Posts Tagged ‘Libreria Nina Pietrasanta’

Viver bene è la miglior vendetta

mercoledì, ottobre 21st, 2015

Qualche giorno fa sono stata dalla mia piccoletta punk (che nel frattempo sta diventando una splendida donna noir) e mi sono fatta fare un tiraggio. Dei capelli. Lei lo ha pietosamente chiamato “impacco alla cheratina” ma è a tutti gli effetti un allisciamento coatto della chioma.

Ho dovuto farlo dopo mesi in cui mi alzavo come Caparezza e così permanevo fino a sera in qualsiasi condizione di tempo meteorologico. Riguardavo foto di pochi anni fa in cui, financo in Malesia e nelle condizioni di viaggio che sapete, la chioma mi accompagnava docile e mansueta. Invece no. E’ successo qualcosa. E questo qualcosa è andato vieppiù peggiorando.

L’oracolo si è pronunciato a metà del lavoro

-Meripo’ non sta succedendo nulla: è normale. E’ normale quando aumentano i capelli bianchi, che hanno una struttura diversa dagli altri e si increspano

La buona notizia è che esiste un rimedio. Ma questo rimedio dura un’altra ora e mezza e va rinnovato trimestralmente: si è calcolato che in una vita di 80 anni se ne passino 26 dormendo. Per umana pietà nessuno calcola quanti ne passiamo dal parrucchiere, tempo che aumenta esponenzialmente con l’età.

Contestualmente avevo notato, scendendo dall’autobus, come una difficoltà ulteriore nell’atterraggio a terra dallo scalone. Ho cercato di darne per alcuni giorni circoscritte responsabilità ai vertici Atac ma ritengo che in questo, e solo in questo, sia ingeneroso farlo.

Tutto ciò per dire che, in coincidenza con l’odierno Ritorno al futuro day che segue a ruota il di mio genetliaco ieri, si è incaricato il mio libraio di fiducia, sempresianolodati Andrea Geloni e Nina, di inviarmi auguri illuminanti, piovuti sull’inutile tentativo di bilancio di mezza età (che io e i bilanci, come drammaticamente sa la mia commercialista, proprio zero):

“Arrivata a questo punto ti meriti di vivere bene. Farlo rende ogni giorno un piacere (e ovviamente “viver bene è la miglior vendetta” come ha detto acutamente il poeta George Herbert) (…) E’ un’arte vera e propria che alla nostra età avremmo dovuto fare nostra: siamo troppo vecchie per vivere male”. 
India Knight

Dunque il bilancio che sono in grado di stilare dopo il genetliaco è questo: meno pippe più rimedi. Meno male più bene.

Non sono in grado, e ahimè manco me ne importa, di trattenere la giovinezza ma posso utilmente azzeccarmi bene dove sto. Anche perché, e questa è l’altra buona notizia, lì dove anagraficamente sto c’è sempre meno posto per il male (in ogni sua forma, comprese le sembianze di stracciamaroni umani, oltre che dei capelli infeltriti). Ce n’è ancora troppo per le pippe ma confido nel ritorno al futuro.

Se il capello si arriccia lo stiro. Se s’imbianca lo scuro. Se l’umano mi ammolestia o m’intrista lo ignoro.

Siamo troppo vecchie per vivere male. A qualsiasi età, bellimiei: chi è in tempo si porti dunque avanti col lavoro già dai 30.

Viver bene è la miglior vendetta. Anche nei confronti del tempo.

Love yourself

Pop don’t preach/Il ritorno

lunedì, marzo 9th, 2015

Vista ieri sera la mistica apparizione della Madonna, mi è qui gradito rinarrare di quella volta che le mie due amiche ganze mi trascinarono per la prima volta in vita mia a un concerto di Madonna Veronica Ciccone, in quel di Firenze, Tribuna Maratona, addì di giugno di un par d’anni or sogno.

Va detto che le altre due sciamannate io le ho conosciute due Repubbliche fa a Piazza del Gesù. Dunque che noi si andasse insieme, dopo una decina d’anni di reciproco oblìo, daMadonna era giusto il compimento di una parabola. In tutti i sensi.

