Posts Tagged ‘magia’

Qualsiasi cosa sia destinata a te…

lunedì, maggio 13th, 2019

Qualsiasi cosa sia destinata a te troverà il modo di raggiungerti.

Sarà probabilmente per questo che, evitatolo scientemente a Roma, me lo sono ritrovato a Napoli.
Scannasurice“, letteralmente scanna topi.
“Un’ora di monologo in napoletano stretto di cui capirai nonsoqquanto ma che, e non saprei dirti come né perché, ti conquisterà”. E’ così che me lo ha presentato Danilo, l’amico che ci ha lanciato la sfida. “Venite. Venite a vederlo a Napoli”.

Perché sarà che Parigi è sempre una buona idea ma mai così buona come Napoli.

E a me e a Pat non sembra vero trovare una scusa per andarci.
A un quarto d’ora dall’inizio dello spettacolo Danilo ci dice

-Entrate un attimo, vi faccio vedere il teatro ancora vuoto. Il Teatro Elicantropo: piccolo, raccolto, post industriale, ex falegnameria resuscitata come teatro grazie a tre coraggiosi artisti (uno ve lo presento fra pochissimo); tutto nero, con gradinate a cuscini rossi. Siamo lì in silenzio quando, dal piccolo palco costruito a loculi di cemento stile cimiteriale, sbuca una figura strana.

Sobbalziamo come chi pensava di esser lì da solo mentre, districandosi tra gli anfratti di cemento come una contorsionista, sbuca lei. Lui. Leilui: retina in testa, cerone in faccia, maschera di trucco, un cardigan abbondante a coprire un indecifrabile corpo. Occhi e incedere magnetici. Paura. E una vocina dentro -Uànema, vedi che serata t’aspetta mo’ …
Ma a quel punto è già tardi: quell’entità magnetica si avvicina e io non riesco più a staccarle gli occhi di dosso. Ci saluta, ha una voce calda, dolce, femminile.

-Meripo’ ti presento Imma Villa, la protagonista

Ve la faccio breve. Finisce, dopo un’ora di spettacolo, con me in lacrime, trucco completamente sciolto che sembro più Scannasurice, femminiello e mascherone di lei.

In mezzo un’ora ininterrotta di emozioni, di cambi di voce, di stili, di generi teatrali e sessuali lui-lei-laltro-ilnonso, in cui si ride, si trattiene il fiato, ci si dispera, ci si rialza. Un’ora in ostaggio della magìa, della disperazione, della bravura. Un’ora sulle montagne russe insieme a questo femminiello dei Quartieri Spagnoli, che batte e si sbatte per sopravvivere all’indomani del terremoto del 1980 .

E precipitiamo con luilei nel baratro della stamberga in cui abita tra surece (topi), munnizza e dolore ma anche fra belle mbriane e munacielli perché «Le case sono intonaco e divinità».

Sapevo come andava a finire la storia. Eppure quella fine mi ha travolta lo stesso, senza più difese.

Per un’ora non si è sentito un fiato che non fosse il suo, quello di Imma Villa intendo. E quando è chiaro che è finita e si spegne anche l’ultima luce, tutti aspettano quegli interminabili due tre secondi per far partire il primo battito di mani che diventa torrenziale e infinito e che alla fine ci fa alzare tutti in piedi.

Lei stremata ringrazia, si inchina, sta a mani giunte, indica la regìa, i tecnici e noi che non riusciamo ad andare via.

Da domani Scannasurice sarà al Piccolo di Milano.

Amiche e amici di lassù, se potete fatevi questo regalo. Consegnatevi spontaneamente in ostaggio a questa inspiegabile e indicibile forza che si chiama arte.

 

Scannasurice
di Enzo Moscato
regìa Carlo Cerciello
dal  al 
Piccolo Teatro Grassi

