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Il sesso magico

venerdì, marzo 22nd, 2019

E’ il titolo con il quale fare il pienone, “Il sesso magico”. Sesso e magìa. Cos’altro deve scrivere una per invogliarvi? Senonché del libro di Paola Tavella vorrei invece qui sottoporvi il sottotitolo: “Perché le donne intelligenti sono stupide in amore?”.

Io potrei chiuderla qui. Non abbiamo altro da reciprocamente aggiungerci, caremie.

Senonché nessun editore le avrebbe editato solo la copertina (ma sarebbe una grande idea, così invitando ciascuna di noi a riempirlo dei casi nostri come risposta) apperciocché Paola ingaggia il suo maestro yoga, Guru Dev Singh, messicano y genial, per rispondere alla disperante domanda e lo sguinzaglia tra le 200 pagine di un un romanzo che in realtà è un libro di meditazione.

Vi propongo quindi un giro del libro in dieci frasi, con alcune delle pillole che Paola fa dire a Guru Dev in quel messicanspagnolese che si è inventata per darci saggezza sì ma anche sdrammatizzamiento in questo suffrimiento infinito y loco che ce priende quando disgraziatamiente cediamo all’innamoramiento.

1 En tu vida tenes due possibilidad: suffres o non suffres
2 Ahora que hai ajustado la bicicleta, deve pedalar
3 Las donnas apasionadas no vanno ben para hombres de cierta età, gli fanno aumentar la presiòn, Sono mejores le donne dulci
4 Soy mexicano e no me preocupo. Ho parlato con i discendenti de los Mayas e no se preocupan. Ora potete rilassarvi pure voi.
5 La gelosia arriva siempre dall’esclusione
6 L’amante te ama porque no es obligado de amarte
7 La nostra redencion no se mesura con il dolore degli altri
8 No tiene ansiedad de la soluzione, intanto non c’è soluzione
9 Ogni volta che me pongo en relacion con una donna innanzitutto le chiedo scusa di essere un uomo
10 Tutte le relazioni principiano con la costruzione de una fantasia. E la manteniamo in vita fino a quando se rompe.

E ahora buon libro, buon godimiento y buon weekend, niñas y chicos.

Il libraio della Versilia di Meripo’

martedì, ottobre 8th, 2013

Per quel senso pratico che da sempre mi accompagna il mio libraio di riferimento si trova a Pietrasanta. Cioè più o meno a 400 km. da casa mia. Si chiama Nina. La libreria. Lui si chiama Andrea. Nina ha gli scaffali di legno, le poltrone, un gatto, una vecchia valigia aperta e due vetrine. E i libri, è piena di libri. E di genti che vanno e vengono. Non ha cioccolata, caramelle, penne, gadget, pelouche (come si scrive pelouche?), magliette, calendari di donne. Insomma ha solo libri.

Raccontavo già qui che io Andrea l’ho incontrato prima su Zuckercoso. Gli mandai un messaggio privato e gli chiesi una cosa da leggere dando poche sommarie indicazioni tipo impostazioni Garmin: provengo da Natalia Ginzburg e vorrei dirigermi su libro di donna ma non è che debba essere da Nobel della letteratura. E lui mi dirottò su “Ci sono cose che una non può fare scalza”. Cisonocosecheunanonpuòfarescalza. Allora uscii dal computer ed entrai da Feltrinelli e all’omino dissi:

-Senta, provengodaNataliaGinzburg e vorrei andare su un libro di donna che mi consiglia?

E lui ha disse: più avanti a sinistra c’è la letteratura rosa

Disse proprio così: avantic’èlaletteraturarosa.

Fu così che presi un treno e andai a conoscerlo. Lo confesso: pensavo che Andrea fosse uno un po’ rincartapecorito, alloggiato in un locale stantìo, con quell’odore di deposito di faldoni giudiziari. Invece Andrea è pure un figaccione da paura. Dice Meripo’ che c’entra? C’entra c’entra. E allora, obnubilata forse anche dall’ormone, gli dissi una cosa che mai ho detto a nessun uomo in vita mia:

-Sceglimi un libro. Sceglimelo tu. Facciamo pure due-tre

Naturalmente non ce n’era uno, dico uno, di quelli contenuti nelle migliori classifiche delle migliori librerie. Cinque, mi sa che me ne diede cinque di cui uno me lo regalò. Poi dice come fa uno a campare con una libreria.

Insomma i libri di Nina tornarono a Roma e restarono un bel po’ accumulati sul comodino. Al massimo traslavano sul divano. Poi tornavano su una mensola. Ma leggerli niente. Finché dopo un po’ ne agguantai uno. E non mi scollai fino a finirlo. Poi il secondo (ma dopo un par di mesi eh) e così via.

