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Oriana Ubaldi, stella di mare

lunedì, aprile 16th, 2018

Dice Mark Twain che “I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché”. Oriana Ubaldi lo ha capito in un giorno in cui c’ero anche io. Eravamo entrambe in alto mare, proprio nel senso in mare aperto a bordo di una splendida barca di sedici metri e, più in generale, in quelle acque agitate dell’esistenza nelle quali a un certo punto la vita ti costringe quando devi decidere che fare. E lei, che era un’affermatissima art director pubblicitaria, cazzando una randa quel giorno disse: “Io non sono felice”.

Quante volte ce lo diciamo anche noi? Ma di norma continuiamo a lamentarcene tirando i remi in barca e lasciandoci trasportare dalla corrente. Lei invece, appena sbarcata, va dal suo capo, glielo dice e molla tutto. E’ il 1996. Si trasferisce dal Colosseo a Rimini, si chiude tipo un hangar a dipingere quadri immensi e ne esce sostanzialmente dieci anni dopo, cioè quando la rincrocio alla sua prima mostra in una Galleria d’arte a Roma: filiforme, capelli sale e pepe, neanche un filo di trucco, total black. E felice. Dieci anni nei quali è stato un esercizio di equilibrismo economico anche comprarsi un cappotto nuovo. Perché anche questo va detto: la felicità non è mai gratis.

L’ho rivista sabato scorso: è sempre filiforme, capelli sale e pepe, aveva addirittura un velo di rossetto, sempre total black. E sempre felice. Nel frattempo ha esposto all’Art London Fair di Londra, a Shangai, a Toronto, a Parigi e i suoi quadri sono quotatissimi. Lei ha sempre la modestia e il low profile di chi la grandezza se l’è conquistata pennellata dopo pennellata. In alto mare, risalendo il vento di bolina.

Non voglio aggiungervi altro. Trovate Oriana alla Galleria del sole a Roma con questa mostra che si intitola Transiti e ci sarà fino al 28 aprile. Non sta a me dirvi quanto sia brava come pittrice

(ma il signor Google è pieno di recensioni da inorgoglirsi senza fine)

ma sento di poter dire che in quella galleria troverete prima di tutto una donna straordinaria. In ogni caso se ingrandite queste foto di due sue opere e guardate attentamente quelle strisce bianche che le interrompono… e beh guardate un po’ cos’è? Cos’è quella roba bianca con le cuciture? E’ dacron. Il materiale delle vele. Anche se la barca di Oriana, stella di mare, come direbbe Lucio, ora “non naviga ma vola, vola, vola!”

Ah e fatevi raccontare anche il resto della storia. Che a noi Cuorinfranti farà un gran bene. Io non ve la posso dire sennò Pasquale mi rimette a fare il mozzo.

Oriana Ubaldi – Transiti
Galleria Il sole 
Via Nomentana 125
dal 14 al al 28 aprile

Per quest’anno non cambiare, stesso Professor Pi allo stesso mare

sabato, giugno 18th, 2011

Avviso l’utenza che anche quest’anno il Professor Pi dovrà interrompere per qualche giorno l’assistenza scientifica ai cuori infranti a causa del Simposio della sedia a sdraio.

Il raduno dell'anno scorso

(Foto per gentile concessione di Nomfup, dal sito da essi scovato)

Dunque pure quest’anno lui dice
-Meri Pop, mi allontano per qualche giorno, ho un Simposio
-Ma sempre quello della sedia a sdraio?
-La sedia a sdraio sta sulla spiaggia fuori, noi stiamo sulla sedia convegnistica, dentro
-Si ma sento tutto uno sciabordare di onde con gridolini
-Sono i colleghi che studiano il modello matematico degli tsunami
-Ma io sento voci di donne
-Esatto: sono gli tsunami
-E a me perché non mi porti mai?
-Lo farò. Appena passeremo alle modellizzazioni delle catastrofi

Come è profondo amare

lunedì, settembre 20th, 2010

Esterno giorno, litorale romano, spiaggia.
Pubblico di fine stagione. Cioé pochi.
“Un lettino, grazie”
“‘Ndo’ lo voi, che oggi puoi sceglie?”
“In riva al mare”
Sistema il triclinio vicino agli estimatori del mare di settembre.
Tra i pochi c’è una sedia a rotelle con un ragazzo che ha il capo reclinato. Accanto due anziani. Due anziani genitori. Il padre comincia a sfogliare un giornale.

Anche io ho i miei, di giornali. Mi ci tuffo ancora più dentro e continuo a leggere.

Anche il padre: glieli legge e glieli commenta.
“La Roma è il solito casino. Ma pure er Milan, Francè, pure er Milan”.
La madre gli asciuga le labbra e la fronte.
Il padre: “La politica la saltamo che nun ce se capisce un cazzo”.
La madre: “No, je devi legge pure quella”.

Io non leggo più. Guardo le pagine e guardo anche loro ma di nascosto. Il padre a un certo punto cerca di prenderlo in braccio. Non lo aiuta nessuno. Vorrei alzarmi. Peso 45 chili, dove caspita vado?
Il padre lo solleva, la madre asciuga la sedia, il padre lo ripoggia. Ed è come se alzasse un fuscello. Forse lo è. Ma a 70 anni non esistono fuscelli: esistono solo sforzi.

Ricomincia la lettura commentata.
“Poi allora pure la politica è come la Roma e il Milan: un casino”.
La madre contrariata: “Ma prima leggi e poi fai i commenti, noo?”.

Non ce la faccio più: abbasso il giornale e la guardo. Mi guarda anche lei. Restiamo in silenzio.
Poi gli stringe la mano, si volta verso di me e dice: “Io non m’arrendo. E nun se deve arrende manco lui”.

(Grazie a Rob)