Posts Tagged ‘Lucio Dalla’

Lucio, non ci dimenticare mai

lunedì, marzo 4th, 2019

Che poi ero così stanca da non dormire, che erano le due di notte e non c’e’ niente da fare. Che mi piace tanto stare ferma e sentirti respirare e certo contestualmente mi chiedevo come sarà la mia faccia stanca.  Quindi che faccio? Provo a girare il mio cuscino, ma è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse ma tu ti giri come se niente fosse. Spengo la luce provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare.

Insomma che sera: che la luna è una palla ed il cielo è un biliardo quante stelle nei flippers sono più di un miliardo. Di una luna che ti illumina a giorno, che balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero. Che poi è questo, ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero nessuna certezza: che commozione, che tenerezza.

Certo è che vorrei essere il vestito che porterai e poi ma quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.
E comunque purtroppo, si: tu, tu non mi basti mai.

E… oh Lucio sai che è? Che non so se sono io che parlo come te o tu che come me, ma il punto era proprio questo: che m’ero detta che mai e poi mai sarei riuscita a scrivere qualcosa se morivi. Ma il fatto è che tu t’eri messo a scrivere come noi vivevamo.

Comunque io io io ci provo sai. Oh, Lucio,…non ci dimenticare mai

Non ci dimenticare mai

domenica, marzo 1st, 2015

Che poi giusto pochi giorni fa, che l’esponente del sesso a noi avverso con il quale firmai un co.co.pro sentimentale era in loco, dopo giornata faticosa ero così stanca da non dormire, che erano le due di notte e non c’e’ niente da fare. Che mi piace tanto stare ferma e sentirti respirare e certo contestualmente mi chiedevo come sarà la mia faccia stanca.  Quindi che faccio? Provo a girare il mio cuscino, ma è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse ma tu ti giri come se niente fosse (che l’esponente, un pochino, a volte, russa) spengo la luce provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare. E a quel punto pensavo di invocare vieni angelo benedetto prova a mettere i piedi sul suo petto, che magari così poi non russa.

Insomma che sera: che la luna è una palla ed il cielo è un biliardo quante stelle nei flippers sono più di un miliardo. Di una luna che ti illumina a giorno, che balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero. Che poi è questo, ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero nessuna certezza: che commozione, che tenerezza.

Certo è che vorrei essere il vestito che porterai ma è che sei alto il doppio e forse è meglio di no. Ma pensavo pure che l’esponente ci ha un sacco di capelli: ma quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.
E comunque purtroppo, si: tu, tu non mi basti mai.

E… oh Lucio sai che è? Che non so se sono io che parlo come te o tu che come me, ma il punto era proprio questo: che m’ero detta che mai e poi mai sarei riuscita a scrivere qualcosa se morivi. Ma il fatto è che tu t’eri messo a scrivere come noi vivevamo.

Comunque io io io ci provo sai. Oh, Lucio,…non ci dimenticare mai

Ora corri dietro al vento e sembri una farfalla

sabato, marzo 23rd, 2013

Alla fine te ne sei andata come dentro a una canzone di Lucio Dalla: che tu “così come una farfalla ti sei alzata per scappare”. E io sono rimasta lì davanti, davanti allo schermo: “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”.

Tu, che noi non ci siamo mai viste di persona ma solo nelle faccine del socialcoso. Tu che io oggi mi sembra di averti incontrata sempre. Tu che era stata Lorena a presentarci a distanza e io non lo sapevo, che c’era poco tempo. Perché questo è il punto: pensiamo sempre di averla in mano noi, la clessidra e poterla girare quando vogliamo. E riavviarlo, il tempo.

Tu che io poco fa sono venuta a cercarti a casa, la casa 2.0, per vedere se si fossero sbagliate. Tu che invece hanno ragione. Tu che l’ultima cosa che ho trovato scritta è “Quando la musica regala l’eternità. Grandi tutti per Lucio”.

Quando la musica regala l’eternità. E speriamo che la regali anche l’amicizia.

