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Madame Bovary c’est moi. Anzi siamo noi

giovedì, febbraio 25th, 2016

Non conosci bene un uomo finché non ci vai a letto. Non conosci bene una donna mai. Neanche se quella donna sei tu.

E’ così che si è aperta ieri sera la Madame Bovary in scena al piccolo Eliseo di Roma. Ed è così che proprio nel giorno del derby tra fedeltà e corna (mi si perdoni la crasi), mi è sembrato illuminante andare a rendere omaggio all’eroina dell’inquietudine e del tormento, anche amoroso.

Non la frequentavo da almeno una trentina d’anni e oggi mi sembra incredibile che si possa pensare a Madame Bovary come a un romanzo sull’adulterio. Ma tant’è. Licenzioso. Scandaloso. Processato per oltraggio alla morale. Ma vedete poi come invecchiando si diventi un po’ presbiti anche di cuore (nel senso che si vede meglio da lontano) ieri sera pensavo che la cosa più pericolosa di cui Emma si era contornata fossero stati i libri, non gli uomini e i debiti. I libri nei quali si era fatta un’idea della vita e dell’amore.

“L’amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell’abisso l’intiero cuore.”

Ma per tutta la durata dello spettacolo ho continuato a pensare a quella frase iniziale.
Non conosci bene un uomo finché non ci vai a letto. Non conosci bene una donna mai. Neanche se quella donna sei tu.

Questo oggi, soprattutto,  mi dice Emma Bovary. L’impossibile accesso al mistero, prima di tutto il nostro. In quella parte più profonda nella quale andiamo a sbattere contro lo stesso binomio, laddove “c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene”: “una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene”.

Devo a Rita una serata di risate perché ieri, in verità, ci siamo ben straziate. Ma ne valeva la pena. Perché Oui, Madame Bovary c’est moi. Anzi siamo noi. Dunque, se potete, andate. Andate a incontrarvi.

Lucia Lavia

Madame Bovary
(Lucia Lavia)
Piccolo Eliseo, fino al 6 marzo
riscrittura di Letizia Russo
regia Andrea Baracco