Dunque io certe volte cerco di immaginarmi dei posti per me inaccessibili. Esclusi quelli nei quali mi trascina il professor Pi (tranne ora che lui è alle Andamane e io alle anda a casa) mi piace immaginare, che so, la stanza del Tribunale di Milano dove calcolavano un equo indennizzo per Veronica Lario (-quanto si fa? -mah, che ne so, un centomila -centomila mese? -centomila giorno) oppure la stanza “del Vaticano”. Come sono fatte queste stanze? Che c’è sopra le scrivanie? Chi c’è attorno? Chi entra, chi esce. Quali urgenze ci sono in questi giorni? Magari uno dice -Eminenza, ci sarebbe il parroco di Lerici che straparla sul femminicidio – Eminenza, il crollo delle vocazioni. Cioè mi immagino la scrivania piena, tipo, di valori non negoziabili.
(vi cito paro paro da Avvenire: “La categoria della “non negoziabilità” è emersa per la prima volta nel Magistero della Chiesa nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanata il 24 novembre del 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede. La Nota era firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, nella qualità di Prefetto della Congregazione e venne approvata da Papa Giovanni Paolo II. Nel paragrafo 3 della Nota si ribadisce che «non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno».)
Più che altro per capire come mai da quelle stanze esca una cosa tipo “appoggio a Monti”.
L’occasione mi è gradita per riproporre la “Stanza della Segnatura”, di Raffaello.




