smarrrito, addolorato, apre il Pc, cerca il suo profilo, clicca invia messaggio, apre e gli scrive:

“E ora a me chi mi sposa?”

Ecco chissà, un anno dopo, dove sei anche tu. E come stai e com’è oggi la tua vita. Ma soprattutto: poi lei è diventata la tua signora?

Mentre te ne andavi

Monday, May 6th, 2013

So che oggi la morte del secolo è un’altra ma è questa quella alla quale continuo a pensare da stamattina:
“Il vicedirettore della Testata giornalistica regionale della Rai, Paolo Petruccioli, si è suicidato stamani lanciandosi da una finestra degli uffici Rai di Borgo Sant’Angelo a Roma”.

E come non ce ne fosse già abbastanza per trasecolare è arrivato anche il seguito:

“prima di suicidarsi avrebbe spedito una mail alla moglie manifestando le sue intenzioni. La donna, secondo quanto si apprende da fonti investigative, avrebbe tentato di fare il possibile per evitare il tragico gesto. Sul posto è intervenuto il 118 di Roma”.

Non riesco a togliermi dalla testa quella “mail”. Non una lettera, non un biglietto dopo. La mail prima. Dovete perdonarmi ma è nel dettaglio che si annida il diavolo e anche la mia stupida fissazione: il tempo intercorso fra quella mail e il troppo tardi.

Un tempo che immagino brevissimo ma che nella mia mente si sta dilatando in profondità e disperazione. Perché cos’altro può esserci di peggio che perdere una persona cara così? L’attimo in cui cerchi di tendergli la mano, sia pure una mano 2.0, mentre sta aggrappato allo strapiombo e la presa che ti sfugge. Ecco, io è da ore che mi sento la mano sudata. E penso a quell’attimo. Mentre lui cadeva. E lei, in qualche modo, anche.

Donne

Friday, May 3rd, 2013

Si racconta di quella volta che gli Obama, in un ristorante di New York, incontrarono il primo fidanzato di Michelle nonché proprietario del ristorante.

Fu allora che Obama, scherzando con la moglie le disse:

-Vedi cara, se avessi sposato lui, a quest’ora saresti proprietaria di un ristorante…

-Ti sbagli caro -rispose Michelle con altrettanta ilarità- se io avessi sposato lui, a quest’ora lui sarebbe il Presidente degli Stati Uniti d’ America

Amare è un lavoro duro

Wednesday, May 1st, 2013

Giacomo e Maria sono sposati da quindici anni. Avete presente, si? Quando va di lusso ci si sente come due fratelli. Altrimenti insopportabili. In ultima istanza estranei. Eccola dunque la linea Maginot: è a quel punto che Giacomo inizia a farsi reticente, cambia le password al computer, si porta il cellulare al bagno, sparisce per non meglio identificati sopraggiunti impegni. Avete presente, si? E’ lì che Maria dice “Meripo’ ma secondo te?”. E beh avete presente si? N’altra linea Maginot fra la bugia pietosa e l’attesa che Maria lo capisca da sola che l’amore dura tre anni e al quindicesimo continuare a infierire è disumano.

Però per quel po’ di prudenza che la carta d’identità, lo stato civile e questo blogghe mi hanno aiutato a sviluppare mi taccio. E dico, anzi scrivo, che Maria io non l’ho mai incontrata di persona ma solo di tastiera, le scrivo che “parla, chiedi. Ma solo quando sarai pronta a ricevere risposte sennò statte zitta e aspetta”.

E niente, Meripo’, quando squilla il cellulare si allontana, quando usa il computer si incacchia se gli passo alle spalle. Avete presente si? Assente, teso, basta cinema, basta pizze il sabato, basta vacanze insieme. Ci sono due bambini e in vacanza ci si va, poco, lei e loro.