Spingendo la notte più in qua

mercoledì, febbraio 27th, 2013

Ufficio, interno giorno, ore 17,40. Folate di pessimismo cosmico aleggiano sopra le teste. Umori grigi si rincorrono dalla mattina. Finché ritengo opportuno introdurre uno spunto
-Vabbè ragazzi però mettiamola così: sono le sei meno venti e c’è ancora una bella luce, le giornate si allungano
Voce maschile fuori campo dal fondo
-A Meripo’ il problema è che se sta ad allungà pure la notte

Vabbé io ci ho provato. Allora visto che”la notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno” l’occasione mi è gradita almeno per ripensare a Lucio. Cara.

A Bologna, dove ogni cosa è illuminata

lunedì, novembre 19th, 2012

E’ stato quando mi ha presa in consegna il mio amico Marco (che a Bologna, sabato scorso, ho fatto una sentimentalstaffetta con alcuni amici di Zuckercoso ma questo ve lo racconto dopo) che,  arrivati all’angolo fra via Rizzoli e piazza Nettuno, lui ha alzato gli occhi, mi ha indicato un grande lampione liberty (e la stolta per una volta ha guardato proprio il lampione e non il dito di Marco) e mi ha detto:
-Meripo’, se siamo fortunati, mentre sei qui potrebbe illuminarsi almeno una volta

Io non volevo contraddirlo e soprattutto non volevo fare la figura della babbiona un po’ rinco e quindi prima ho accennato un poco convinto
– Aahh
poi ho ceduto e ho chiesto
-E perché si illumina?
E lui
-Si accende ogni volta che a Bologna nasce un bambino

Io a Bologna c’ero stata, c’ero stata e come, ma questa storia del lampione appeso a Palazzo Re Enzo, non l’ho saputa mai: l’hanno collegato alle sale parto del Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore e, giorno e notte, si illumina ogni volta in cui arriva un cittadino nuovo.

Che poi il lampione è stato giusto il coronamento di una giornata vissuta pericolosa mente, nel senso che ci sarebbe da uscire scemi a pensare com’erano certi miei weekend prima di trasferirmi su Zuckercoso: che giusto tra oggi e domani cade l’anniversario di quando andai a conoscere Lamicamia e conobbi pure il marito del Lamicamia e Gilduzza e Giorgio e un po’ di cucuzzaro che avevo visto solo nelle fotine su Facebook per mesi e mesi.

Fu l’inizio di una serie di appuntamento al buio fino alla Carinzia, marescià stia calmo, dei quali il lampione di Bologna fa giustamente da coronamento e accendimento. E raccontarvi  tutta la Bologna che ho visto sabato, nella staffetta Mara-Arianna-Marc ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura soprattutto a loro all’idea che possa tornarci. è evidente.

Si sappia che, dal balcone di Lucio Dalla, al bar più affollato del globo che è l’Impero di via Indipendenza, a certi angoli belli belli glamourfèscion che solo con una donna si possono scoprire, al goccetto all’Osteria del sole (che invece poi ce ne sono altri che solo con un uomo si possono scoprire, dove tutti entravano con dei cartocci e io chiedo -Ma che si portano? e Marco -Da mangiare. E io -E qui che ci vengono a fare? – Meripo’ a bere. E il mangiare se lo portano da casa. Insomma posti ancora così poi non mi dite che quando si prendono i treni non si entra nella macchina del tempo) io sabato quando ho ripreso il treno per andarmene ci ho pensato: Santichepaganoilmiopranzononcen’è e invece Marco, per dire, me lo ha pagato al Roxy Bar. E mai avrei pensato di vogliounavitaspericolata e ho trovato in qualche modo pure quella.

P.S.
Ah, il lampione mentre ero lì non si è illuminato mai. Però, credetemi, ogni cosa era illuminata, caro Jonathan Safran Foer.
Grazie a Mara, Arianna, Marco e tutti quelli che m’hanno acceso st’illuminazione di andare in viaggio anche su Zuckercoso.

5/3/2012

lunedì, marzo 5th, 2012

Dlindlin (sms)

“Meripo’, la cosa bella è che quindi Lucio sta cantando live  per la tua amica Marta
“Mh. E con questo sms è il caso di dire che ‘non riesco più a parlare’
“Come The Artist”
“Che nonc’ènientedacapire bastasedersiadascoltare?”
“Anna e Marco, Lucio e Marta”
“La notte ha il suo profumo, puoi cascarci dentro?”