Consumato il Professor Pi (che mi scortò con lo scooter) un frugale panino al Lampredotto e noi dei trasudanti ketchup hot dog, la fila sotto l’afa procedeva lentamente e dopo mezz’ora ci si rendeva conto di essere in quella sbagliata:

-E no, questa è la fila prato, voi siete Tribuna Maratona
Patù sconsolata avvertiva:
-Siamo nella fila sbagliata
E la qui presente chiosava:
-Come facciamo pure nella vita, per altro

La fila prato: io ve lo dico C’è gente che ha pagato 250 euro -ripeto 250- per stare cinque ore in piedi ma sotto al tacco della signora Ciccone. Altri 100 per stare in piedi e basta.

Pervenute in arrampicata alla conquista dei posti assistevamo al tramonto sul Franchi strapieno di matti che, vi dico anche questo, invece di inorridirmi mi ha financo un po’ emozionata.

A quel punto un tal Martin Solveig il cui unico ricordo del nome, per quanto mi riguarda, aveva a che fare con la soda, Solvay. Le mie due badanti mi informano invece che è tipo il primo diggei al mondo. Una scalata che, vi è chiaro, è dunque avvenuta a mia completa insaputa. Solo dopo un’ora di bombardamento acustico di UNZ UNZ UNZ mi si svela nell’ultima canzone la sigla tipo della Tim. O comunque di una pubblicità di telefoni.

E così si scopre che siamo in tempi nei quali, per entrare nell’Empireo dell’esaltazione mondiale, è sufficiente scrivere un testo tipo “Ciao, sono Meripo’ e ti dico ciao”. Il che spiega perché Meripo’, e non solo, sia rimasta al palo, peraltro manco quello della lap dance.

Ciò detto alle 21 pure l’uomo soda se ne va e mentre sul Franchi inizia a calare la sera, non c’è aria che cali anche la Madonna. Occorrerà attendere un’altra ora -100 minuti dalla convocazione- per ritrovarsi improvvisamente prima avvolti dal buio poi da un vortice di decibel e colori, nella più grande ed emozionante discoteca a cielo aperto mai vista.

E all’improvviso anche la discoteca muta in un crepuscolo alla Dan Brown fatto di un mega incensiere, monaci rossi, rintocchi di campana, canti a cappella finché un immenso vetro di schermo si frantuma (virtualmente ma già pensavo si dovesse chiamà l’ospedale di Careggi là sotto) ed esce, confesso anche questo, uno dei più grandi spettacoli magnetici racchiusi in corpo di donna mai visti. Persino un clamoroso errore che manda in tilt l’impianto acustico e ci abbatte i timpani a schioppettate viene accolto nel dubbio di un effetto speciale. Arriva pure il bacio lesbo mentre i videowall accompagnano quello tra Batman e Robin. Apoteosi.

Il resto è racchiuso nella perla di saggezza che Patù -citando non ricordo più chi- ci consegna all’uscita, dopo due ore scarse di tutto di più e considerando che -comunque- dopo la terza canzone la Madonna di voce già non ne aveva più, e insomma Patù scendendo le scale del Franchi e incredula come tutti si gira e fa

-Meripo’, ma tu guarda che può fare una goccia di talento in un mare di personalità.

Che tra i dieci motivi per i quali vale la pena non dico vivere ma almeno prendere un treno e andare… questa serata ci entrò di diritto. Insieme alla quippresente tisherta fatta coniare per l’occasione:

(La genialata del titolo è di Andrea, Gelons della libreria Nina)

P.S.
E comunque se Madonna l’avesse intervistata la mia amica Tartamingia anziché il bietolone ne avremmo sentite e viste delle belle

Dai Monti alle Alpi

venerdì, marzo 14th, 2014

La sola idea di conoscerli insieme meriterebbe il prezzo del biglietto del treno. Che io a Michele è da mo’ che gli dico
-Michè ci voglio scrivere subito un post su questo pamfletto tuo

e però “Addio, Monti” è un libello tanto piacevole da leggere quanto impossibile da posteggiare, nel senso scriverci altro su. Perché ha già detto tutto lui dentro.