Insomma questa storia va avanti più di un anno. E lei zitta. E io pure. E lui anche. Finché il mese scorso Giacomo l’ha fatto: l’ha invitata a cena fuori e le ha detto quelle due paroline con le quali di norma si apre ogni separazione che si rispetti:
-Dobbiamo parlare

Beh lo hanno fatto. Lei la prima cosa che gli ha chiesto è stata:

-Saltiamo le premesse, lei come si chiama?

Ed è stato allora che lui glie l’ha detto: lei si chiama disoccupazione. Giacomo un anno fa è stato licenziato. Ha continuato ogni giorno a uscire alle otto e rientrare alle sette, ha continuato a pagare bollette, dentista e vacanze dei bambini. Ha chiesto prestiti e ha dato fondo ai risparmi. Per un anno ha risposto al cellulare in bagno alle agenzie di lavoro interinale. Per un anno ha continuato a lavorare così: senza lavoro.

Ora una piccola offerta è arrivata: lo pagheranno di meno e lavorerà di più. Quindi a cena ha detto a Maria che quest’anno in vacanza ci si torna tutti insieme. Ma al campeggio.

Cercatevi il Princeton azzurro

Wednesday, April 10th, 2013

Meripo’, scusa, ma che ci sarebbe di male a cercarsi un marito a Princeton? Mammagari ci fossi potuta andare io, a Princeton, a cercarlo. E magari l’avessi trovato, uno che avesse potuto garantirmi quando io non ce l’ho fatta più a farlo da sola.

Perché, per fartela breve, io oggi dall’alto dei miei 42 anni, un figlio con un compagno che non ho voluto sposare e col quale ci siamo lasciati al compimento del primo anno del pupo, io che la laurea l’ho presa alla Sapienza, oggi arranco tra contrattini a tempo non sempre rinnovati, io che lui non l’avevo scelto a Princeton ma incontrato a San Giovanni, dico che oggi mi farebbe comodo -e come- aver fatto investimenti diversi, senza per questo dover mettere una pietra tombale sulle conquiste delle donne.

Meripo’ lo confesso: a me il consiglio di questa poveraccia sbertucciata per aver detto alle ragazze di Princeton “la cosa migliore che potete fare è sposarvi con uno dei vostri compagni di corso”, oggi col senno di poi, pare pieno di buon senso.
Tua Daria

Cara Daria,
stavo lì a rimuginare sulla letterina quando d’in su la vetta di una scala antica, insieme alla mia amica C, abbiamo incontrato un vecchio e saggio amico col quale, dopo un’ora di angosciata analisi dell’attuale orlo del precipizio sociale, e dopo averci lui distillato pillole di possibili soluzioni socioeconomiche, approfondite e argomentate, infine ha infine scosso la testa, ci ha guardate e ha detto:
-e comunque però che ve devo dì, bellemie, sposateve uno ricco

Ecco, Daria, che te devo dì io? Che la mia amica C a sposarsi non ci pensa proprio e anche io modestamente ho già dato. Ma aggiungo anche che  fallite tutte le ricette possibili, da Keynes a Friedman da Che Guevara a Madre Teresa, sembra che l’unica strada sia tornare da dove eravamo partite: sposatevi uno ricco. Abbiamo fatto tanta strada, ci hanno detto che potevamo conquistare tutto ma mentre iniziavamo la scalata per l’indipendenza qualcuno stava già tagliando la corda dell’arrampicata. Così magari abbiamo preso la laurea a Bologna, il master a Londra e la fregatura a casa nostra.

Ancora ricordo il sacrosanto assalto alla giugulare di Berlusconi che contro la precarietà raccomandava alle studentesse “sposatevi mio figlio o uno ricco“.  Sposatevi uno ricco è l’allargata di braccia finale, è la resa imbarazzata, è la bandiera bianca trasformata in velo nuziale, è l’arrangiatevi deflagratorio finale.

