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Le rughe di Elsa

martedì, dicembre 6th, 2011

Dunque, oggi siamo qui:
Con questo

Non ho visto subito le lacrime perché stavo guardando le mani. Le mani e il gesticolare di Elsa Fornero, ministra che ha tolto il primato e lo scettro della lacrima tristi a Livia Turco. Le mani di una che, puoi essere d’accordo o no sul contenuto, padroneggia la materia della quale parla. Su Facebook qualcuno scriveva che quando parlano questi di sto governo qui le viene automaticamente da prendere appunti. Io guardavo quelle mani che stavano per darmi la mazzata, previdenziale, ma mi sentivo stranamente sollevata. Sollevata dal sapere che, forse, davvero, se voglio salvarmi domani, non ho altra possibilità che la mazzata oggi.
Davanti a quel televisore mi è successo un miracolo: le stavo credendo.
Credevo a quelle mani.
E poi le rughe. Rughe come segni di accetta sul viso. Senza il lenimento non dico di un botox ma nemmeno di una Nivea idratante.
Il coraggio di presentarsi così mi stava facendo riflettere sul fatto che gesti di ordinario buon senso sono ormai diventati eroici. E quando lei ha pianto è venuto da piangere anche a me. Un po’ a vedere la mia pensione che prendeva il largo lasciandomi in mare aperto senza salvagente ma anche perché mi sono chiesta: ma come ci eravamo ridotti? Davvero siamo al punto in cui vedi un ministro serio in tv e vorresti alzarti e abbracciare il televisore? Ho visto e ascoltato quel pianto ma soprattutto un’esposizione lucida e competente. E sono stata contestualmente assalita dall’incubo dell’audiovideo che mi avrebbero riservato gli altri in aggiunta alla mazzata: tra un grugnito di Bossi, una maledizione di Brunetta, un dito medio della Santanché, una barzelletta di terz’ordine del capocomico e qualcosa di cui chiedere scusa a nome di Giovanardi.

Ed è così che, fresca di mazzata, sono andata a letto felice.

Collezione da Tiffany

venerdì, dicembre 17th, 2010

Quante volte, figliola?
Quante volte l’hai visto, Colazione?
Quante tirate su di naso hai collezionato, a Colazione?
Quante lacrime?
Quanti videostruggimenti?
Quanto ci hai sognato, davanti a quella vetrina?
Quante volte abbiamo tenuto in mano quel cartoccio e quel bicchiere?
Quante volte hai sognato di entrarci, in quel film?
Quanto ci hai messo, sbarcata a Niuiorc, per dire al tassista “Fifth Avenue at 57th Street”?

Grazie a Black Edwards. Per tutti questi anni di pioggia. E di lacrime.

E grazie ad Andrea per questa “perla”: perché, come spiegò ai suoi studenti del corso di giornalismo, quando c’è un buon montaggio non servono troppe parole per raccontare una buona storia.

Andare senza rotelle

lunedì, giugno 21st, 2010

Mia nipote ha tolto le rotelle alla bici. Era tanto che ci provava. Anni. Alla fine sembrava aver rinunciato e diceva: “tanto non me ne importa niente”. Ma lo diceva con le lacrime agli occhi e tirando su col naso. E chiedeva continuamente: “ma tu quando le hai tolte, le rotelle?” e tutti giù a spostarle in avanti la data effettiva dell’iniziazione.

Poi, ieri.
DRIIIIIN
“Zia, ziaaaaaaaaaaaaa, lo sai che vado in bici senza rotelle?”
“Amore, ma è una notizia fantastica. E come hai fatto?”
“Non lo so nemmeno io come ho fatto. A un certo punto PUM, sono partita”
Pausa
“Senti, zia, e tu quando hai imparato ad andare senza le rotelle?”
“Beh ecco, pure io mi pare a nove anni”
“Ah. E poi anche l’anno scorso. Quando vi siete lasciati con zio”.

Riuscire ad andare senza rotelle: un piccolo passo per la giovane older, un grande passo per sua zia.