Comunque in sintesi è così: c’è uno che va alla Sma, nel senso proprio il supermercato, e incontra una che indugia sullo scaffale del kamut e da lì ci tira giù un libro. Nel senso che Michele Masneri è riuscito proprio a scriverci un libro, su questa carrellata alla Sma. Che sembrerebbe un libro sul quartiere Monti, dove appunto sta la Sma, ma finisce per diventare un libro su tutti i tic, le manie, le fisse, gli snobismi e le miserie di certa fauna che ormai neanche più sinistra al caviale si può definire ma piuttosto, come hanno già fatto, intellettuali al kamut. Potremmo poi aprire una parentesi a chilometro zero sul fatto che i confini e la geolocalizzazione di sinistra, destra e centro sono ormai meno chiare delle certificazioni bio, ecco che ciascuno potrà riconoscersi -e ritrovarsi infilzato- nella psicolabilità intellettual-alimentare che tutti ormai ci investe.

Ed è per questo motivo che, da quando è uscito il libro, ogni volta che incontro Michele a cena mi assicuro di avere a portata di mano anche il numero del mio avvocato perché so che qualsiasi parola o anche languida occhiata in direzione del pane ai cinque cereali potrà essere usata contro di me, nel prossimo. Libro. Senonché per fortuna io Michele lo incontro a cena da Shylock che ci tratta prevalentemente a lasagne e tagliatelle e quindi posso riporre il numero dell’avvocato e sfoderare quello della dietista.

Ora c’è che domani, sabato, Michele va da Andrea a presentare il libro. Andrea di Nina, ve la ricordate? La mia libreria supercalifragilistichespiralidosa. Nina a Pietrasanta. Dai Monti alle Alpi. Apuane.

Nina è bella, il libro pure, Pietrasanta chevelodicoaffare e anche loro sono due figaccioni. Io un pensierino, e un biglietto, ce lo farei.

Poi, quando uscite da Nina, andate sulla piazza dove c’è un bar che fa degli aperitivi che lèvati ma non chiedete lo spritz sennò quello vi ci fa un libro contro. Eventualmente chiedetelo piano.

Siamo tutti Calvinisti

martedì, ottobre 15th, 2013

Quanto questo blogghe e la sua tenutaria debbano a Italo Calvino, che della parola leggerezza è il papà, credo sia ormai chiaro: perciò chiesi a Ramòn (il mio pazientissimo uebmaster) di metterlo bello in vista accanto alla capoccetta che vi compare sotto alla scritta Supercalifragili: “Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po’ di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta”.

Calvino che oggi sarebbe uno splendido novantenne.

(Grazie ad Andrea, il figaccione di Nina, per aver magistralmente assemblato il Calvinismo Pop:)

Il libraio della Versilia di Meripo’

martedì, ottobre 8th, 2013

Per quel senso pratico che da sempre mi accompagna il mio libraio di riferimento si trova a Pietrasanta. Cioè più o meno a 400 km. da casa mia. Si chiama Nina. La libreria. Lui si chiama Andrea. Nina ha gli scaffali di legno, le poltrone, un gatto, una vecchia valigia aperta e due vetrine. E i libri, è piena di libri. E di genti che vanno e vengono. Non ha cioccolata, caramelle, penne, gadget, pelouche (come si scrive pelouche?), magliette, calendari di donne. Insomma ha solo libri.

Raccontavo già qui che io Andrea l’ho incontrato prima su Zuckercoso. Gli mandai un messaggio privato e gli chiesi una cosa da leggere dando poche sommarie indicazioni tipo impostazioni Garmin: provengo da Natalia Ginzburg e vorrei dirigermi su libro di donna ma non è che debba essere da Nobel della letteratura. E lui mi dirottò su “Ci sono cose che una non può fare scalza”. Cisonocosecheunanonpuòfarescalza. Allora uscii dal computer ed entrai da Feltrinelli e all’omino dissi:

-Senta, provengodaNataliaGinzburg e vorrei andare su un libro di donna che mi consiglia?

