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Perché il matrimonio non è come Londra

giovedì, maggio 14th, 2015

Un frammento amoroso dell’intervista a Ornella Tarantola su Vanity Fair di Luca Bianchini (per presentare Dimmi che credi al destino)

Perché Londra piace tanto agli italiani?

“Perché tutti sogniamo la stabilità ma ci piacerebbe fuggire ogni due minuti. Londra ti dà l’idea che puoi essere in fuga per sempre”

Bellimiei, ora avete capito perché il matrimonio non funziona? Perché non è come Londra: appaga il sogno di stabilità. Ma non ti dà l’idea che puoi essere in fuga per sempre.

A Poppins Island con Hey Jude. Law

giovedì, gennaio 23rd, 2014

Essendo sopravvissuta ai feroci Afar, agli avidi Mursi dell’Omo river e ai tagliatori di teste del Borneo riterrei giunto il momento per finalmente affrontare anche gli inglesi. Ed è per questo che nei prossimi giorni mi appresto ad atterrare con il magico ombrello nella mia patria di origine. Che finché la perfida Albione mi si affacciava nelle mie precedenti vite, l’unica parola associabile fu Mappercarità, fatto salvo l’unico sconfinato amore per Lady Di. Il che però non fu mai sufficiente a spingermi oltre la Francia.

Fu con l’apertura del blogghe, e la conseguente dilaniante scelta del Comecaspitalochiamo lui e Comecaspitamichiamo pure io che per la prima volta considerai che effettivamente, oltre alla Regina, anche solo l’aver dato i natali a Mary Poppins avrebbe meritato l’emersione della terra ivi denominata Inghilterra e che per me è solo e unicamente Londra.

Fu poi conoscendo Dequìn, la mia amica Rob, e Missis Beatles, la mia amica Anna Maria, e Missis BankofEngland, la mia amica Grazia che iniziai a deporre le armi. Ma fu infine partecipando ai royal tea della mia amica Mariapà che definitivamente capitolai al fascino della perfida. Dunque la mia Londra è quella che ho finora amato attraverso gli amori londrici delle mie amiche. Ed è stato mentre ancora ero lì a dire Mappercarità che Mariapà mi ha detto

-Meripo’ un giorno ti porterò a Poppins Street e ti farò cambiare idea

Dieci minuti dopo la imploravo di portarmici quanto prima. E un quarto d’ora dopo lei era già sull’onlain con la Air Poppins a prenotare i voli. E insomma la Mariapà ed io partiremo quanto prima. Verso Poppins Island.

Lei, per cautelarsi, ha prenotato anche una serata con Jude Law. Che recita Shakespeare. E io le ho detto

-Mariapà ma io non ci capirò niente, a sentirlo così

E lei mi ha detto

-Meripo’ neanche loro, gli inglesi: avremo tutti il libretto. Considera che alle brutte puoi sempre passare due ore a guardare Jude Law. Siamo state sottoposte a supplizi peggiori

Trovando l’argomento decisivo ho subito iniziato a preparare uno zaino con la torcia, gli scarponi, le salviette rinfrescanti e generi di prima necessità anche alimentari. La forza dell’abitudine. Quindi l’ho risvuotato. Pare che a Londra ci sia tutto. Bah. Comunque io, per ogni evenienza, una torcia me la porto. Al massimo ci illumino Jude.

Harrod’s può attendere

venerdì, settembre 6th, 2013

7-9 agosto Isfahan

Ripartiti all’alba da Kashan, preceduti e avvolti dalla nube tossica sprigionata dall’oliata rotula del Professor Pi, effettuato il primo puzzstop ad Abanyeh -ameno villaggio di 1500 anni fa chevelodicoaffare in salita ripida e tortuosa tra case di fango e paglia color ocra e interamente abitato da vecchine vestite finalmente in multicolor pur se in improbabile assemblaggio fiori-righe-quadri- un po’ DonatellaVersace islamica-dicevo sorpassata Abanyeh si planava in una campagna brulla e sfigata assai, popolata di sterpi e rovi e qualche traliccio. Iraj, improvvisamente ridestatosi dall’abbiocco del dolon dolon pullmanistico, balzava in piedi urlando

-Signori prego niente foto niente foto…

Chiarendo subito che infatti macchittifotografa, Iraj dormi tranquillo, si scopriva che

-…stiamo attraversando i siti nucleari di Natanz.

Ora non solo noi, portando al seguito l’Arma Letale 5 spalmata sulla rotula, non temevamo nulla al passaggio ma mi è anche sembrato che, al nostro passaggio radioattivo, persino i giovani soldati presenti nelle torrette di avvistamento, si inchinassero in segno di rispetto e ammirazione.