E io, Daria bella, mentre faccio rileggere questa risposta alla mia amica S. per trovare conforto, mentre le dico che “no, noi non dobbiamo cercarci il Princeton azzurro, noi abbiamo diritto a farcela da sole” ecco che S. mi dice:
-Meripo’, stavo in un grande quotidiano a fare uno stage, il capo un giorno si avvicina e dice “Ma lo sai che è un mestiere difficile, che farai una vita del cavolo e che sarà tutto in salita? Senti a me, fai una cosa: trovati uno ricco”.
-S. e tu che gli hai risposto?
-Bello mio, guarda che è più difficile trovare uno ricco che fare la giornalista. Ecco perché, Meripo’, faccio ancora la giornalista

Tutti giù per terra

Monday, July 23rd, 2012

Oh, è tornata. Spritz. Che vi ricordate che avevo detto che era sparita in coincidenza col matrimonio e ogni giorno andavo a spizzare il suo blogghe, tipo le carte del poker, piano piano poco poco, per controllare che prima o poi tornasse e non si dileguasse col bouquet? Che poi intanto Franka me l’aveva ritrovata, la Spritz, e la neosposina ci aveva lasciato anche un commento sotto al post dicendo:
- Meripo’ stai serena che sono solo pigra, non ammaritata persa e prima o poi mi spigro.

Insomma è tornata overamente. E meno male che sbircio perché c’era un post, preso dal blog di Paolo Nori, su come conoscere e conquistare i bambini e i gatti. E io là dentro, secondo me, ci ho trovato pure il Sacro Graal.

Per entrare nel mondo di un bambino (o di un gatto) bisogna almeno sedersi per terra, non disturbare il bambino nelle sue occupazioni e lasciare che si accorga della vostra presenza. Allora sarà lui a prendere contatto con voi.

[Bruno Munari, Libri per bambini, in Arte come mestiere, Roma-Bari, Laterza 2007, p. 97]

Mo’ sapete che c’è? Che secondo me è così che si conquistano pure gli uomini. Cioè noi stavamo continuamente con la testa fra le nuvole e a far sfracelli, ci giravamo in tondo, casca il mondo casca la terra… e quelli invece stavano già tutti giù per terra.

La Wedding review

Thursday, July 12th, 2012
Avendo certificato il Cern la collisione delle particelle e l’Istat quella dei coniugi si appura che nel primo caso l’impatto genera il frammento di Dio, nel secondo il divorzio. E dunque se un diamante è per sempre il matrimonio dura al ma…ssimo 15 anni. Avendo preso atto financo l’Istat della situazione ora non si capisce perché fatichi così tanto a farlo anche il Parlamento. Su quei 15 anni di matrimonio vanno infatti aggiunti i 3 di separazione obbligatori necessari prima di poter chiedere il divorzio: si tratta del 20% in più, tipo l’Iva. Siamo dunque all’Iva di Stato sul fine matrimonio. (prosegue qui)

Material Meetic

Tuesday, July 10th, 2012

Trovata la particella di Dio occorrerà prima o poi trovare anche i neuroni della gente in procinto di sposarsi. Dunque, appreso che tra le prime file di spettatori in quel di Amsterdam, biglietto sui 250-300 euro, vi era una a cui scappava di chiedere in matrimonio un malcapitato, Madonna è andata a recuperare la soggetta e le ha chiesto “Ti va di chiedergli di sposarti davanti a centinaia di persone?”. Sobriamente e all’insegna della più assoluta eleganza e decoro la proposta è poi esplosa sul maxi schermo, con la cantante che ha incitato la coppia a baciarsi: “Con la lingua, Con la lingua!” seguita dal consiglio ai futuri sposi: “Non andate mai a letto arrabbiati”.

Ora modestamente anche noi abbiamo un nostrano precedente all’amatriciana, in quel di Ostia tipo un anno fa, quando un altro emisfero cranico in assenza di bosone fece mettere un trailer al cinema prima dell’inizio dello spettacolo con la scritta finale “Anna vuoi sposarmi?”.

Immaginate ora di essere Anna o Amsterdammo. Improvvisamente, alla poltrona accanto, vi si materializza non già la Material Girl ma il Material Man o la Material Fidanza al quale state meditando di affidare il resto della vita. Ecco, io ora vorrei sapere: davvero la vostra reazione è gridare entusiasti che “Amoremio Siiii”? Cioè voi davvero dividereste il resto dei vostri giorni accanto a uno Shining dell’esibizionismo coniugale?

