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Hey Jude, don’t let Meri down

mercoledì, gennaio 29th, 2014

25 gennaio

Che poi se qualcuno mi avesse detto, cheneso, quattro anni fa

-Uà Meripo’, guarda che poi tu un giorno sarai seduta al Noel Coward Theatre di Londra con Jude Law sul palco e Colin Firth seduto davanti, a guardare l’Enrico V di Shakespeare… beh gli avrei detto

-Bellomio, di che ti fai? Of what do you do you?

Certa del fatto che sono l’ultima, ma proprio l’ultima compreso vostro figlio di 12 anni, ad approdare a London e ogni aggiunta è superflua, direi di saltare i preliminari e arrivare subito al dunque.

E il dunque è questo santantonio di uomo e di attore. Il dunque è un teatro pieno, è un sabato sera a Londra con Mariapà, la mia prima Londra e la mia prima Mariapà. Il dunque è uno spettacolo di tre ore dalle 19,30 e

-Meripo’ prenditi un panino e te lo mangi seduta mentre aspetti

-Mariapà ma in che senso?

-Meripo’ nel senso che qui fanno tutti così

Dunque è sacro il durante, non il prima. E il dunque è che, sbocconcellando questo formidabile panino al pastrami, due file avanti si siede un tizio di figaccioneria percepita AAA+++ molto low profile, camicia bianca, maglioncino nero, occhiali. Son lì con l’occhio prensile e un po’ sguerciato e la faccia a punto interrogativo quando Mariapà offre l’àncora di salvezza e sentenzia

-Si, Meripo’, è Colin Andrew Firth

Si siede con discrezione, nessun codazzo né un Hello con i vicini di posto: solo poche cordialità da ascensore tra condomini. Il discorso del Re venuto ad ascoltare il monologo del collega Enrico, V.

Giustappunto al termine del pastrami si abbassano le luci. Ci siamo. Da questo momento in poi un uomo più un’altra decina  ci terranno in pugno per tre ore -ripeto tre ore- con la voce e il gesto, muovendosi su uno spazio ridottissimo che invece miracolosamente si dilata fino a portarci nei due accampamenti prima e sul campo di battaglia di Azincourt poi, e contemporaneamente nella magnificenza della corte di Rouen e di quella inglese.

Tre ore. Tre ore di una lingua sconosciuta a me ma complessa anche per loro. Tipo mettete un inglese a sentire Dante. E anche un italiano.

Tre ore nelle quali non ho capito quasi niente ma mi è piaciuto immensamente. Tipo quando uno si innamora.

E potendo scegliere un momento, IL momento, scelgo quello del Quarto Atto in cui, su uno sfondo di stelle, palco semibuio rischiarato solo da tre piccoli fuochi da campo (veri), in un silenzio immobile entra in scena lui, illuminato solo da un vapore di luce calda, la sera prima della battaglia, lui che sente stasera quanto sia difficile essere Re. E anche se la morte dei suoi non può essere ricondotta a lui è lui che sente il peso di avere in mano le vite dei suoi.

E in qualche modo pure le nostre eh. Che siamo lì a sentire quel peso con lui. A me arriva ogni tanto qualche parola: onore, coraggio, forza. Lui sta là a conquistarmi praticamente solo con la faccia e con il gesto, il movimento del corpo, il timbro della voce.

Presenza scenica. Carisma. Miracolo.

Parla. Si parla. Mi parla. Come fosse lì solo per me (te piacerebbe eh Meripo’)

E ci riesce. E dopo buoni dieci minuti di questa magia mi sono sentita pronta per la battaglia pure io. Che grandezza è mai questa che ti salva così?

Tutto this pippon per dire che:

1) Non so perché l’arte ci salvi ma, confermo, lo fa

2) Non so cosa sia l’arte. Ma evidentemente ognuno di noi la sente e la riconosce perfettamente quando la incontra

3) Jude Law è un figo da paura
-E si Meripo’ ci volevi giusto tu fino a Londra per dircelo

4) Ci sono luoghi e persone e cose che certe volte ti dici

-Ma possibile che solo ora? Ma come ho fatto a non amarti fino ad oggi?
e la risposta è semplice: è che non eri pronto prima. E, come dice la sacra Bibbia, c’è un tempo per ogni cosa. Ma non lo decidi tu.

5) I macarons di Pierre Hermé sono più buoni di quelli di Laduree
-Meripo’ ma mo’ questo che caspita c’entra?
C’entra, c’entra perché Mariapà ed io avevamo comprato 4 macarons da Selfridges “per mangiarli durante l’intervallo di Jude”

6) Si, il biglietto del teatro è costato quasi più di quello aereo (ma per fortuna Mariapà fa stalking alle offerte dei low cost e dunque se ne era aggiudicati due da guinness) però, come ha avuto modo di dirmi Ellastessa

-Meripo’ ora tu dimmi: ma con queste decine di euro quale oggetto avresti potuto comprare in grado di lasciarti un ricordo e un’emozione così per tutta la vita ogni volta che ci ripenserai?