E lui ha disse: più avanti a sinistra c’è la letteratura rosa

Disse proprio così: avantic’èlaletteraturarosa.

Fu così che presi un treno e andai a conoscerlo. Lo confesso: pensavo che Andrea fosse uno un po’ rincartapecorito, alloggiato in un locale stantìo, con quell’odore di deposito di faldoni giudiziari. Invece Andrea è pure un figaccione da paura. Dice Meripo’ che c’entra? C’entra c’entra. E allora, obnubilata forse anche dall’ormone, gli dissi una cosa che mai ho detto a nessun uomo in vita mia:

-Sceglimi un libro. Sceglimelo tu. Facciamo pure due-tre

Naturalmente non ce n’era uno, dico uno, di quelli contenuti nelle migliori classifiche delle migliori librerie. Cinque, mi sa che me ne diede cinque di cui uno me lo regalò. Poi dice come fa uno a campare con una libreria.

Insomma i libri di Nina tornarono a Roma e restarono un bel po’ accumulati sul comodino. Al massimo traslavano sul divano. Poi tornavano su una mensola. Ma leggerli niente. Finché dopo un po’ ne agguantai uno. E non mi scollai fino a finirlo. Poi il secondo (ma dopo un par di mesi eh) e così via.

Tornai dopo un anno. E successe la stessa cosa. E la notte scorsa ho finito l’ultimo: “In fuga con la zia”. Che quando me lo mise in braccio dissi

-Questo proprio non ha capito che volevo

E’ che i libri di Nina e di Andrea sono -come certi amori- “a lento rilascio”: non sono il furore della passione improvvisa, che t’accende e poi pluf si spegne e finisce. Sono una cenere sempre accesa. Che lavora sotto sotto. E non ti lascia mai per tutto l’anno. E ora che ho finito di fuggire anche io con zia Hattie e non sento più il Buonjuorno di Thebes e ho finito anche i suoi buoni regalo giganti, mi sento sola.

E dunque volevo dire che è ora di riprendere un treno. E trovo uno dei grandi successi di questo blogghe il fatto che tempo fa -mentre ero sperduta in viaggio in qualche landa desolata del globo terracqueo- un’amica abbia scritto a un’amica e le abbia chiesto

-Maaaaaaaaaa dove sta ‘sto libraio della Versilia di Meripo’?

Tipo come una specie di fidanzato

mercoledì, gennaio 30th, 2013

La giovane older ha attraversato l’ultimo anno in compagnia della saga di Harry Potter: sette volumi per un totale complessivo di 3.678 pagine, riletture escluse. Dalla pietra filosofale, al calice di fuoco alla camera dei segreti al prigioniero di Azkaban all’Ordine della Fenice (che è il suo preferito insieme ai Doni della morte, ma è piccola e prima o poi s’appassionerà agli stravizi della vita) la pupa ha sviluppato una dipendenza assimilabile solo a Ruzzle. Con l’epilogo di una inconsolabile afflizione arrivata a pagina 3.678 e derivante dall’eterno dilemma dell’ “e ora con cosa lo sostituirò?”.

In famiglia ci si è esercitati per mesi in sopralluoghi circostanziati in libreria alla ricerca di un degno sostituto. Ho mobilitato anche l’estero –Nina a Pietrasanta, la libreria di Andrea- che pure ha offerto un momentaneo e apprezzato palliativo in un non mi ricordo cosa del Fantastico segreto ma insomma alla fine il suo cuore inconsolabile sempre là tornava.

Finché la sua mamma qualche giorno fa le ha detto (e il tutto mi è stato raccontato poco fa a tavola dalle loro stesse voci):
-Senti cara, se tu continuerai ad avere troppe aspettative su un libro, difficilmente potrai appagarle tutte. Prova ad abbandonare le grandi aspettative, affidati a quello che ti capita, cerca di prendere il meglio senza aspettarti sempre fuochi d’artificio.

E’ allora che lei si è voltata e mi ha detto:
-Insomma zia, tipo come si fa con un fidanzato?