Dopo dodici ore di dolon dolon approdavamo infine ad Isfahan, “perla di Persia”, “l’altra metà del mondo”. Con una botta di cu fortuna ci approdavamo al tramonto e dunque, depositati i bagagli, ci catapultavamo verso la piazza.

Io non so quante cose abbiate visto nella vostra vita. Ma so una cosa: fate di tutto per trovarvi almeno una volta al tramonto a Imam Square, Isfahan, Islamic Republic of Iran. Fatevi questo regalo.

Imam Square - Foto Professor Pi

Anche se avete ferie solo ad agosto e, se siete femmine, dovete andarci bardate come la mummia di Nefertiti, anche se vi avranno dissuaso in ogni modo (-Ma ndo vai?) anche se avrete parecchi dubbi già per conto vostro (Ma infatti, ma ndo vado?) anche se era nato il Royal baby e volevate comprarvi la royal tazzina a Londra, ecco voi impipatevene e andate.

Foto Tiziana Forlin

Vi restituisco i soldi del biglietto se arrivati lì, in mezzo al cuore del mondo, non inizierà a battervi forte pure il vostro. Non ci provo nemmeno, a descrivervela. Fate conto 100 volte Place de Vosges a Parigi issata in mezzo al cielo e sui quattro sconfinati lati uno spicchio di Paradiso a forma di cupola, minareto, oro e azzurro e ancora oro in mezzo al cielo e turchesi in mezzo all’oro.

Foto Professor Pi

E voi lì. A dubitare di tutto ma non, a questo punto, che il Paradiso effettivamente possa esistere e avere questa forma. Lì a guardare tutta questa bellezza consapevoli che gli occhi non possano contenerla tutta insieme. E a guardare anche, per un attimo, in cielo, cioè un po’ più giù del cielo ma non molto, tipo ad altezza occhi del Professor Pi per dirgli semplicemente

-Grazie. Che pure Harrod’s, al contrario del Paradiso, può attendere.

Tenere il punto

giovedì, luglio 18th, 2013

-Meripo’ quando parti per Londra?
-Chià, eeehhhhh no, non ci vado più
-E dove vai?
-In Iran
-Eh?
-I-N-I-RA-N
– Meripo’ scusa e “Ah basta eh, io quest’anno Londra. Si,Meri Pop a Londra alla ricerca delle sue origini, Londra, il Royal baby, Harrod’s, Victoria’s Secret”????
-Ecco veramente io quest’anno Teheran, Isfahan, jihab, palandrana, mutandoni
-Ah
-Eh
-Cheers Meripo’
-Salam Chià

Delle ineffabili gioie del matrimonio

martedì, giugno 25th, 2013

E’ con viva e vibrande soddisfazione che, grazie a Mario, possiamo dare ufficialmente il via al Pop-on-demand

Cara Meri,
oggi festeggio (insieme a mia moglie, ovviamente) 18 anni di matrimonio: che me lo scrivi qualcosa di carino?
Matteo

Mattè,  lo capisci che mancando giusto una nticchia alla mia udienza di divorzio la tua richiesta di magnificare l’istituto del matrimonio potrebbe ricadere nella fattispecie rubricata come atti persecutori (articolo 612 bis del Codice penale) altrimenti detta stalking. Inoltre ci sarà pure un motivo se anche “Il Libro dei Libri inizia con un uomo ed una donna in Paradiso, e finisce con l’Apocalisse (Oscar Wilde)”. Eppure alcune evidenze scientifiche come il tuo caso mi costringono oggi a prendere in seria considerazione la possibilità che esistano matrimoni duraturi e parrebbe persino felici. Non posso che compiacermene e passare la pratica al Cnr per gli opportuni approfondimenti scientifici, dal momento che Londra -avendo ritenuto dopo 60 anni che gli Ufo non esistono- ha chiuso giusto due giorni fa l’Ufficio Alieni.

Ti è dunque chiara la mia piena disponibilità. Vorrai però comprendere se, prima di augurarti cento di questi giorni, mi riservo di attendere almeno i risultati delle indagini. Tutto ciò premesso avete sin d’ora la mia imperitura stima.

Tua Vostra Meri

P.S.
Scusa mo’ mi dimenticavo: dice che perché un matrimonio sia ben riuscito è consigliabile  anche fare regali senza motivo. Ecco, no: vediamo di evitare. La composizione di anthurium fagliela oggi. Perché, come diceva Molly McGee che non so chi caspita sia “Quando un uomo porta dei fiori a sua moglie senza motivo, un motivo c’è”.

