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Canzoni che hanno rovinato generazioni/ Maledetta primavera

mercoledì, marzo 21st, 2012

Insomma, Lorè, se solo t’avesse fatto causa un milionesimo di quelli che si sono percepiti innamorati nell’arco di un’ora, a quest’ora (appunto) saresti sul lastrico.

Perché prima della “Maledetta primavera” una era consapevole che in un’ora riusciva a malapena a valutare come ti porgeva la mano (fredda, calda, sudata, moscia, a ganascia), che calzini indossava (corto, bianco, di spugna, a volte tutti e tre insieme), cosa ordinava al ristorante, a chi faceva pagare il conto (e si Lorè, si innamorano in un’ora ma fanno alla romana in pizzeria al primo appuntamento) dunque dicevo prima della maledizione della primavera si sapeva cosa poteva accadere, al massimo, in un’ora.

Senonché tu hai sdoganato il più grande alibi mondiale: “che imbroglio se/ per innamorarmi basta un’ora”. Stavi, evidentemente, parlando di una sòla ma noi no: abbiamo voluto credere che in un’ora si, ci si potesse effettivamente innamorare. E manco sarebbe stata colpa nostra ma della maledetta, appunto, primavera.

Poi hai voglia a dire “che fretta c’era maledetta primavera che fretta c’era se fa male solo a me”: lì ci siamo arrivate dopo. Cioè troppo tardi. Che per il “Che resta dentro di me di carezze che non toccano il cuore” toccava aspettare la riga 23: capirai, quello ci aveva già sdraiate. Nel senso emotivo. Ma non solo. E si sa che purtroppo gli innamoramenti vanno testati quando si sta in piedi e non da sdraiati.
Perché, te lo ricordo, a riga 6 avevi messo “Che resta di un sogno erotico se/ al mattino è diventato un poeta”: cioè, mi spiego, una andava a dormire con lo scoparino e la mattina si risvegliava accanto a Neruda. E non si fa. No.
E infine quel “Lasciami fare/ come se non fosse amore” : e infatti non era amore, Lorè. Erano ormoni. Che, appunto, con gli attuali chiari di luna, solo quelli, al massimo, si risvegliano a primavera.