Tornai dopo un anno. E successe la stessa cosa. E la notte scorsa ho finito l’ultimo: “In fuga con la zia”. Che quando me lo mise in braccio dissi

-Questo proprio non ha capito che volevo

E’ che i libri di Nina e di Andrea sono -come certi amori- “a lento rilascio”: non sono il furore della passione improvvisa, che t’accende e poi pluf si spegne e finisce. Sono una cenere sempre accesa. Che lavora sotto sotto. E non ti lascia mai per tutto l’anno. E ora che ho finito di fuggire anche io con zia Hattie e non sento più il Buonjuorno di Thebes e ho finito anche i suoi buoni regalo giganti, mi sento sola.

E dunque volevo dire che è ora di riprendere un treno. E trovo uno dei grandi successi di questo blogghe il fatto che tempo fa -mentre ero sperduta in viaggio in qualche landa desolata del globo terracqueo- un’amica abbia scritto a un’amica e le abbia chiesto

-Maaaaaaaaaa dove sta ‘sto libraio della Versilia di Meripo’?

Tipo come una specie di fidanzato

mercoledì, gennaio 30th, 2013

La giovane older ha attraversato l’ultimo anno in compagnia della saga di Harry Potter: sette volumi per un totale complessivo di 3.678 pagine, riletture escluse. Dalla pietra filosofale, al calice di fuoco alla camera dei segreti al prigioniero di Azkaban all’Ordine della Fenice (che è il suo preferito insieme ai Doni della morte, ma è piccola e prima o poi s’appassionerà agli stravizi della vita) la pupa ha sviluppato una dipendenza assimilabile solo a Ruzzle. Con l’epilogo di una inconsolabile afflizione arrivata a pagina 3.678 e derivante dall’eterno dilemma dell’ “e ora con cosa lo sostituirò?”.

In famiglia ci si è esercitati per mesi in sopralluoghi circostanziati in libreria alla ricerca di un degno sostituto. Ho mobilitato anche l’estero –Nina a Pietrasanta, la libreria di Andrea- che pure ha offerto un momentaneo e apprezzato palliativo in un non mi ricordo cosa del Fantastico segreto ma insomma alla fine il suo cuore inconsolabile sempre là tornava.

Finché la sua mamma qualche giorno fa le ha detto (e il tutto mi è stato raccontato poco fa a tavola dalle loro stesse voci):
-Senti cara, se tu continuerai ad avere troppe aspettative su un libro, difficilmente potrai appagarle tutte. Prova ad abbandonare le grandi aspettative, affidati a quello che ti capita, cerca di prendere il meglio senza aspettarti sempre fuochi d’artificio.

E’ allora che lei si è voltata e mi ha detto:
-Insomma zia, tipo come si fa con un fidanzato?

Ma un bel libro?

venerdì, gennaio 18th, 2013

Enoteca interno sera.

La serata scorre lieve tra un Primitivo di Manduria e un primitivo e basta. Che sarebbe l’ultima sòla maschia rimediata sul mercato dei saldi. La cronistoria degli eventi collegabili al primitivo minuscolo si alterna a sorsate del maiuscolo. Sul tavolo transitano sublimi tartine e piccantissimo cous cous. E’ al terzo rabbocco del maiuscolo che troviamo finalmente la quadra:

-Meripo’ allora io ho detto alla mia amica che ormai trovarne uno decente è un’impresa e siamo circondate di narcisi e immaturi e le ho raccontato le ultime dieci disavventure serali appresso a questo o quello
-E lei?
-M’ha detto: ma un bel libro?

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

Il male di leggere

lunedì, aprile 23rd, 2012

Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna.

(Virginia Woolf, da Orlando)

Che oggi è la Giornata Mondiale del Libro. E se serve una Giornata vuol dire che sta ridotto proprio male, no?

Vai Marina

lunedì, maggio 24th, 2010

Meri Pop ha un’amica. Che non ha mai visto. Che non ha mai sentito. Ma che ora sente di conoscere profondamente.

Un’amica che si è nascosta per anni dentro una corazza di chili. Non una quotidiana scivolata golosa: un vero e proprio piano scientifico di accumulo portato avanti con determinazione negli anni. Una guerra. Una guerra contro se stessa.

Finchè un giorno ha detto basta e di guerra ne ha iniziata un’altra, stavolta per sé. Ed è così che, dopo una vita pesante, se ne è regalata un’altra. La nuova vita leggèra di Marina e di tante Marine coraggiose. Tutte da leggere. Da leggere e amare, come recitava il titolo di un bel libro di Annamaria Testa nel quale bastava cambiare gli accenti perchè cambiasse anche la prospettiva.

Non so chi lo abbia detto ma forse è vero che “un perdente trova sempre una scusa. Un vincente trova sempre una strada”. Strade in salita, accidentate, piene di buche e scivoloni ma finalmente strade da percorrere e non più vicoli ciechi.

Il libro si chiama “Il peso irragionevole. Storie di ordinaria obesità” ed è gratis. Per richiederlo e saperne di più potete andare qui.
Forza Marina, vai.