Si ma mi sto dimenticando qualcosa. Ah, scusate, il regalo:

Sweetgrace

mercoledì, marzo 28th, 2012

Di suo avrebbe potuto continuare a vivere come Paperon de’Paperoni a Londra. O a Niù Iorc. O a Brucsel. O indove caspita voleva continuando a fare il lavoro che faceva. All’estero. Purché non in Italia. Dove, notoriamente, siamo per il merito. Ma solo nelle dichiarazioni per i giornali: quando arriva un curriculum, fosse anche quello della Montalcini, ove non accompagnato di norma si butta nel cesso.

Vabbè insomma sto parlando di Grace. Che, una volta passata la frontiera, lavora si ma con grandissima fatica e certamente meno soddisfazioni. E dunque che ha pensato? Che vorrebbe riespatriare, riandarsene. E a me sta cosa che chi ha cervello può usarlo prevalentemente all’estero mentre spesso i decerebrati qui vanno avanti che è una bellezza, insomma a me sta cosa mi fa veramente incavolare. 

Insomma allora che ha pensato, mentre aspetta che suoni la campana, nel senso quella del Big Ben? Che mo’ basta portare curriculum: portiamo prelibatezze. Dunque al tailleurino vuole affiancare, in Italia, la sua prima passione: grembiule e cappello da chef. Per cucinare. Cucinare a domicilio. Su ordinazione. Soddisfare le voglie. E la fame, all’occorrenza. E la gola. E l’occhio. E il palato. E insomma:

tuttoquellocheavrestevolutofareincucinaenonavetevogliadifare
può farvelo Grace. Sweetgrace.

Per dire io per Pasqua le ho già ordinato questo e questa:  

Casatiello

Pastiera

Poiché, eddigiamolo, quando mai avrei potuto mangiare casatiello e pastiera fatti in casa? Che se aspettate che li faccio io state freschi. 

E, per dire, l’altra sera a casa sua ci ha fatto trovare:

Polpette di baccalà con fondutina di carciofi e aceto balsamico caramellato
Roastbeef alla genovese
Carciofi capperi olive nere e prezzemolo

E la sera dopo preparava un

Tortini mignon di alici all’arancia con trito di erbe aromatiche
 Insalata di arance, limoni e finocchi con aceto balsamico
Yorkshire puddings

Una che altro deve fa’ per alleviarvi l’esistenza?

Vabbè, se volete contattarla la trovate qui:
sweet food 1love1food@gmail.com

O a casa mia. A cucinare.

Meri Vintage

venerdì, novembre 19th, 2010

E comunque la mia piccoletta punk è andata a Londra. A fare un corso. Da Vidal Sassoon. Me lo ha raccontato mentre massaggiava la capoccella di Meri nel lavabo del saloon post Sassoon.

Diciamo che nel borsino delle giornate oggi-non-è-giornata si stava piuttosto alte in classifica. E dunque sono i casi nei quali o, come Marilla, si sniffa Nutella o si entra da un coiffeur.

Meri optava per il piano B marciando di prima mattina, e in coincidenza con l’apertura delle Borse e dei saloon, verso la sua guru di riferimento che, raggiante nel suo dark total look -nel quale spiccavano un paio di stivaletti con micro borchie- l’accoglieva con un trionfale
-“eeehhiii, abbiamo bisogno di una sistemata, mi pare”.  
-“Possiamo cavarcela con una piega in mezz’ora o devo prendermi un periodo di aspettativa?”

Rassicurata dalla prospettiva di un apprezzabile miglioramento, almeno capillare, raggiungibile nel lasso di tempo della mezz’ora successiva, Meri si affidava fiduciosa alle cure del caso.

La capillatrice raccontava dunque del viaggio nella City al corso di perfezionamento di Vidal, quello dei capelli non del bagnoschiuma. E altresì raccontava di strepitosi acquisti – fra i quali rilucevano gli appena indossati stivaletti borchiati- in un mercatino vintage di nonsochequartiere.

Senonché a un certo punto la piccoletta sferra il colpo finale: “Insomma, un posto fantastico, il tempio del vintage: tutto anni ’60-’70. Deve essere stata un’epoca fichissima. E comunque ‘sto mercato ti sarebbe piaciuto molto”.

Ecco. Gli anni ’60 e ’70, cioè i miei, sono vintage. E io sono già il prodotto di “un’epoca”, seppur “fichissima”.

A volte, nella vita, i sensibili miglioramenti esigono prezzi altissimi.
Tutto sommato io me la sono cavata con 20 euro. E l’esaltante sensazione di far già parte della storia.