“Ma ‘non ti vede nessuno'”
“Allora vabbè”
“Vabbè”

Non mi dimenticare mai

venerdì, marzo 2nd, 2012

Dunque giusto ieri l’esponente del sesso a noi avverso che mi ha momentaneamente convinta a interrompere l’Erasmus nella singletudine era in loco. Che, appunto, interrompere si ma con un co.co.pro. Che in amore, e forse solo lì, i posti fissi fanno più danni che altro.

E giusto ieri sera, dopo una giornata in cui l’avevo trascinato per mostre, cocktail, occupazioni di partiti e altro, ero così stanca da non dormire, che erano le due di notte e non c’e’ niente da fare. Che mi piace tanto stare ferma e sentirti respirare e certo contestualmente mi chiedevo come sarà la mia faccia stanca.  Quindi che faccio? Provo a girare il mio cuscino, ma è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse ma tu ti giri come se niente fosse (che l’esponente, un pochino, a volte, russa) spengo la luce provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare. E a quel punto pensavo di invocare vieni angelo benedetto prova a mettere i piedi sul suo petto, che magari così poi non russa, ma già che è sveglio pure lui… (omissis).

Insomma che sera: che la luna è una palla ed il cielo è un biliardo quante stelle nei flippers sono più di un miliardo. Di una luna che ti illumina a giorno, che balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero. Che poi è questo, ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero nessuna certezza: che commozione, che tenerezza.

Certo è che vorrei essere il vestito che porterai ma è che sei alto il doppio e forse è meglio di no. Ma pensavo pure che l’esponente ci ha un sacco di capelli: ma quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.
E comunque purtroppo, si: tu, tu non mi basti mai.

E… oh Lucio sai che è? Che non so se sono io che parlo come te o tu che come me, ma il punto era proprio questo: che m’ero detta che mai e poi mai sarei riuscita a scrivere qualcosa se morivi. Ma il fatto è che tu t’eri messo a scrivere come noi vivevamo. 

Comunque io io io ci provo sai. Oh, Lucio,…non mi dimenticare mai

Buon compleanno puravvoi che vi wwwoglio bene

lunedì, novembre 14th, 2011

Oggi è il compleanno del web, che il vuvuvù compie vent’anni. E non so perché ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata Futura, la canzone di Lucio Dalla.

E siccome “chissà chissà domani su che cosa metteremo le mani, se si potràcontareancora leondedelmare e alzare la testa” intanto oggi mettiamole pure sulla tastiera, le mani, per dire due cose. Che in effetti “dove sono le tue mani” ormai il posto dove stanno più spesso è sulla tastiera. Ma sta tastiera mi ha portata tante volte anche dalle persone, in carne e ossa.

Io, per dire, due anni fa a quest’ora pensavo di essere arrivata al capolinea. Di me. E proprio non ce la facevo a pensare al futuro e veramente manco al presente. E che è successo? Che a uscire fuori da questo casino mi hanno aiutata un sacco di persone. In carne e ossa, che proprio m’hanno trascinata giù da scalinate, tirata indietro da precipizi, cucinato cose buone, passato fazzoletti di carta, rimboccato coperte, prescritto Xanax (ma non l’ho preso, però ce l’avevo). E tante altre mi hanno scritto. Qui sopra, su Facebook e da un pochetto pure su Twitter. I socialcosi.

Insomma io poi su sto web ci ho anche iniziato a viaggiare: prima solo a navigare. Col mouse. Ma poi ho proprio preso gli aerei, i treni, i pulmini, le jeep. E si perché il mio primo vero vero viaggio io l’ho iniziato con un clic. “I russi i russi” no e manco “gli americani” ma, per dire, mi so’ ritrovata persino tra gli Afar. Ed è successo pure che “no lacrime, non fermarti fino a domani” che “sarà stato forse il tuono, non mi meraviglio” ma ci ho avuto pure “è una notte di fuoco”. Due. Tre. Insomma, certe.

E allora buon compleanno a tutti noi che sul web ci incontriamo, ci scriviamo, ci litighiamo, ci piaciamo, ci mipiaciamo, ci innamoriamo, ci clicchiamo e poi ci viene pure voglia di ci incontriamo. E “aspettiamo, senza avere paura, domani”.