Come in ogni sòla

martedì, luglio 13th, 2010

Cara Meri Pop,
di tante che ne avevo viste questa mi mancava. Dunque, cambio lavoro. Presentazioni, accoglienza medio tiepida. Negli uffici dei piani di sopra c’è uno che se la tira come fosse Raul Bova, tutte ai suoi piedi. A malapena ci presentiamo. Poi lui inizia un pressing forsennato e a tutto campo: sguardi, messaggini, inviti, battute, ciprendiamouncaffè, vuoiungelato. Scende con qualsiasi scusa. Io, una roccia. Tidànoialariacondizionataspengo, belvestito, seistatadalparrucchiere, usiacquadigiò. Sono una roccia ma goccia a goccia di quest’Acqua di Giò poi pure la roccia si scava. E così, mesi mesi mesi e ancora mesi, ci esco. Si, cedo. E faccio bene: categoria A+. Ci riesco. Idem ma stavolta con grande spreco di parole, scomodando poeti che non frequentavo dal liceo e sentimenti che pensavo fossero estinti nelle parole degli uomini, compresi molti tipensoognimomento, vitamia. Ci ri-riesco per sei mesi di seguito: magia.
Così, una delle “mattine dopo”, accade che non scende più. Lo incontro e neanche mi degna di uno sguardo. Capisco. Evitiamo situazioni di imbarazzo. Neanche saluta. Beh meglio non tradirsi, magari con un’incrinatura della voce. Nemmeno il giorno dopo. E quello dopo ancora. Silenzio. Provo a mandare io un sms. Non risponde. Ne mando un altro. Niente. Chiamo. Non risponde. Forse ha cambiato numero. Chiamo da altro numero. Risponde. Riattacco.
Inutile dire che da lì in poi si è, semplicemente, dissolto. Senza una spiegazione. Senza un perchè. Ho sbagliato in qualcosa? Dimmelo. Ti è passata e non vuoi neanche dirmelo? Scrivi. Niente. E io, ora?
Mariele

Cara Mariele,
che hai un nome che sa di Zecchino d’oro e di cose che -appunto- non torneranno più: non lo so.
All’inizio pensavo si potesse ricadere nella sindrome del conte di Montecristo (visto che non mi ti fili di pezza, e anzi mi maltratti pure, ora ti irretisco mi vendico e poi ti mollo) ma non serve – per raggiungere questo scopo- investirci sei mesi di magia. Alle donne a volte, e anche in questo caso, basta molto meno, per capitolare. Pensavo anche alla strizza simplex o “sindrome della preservazione di se stessi”, tipo “qua alla fine qualcuno si fa male e quel qualcuno magari sono proprio io dunque scendo adesso che poi magari è tardi”, ma non vedo perchè non darne chiara e breve comunicazione.

Quindi io mi arrendo: esco a mani alzate. Ti lascio in quelle ormai più esperte del nostro Comitato “lascia un commento” perchè, credimi, sono giorni che ci penso. E una risposta non l’ho ancora trovata.

Notti magicheeee

venerdì, giugno 11th, 2010

Con la legge-bavaglio non leggerete più questo articolo

Mondiali alle porte. Capitale d’Italia, interno sera. Da un capo all’altro della città. Lento scorre l’sms

-Pensi che il mio status di single possa essere in qualche modo influenzato dal fatto che alle 21,30 indosso un piagiamino lilla a quadretti bianchi e che mi chiama solo l’amministratore? No, ecco, ora me ne vado a dormire e volevo darti la buonanotte mentre stai a gozzovigliare al ristorante messicano

-Casa. Pigiama grigio, occhiali, mollettone, crema anticellulite, Listeryne colluttorio e non mi chiama manco l’amministratore. Quanto agli sms solo il tuo

-Mh

-Com’è andata oggi, per il resto?

-Beh Giovanna, che era l’unica sistemata, si è desistemata. Lui è sparito. Almeno ci siamo risparmiate un’altra esequia. In assenza di cadavere c’è la presunzione di esistenza in vita per tre anni

-Sparito? Come siamo attrezzate per i casi di sparizioni? Io di solito alla sparizione manco ci arrivo, tu capirai preferisci il logoramento, mi sa che questo è una primizia assoluta

-Si, mi sa pure a me. Non so potrei chiedere al professor Pi. L’insieme vuoto. Si, potremmo ricadere in questa specie

-Insieme, capirai. Quale insieme. Qua mi sa che ci vuole la Sciarelli. Conosciamo qualcuno a “Chi l’ha visto?”

-Si, io ci ho una bravissima. Pare che ha ritrovato pure il centrosinistra e Elvis Presley. Vivo

-Il centrosinistra, vivo?

-No, Elvispreslei

-Vabbè, io adesso quasi quasi mi faccio una tisana al finocchio

-Io mi prendo un Aulin

-Non l’avevi ancora preso?

-No, oggi solo il colluttorio

-Ah. Allora buonanotte

-Notte