Detto questo, infine, io Patù e la Tartamingia per andare a sentire questa ci siamo spinte fino a Firenze, investendo un quinto dello stipendio fra viaggio, biglietto, annessi e connessi e siamo tornate zitelle come prima. Anzi, sta scema non ci ha fatto non dico una proposta di matrimonio ma manco un bis. Poi vai ad Amsterdamme e fai la Material Meetic, la Marta Flavi alla Stieg Larsson?

Lost married

Friday, June 29th, 2012

Seguivo un blog che, seguendo lei che ci scriveva sopra, mi sembrava ogni volta di atterrare su un pianeta vicino ma sconosciuto, nel senso credo lei sia attorno alla trentina, nordista, prevalentemente single con momentanei dirazzamenti -si esce con la Lù e con la Clò- poi c’erano spesso nomi di aperitivi. Non un blog di quelli che ogni giorno apri. Dunque non tipo la crema idratante ma più il balsamo dei capelli non a tutti i lavaggi, ah il balsamo.

Senonché a un certo punto lei inizia a insinuare l’ipotesi  di un evento misterioso tipo “io poi fra un mese ci ho una cosa”. All’inizio ho passato in rassegna tutte le tipologie rintracciabili, dalle elezioni per il rinnovo del sindaco con sua candidatura fino al pagamento dell’Imu passando comunque anche per la nascita di un nipotino e il matrimonio dell’amica. Senonché invece si sposava proprio lei. E da lì è iniziato il countdown dei preparativi modalità una cosa fra amici.

L’ho seguita con l’apprensione di una zia. Nonché con quella del pregiudicato alla vigilia del processo d’appello. Finché il giorno prima mi so’ pure un po’ commossa nonostante dal riepilogo del loro amore compresso in un post facessero capolino parole quali “simbiosi”, “sempre”, “obiettivo”.

Ora però è dai primi di maggio che campeggia quella fotina stilizzata del D day, lo sbarco in Pianeta Coniugorum con un bel “Just Married”. Da allora niente. Tutto tace.

Alla fine del primo mese ho ipotizzato una Honey Moon coi controcavoli. All’inizio del secondo l’ho immaginata coniugata direttamente con Zuckercoso e soprattutto con le sue stock options e il suo conto in banca. Ora però siamo quasi all’inizio del terzo e mi reco quasi quotidianamente a verificare che il PC, Pianeta Coniugorum, emetta qualche segnale per comunicare con noi. Nulla.

Dice Meripo’ ma te fai un par de cavoli tuoi e li lasci in pace che ci hanno da fa’? Certo. Infatti mica lo so che è st’ansia. O forse si. E’ che certe volte mi sento come Doc di Ritorno al Futuro: non ho il plutonio necessario per far funzionare la macchina per andare avanti e indietro nel tempo. E dire alla Mimmi, o come caspita si chiama, che se l’uomo non separi ciò che dio ha unito ugualmente la donna non butti a mare ciò che ha fin lì costruito da sola per andare a fare altre cose insieme: le porti avanti tutte, semmai.

Ora sto blogghe, Mimmi, magari tu è una vita che lo volevi chiudere e arrivederciamoreciao. Però, senti a zia a sto pregiudicato che c’è passato già, facciamo che almeno un altro par de post ce li post, tanto per tranquillizzarci che per te da oggi non cambia nulla.

Che questo, a volte, è il punto: gattopardarsi. Non nel senso del maculato style ma quella di Tomasi di Lampedusa non l’isola. Cambiare tutto, tu, per non far cambiare nulla a lui. No, tesò: se questo è il caso, da oggi devi darti da fare perché non cambi proprio un cappero. Ok. Aspetto un segnale.

Che Just Married non sia Lost Married, eh.
Mimmi, be good…