Posts Tagged ‘La giovane older’

La travata

Sunday, March 17th, 2013

Premettiamo che sono state giornate complesse, a tratti disperanti, soprattutto da una ventina di giorni a questa parte. La scrivente, per dire, che pure pensava di averne viste e superate, a un certo punto ha anche dubitato che si potesse trovare prima o poi una via d’uscita. E infatti era poi stato un sms dell’ottuagenario padre a dirimere la questione: “dici che non vedi via d’uscita? Infatti, non devi uscire. Devi restare. E superare”.

Ancora riflettendo su porte e sensi unici, ma decisamente rinfrancata almeno temporaneamente dallo spiraglio apertosi nei portoni di due Camere ieri, stamattina ho accompagnato la giovane older alle gare di ginnastica artistica. Dove le cose non sono andate come sperato. E confesso che, dopo tre esercizi svolti alla perfezione, quando sul finale è caduta dalla trave io ho mandato bellamente a monte anni di autocontrollo e ditini puntati su zie, genitori e parenti affranti sugli spalti di qualsivoglia tipo di competizione sportiva per emettere quel liberatorio
NOOOOOOOOOOOOOOOOO
troppo a lungo represso.

Ma è stato quando lei, assistito alle premiazioni di tutte le altre, ci ha raggiunti sulle scale che si è aperto l’ennesimo spiraglio.

Palestra, interno giorno.
-Zia, sono caduta dalla trave. Troppi punti di penalità. Non ce l’ho fatta
-Tesoro, stai tranquilla, zia la trave l’ha presa direttamente in fronte. Ma ti assicuro che, a volte, è proprio dalle grandi cadute che ci si rialza più forti
-Bene, zia, quindi?
-Quindi ci risaliamo insieme
-Bene. Però allora tu vai avanti. Che va bene che ci si rialza meglio ma se intanto inciampiamo ci reggiamo

La Fata Smemorina

Thursday, June 7th, 2012

Diceva la mamma di un mio amico al mio amico, quando a lui prendeva il momento della lamentosi per qualsiavoglia tipo di calamità ritenesse avversa: “Senti caro, se pensi di avere un problema fatti un giro in un ospedale. E se non ti basta fattelo anche in un cimitero”.

L’ho sempre trovato un metodo efficace per rimettere ordine nelle priorità delle lamentazioni. A questo ho pensato ieri quando ho accompagnato la giovane older a un day hospital per fare una gastroscopia. La formazione di partenza -giovane older, di lei genitori, di lei zia- si è mossa all’alba da casa e si è recata all’ospedale di riferimento, sezione d’appoggio ematologia pediatrica. La gastroscopia nei bambini prevede l’anestesia totale dunque la giovane aveva espresso il desiderio di “addormentarsi con mamma svegliarsi con zia”.

L’attesa è stata lunga, molto lunga. Ma formativa.
Alle 7,30 di mattina gli ambulatori della pediatria erano pieni. Panchine d’attesa in overbooking in ogni ordine di spalti. Età degli astanti comprese fra i 5 mesi e i 13 anni. Più i genitori. Eppure, per cinque ore, non ho sentito un lamento (fatta eccezione per un paio di urla belluine che credo fossero dovute più alla stanchezza dell’attesa che ad altro). Si consideri che in linea di massima io, che già in partenza non ho un afflato mistico con la bambinanza in genere, non faccio altro che assistere, in ogni genere di luogo pubblico con particolare riguardo per gli autobus, i negozi, i ristoranti e i cinema, a scene di ordinaria isteria molesta di piccoli ineducati tiranni che tengono in pugno torme di cresciuti, pasciuti ed esausti genitori con picchi di decibel da Guinness.

In ospedale, invece, ho visto bambini di 7 anni entrare a farsi il prelievo del sangue con una compostezza che torme di adulti nel traffico se la sognano. Ho visto bambine di 8 anni dire alla mamma prima di entrare in sala operatoria “non ti preoccupare”. Ho visto la giovane older tenere botta ore e ore e abbandonarsi solo, alla fine di un lungo interrogatorio da parte dell’anestesista a base di puntuali risposte, a un:
-Senta, vorrei sottolineare anche che io ho paura. Lo scriva

Messe a verbale anche le dichiarazioni spontanee si perveniva nella sala d’aspetto finale dove trascorrevamo altre tre ore. Che, sia chiaro, non passano mai. Il posto in lista della giovane older per la sala operatoria saltava due volte “a causa di un’emergenza: c’è un bambino che sta molto più male”. E’ evidente che a ogni slittamento la paura avanzava di pari passo ma guardandomi un po’ sperduta continuava inflessibile in un ”non importa, aspetto”. Il tempo era comunque scandito da:
-Zia che ore sono?
-Le 8,30
-Ah , ora stanno entrando
-Chi?
-I miei compagni di classe
-Zia e ora?
-Le 10
-Stanno facendo la merenda (acutizzazione del roarrrrrr roarrrr, rumore stomaco vuoto da 24 ore circa)
-E adesso?
-Le 11,30
-Fra un’ora pranzano

Insomma una mattinata sostanzialmente in collegamento spiritico con la vera vita di sè, la scuola. Che questo, anche, credo valga la pena dirlo: per i bambini, in linea di massima, la continuità di una vita normale è soprattutto la scuola. Lei l’ha interrotta un giorno ma molti dei suoi coetanei di ieri, non fanno altro che interromperla e riprenderla. Ed è una cosa che li addolora.

Infine arriva l’infermiera e la chiama. Poi chiede
-Chi vuoi che ti accompagni in sala per l’anestesia?
E lei si volta mi guarda e dice
-Mia zia

Così ci avviamo ed entriamo: tavolo, teli verdi, apparecchi, mascherine (però con i pupazzetti sul camice).
Lei si stende e ricorda anche agli astanti che
-Scusate volevo nuovamente sottolineare che io ho paura. Dell’ago, soprattutto

E qui aggiungo che, un’ora prima, alla giovane older le infermiere avevano spalmato una pomata anestetica sulla manina dove avrebbero infilato l’ago.
Le ricordo che
-Ehi, qui hai zia Meri Pop e soprattutto la pomata magica che non fa sentire nulla

Così si è tranquillizzata, l’hanno bucata magicamente, iniziato a iniettarle sta roba allucinogena, fantastica al punto che a un tratto una dottoressa mi ha guardata, l’ha guardata e le ha chiesto:
-Ma, giovane older, chi è questa bella signora (si, ha detto così, per dare soddisfazione alla pupa) che ti accompagna?
E a lei prima è uscito uno stentato
-Miazz..
Poi beatamente strafatta dalle sostanze in circolo ha sorriso a tutti, mi ha riguardata e ammiccando ha pubblicamente annunciato:
-E’ la Fata Smemorina di Pinocchio
Dopodichè ha ruotato gli occhietti ed è decollata nelle braccia di Morfeo

Io non ho figli e devo dire che, tranne qualche momento di sbandamento, vivo con grata beatitudine lo stato di childfree. Ma in alcuni, pochissimi momenti, penso a come sarebbe stato. Poi, subito dopo, mi Smemorino.

P.S.
Tornata davanti a un Google ho poi scoperto che la Fata Smemorina non è di Pinocchio ma di Cenerentola. E che, rispetto a quella di Pinocchio, è più Tata Lucia che una strafiga. Mh. Non ci sono più gli oppiacei di una volta

La rivoluzione dell’ovetto Kinder

Tuesday, February 15th, 2011

Qui, Quo e Qua.
Buona pastella a tutte.
Baci
Meri